se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai  click qui

10 gennaio 2013 - 28 Tevet 5773
l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
alef/tav
elia richetti Elia
Richetti,
presidente dell'Assemblea rabbinica italiana
 

Prima di elencare le piaghe che colpiranno l’Egitto (o almeno le prime), la Torà ripete la composizione delle famiglie del popolo d’Israele. Al termine di questa rassegna sono citati Moshè ed Aharòn, dei quali è detto: “Erano essi che parlavano col Faraone re d’Egitto per far uscire i figli d’Israele dalla terra d’Egitto, cioè Moshè ed Aharòn”. In definitiva, dentro alla ripetizione di notizie già conosciute, abbiamo l’ulteriore ripetizione dei loro nomi. I nostri Maestri ne hanno ricavato questo insegnamento: la ripetizione dei nomi dei capifamiglia sta ad indicare che erano tutte persone note e di valore; tuttavia, solo Moshè e Aharòn hanno avuto il coraggio di affrontare il Faraone, e ciò per la loro stessa natura. Come a dire che, benché tutto il popolo fosse degno della liberazione, se non fosse stato per la sicura certezza che animava i due fratelli, il popolo non sarebbe stato liberato. La stessa cosa avviene ogni giorno: ognuno, preso per sé, può essere un ottimo Ebreo; ma se non c’è la persona giusta a guidarlo, a spronarlo, a lottare per affermare e mantenere l’Ebraismo, non si va avanti. Però Moshè e Aharòn sono riusciti nella loro impresa non solo perché erano loro, e non solo perché D.o li aiutava, ma anche perché avevano dietro di loro un popolo composto da persone così eminenti, da veri Tzaddiqìm; altrimenti sicuramente il popolo non avrebbe meritato la liberazione (almeno, questa è una linea interpretativa; ve n’è anche un’altra, che pone l’accento su altri aspetti, che ipotizza un popolo liberato nonostante ne fosse indegno). Ogni persona ha quindi il potere di essere d’appoggio a chi guida la sua collettività, ed ognuno deve sostenere ed appoggiare il suo Maestro, facilitarne il successo nel suo operato, non solo approvandone e appoggiandone ideologicamente l’azione, ma seguendola ed impegnandosi in prima persona. Nelle nostre Comunità spesso i Rabbini si impegnano per migliorare il livello di conoscenza e di pratica dell’Ebraismo; ma tale azione, per quanto meritevole e lodevole, deve essere valorizzata ed apprezzata tramite la partecipazione di ognuno. Solo così l’Ebraismo nelle nostre Comunità potrà sopravvivere.


Sergio
Della Pergola,
Università Ebraica
di Gerusalemme


Sergio Della Pergola
Quando si discute dei massimi sistemi, sia elaborano grandi strategie o si stigmatizzano le cospirazioni globali, ci si dimentica a volte del tempo. Ossia il tempo atmosferico. Così nel Medio Oriente, vecchio o nuovo, causa pioggia alluvionale l'altro ieri abbiamo impiegato tre ore e mezza per coprire i 60 chilometri che separano Gerusalemme da Tel Aviv. Oggi invece, causa abbondante nevicata su Gerusalemme, la città è isolata dal resto del mondo. Concediamoci allora una pausa di contemplazione.

davar
Qui Gerusalemme - L'incanto della neve
L'inverno più instabile dell'ultimo decennio per Israele. Pioggia, temporali, continui disagi alla circolazione. Nelle ultime ore una lieta novità, attesa da giorni: l'arrivo della neve. In molte zone del paese il risveglio, questa mattina, è stato infatti allietato da una fitta coltre bianca. Le immagini più suggestive arrivano da Gerusalemme dove sono state numerose le manifestazioni di gioia collettiva. Un clima di festa che ha contagiato persino il Capo di Stato, Shimon Peres, nella foto a fianco alle prese con un simpatico pupazzo di neve.
È la più intensa precipitazione verificatasi sulla Capitale dal 1992 (si parla di circa 10-15 centimetri di spessore a terra). Più forte persino di quella dello scorso anno, già immortalata da cartoline che hanno fatto il giro del mondo. Per precauzione le autorità municipali hanno previsto la chiusura di tutte le strutture scolastiche. Non accessibile, fino al primo pomeriggio, l'autostrada che collega la città a Tel Aviv. Elisha Peleg, tra i responsabili del dipartimento preposto alle emergenze atmosferiche, si è così rivolto agli abitanti di Gerusalemme: “Fate di questa giornata una giornata di festa per tutta la famiglia”.
La neve ha rivestito Israele quasi interamente. Densissima è caduta in alta quota, in particolare in Galilea e nella zona montuosa del Golan. Ma non ha mancato di far sentire il suo morbido abbraccio in luoghi assolutamente inimmaginabili come Dimona, in pieno deserto del Negev.

Inter-Bologna - No al razzismo, nel nome di Weisz
“Bellezza, magia, universalità”. Questo è il gioco del pallone secondo il gruppo bolognese W il calcio che ha lanciato l’appello per dedicare la partita Inter-Bologna in programma il prossimo 15 gennaio all’allenatore ebreo ungherese Arpad Weisz.
Dopo l’adesione delle due amministrazioni comunali, e dei due club (quella dell’Inter è arrivata ufficialmente nelle scorse ore) ora l’iniziativa è in cantiere. A svelarne i retroscena è Fausto Viviani, uno dei fondatori di W il calcio che da circa un anno riunisce un gruppo di cittadini provenienti dal mondo del sociale e delle professioni con una forte passione per il calcio, nel tentativo di riportare in primo piano i valori dello sport oltre gli scandali e gli episodi negativi. “Il nostro impegno nasce dalla passione per questo sport e dalla convinzione che sia necessario rispondere ai fenomeni che sempre più inquinano il mondo del calcio con una vera e propria rivoluzione culturale. Altrimenti il rischio è quello che il movimento vada incontro a un declino come già accaduto per boxe e ciclismo”. L’idea di dedicare la partita a Weisz nasce dall’incontro con Matteo Marani autore della biografia che racconta la vita del mister che dopo aver conquistato tre scudetti fra Bologna e Inter e aver portato gli emiliani sul tetto d’Europa negli anni ‘30, morì ad Auschwitz insieme alla sua famiglia (Dallo Scudetto ad Auschwitz, Aliberti, 2007). “Abbiamo organizzato la presentazione del libro, e quando abbiamo saputo che da tanti anni si discuteva della possibilità di dedicare una partita fra Bologna e Inter a Weisz, abbiamo deciso di fare nostro il progetto – spiega ancora Viviani - Siamo rimasti noi stessi stupiti dal supporto che abbiamo ricevuto”. Fra i primi ad aderire all’appello per dedicare la partita ad Arpad Weisz anche la Comunità ebraica bolognese “Naturalmente abbiamo espresso subito il nostro supporto all’iniziativa – sottolinea il presidente Guido Ottolenghi - Anche se è stato riscoperto solo da qualche anno, Weisz rappresenta una figura importante a Bologna. Il prossimo 27 gennaio apporremo una targa anche alla scuola elementare Bombicci dove studiò suo figlio Roberto. Penso che iniziative del genere rappresentino l’occasione attraverso cui uno strumento di cultura largamente condiviso come lo sport possa veicolare messaggi di convivenza”.
Ora si tratta di decidere concretamente le modalità con cui ricordare Weisz. L’ipotesi è quella di far indossare ai calciatori una maglietta con la foto dell’allenatore ebreo ungherese all’ingresso in campo, e magari far sfilare anche i gonfaloni dei Comuni di Milano e Bologna. Ma il progetto di W il calcio non si esaurirà il 15 gennaio. “Il nostro obiettivo è quello di dare vita a un Premio Weisz, con la partecipazioni delle istituzioni cittadine, per celebrare ogni anno in occasione del Giorno della Memoria chi nel mondo del calcio si è distinto per iniziative contro il razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo, perché pensiamo sia giusto valorizzare i messaggi positivi che vengono lanciati, come la visita della Nazionale al campo di concentramento di Auschwitz durante gli Europei di Polonia e Ucraina” conclude Viviani.
 
Rossella Tercatin twitter@rtercatinmoked

Asaf, un tormentone latte e miele
Guardiamo in faccia la realtà: i tormentoni danno il tormento. Come le torture portate sul grande schermo da quei simpaticoni di Arancia meccanica, ti espongono a un ascolto continuato della musica in questione e poi subentra la sindrome di Stoccolma. Si arriva infatti al punto nel quale ti rendi conto di essere totalmente innamorato del tuo oppressore. The reckoning song/One day di Asaf Avidan, portata al successo grazie a un fortunato remix del dj Wankelmut è ufficialmente un tormentone, non estivo ma settembrino. I discotecari seriali la conoscono e probabilmente sono sul punto di archiviarla, il grande pubblico sta muovendo i primi passi. I tempi sono quindi maturi per un breve tour nello stivale che ha visto la testolina con cresta di Avidan accompagnato dalla sua chitarra di fiducia risalire l'Italia partendo da Bari, Roma, Bologna e finendo con Torino. Porto ancora i traumi di una estate con Asereje del trio Las Ketchup, tutto quel muovere di braccia era lesivo, per non parlare delle “tre parole sole, cuore, amore” che ancora rimbombano nella mia povera testa. Credo di aver avuto però il colpo di grazia con Chihuahua del tale Dj BoBo. Il video di One day, che su youtube ha raggiunto più di cinquantasei milioni di visualizzazioni, non è certo un capolavoro della regia: qualche eco “cinquanta sfumature” e una giusta dose di gioventù festaiola, fumata, con sosia di Courtney Love, capelli ossigenati e luci psichedeliche a go go. Dietro al successo però c'è ben altro, Asaf Avidan sa bene di non essere una cotta estiva. Lui è uno di quelli con cui ti devi impegnare, non se ne andrà via alla prima pioggia autunnale, anzi ti farà compagnia durante il foliage, a pattinare sul ghiaccio e perfino in una domenica di brutto tempo davanti ai libri. Insomma, oltre al remix c'è di più. Nato a Gerusalemme nel 1980, figlio di diplomatici, vive la sua infanzia in Giamaica. Dopo la leva, studia animazione alla Bezalel Academy e con il suo progetto Find love now vince al Haifa Film Festival nella sua categoria. La leggenda messa in circolazione vede la conversione alla musica come risultato della traumatica rottura con la sua ragazza. E a noi piace pensare sia così: un menestrello che con la sua voce acuta grida ferite d'amore e recrimina le bugie dell'amata (sentire Her lies per credere). L'artista eclettico si unisce al gruppo the Mojos e insieme mandano in visibilio la scena altenativachic israeliana. Non si fanno mancare un tour a New York nel 2007. Pubblicano insieme tre album: The Reckoning nel 2008, Poor Boy/Lucky Man nel 2009 e Through the Gale nel 2010. La canzone Weak fa perfino parte della colonna sonora di L'arbre, film con Charlotte Gainsbourg presentato a Cannes. L'entrata ufficiale in un mondo molto raffinato, folk, radical chic, indie e chi più ne ha più ne metta. E fa ridere pensare adesso ad Avidan come idolo delle folle, acclamato in locali con i neon, quando ha iniziato in piccoli bar fumosi, inserito nella colonna sonora per film di nicchia da vedere in una Parigi con il nevischio. Consiglierei a questo punto dell'articolo di immergersi nella canzone Devil and me per entrare pienamente nell'atmosfera detta sopra. Per la verità è come se David Guetta avesse remixato Bob Dylan e forse questa commistione paradossale ha portato il grande successo di One day. Nel 2011 Avidan saluta i membri del gruppo. Leitra'hot Roei, Yoni, Ran e Hadas, da qui cammino da solo. Il singolo Different Pulses anticipa l'album in uscita nel 2013. Intanto è disco di platino in Italia e per un israeliano questo è successo assicurato. Asaf Avidan piace a tanti, ha ingredienti che convincono tutti: timbro particolare che lo ha fatto accostare a Janis Joplin, cantante da ballata medievale come piace ai folk, capelli e barbetta congeniale agli indie, remix da serata scatenata. Uno che nella sua carriera ha aperto concerti di Bob Dylan, Lou Reed e Ben Harper per intenderci. Israele può gongolare, ha esportato un prodotto pronto a competere in serie A. In un mondo in cui i sintetizzatori, il playback, le vocine insulse la fanno da padroni, Avidan e il suo timbro da cartone animato fanno scintille dal vivo. Non ha bisogno di molto: una sedia, la chitarra, un t-shirt, qualche vezzo come le bretelle o il cappello e lo spettacolo può iniziare. "Ci mette tanto cuore, mi piacciono più le sue canzoni da solista che quelle con i the Mojos. Ho iniziato ad ascoltarlo, come la maggioranza, dalla versione remixata di One day, inizialmente non mi convinceva ma alla fine l'ho canticchiata per tutta la serata. Solo successivamente ho scoperto che è israeliano. Mi piacciono tutti i suoi album e il danno ormai è fatto: ne sono totalmente innamorata." dice Micol, studentessa di Giurisprudenza. Ghila, romana trapiantata a Tel Aviv invece segue Avidan dai primi passi: "Ha una voce molto particolare e la sua musica è anche insolita. Mi piacciono molto Turn on the sides under the northen lights, Different pulses e Is this it. Credo possa fare successo in Italia, cantando in inglese è internazionale". Alberto, studente di economia si mostra titubante: "Mi ha convinto dopo un po' quella canzone! Ora mi piace, forse mi ha già un po’ stufato". I primi disturbi da post-tormentone. Il web capitanato da twitter sta impazzendo. Marinella Venegoni sulla Stampa trova la definizione perfetta per la voce del cantante: "Straziante e dolorosa ma insieme dolcissima". Una nuova voce latte e miele.

Rachel Silvera - Pagine Ebraiche, gennaio 2013

(nell'immagine Asaf Avidan, disegno di Elisa Baldissera)


pilpul
Utopia
Il paragone può apparire ribaldo e azzardato, e lo è, l'associazione mentale forse troppo banale, però mentre camminavo verso il milanesissimo corso Garibaldi per il brindisi di addio alla Libreria Utopia (riapriranno in via Vallazze 34, a Città Studi) ho pensato ai librai e alle scaffalature che hanno punteggiato la mia vita e che non ci sono più. È un po' come quel sionismo socialista che pure mi ha segnato e che non c'è più. Mi sono così ricordato le parole di Theodor Herzl quando sosteneva che il sogno non è diverso dall’azione, come molti pensano, e che tutte le azioni degli uomini un tempo sono state sogni e un giorno tutte le azioni diventeranno un sogno.

Stefano Jesurum, giornalista

Il contributo ebraico
Ho trovato decisamente interessante l’articolo di Ernesto Galli della Loggia e la risposta ieri di Guido Vitale. In entrambe le considerazioni c’erano degli spunti validi su cui credo l’ebraismo italiano non debba smettere di ragionare. In realtà credo che entrambi abbiano ragione e torto. Ha ragione Vitale quando sostiene che sia ingeneroso “accusare” l’ebraismo di un coscienzioso silenzio sui temi fondamentali, ma dall’altra parte è innegabile che il contributo ebraico alla discussione pubblica sia sporadico e non rappresentativo di una cultura che invece avrebbe molto più da dire. In questo senso ritengo che negli anni si sia creato uno spiacevole equivoco: quello di pensare, e soprattutto di far pensare, che il contributo di alcuni ebrei coincidesse automaticamente con un contributo ebraico in termini di valori assoluti. Spesse volte, anche in buona fede, all’esterno si è creduto che alcune voce autorevoli rappresentassero la visione di società ebraica e non se stessi, per il solo fatto che fossero ebrei; dimenticando però che l’ebraicità di alcune posizioni non dipende dalla nascita di chi le sostiene, quanto dalla coerenza ai valori ebraici espressi dalla nostra tradizione scritta e orale. La domanda che dobbiamo porci quindi è se accontentarci di quanto fatto finora o pensare invece che la tradizione ebraica possa garantire un apporto valoriale maggiore rispetto a quanto fatto in passato. Io penso di sì e credo che forse questa sia la sfida culturale dell’ebraismo italiano che nei prossimi vent’anni dovrà affrontare per cercare di contribuire a superare una crisi che non è solamente economica, ma anche morale e sociale.

Daniel Funaro

notizieflash   rassegna stampa
Casale Monferrato - Parla Moffa,
sindaco revoca patrocinio a convegno
  Leggi la rassegna

Revocato, da parte dell'amministrazione comunale di Casale Monferrato, il patrocinio al convegno nel cinquantesimo anniversario della morte di Enrico Mattei cui prenderà parte il noto negazionista Claudio Moffa. "Appena abbiamo saputo della presenza di Moffa - dice il primo cittadino, Giorgio Demezzi - è stato immediamente revocato ogni patrocinio”. A segnalare lo spiacevole incidente, tra gli altri, il consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Claudia De Benedetti e lo storico Claudio Vercelli.
 

Il Tribunale del Riesame ha depositato le motivazioni della decisione di mantenere sotto custodia cautelare i responsabili del sito razzista Stormfront, accusati di violare la legge Mancino. Propaganda destinata “al compimento di azioni delittuose e fisiche nei confronti dei non-bianchi” si legge nel testo (Messaggero Roma).









L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.