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8 aprile 2013 - 28 Nisan
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Adolfo
Locci, rabbino capo
di Padova
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La
parola Kadosh che richiama la santità, o meglio, la distinzione che si
acquisisce per mezzo dell'osservanza della Torà, ha lo stesso valore
numerico del termine Shafel che indica umiltà. Se ci si comporta
seguendo vie di santità e purità, spiega rav Chydà, e non si ha la
qualità dell'umiltà, intesa soprattuto come consapevolezza della
propria precarietà, non si è fatto nulla. Solo essendo umili, dentro e
fuori, si raggiunge la Kedushà. I valori che contraddistinguono la
nostra identità, se mantenuti fermamente, ci permetteranno sempre di
dimostrare di essere insostituibili...
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Anna
Foa,
storica
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Le statistiche ci dicono che i
ragazzi di oggi leggono più dei loro genitori, forse perché stanno di
più davanti al computer e meno davanti alla televisione. Gli eventi ci
dimostrano che essi sono anche meno ignoranti di molti dei
loro professori, come ci dimostra il caso dell'insegnante del liceo
Caravillani di Roma che ha detto ad una sua studentessa ebrea "Ad
Auschwitz staresti attenta" suscitando le proteste degli altri
studenti, che hanno afferrato al volo che in questo paragone c'era
qualcosa che non funzionava proprio, che scambiare Auschwitz con una
scuola, sia pur correzionale, poteva essere solo il frutto o di
un'ignoranza abissale o di antisemitismo (e uso questo temine e non
quello di razzismo, usato dalla professoressa in questione, perché qui
non si tratta di razzismo, la professoressa non ha detto che la
studentessa aveva il naso grifagno, o altro, ma ha fatto riferimento ad
Auschwitz, il luogo simbolo per eccellenza dello sterminio degli
ebrei). In tutti e due i casi, ignoranza o antisemitismo, avrebbe
dovuto essere cacciata dall'insegnamento, invece se l'è cavata con un
lungo periodo di malattia, cioè di riposo, e tornerà certamente, in un
paese come il nostro dove non si licenzia nessun insegnante, per
nessuna ragione, a insegnare ai nostri figli e nipoti. Passato il
chiasso e passato Yom HaShoah. Per fortuna le ultime generazioni si
stanno dimostrando più sveglie delle precedenti. Quanto a chi, come me
e tanti altri, ha cercato in questi decenni di trasmettere valori e
contenuti, non ci resta che domandarci dove e come abbiamo sbagliato.
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Qui
Milano - Facciamo i conti con la crisi.
Gli
uomini del Bilancio mettono le carte in tavola |
Comunità ebraica di Milano:
sei voci a confronto sull'economia e sui conti della kehillah. Diverse
interpretazioni e idee di rilancio, un tratto fondamentale in comune:
quando si guardano i bilanci di una comunità ebraica i numeri
raccontano solo una parte della storia.
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Yom
HaShoah - Schindler’s List, 20 anni di emozioni |
Presentata a Roma la versione
digitale di Schindler's List nel ventesimo anniversario della sua
uscita nelle sale. Organizzato in occasione di Yom HaShoah, l'evento ha
richiamato un folto pubblico e si è svolto tra Portico d'Ottavia e
Campo de' Fiori.
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Yom HaShoah - I nomi che non si dimenticano
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Al centro delle celebrazioni
di Yom HaShoah che si sono svolte a Milano alla Sinagoga centrale, un
lungo elenco, letto dai ragazzi del liceo della Comunità. A fornirlo,
come ogni anno, la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica
Contemporanea in una cerimonia organizzata dall’Associazione Figli
della Shoah, in collaborazione con la Comunità ebraica, i cui saluti
sono stati portati dall’assessore alla Cultura Daniele Cohen, e
l’Ufficio Rabbinico.
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Yom HaShoah
- A Torino sono i bambini a fare lezione
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A Torino il lavoro fatto a
scuola viene presentato in una mattinata di studi su Yom HaShoah in cui
tutti i bambini condividono sia con le altre classi che con le famiglie
il percorso fatto con i docenti. Dalle canzoni alle letture,
dall'analisi di fotografie storiche a piccole rappresentazioni tutto
porta a una atmosfera intensa che rende pienamente il senso della
giornata.
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Università
di Tel Aviv: antisemitismo, fenomeno in crescita |
Antisemitismo: un fenomeno
in crescita globale. È la fotografia del rapporto annuale del Centro
Kantor per lo studio dell'ebraismo contemporaneo dell'Università di Tel
Aviv. Sui 696 atti antisemiti censiti nel 2012, il record negativo –
come trend – va alla Francia.
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Amnon
Dankner (1946-2013) |
Amnon Dankner, figura chiave
del giornalismo israeliano, è mancato lo scorso venerdì sera. Già
redattore ed editorialista per Haaretz, Davar e Hadashot, ha diretto
Maariv tra il 2002 e il 2007, scrivendo pagine tanto indimenticabili,
quanto graffianti, sempre caratterizzate da un profondo amore per il
suo Paese.
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Omer - La Torah del giorno
dopo
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La settimana scorsa ci siamo
domandati perché il conteggio dell’Omer va da un numero piccolo a uno
più grande, giacché dovrebbe trasmettere il sentimento dell’aspettativa
del giorno in cui fu donata la Torah a Israele e quindi sarebbe più
logico contare i giorni che mancano e non quelli trascorsi. Abbiamo
anche riportato la spiegazione fornita da Rav J. D. Soloveitchik,
secondo cui gli ebrei usciti dall’Egitto non sapevano in realtà in che
giorno esatto avrebbero ricevuto la Torah sul Monte Sinai e perciò non
sapevano quanti giorni mancassero. Questa spiegazione trova supporto da
una delle più interessanti discussioni del Talmud, nel trattato Shabbat
pag. 86b. Mentre la maggior parte dei Saggi sostiene che il dono della
Torah e la promulgazione del Decalogo avvennero il 6 di Sivan (ossia il
giorno in cui cade la festa di Shavuot), Rabbi Yosè afferma che la
Rivelazione avvenne il giorno successivo, il 7 di Sivan. Secondo Rabbi
Yosè, Mosè posticipò, di sua iniziativa, la promulgazione del Decalogo
di un giorno (questa fu una delle tre cose, o secondo altre opinioni
quattro, che Mosè fece spontaneamente senza aver ricevuto un esplicito
ordine divino al riguardo e che D-o approvò: un'altra fu la rottura
delle Tavole della Legge alla vista del popolo che danzava attorno al
vitello d'oro). L'opinione di Rabbi Yosè secondo cui Mosè ritardò di un
giorno il dono della Torah appare quanto mai audace, in particolare
alla luce di un altro passo del Talmud (Shabbat 88a). In questo brano
ci si chiede perché all'inizio della Genesi (1:31) è scritto “e fu sera
e fu mattino, il sesto giorno”, con l'articolo determinativo, mentre per gli altri
giorni è detto semplicemente “quinto giorno”, “quarto giorno” e così
via. Resh Lakish risponde a questa domanda affermando che il vero sesto
giorno in cui l'opera della creazione sarebbe arrivata a compimento, il
sesto giorno per antonomasia, sarebbe stato il 6 di Sivan dell’anno
dell’uscita degli ebrei dall’Egitto, quando la Torà sarebbe stata
donata agli uomini. In altre parole, solo con la Torà la creazione del
mondo poteva considerarsi ultimata. Mosè, quindi, posponendo il dono
della Torà dal 6 al 7 di Sivan causò un ritardo nel completamento della
creazione e addirittura provocò che il mondo rischiasse di precipitare
di nuovo, come dice Resh Lakish, nel tohu va-vohu, nel caos
primordiale. Nonostante ciò, Mosè reputò che il popolo avesse bisogno
di un ulteriore giorno di preparazione per potere ricevere la Torah: se
i figli di Israele non erano ancora pronti, si poteva e si doveva
aspettare prima di consegnare loro la Torah. E D-o, secondo Rabbi Yosè,
fu d'accordo: infatti si rivelò il giorno dopo.
Racconta il Midrash (Pirkè de-Rabbi Eliezer cap. 41; Yalkut Shimoni
279) che il Santo benedetto Egli sia, dopo la decisione di Mosè di
rimandare il dono della Torah al giorno dopo, disse: Mosè, quante anime
di Israele sarebbero venute quella notte! Ma ormai, ciò che hai fatto è
fatto. Stia bene così.
Gianfranco Di Segni – Collegio Rabbinico Italiano
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In cornice - Il vuoto in
Polonia |
Non è ebreo, ma per Miroslaw
Balka la Shoah costituisce un’importante fonte di ispirazione. Quando
me ne parlò per la prima volta, diversi anni fa, mi disse che lo
colpiva in particolare il vuoto lasciato a Varsavia o a Otwacz dove è
nato, da una popolazione che per secoli ha lavorato fianco a fianco ai
suoi antenati ed è poi scomparsa nel nulla. E che nessuno in Polonia
vuole ricordare, sia per antisemitismo sia per sensi di colpa. Le sue
opere trasmettono proprio questo senso di vuoto. Nel 2009-2010 creò una
impressionante installazione nella Turbine Hall, la gigantesca ex-sala
turbine di quella centrale elettrica dove si è trasferita la Tate
Modern di Londra. Costruì un enorme container in metallo che sembrava
legno: i visitatori che vi entravano cadevano improvvisamente in un
buio assoluto, totale, in una specie di buco nero come quello che ha
risucchiato quei milioni di nostri fratelli. Poi si accendevano le luci
e proiettavano le sagome dei visitatori sui lati dell’enorme container,
sagome che sparivano non appena ci si muoveva. La percezione del vuoto
e della precarietà hanno fatto la fortuna di quell’opera, intitolata
“How it is” (“Come è”) in omaggio a una storia di Samuel
Beckett in cui il protagonista racconta della sua vita muovendosi nel
fango. Credo che questo genere di installazioni siano molto più potenti
ed evocative di quelle più ovvie, che talvolta lo stesso Balka
realizza. In altre occasioni, infatti, proietta sui tutti i lati delle
sale un video in cui ripropone senza interruzione di baracche
abbandonate, terreni piatti innevati, alberi spogli. Niente ci dice che
siamo in un lager, eppure è evidente, e infatti il video è stato
realizzato a Majdanek. Non che l’opera non sia toccante, ma preferisco
l’impalpabilità, lo shock emotivo di “How it is”. Perché questo è la
Shoah.
Daniele
Liberanome, critico d'arte
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Tea for Two - Laureande disperate
(parte seconda)
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(Nelle precedenti puntate:
Rachel, studentessa leggermente lamentosa e un poco egocentrica, inizia
a preparare la sua tesi di laurea in Lettere sullo scrittore triestino
Giorgio Voghera, seminando il panico nelle biblioteche della Capitale).
Mentre il mondo vorticosamente cambia rimanendo sempre uguale, le
campagne elettorali si consumano, Beppe Grillo si dedica ai vaticini e
fioccano gravidanze nello star system; le laureande disperate pensano a
una sola cosa: la loro tesi. Abbiamo la pretesa di essere le uniche che
versano in questa situazione emotivamente delirante, di essere le prime
ad affrontare un ostacolo della misura dei giganti dell'Inferno
dantesco. (...)
Rachel
Silvera, studentessa – twitter@RachelSilvera2
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notizie flash |
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rassegna
stampa |
Israele -
Il flop di Anonymous
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la rassegna |
La minaccia della rete di
hacker Anonymous (“Cancelleremo Israele dal web”) è miseramente
fallita. Il tentativo di boicottaggio in chiave filopalestinese si è
infatti arenato contro i potenti sistemi di sicurezza israeliani.
Qualche danno qua e là, ma di poco conto. “Anonymous non ha le capacità
di danneggiare le infrastrutture vitali del paese”, ha affermato
Yitzhak Ben Yisrael dell'Ufficio nazionale cibernetico del governo.
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Straordinaria
scoperta a Colonia dove un gruppo di archeologi ha rinvenuto
antichissime testimonianze della locale comunità ebraica tra cui resti
di edifici, oggetti, iscrizioni. “Ci sarebbe da essere fieri per i
risultati delle ricerche, che rendono in parte giustizia a un popolo
che sulle rive del Reno è stato vittima nel corso dei secoli di
efferate persecuzioni”, scrive Paolo Lepri sul Corriere.
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono
rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it
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