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22 gennaio 2013 - 11 Shevat 5773
l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
 
alef/tav
linea

Roberto
Della Rocca,
rabbino

Nell’aleftav di domenica scorsa David Bidussa sostiene che “noi oggi abbiamo bisogno di più storia e non pù racconti…”. Anche nella Torah ci viene detto che ricordare gli avvenimenti non può bastare; "...ricorda i giorni passati, cercate di comprendere gli anni dei secoli trascorsi...interroga tuo padre e ti racconterà..." (Devarim; 32, 7), bisogna riflettere su di essi, ponderarli capirne a fondo il significato. Ricordare il passato, ma soprattutto comprenderlo, ci aiuta a  mettere a fuoco correttamente gli eventi attuali. Non a caso, Rashì interpreta questo passaggio non tanto come "gli anni dei secoli trascorsi", ma piuttosto come "gli anni delle future generazioni", nella convinzione che il futuro sarà tanto migliore quanto meno si dimenticheranno le lezioni del passato. La storia, tuttavia, istituzionalizza il ricordo e con le sue forme di commemorazione spesso monumentalizza e raffredda i sentimenti pretendendo di offrire in cambio un'impossibile obiettività. La memoria ebraica, viceversa, nell'insegnamento specifico della Haggadah di Pesach e del suo racconto intergenerazionale (Shemòt,10; 2) che abbiamo letto all’inizio della parashà dello scorso Shabbat, attualizza l’esperienza dell’Esodo, con la sua dinamica oppressione/liberazione, attraverso la consegna del ricordo dal testo all'individuo, che però agisce in quanto membro attivo di una società. Questo significa inevitabilmente scegliere la strada del raccontare che nel pensiero ebraico vuol dire, tra l'altro, interpretare una memoria che si innesta nel presente che caratterizza una coscienza individuale e il senso di una responsabilità sociale. Si è liberi solo se si ricorda e la dimensione del racconto che è radicata nella memoria diventa in tal senso condizione fondante della propria identità.
 
Dario
 Calimani,
 anglista



Mi si permetta di parlare un po’ della funzione di questo organo di comunicazione. Che cosa dovrebbe essere un giornale dell’UCEI? Forse solo informazione e cultura sulle nostre piccole province comunitarie? E per ‘province’ mi riferisco anche a Roma e a Milano. O è forse d’uopo spaziare anche sulla realtà in cui viviamo e che ci circonda? Qualcuno certamente preferirebbe che si parlasse d’altro. Di Israele sì, naturalmente, ma solo in positivo, anche a rischio di risultare partigiani assoluti e non credibili. Di politica sì, naturalmente, purché senza far nomi e senza intaccare amicizie pericolose. Insomma a qualcuno il giornale dell’UCEI piacerebbe grigiastro, privo di quelle tinte anche spiccate che, a contrasto fra di loro, lo vivacizzino riflettendo dell’ebraismo italiano la poliedrica immagine reale. Chi scrive non pretende di far giornalismo di informazione: non è il suo mestiere. Ci si limita invece a esporre le proprie opinioni. E si capisce che questo possa anche non piacere. D’altro canto, uno dei tanti meriti del fascismo fu quello di violentare la stampa, omogeneizzando ogni opinione e deformando debitamente le informazioni. Il fascismo non è solo un movimento politico e un periodo storico, è anche un abito mentale e una condizione della coscienza. Se a suo tempo gli ebrei italiani avessero potuto (e voluto) riconoscerne il volto mostruoso, forse troppe illusioni non avrebbero allignato nelle loro menti, e qualche vita in più si sarebbe salvata. E si sarebbe salvata l’integrità di qualche coscienza. Ora che abbiamo di fronte lo specchio della storia, cerchiamo almeno di non ripetere lo stesso errore. Per il bene nostro e del paese che ci dà cittadinanza, proprio mentre Storace si candida a governatore del Lazio. In ogni caso, il bello, nell’impiego del pensiero, è poter leggere un pensiero ben motivato contrario al proprio. Preferibilmente su queste stesse pagine. E si rimane allora in trepida attesa.

davar
Rinnovato con il governo l'impegno per una Memoria viva
"Dichiarazioni congiunte utili e con benefici per tutti"
“Due documenti di grande importanza con benefici e utilità per tutta la società italiana”. Così il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna in merito alle dichiarazioni congiunte firmate domenica scorsa con il governo all'interno della sinagoga Temple di Cracovia. La prima, siglata assieme al ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Francesco Profumo, si inserisce nel solco del protocollo d'intesa siglato lo scorso anno e, prendendo come riferimento le numerose attività svolte in questi ultimi mesi – tra cui il concorso I giovani ricordano la Shoah, di cui si celebrerà l'atto finale il prossimo 29 gennaio al Quirinale – ha come obiettivo la prosecuzione nel tempo dell'impegno comune assunto. Una sfida, spiega il presidente dell'Unione, fatta di progettualità e aperta a tutte le professionalità operative in campo educativo e pedagogico. “Siamo certi – si legge nel documento – che tutte le istituzioni scolastiche troveranno il modo per esercitare la propria responsabile autonomia anche nel porre in essere le iniziative finalizzate ad una celebrazione non rituale del Giorno della Memoria per onorare e celebrare le vittime della Shoah e riflettere insieme sui valori fondanti di una moderna società civile”. La seconda, con firma apposta dal ministro della Giustizia Paola Severino, guarda invece alle storie di coraggio che attraversarono l'Italia e si prefigge di incentivare la ricerca e la valorizzazione del ruolo svolto durante il nazifascismo dai salvatori sottoponendo all'attenzione dello Yad Vashem nuovi nomi e nuova documentazione sul loro operato. Iniziativa che, osserva Gattegna, si lega perfettamente al filo conduttore degli eventi e delle manifestazioni dei prossimi giorni: il coraggio di resistere. L'atto più forte, come ha ricordato a Cracovia il ministro Severino, “di opposizione alle ingiustizie”.
L'impegno, per una memoria viva e che guarda al futuro, argomento centrale dello special dossier del numero di Pagine Ebraiche in distribuzione, è stato ribadito in occasione del Viaggio della Memoria organizzato dal Ministero dell'Istruzione in collaborazione con l'UCEI e conclusosi ieri pomeriggio con la visita al museo di Auschwitz. Un messaggio recepito dai giovani provenienti da tutto il paese che hanno preso parte al Viaggio. Ad accrescere la loro consapevolezza l'immenso dolore ma anche le parole di speranza dei Testimoni Sami Modiano, Andra e Tatiana Bucci e della moglie di Shlomo Venezia, Marika, per la prima volta nel lager nazista senza il marito, scomparso lo autunno, al suo fianco. Proprio alla memoria di Shlomo, come ricordato dallo storico Marcello Pezzetti, anima del Viaggio assieme ai ricercatori del Museo della Shoah di Roma, è stata dedicata l'intera iniziativa (oltre che il dossier di Pagine Ebraiche).
A condividere quest'esperienza, assieme ai ministri Profumo e Severino e al presidente UCEI Gattegna, il presidente della Rai Annamaria Tarantola, i due vicepresidenti dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Giulio Disegni e Roberto Jarach, i Consiglieri Elvira Di Cave e Mauro Tabor, l'ambasciatore d'Italia in Israele Francesco Talò, il direttore generale della Fondazione Italia-Israele per la cultura e per le arti Simonetta Della Seta. Presente anche il rav Amedeo Spagnoletto (nell'immagine a fianco), che – in uno dei momenti di maggior intensità – ha suonato lo shofar davanti ai resti del forno crematorio di Birkenau.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

Israele al voto - Urne aperte
Sono oltre cinque milioni e seicentomila gli israeliani chiamati oggi a rinnovare la Knesset. Circa diecimila i seggi elettorali, la maggior parte rimarrà aperta fino alle ore 22 (le 21 in Italia). Alle 14 aveva votato il 38,8 per cento degli aventi diritto, la percentuale più alta dal 1999 (nel 2009 alla stessa ora i votanti erano stati solo il 34 per cento). Le prime proiezioni dei risultati sono previste già in tarda serata e domani si avranno delle informazioni pressoché definitive, almeno per quanto riguarda il numero dei parlamentari ottenuti dai vari partiti. Potrebbe invece richiedere più tempo la formazione del governo: nonostante tutti i sondaggi e gli analisti indichino come sicuro vincitore l’attuale premier Benjamin Netanyahu, leader di Likud Beytenu, occorrerà capire con quali formazioni Netanyahu cercherà di formare la coalizione necessaria per ottenere la maggioranza assoluta della Knesset.Sul numero di Pagine Ebraiche di febbraio, attualmente in distribuzione, diversi gli articoli dedicati agli scenari elettorali.


La stagione della destra

Al di là del risultato finale, un dato è emerso in modo netto durante la campagna elettorale conclusasi con le elezioni del 22 gennaio: il baricentro della politica israeliana è spostato a destra. A metà ottobre, quando la Knesset ha approvato il proprio scioglimento, Benjamin Netanyahu e il suo Likud erano già considerati l’uomo e il partito da battere. Gli analisti si domandavano se le formazioni di centro-sinistra, a cominciare dal partito laburista di Shelly Yachimovich, avrebbero avuto qualche possibilità di detronizzarlo, magari puntando su quell’agenda di riforme sociale che tanti cittadini israeliani avevano reclamato a gran voce nell’estate del 2011.
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La nuova signora del partito laburista

Un risultato Shelly Yachimovich l’ha comunque ottenuto. Quello di aver (almeno parzialmente) tirato fuori il partito laburista dalla peggiore crisi della sua storia, gli striminziti otto seggi della Knesset che contava nella diciottesima legislatura (originariamente 13, ma ridotti nel 2011 dopo la fuoriuscita di Ehud Barak, che voleva rimanere nel governo Netanyahu). Eppure la strada da percorrere è ancora lunga per Yachimovich, se la speranza è quella di riportare il Labor ai festi del suo passato.
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I grandi tormenti della campagna elettorale
tra social network,  english e trasversalità


“Non capisco perché a ogni elezione la gente è sorpresa dalle nuove tecnologie disponibili. È insito nella natura della tecnologia che, passando del tempo, a ogni tornata si presentino delle novità” aveva dichiarato nel 2010 Michael Slaby, responsabile dell’innovazione e dell’integrazione della campagna che ha portato alla rielezione il presidente Barack Obama lo scorso novembre. A lui il merito dello straordinario successo della campagna attraverso i nuovi media.
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Qui Milano - Quale approccio contro il pregiudizio
A pochi giorni dal 27 gennaio, appuntamento che dal 2001 in Italia viene dedicato alla Memoria della Shoah, il progetto Kesher ha proposto una serata per riflettere sullo stato del pregiudizio e sul fenomeno del negazionismo in un dibattito moderato dal rav Roberto Della Rocca, direttore del Dipartimento educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Chiamati a confrontarsi sul tema la sociologa della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea Betty Guetta, lo storico Claudio Vercelli, autore de Il negazionismo - Storia di una menzogna (Laterza editore) e il consigliere UCEI Giorgio Sacerdoti, ordinario di Diritto internazionale all’Università Bocconi e presidente del Cdec. L’opportunità e le prospettive di una legge che punisca il negazionismo come reato riconosciuto dal codice penale (il cui iter di approvazione è stato interrotto dalla prematura fine della legislatura) è stata una delle questioni più dibattute.
“Nel domandarsi se sia giusto introdurre una legge contro il negazionismo, l’esigenza di reprimere un fenomeno che genera allarme sociale si scontra con un valore che è particolarmente caro alle società occidentali, quello della libertà di espressione. Il problema assume molteplici sfumature, dalla difficoltà di definizione legale del reato, al rischio che appaia come un’esigenza delle Comunità ebraiche, piuttosto che della società tutta. Tuttavia, al di là di questo, vorrei far notare che l’Italia è comunque obbligata a dotarsi di una previsione legislativa in questo senso dai suoi obblighi europei” ha puntualizzato Sacerdoti, dando lettura della Decisione quadro 913 risalente al 2008, in cui il Consiglio europeo obbliga ciascuno Stato membro ad adottare le misure necessarie affinché siano resi punibili i comportamenti intenzionali volti ad apologia, negazione o minimizzazione grossolana dei crimini di genocidio, contro l’umanità e di guerra, se idonei a turbare l’ordine pubblico o tali da risultare minacciosi, offensivi o ingiuriosi.
Tutti hanno comunque definito fondamentale, per contrastare efficacemente pregiudizi e negazionismo, una maggiore preparazione culturale delle nuove generazioni, compresi gli studenti che escono dalle scuole ebraiche, come ha sottolineato Betty Guetta riportando la sua esperienza di lavoro nelle scuole, compresa quella della Comunità di Milano. Mentre Claudio Vercelli, dopo aver offerto un excursus storico del fenomeno negazionismo, sollecitato da una domanda del pubblico, ha approfondito la situazione ungherese, “resa drammatica dal fatto che l’Ungheria è un paese pienamente integrato nell’Unione europea, che presenta dei requisiti per l’ingresso che oggi non sono più rispettati, senza che la Ue abbia opposto una reazione forte”.
“Nella tradizione ebraica, la tendenza è di mettere in luce ciò che di positivo è venuto dalle esperienze drammatiche - ha concluso rav Della Rocca - Un insegnamento che ci viene anche dall’esperienza della schiavitù egiziana, di cui si racconta il percorso di libertà più che la persecuzione. Bisogna stare attenti a non concepire l’ebraismo in una dimensione museale, limitandosi a proiettarsi come vittime delle tragedie del passato. L’ebraismo deve invece essere vissuto nella vita quotidiana, di cui la Memoria del passato è parte integrante tutti i giorni. Non una volta all’anno”

Qui Milano - Al Teatro della Memoria, si racconta il Golem
In scena al Teatro della Memoria di Milano la rappresentazione dedicata al Golem scritto e diretto da Miriam Camerini (nell’immagine la rappresentazione del Golem in occasione della Giornata della cultura ebraica nel 2009). Diviso in otto quadri, lo spettacolo-concerto propone una riflessione sulla leggenda dell’automa d’argilla creato dal Rabbi Jeudah Loew, il Maharal di Praga, per difendere gli ebrei della sua comunità costantemente minacciati dalle persecuzioni nel XVI secolo. Se all'inizio tutto sembra procedere per il meglio e gli ebrei possono finalmente godere di una quiete mai sperimentata prima, ben presto il Golem sfugge al loro controllo e il panico si diffonde per le vie del ghetto e per l'intera Praga. Il Maharal dovrà infine rivolgersi contro la sua stessa creatura e porre fine alla vita del gigante. “Il mito del Golem, nella nostra lettura, è una riflessione sull'eterno conflitto tra tensione ideale e necessità reale, tra millenaria attesa messianica e necessità di agire ora per sopravvivere - spiega la regista - Lo spettacolo si interroga sul rapporto fra il popolo ebraico e quella forza fisica che per tanti secoli ha rifiutato di utilizzare in ossequio al comandamento divino di non uccidere, pagandone un altissimo prezzo di violenze e massacri”.
Lo spettacolo, che vede la direzione musicale affidata a Manuel Buda andrà in scena il
22, 23, 24 e 26 gennaio alle ore 21 e il 27 gennaio alle 16.

pilpul
La destra, la sinistra, il caso Storace
Negli ultimi giorni vari commentatori hanno scritto di politica, in particolare sulla differenza tra destra e sinistra. Le domande in realtà erano due: ha ancora senso parlare di destra e sinistra? Gli ebrei (italiani) devono schierarsi oppure restare indifferenti rispetto agli attuali schieramenti? Va sottolineato, peraltro, che non disponiamo di dati sul voto ebraico, come per esempio accade negli Stati Uniti.
Senza pretesa di scientificità, ritengo che la distinzione tra destra e sinistra abbia ancora un senso. Detta in parole miserrime la destra punta sulla libertà, mentre la sinistra punta a coniugare libertà e uguaglianza. Non significa naturalmente riuscirci sempre, ma la politica si fonda sui valori prima che sul buon governo. Il solo buon governo (e magari ci fosse!) non basta a fare buona politica, che mantenere una tensione etica. Ciò detto, non è scontato che a sinistra sia tutto giusto né che a destra sia tutto sbagliato, nonostante l’impegno della destra italiana a farcelo credere.
E gli ebrei? Per me sarebbe naturale che su alcuni temi – immigrazione, povertà, diritti civili e sociali – fossero più a loro agio a sinistra. Ma non è questo il punto. La destra post-fascista ha nel tempo acquisito un credito presso gli ebrei grazie a una posizione autocritica sul passato e una politica fortemente filo-israeliana. Questa stessa destra, che nel 2008 rifiutò l’apparentamento con Storace in quanto incompatibile sul piano dei valori, lo candida oggi alla presidenza del Lazio e lo considera un alleato imprescindibile. Delle due l’una. O Storace si è redento e non me ne sono accorto o gli amici di destra ci hanno preso in giro. In tutti e due i casi, sarebbe il caso di dire qualcosa.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas  twitter @tobiazevi

Storie -  Il Giorno della Memoria e l’eccesso di retorica 
Anche quest’anno in tutta Italia la Memoria della Shoah torna protagonista, con un profluvio generoso di pubblicazioni, di convegni e di manifestazioni di vario tipo, nelle scuole, nei teatri, nei centri sociali e nei luoghi istituzionali. E proprio in questi giorni la direzione del museo del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, fa sapere che nel 2012 ha raggiunto la quota record di 1,43 milioni di persone. La positiva attenzione di queste settimane intorno alle tematiche della Shoah, della deportazione politica e dell’internamento militare (oggetto della legge del 2000 istitutiva del Giorno della Memoria) non può oscurare il duplice timore legato all’andamento di queste celebrazioni. Il primo timore è l’eccesso di retorica. Le vicende di quel tempo sono così crude e cariche di per sé di drammaticità, che occorrono misura e pudore nel raccontarle, evitando aggettivi inutili. Invece spesso educatori, associazioni, politici, studiosi rischiano, in buona fede o per ignoranza culturale, di appesantire le iniziative con un surplus di generica enfasi e di ripetitivi luoghi comuni (ne costituiscono un classico esempio le frasi “per non dimenticare” e “perché non si ripeta più”, ormai usurate dal troppo abuso). Con l’effetto opposto a quello voluto: collocare la persecuzione e la deportazione in una sfera “altra”, quasi irreale, allontanando adulti e ragazzi dalla comprensione di quanto accaduto. Il secondo timore è quello evidenziato, con la consueta lucidità, da David Bidussa: l’eccesso di memoria. Inteso non come eccesso di testimonianze (anzi, purtroppo, piangiamo tutti la perdita nell’ultimo anno di molti importanti Testimoni), ma come esagerazione dell’utilizzo della dimensione del racconto a scapito dell’esame dei documenti e dell’approfondimento e dell’analisi dei fatti storici. Giustamente Bidussa avverte che “Non occorre più memoria. Occorre più storia”. È faticoso lo sforzo di contestualizzare e di interpretare il passato, interrogando i documenti e le stesse testimonianze. Ma è l’unica strada per non seppellirlo sotto un rumore apparentemente utile, ma nella sostanza caotico e assordante.

Mario Avagliano twitter @Marioavagliano

notizie flash   rassegna stampa
Strasburgo - Nirenstein: “Via dall'aula
chi sostiene ideologie discriminatorie”
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Applausi di tutta l'aula a Strasburgo per Fiamma Nirenstein, vicepresidente Commissione Affari Esteri della Camera, intervenuta in apertura di lavori dell'Assemblea parlamentare d'Europa. La Nirenstein nell'occasione ha chiesto il ritiro delle credenziali a due membri del Consiglio, Tamas Gaudy Nagy del partito ungherese Jobbik e Eleni Zaroulia di Alba Dorata (Grecia). “Entrambi i parlamentari – ha affermato – dimostrano intenzioni politiche e un tipo di cultura volto alla discriminazione e alla persecuzione di coloro che considerano diversi. Non mi sembra che possano sedere nel Consiglio d'Europa”. 
          

 

Giorni intensi di Memoria sui giornali italiani. Ancora un resoconto, su Avvenire, del Viaggio della Memoria organizzato dal ministero dell'Istruzione in collaborazione con l'UCEI e conclusosi ieri con la visita ad Auschwitz-Birkenau. Tra i vari appuntamenti di questi giorni le rappresentazione dell'opera Brundibar domani sera al Teatro dell'Opera di Roma (Repubblica Roma).
















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