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15 gennaio 2013 - 4 Shevat 5773
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linea

Roberto
Della Rocca,
rabbino

La liberazione dall’Egitto non è un fenomeno che si realizza in un istante. È un percorso caratterizzato da quattro fasi indicate nella Torah da precise e diverse azioni: “vi farò uscire dall’oppressione..., vi salverò dalla loro schiavitù..., vi libererò con braccio disteso..., vi prenderò per Me come  popolo...” (Shemòt; 6, 6 e 7). I Maestri del Talmud (Yerushalmi, Pesakhim; 10, 1) imparano da queste quattro espressioni l’obbligo di bere quattro coppe di vino durante il Seder di Pesach. Non basta decretare il nuovo perché il nuovo sia. Nelle trasformazioni precipitose e poco autentiche i rivoluzionari si trasformano spesso in persone ambiziose di potere ricalcando pedissequamente i cattivi comportamenti dei loro predecessori che un tempo avevano osteggiato. La Torah ci insegna che solo con la gradualità si raggiunge l’emancipazione e con buona pace di chi non vuole una storia troppo lunga e complicata, arriveremo a superare lo stadio di “quest’anno qui ma l’anno prossimo liberi in Terra di Israele”.
 
Dario
 Calimani,
 anglista



Ad aprire la strada a fascisti, neofascisti, postfascisti ci hanno pensato i garantisti. Si erano tutti ravveduti. Ed è giusto dare alle persone la possibilità di ravvedersi. Adesso sono tutti uomini d’onore, di provata fede democratica. Vogliono cambiare la Costituzione, ma è un dettaglio. Molti di loro, poi, sono diventati filosemiti sfegatati. Ora ci confrontiamo anche con Grillo e le sue aperture a Casa Pound, che mai come ora è stata al centro dell’attenzione, anche grazie al sindaco Alemanno. Tutti filosemiti, come Grillo, che apre alla destra eversiva la strada al Parlamento. Insomma, il fascismo, non più fuori legge, non esiste più. Chi scrive non è teorico delle dottrine e delle strategie politiche, ma si ha la sensazione che anche il professor Monti, con il suo invito a dimenticarsi di destra e sinistra e a fare solo il pragmatico bene del paese (come se quel bene non avesse valori colorati o almeno qualche sana, sfumata differenza) contribuisca a scandeggiare le diversità. Eppure, il professore, la sua collocazione ce l’ha anche lui, e bella chiara. Poco attenta al bene immediato della massa, e preoccupata invece dell’interesse di certi poteri forti ed elitari: finanza e Chiesa. I poteri tradizionalmente della destra, insomma. Nell’insieme, il destino della democrazia si prospetta alquanto duro, e così il destino della gente comune. Ma a salvarci ci penserà lo stesso uomo che ci ha rovinato: ce l’ha promesso. E a noi non resta che votarlo.

davar
Isacco Bayona (1926-2013)
È scomparso Isacco Bayona, 87 anni, ultimo Testimone livornese della Shoah. Nato a Salonicco il 21 luglio 1926, figlio di Raffaele Bayona e Diamante Jacob, era stato arrestato a Gabbro il 20 dicembre 1943, imprigionato prima a Livorno e successivamente a Firenze e Milano e di lì deportato ad Auschwitz dove gli fu tatuato il numero di matricola 173404 e dove perse la madre, due sorelle e un fratello. In una nota il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha affermato: “L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane esprime il proprio dolore e il proprio cordoglio alla Comunità ebraica di Livorno e ai familiari per la scomparsa di Isacco Bayona. Ultimo Testimone livornese dell'orrore dei campi di sterminio, Bayona - con le sue parole - ha contribuito a far luce sui crimini della Shoah e a vanificare le menzogne di chi ancora oggi nega quanto accaduto. A lui e a tutti coloro che, a prezzo di enormi sofferenze interiori, hanno saputo raccontare l'indicibile per indicare a tutti noi e in particolare alle nuove generazioni un cammino di comprensione, diritti e libertà, la nostra eterna e profonda gratitudine. Che il suo ricordo sia di benedizione”.

Israele al voto - Inglese, la nuova frontiera 
È dal 1984 che nel Parlamento israeliano non siede un deputato nato negli Stati Uniti; quasi trent’anni dopo, la Knesset potrebbe vedere di nuovo assegnare qualcuno dei suoi seggi a candidati di lingua madre inglese.  Si calcola che attualmente siano circa trecentomila gli israeliani che parlano l’inglese come lingua nativa. Sebbene campagne a essi mirate non siano una novità nello Stato ebraico, gli analisti notano che mai come quest’anno lo sforzo di raggiungere questo bacinoelettorale si sia fatto intenso e sofisticato. Il quotidiano online Times of Israel sottolinea come i candidati di origine statunitense proposti nelle liste di vari partiti (come Jeremy Gimpel di Habayit Hayehudì, Alon Tal di Hatnua e il rabbino Dov Lipman di Yesh Atid) organizzano eventi elettorali nei salotti degli americani d’Israele, mentre i loro leader tengono sempre più comizi in inglese.
Nonostante siano portatori di visioni politiche diverse, Gimpel, Tal e Lipman concordano che in generale i cittadini israeliani di origine americana tengono a rafforzare i valori democratici dello Stato, e a risolvere il problema dell’eccessiva frammentazione delle sue istituzioni politiche. E mentre una parte di loro appartiene all’ebraismo modern orthodox e sostiene con entusiasmo il sionismo religioso più radicale e gli insediamenti (caratteristiche che rappresentano lo stereotipo dell’americano in Israele agli occhi di molti sabra), in tanti hanno idee differenti.
Se è vero che l’Aliyah dagli Stati Uniti cresce sempre di più, qualcuno si domanda se arriverà il momento in cui gli americani seguiranno l’esempio degli immigrati dall’ex Unione Sovietica e fonderanno il proprio partito (nel caso russo si trattò di Yisrael Beytenu). Ma molti notano che, pur identificandosi in modo particolare con i candidati che condividono il loro stesso background, a stelle e strisce, questi nuovi cittadini tendono a inserirsi nella società israeliana generale molto più degli olyim russi.
“C’è una certa attitudine degli immigrati americani a sforzarsi di essere più israeliani degli israeliani stessi – ha spiegato al Times of Israel Gil Troy, già professore di storia della McGill University, oggi docente al Jerusalem’s Shalom Hartman Institute – Poiché molti di loro provano frustrazione per l’inadeguatezza del proprio ebraico, vogliono cercare di compensare la situazione evitando di porsi come comunità separata”.

Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked

Qui Milano - La famiglia ebraica, per amore e per progetto
“In un momento in cui il tema della famiglia, e di quale ruolo la famiglia debba ricoprire nella società è al centro del dibattito, anche in relazione della questione del matrimonio omosessuale, trovo particolarmente importante parlare di famiglia ebraica”. Con queste parole rav Roberto Della Rocca direttore del Dipartimento educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha introdotto la presentazione del libro Per amore e per progetto. La famiglia ebraica tra tradizione e modernità.
La serata è stata organizzata dal progetto Kesher, cheproporrà nei prossimi mesi incontri dedicati ad approfondire le tematiche più attuali della vita e alla cultura ebraica a Milano e in Italia, dall’etica medica al rapporto tra sinistra e Israele, dal dovere di aiutare il prossimo agli appuntamenti in occasione delle festività.
A parlare del libro, una raccolta di saggi e pensieri sulla famiglia a trecentosessanta gradi, non solo matrimonio, doveri dei genitori, ruolo della donna, ma anche conversioni e riflessioni di bioetica legate alla fecondazione assistita, il suo ideatore Guido Guetta, David Piazza della casa editrice Morashà che ha pubblicato il volume, e poi la giornalista del Foglio Annalena Benini. Presenti in sala anche il rabbino capo di Milano Alfonso Arbib e il vicepresidente della Comunità Daniele Cohen.
“Nella Torah, il primo dialogo orizzontale, tra due persone, che troviamo, è quello tra Abramo e Sara - ha sottolineato rav della Rocca – Il dialogo inizia dunque in famiglia, negli opposti uomo e donna. Un dialogo che è anche simbolo del progetto di D-o basato su questa polarizzazione”. Tra gli spunti affrontati nel corso della serata la difficoltà di trovare un equilibrio tra gestione della famiglia e carriera lavorativa per le donne, le tendenzerelative al tasso di natalità nel mondo ebraico, lo scarsissimo sostegno offerto alle famiglie dal sistema Italia. A chiudere la serata una breve riflessione di rav Arbib “La prima richiesta che Mosè fece al Faraone in Egitto fu quella di permettere al popolo ebraico di riunirsi in preghiera nel deserto per tre giorni. Lui parlò di anziani, bambini, figli e figlie. Il Faraone intese solo gli uomini adulti e importanti, gli unici che nella cultura egiziana contavano. Da questo passo emerge bene il ruolo della famiglia nella tradizione ebraica. La famiglia non è solo importante, la famiglia è tutto”.

Qui Roma - Priebke e la dignità della giustizia
La barbarie nazifascista, la metabolizzazione del lutto, l'individuazione e la punizione dei responsabili. A Roma un doloroso percorso di consapevolezza che non può non tener conto del processo celebrato a metà degli anni Novanta nei confronti del boia delle Fosse Ardeatine, il criminale Erich Priebke. In particolare, ed è stato questo l'argomento dell'incontro svoltosi al Community Center di via Balbo su impulso del Centro di Cultura (presente la direttrice Miriam Hajun), del pronunciamento del Tribunale Militare che nell'agosto del 1996 dichiarò in non luogo a procedere nei confronti dell'imputato “per intervenuta prescrizione” e della vibrante protesta messa in atto dalla Comunità ebraica che scongiurò il rischio di estradizione di Priebke in Argentina permettendo, grazie all'impegno congiunto delle istituzioni, la celebrazione di un successivo procedimento giudiziario conclusosi con la condanna definitiva all'ergastolo.
Ospiti dell'incontro, organizzato in occasione della presentazione del libro “La farfalla impazzita” di Giulia Spizzichino e Roberto Riccardi (ed. Giuntina) con letture di Amanda Sandrelli, tre protagonisti – su fronti diversi – di quelle ore ad altissimo tasso di pathos ed emozionalità. L'allora ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick, il pubblico ministero Antonino Intelisano e Riccardo Pacifici, leader della protesta e oggi presidente della Comunità ebraica. Letto inoltre al pubblico un messaggio del Guardasigilli ed ex difensore legale degli ebrei romani Paola Severino.
Numerosi i risvolti e i retroscena affiorati nel corso della conversazione. A partire dalla telefonata di appoggio del rabbino capo rav Elio Toaff, raggiunto in condizioni di non facile reperibilità. “Quel giorno – ha affermato Pacifici – è stata scritta una pagina fondamentale nella storia di questo paese con l'apertura di una nuova fase di riflessione sui crimini compiuti in Italia dal nazifascismo”.
Al processo Priebke La farfalla impazzita dedica molte sofferte pagine nella testimonianza diretta dell'autrice. “È un libro importante – ha sottolineato la storica Anna Foa – per quello che racconta e come lo racconta. Aggiunge infatti elementi significativi non solo di memoria ma anche di storia. La razzia del 16 ottobre nel vecchio Ghetto ebraico e la strage alle Fosse Ardeatine sono due traumi da cui la città di Roma non si è mai totalmente ripresa”.

a.s  twitter @asmulevichmoked

pilpul
Matrimoni
La settimana scorsa ci siamo occupati della polemica su matrimoni e adozioni gay innescata da un articolo di Ernesto Galli Della Loggia. La discussione - in realtà importata dalla Francia dove il clima è assai più acceso - ha avuto uno sviluppo negli ultimi giorni per via della sentenza della corte di Cassazione che ha confermato l’affido di un minore a una madre lesbica. La vicenda è nota: un uomo musulmano ricorre contro l’affidamento del figlio alla ex-moglie che nel frattempo convive con un’altra donna.
La sentenza di terzo grado ha immediatamente causato una serie di reazioni politiche le più accese – chi grida allo scandalo delle adozioni gay e chi esalta l’ormai definitivo sdoganamento delle unioni omosessuali – che come al solito ignorano in buona parte il testo e il senso del provvedimento. I commentatori più avveduti, a partire dai cattolici Cesare Mirabelli e Lucetta Scaraffia, hanno subito evidenziato il dato essenziale: i giudici non si sono espressi sulla teoria, ma sul caso concreto. L’omosessualità intervenuta nel frattempo non costituisce elemento di per sé ostativo all’esercizio della genitorialità. Personalmente ritengo che tutti debbano avere pari diritti e pari dignità, ma nello specifico non è questo il punto.
Questa sentenza afferma un principio elementare ma fondamentale. L’errore più grande che si può fare di fronte a circostanze complesse e diverse le une dalle altre è quello di farsi accecare dalle posizioni ideologiche. Le questioni “eticamente sensibili” sono prima di tutto vicende umane, sentimentali, affettive. Che riguardano ciascuno di noi e ogni famiglia. Una società civile, aperta e progredita non ha bisogno di legiferare su tutto. Su questioni come il fine vita o le famiglie omosessuali può essere più utile il parere del singolo parente, del singolo medico, del singolo psicologo, del singolo malato, del singolo giudice, che non – che  so? – la tonitruante dichiarazione del sempre ottimo Maurizio Gasparri.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas  twitter @tobiazevi

Storie - Quel treno che arriva dall’inferno dell’Europa 
Giugno 1942. Un treno carico di militari dell’Armir, il corpo di spedizione italiano in Russia, partito da Bologna e diretto a Stalino, in Ucraina, incrocia alcuni convogli di civili che viaggiano in senso opposto. Il sottotenente genovese Enrico Chierici, della Sezione fotografi dell’Ottava Armata,  filma la scena con la sua cinepresa personale, formato 9,5. Il filmato, della durata di 20 minuti, restaurato da Home Movies, l’archivio nazionale del film di famiglia, con la collaborazione dell’Istituto Parri, è stato presentato nel capoluogo emiliano il 12 gennaio.
Le immagini inedite arrivano dal cuore dell’Europa durante il secondo conflitto mondiale. A Bobruisk, in Bielorussia, il treno è piantonato da soldati tedeschi. Sui vagoni e sul marciapiede s’intravedono diverse famiglie: uomini, donne, ragazzi. Si tratta di ebrei? O di deportati civili? La mancanza della stella gialla sugli abiti e il fatto che i carri non siano piombati, ha dichiarato Marcello Pezzetti a Paolo Brogi sul “Corriere della Sera”, porterebbe ad escludere la prima ipotesi.
Comunque sia, questo filmato che spunta dal lontano passato è l’occasione per aprire una questione storiografica interessante. Nei territori dell’ex Unione Sovietica i nostri militari vennero per la prima volta a contatto con il dramma della Shoah e con la violenza dei tedeschi nei confronti degli ebrei. E quando tornarono a casa, rivelarono ai familiari e ai commilitoni quello che avevano visto: fucilazioni, deportazioni, stragi.
Le informative degli agenti dell’Ovra, gli spioni del regime, testimoniano abbondantemente le parole dei soldati italiani al loro rientro in patria. Anche attraverso questa fonte diretta (oltre che dalle relazioni di alcuni diplomatici), il regime di Mussolini conosceva la sorte degli ebrei che finivano nelle mani dei nazisti.
E a quanto pare l’archivio del fotografo Chierici, scomparso nel 2001, contiene nuovo materiale ancora da esaminare. Altre storie da quegli anni terribili, altri volti, altre immagini dell’Europa funestata dalla guerra, dalla crudeltà e dall’antisemitismo.

Mario Avagliano twitter @marioavagliano 

notizie flash   rassegna stampa
Israele - Il futuro è nel fotovoltaico   Leggi la rassegna

Tre nuove centrali fotovoltaiche verranno costruite nel deserto del Negev in Israele per una potenza complessiva di 18 megawatt. Ben 75mila pannelli solari verranno posizionati, entro sei mesi, tra i comuni di Gvulot, Nathal Oz e Lahav. "Abbiamo preso questa decisione strategica a lungo termine - ha dichiarato Alain Vaniche, direttore di EDF Energies Nouvelles Israel - per le enormi possibilità che ha Israele nel campo dell'energia".

 

Inter-Bologna di Coppa Italia in programma in serata, come già raccontato più volte su queste pagine, sarà dedicata alla figura dell'indimenticabile allenatore magiaro Arpad Weisz che, prima della deportazione ad Auschwitz, fece grandi le due squadre e scoprì il talento di Giuseppe Meazza.















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