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28 dicembre 2012 - 15 Tevet 5773
l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
alef/tav
rav arbib
Riccardo
Di Segni,
rabbino capo
di Roma


L'Unione informa ha citato e commentato le parole di rav Sacks su questo "momento più religioso dell'anno". Ero insieme a rav Sacks lo scorso anno quando ci portarono di sera in cima a una torre vicina al Quirinale, da dove si godeva uno splendido panorama. Ricordo il commento  del rav, davanti a tante chiese e campanili, positivamente impressionato dallo spettacolo di una "città religiosa". Con difficoltà gli feci notare il prezzo che per secoli come ebrei romani avevamo pagato a questa religiosità. Ma rav Sacks condivide con altri leaders di varie religioni la preoccupazione per il secolarismo della società, a suo avviso in crescita, e che si accompagna a perdita del sentimento religioso, per cui ogni manifestazione religiosa, in controtendenza, è vista positivamente. E questo appare anche come un grande messaggio di tolleranza. Personalmente ho qualche dubbio, non sulla tolleranza, ma sull'esaltazione della religiosità in quanto tale. Non bastano i profili di chiese, moschee e persino sinagoghe a dare un bel voto alle loro città e a quelli che le frequentano. I panorami del Cairo oggi, come quelli di altre città "religiose" del passato non sono incoraggianti. Quello che conta non è semplicemente credere, ma ciò in cui si crede e quello che si fa.

Giacomo
Todeschini,
storico



Si è svolta recentemente a Losanna una discussione, organizzata da Jacques Ehrenfreund, riguardo a come, oggi, si scrive o si dovrebbe scrivere la storia degli ebrei. Lo spunto è stato offerto dalla pubblicazione in Francia del libro collettivo Les Juifs dans l’histoire (Champvallon editore, 2011). I partecipanti, fra i quali ricordo Antoine Germa, Benjamin Lellouch, Régine Azria, Paul Zawadzky e Dany Trom, hanno sottolineato la necessità di fare la storia passata e presente degli ebrei a partire da dati reali e concreti, e di evitare ogni forma di mitologia o di apologetica: è parso chiaro a tutti che queste forme purtroppo tradizionali di ricostruzione delle vicende ebraiche hanno spesso pericolosamente favorito sia il paradigma antisemita, sia più in generale una raffigurazione dell’Ebraismo astratta ed estranea alla vita storicamente concreta delle persone e delle Comunità intese come presenze vive ed attive.

davar
Qui Roma - Museo della Shoah, presto il bando di concorso
Presentate in Campidoglio le ultime novità riguardanti il progetto del Museo della Shoah di Roma.
Alla conferenza stampa indetta dal sindaco Gianni Alemanno e moderata dal direttore scientifico del Museo, lo storico Marcello Pezzetti, hanno partecipato il presidente e il presidente onorario della Fondazione Museo della Shoah, Leone Paserman e Giovanni Maria Flick, il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici e il presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Annunciato lo sblocco dei fondi per realizzare il Museo, nell’ambito della deroga al patto di stabilità approvata dal Governo per il Comune di Roma. I fondi verranno devoluti in due tranche nel 2013 e 2014. Ora sarà necessario un nuovo passaggio dall’Assemblea capitolina e poi si potrà procedere al bando per selezionare chi dovrà realizzare il progetto. “Forse sono troppo ottimista, ma mi auguro che il bando possa essere pubblicato entro il prossimo 27 gennaio” il commento di Paserman.Tra l’altro Renata Polverini a margine della conferenza ha commentato alcune questioni riguardanti la Regione “Mi auguro che l'Europa, che lancia sempre allarmi ambientali, questa volta voglia intervenire" ha spiegato a proposito del caos rifiuti, esprimendo preoccupazione anche per i precari del sistema sanitario con i contratti in scadenza, mentre sulla possibilità che i consiglieri della Regione passino da 70 a 50 ha dichiarato: "Ho fatto un decreto a 50 consiglieri, ma adesso non dipende più da me, dipenderà dal Tar”.


Qui Roma - Monteverde in festa per il Bet Michael
Un luogo di culto ma anche un centro per lo studio e la crescita. Sorto su un'area messa a disposizione dalla Provincia di Roma, già fruibile da alcuni mesi per servizi religiosi e percorsi formativi (ad inaugurare gli appuntamenti dedicati allo studio una lezione del rav Riccardo Di Segni), il Tempio Bet Michael di Monteverde ha vissuto ieri un nuovo grande momento di festa aperto a tutto il quartiere. Ospite d'onore il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, che ha deciso di trascorrervi le ultime ore del suo mandato. Con lui, tra gli altri, il maskil e rav del Tempio Gadi Piperno, il presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici, l'assessore alle relazioni esterne Ruben Della Rocca e il presidente del XVI Municipio Fabio Bellini. Al cuore degli interventi le tante sfide messe in cantiere, dagli aspetti più prettamente liturgici alla centralità dei percorsi di studio e di confronto; la simbiosi tra Comunità ebraica e Monteverde – tra i quartieri a più alta densità di iscritti della Capitale; l'impegno degli ebrei romani al fianco delle istituzioni per un'Italia sempre più accogliente, plurale e forte delle tante diversità culturali che la compongono. “Terminare l'esperienza da presidente della Provincia in questo luogo è un bellissimo regalo che mi viene fatto. Varcando la soglia del Bet Michael – ha affermato Zingaretti – ho pensato a mia madre, salvatasi dalle persecuzioni razziali a poche centinaia di metri da qua e portatrice di un'eredità culturale che è ogni giorno presente nella mia vita. Chiudere e aprire una nuova fase di impegno in una sinagoga è un'emozione molto forte”.

Qui Firenze - Dalla Comunità un ponte verso Praga
Ieri mattina Norman Eisen, ambasciatore americano presso la Repubblica Ceca, in visita in Italia, è stato ricevuto alla sinagoga di Firenze dalla presidente Sara Cividalli e da una delegazione della Comunità. Chi - come il sottoscritto - si aspettava di dover fare una breve storia della Comunità di Firenze, incentrata sul notevole e per molti sorprendente aspetto della nostra sinagoga, è stato a sua volta sorpreso da un ambasciatore già esperto e acuto conoscitore delle nostre vicende. Ad accompagnarlo la figlia, Tamar, e la moglie Lindsay, che da bambina ha vissuto per breve tempo a Firenze.
La prima cosa che ci hanno raccontato è che nella loro sala da pranzo a casa troneggia un dipinto, eseguito dal padre di Lindsay, proprio del nostro tempio. Del resto Eisen è un personaggio notevole sotto molti aspetti, figlio di una sopravvissuta ad Auschwitz, nata e cresciuta a Praga: e nominato ambasciatore dal presidente Obama, di cui è collaboratore e amico sin dai primi anni della carriera di entrambi. Come diceva la madre di Eisen, in un momento dall'altissimo valore non solo simbolico è rientrato sull'Air Force One in quella città da cui lei era stata portata via in un vagone piombato.
Con l'aiuto di Umberto di Gioacchino e di Debora Sadun abbiamo raccontato all'ambasciatore e alla famiglia quel poco che non sapevano della storia della Comunità di Firenze; e soprattutto abbiamo iniziato a parlare dei notevoli punti di contatto fra città come Praga e Firenze dal punto di vista della vita ebraica. In entrambi i casi una piccola Comunità, più o meno simile in numeri, vive in un luogo al centro di un enorme flusso di turismo mondiale, anche ebraico; non solo, ma in entrambe le città è facile stimare che in ogni momento dell'anno siano residenti - magari temporaneamente - altrettanti (se non più) ebrei di quanti non siano gli iscritti alla Comunità. In una prospettiva di lungo termine, in un mondo ebraico in cui l'Europa ebraica rischia sempre di più di trasformarsi in semplice museo e archivio storico di fronte alle realtà israeliane e americane, è questione sostanziale il riuscire a intercettare l'enorme corrente di vita ebraica che passa e risiede in queste città, rendere le nostre Comunità permeabili, accoglienti, portare all'interno delle keillot vite ed esperienze che rischiano di restarci vicine ma solo tangenti e possono invece trasformarsi in preziosa energia. Di tutto questo ci siamo ripromessi di continuare a parlare, scambiandoci idee ed esperienze, e chissà, magari facendo nascere una riflessione comune ebraica europea su questi temi.

Enrico Fink, Consigliere della Comunità ebraica di Firenze

pilpul
Allegria della Costituzione
Anna SegreIn un paio d’ore circa di show di Benigni non è mancato (almeno per me) qualche sobbalzo sulla sedia e qualche momento di disagio. Per esempio quando ha affermato che “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” (e lasciamo stare chi lo ha detto) è riduttivo, così come lo sono i Dieci Comandamenti, perché è una formulazione in negativo anziché in positivo. Ammesso e non concesso che sia così (personalmente non lo concederei, ma pazienza) forse si è dimenticato che la formulazione in positivo “ama il tuo prossimo come te stesso” (o, se vogliamo tradurlo in modo forse più preciso, “desidera per il tuo prossimo ciò che desideri per te”) si trova nella Torah, che è un po’ precedente alla Costituzione Italiana. Insomma, chi ama tende sempre ad esagerare un po’, e anche Benigni in alcuni momenti si è fatto forse trascinare un po’ troppo dal suo amore per “la più bella del mondo”. In fin dei conti, però, chi condivide lo stesso amore non può non perdonargli qualche imprecisione e qualche eccesso di enfasi. Nel complesso ritengo che la trasmissione sia stata molto utile, soprattutto per i giovani, e i commenti che ho sentito nei giorni successivi da parte dei miei allievi hanno rinforzato la mia impressione positiva. Mi pare che sia già di per sé un punto a favore che si dedichi una trasmissione in prima serata a far conoscere i principi fondamentali della nostra Costituzione, e personalmente ho apprezzato molto anche l’invito a considerare la politica come una cosa alta (per caso ci siamo trovati due o tre giorni dopo a leggere in classe un passo di Cicerone che tratta lo stesso tema e a rilevare la singolare contiguità tra due personaggi così diversi tra loro e vissuti a più di duemila anni di distanza l’uno dall’altro). È anche apprezzabile che sia stata esplicitamente ricordata la Shoah. Oltre a ciò, vale la pena rilevare due elementi che mi sembrano particolarmente consonanti con la cultura ebraica. Prima di tutto, l’analisi puntuale del testo, con l’attenzione ad ogni singola parola (perché è stata usata quella e non un’altra, se ricorre in altri punti, ecc). Si potrebbe dire in un certo senso che Benigni abbia fatto il midrash della Costituzione. In secondo luogo, l’idea di fondo della serata stessa, cioè che la legge fondamentale dello Stato sia una cosa bella, non un testo noioso da studiare, e neppure un testo che ci si sente in dovere di conoscere perché se ne riconosce razionalmente l’importanza, ma un’occasione da festeggiare, una fonte di allegria. Se Benigni si fosse messo a danzare con la Costituzione in mano o avesse lanciato caramelle non sarebbe parso poi tanto strano, così come non sono parsi strani gli scherzi, le battute e le continue manifestazioni di gioioso stupore per ogni singola frase. In effetti avere una bella legge fondamentale è un ottimo motivo per far festa e credo che Benigni abbia fatto bene a ricordarcelo.

Anna Segre, insegnante

notizieflash   rassegna stampa
Basket - Maccabi battuto dal Siena
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La Montepaschi Siena ha battuto 79 a 69 il Maccabi Tel Aviv nella partita del girone C di Eurolega disputata ieri in Israele. Nella partita disputata in Italia un mese fa, gli israeliani avevano avuto la meglio per 89 a 87.




 

Dopo il caso del parroco di Lerici che ha sostenuto il fatto che i così frequenti casi di violenza contro le donne siano riconducibili al loro “comportamento provocatorio”, alcuni giornali italiani hanno cercato di scoprire qualcosa di più sul sito internet cui il prete si sarebbe ispirato: “Pontifex, il sito choc contro gay ed ebrei”, titola il Corriere della Sera.



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