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30 aprile 2013 - 20 Iyar
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Roberto
Della Rocca,
rabbino
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“…Avrete una sola legge…così
come è per il forestiero/proselita, così come per i nativi (del popolo)
di Israele...” (Vaykrà,24;22). Di fronte a questo verso della Torah,
con cui si è conclusa la Parashah dello scorso Shabbat, sembra di
leggere la scritta che sovrasta in tutte le aule dei Tribunali “La
Legge è uguale per tutti”. Nella declinazione rabbinica di questo
verso, tuttavia, si tende a mettere in evidenza come, in certe
situazioni, tra l’indigeno e il forestiero/proselita, la differenza
comunque c’è. Pertanto accanto a criteri di giustizia in cui ci si
riferisce a una dimensione orizzontale tra pari vi deve essere anche
una dimensione in profondità tra non pari. Di fatto per quelle
categorie sfavorite come il povero, la vedova, l’orfano, il levita, il
forestiero, il proselita è riconosciuto un di più di diritto. Come se a
condizioni uguali diritti uguali, a condizioni diverse diritti
ineguali. La Torah ha già riconosciuto di fatto, attraverso
la forza giuridica della debolezza, il passaggio dallo Stato di diritto
allo Stato sociale.
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Dario
Calimani,
anglista
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Passi
per un campo di Venezia, fra bambini di sette/otto anni che giocano a
calcio fra grida e risate. Uno che grida a un altro: “ebreo!” Il bimbo
non è ebreo, naturalmente, ma non ci fa caso, forse c’è abituato. E a
te un piccolo brivido corre per la schiena. E ti chiedi chi siano i
suoi genitori e i suoi maestri, E chissà chi diventerà quel bambino da
grande, magari una persona per bene. Oggi sarà difficile parlare del
relativismo culturale in Montaigne.
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Qui
Roma - Peres parla di futuro con Bergoglio e Letta |
Iniziata la missione
diplomatica del capo di Stato israeliano Shimon Peres in Italia.
Nell'imminenza dell'incontro con i leader ebraici lunghi
colloqui con il presidente del Consiglio Enrico Letta e con papa
Francesco. In serata incontro con Giorgio Napolitano. Domani il
conferimento della cittadinanza onoraria di Assisi.
Leggi
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Qui Roma - Dialogo per
una regione formata da minoranze |
Il Presidente di Israele Shimon
Peres ha rilasciato la seguente intervista al quotidiano vaticano
Osservatore Romano in distribuzione oggi in serata e datato 1
maggio 2013.
Dall’attuale situazione dello Stato di Israele, agli sforzi per
giungere alla pace con i palestinesi; dal ruolo delle organizzazioni
internazionali, alle relazioni tra cristiani ed ebrei. Sono questi
alcuni dei temi toccati dal presidente israeliano, Shimon Peres,
nell’intervista rilasciata in esclusiva al nostro giornale.
A oltre quaranta
anni dalla nascita dello Stato d’Israele, crede che il progetto
originario dei padri fondatori sia ancora vivo? Che tipo di Paese è,
oggi, Israele?
Non tutto ciò che abbiamo sognato è stato realizzato, ma quanto è stato
realizzato ha superato di gran lunga le nostre aspettative.
Sessantacinque anni fa, quando venne fondato lo Stato d’Israele, non
avremmo mai immaginato di potere trasformare una terra arida e
inospitale in un leader mondiale nell’ambito dell’agricoltura,
dell’alta tecnologia, della medicina, della ricerca sul cervello e di
tanto altro ancora. Abbiamo fatto pace con i nostri due vicini più
grandi, l’Egitto e la Giordania, e desideriamo completare la pace con i
palestinesi. Non penso che fossero in tanti a crederci. Ma abbiamo
fatto tutto questo e anche di più. Israele è diventato un Paese basato
sulle risorse umane piuttosto che su quelle naturali. Siamo arrivati
nella terra promessa e desideriamo farne una terra di promessa;
comportarci conformemente ai dieci comandamenti e costruire la nostra
vita sulla scienza e sulla pace.
Quale può essere il
contributo degli israeliani in una prospettiva di dialogo con i
palestinesi in vista di una soluzione pacifica del contenzioso?
Dovremmo completare il processo di pace tra noi e i palestinesi.
Abbiamo già compiuti validi progressi, abbiamo offerto loro uno Stato
indipendente e una vita in pace e cooperazione da buoni vicini. Di
fatto, la soluzione è già evidente: due Stati per due popoli; uno Stato
ebraico, Israele, e uno Stato arabo, la Palestina. Siamo partiti dagli
Accordi di Oslo, e ora dobbiamo superare il divario che ancora rimane.
Ciò è possibile, e il modo per farlo è attraverso il dialogo e i
negoziati, in spirito di tolleranza, coesistenza e pace tra i popoli.
Quale, a suo
avviso, può essere attualmente il ruolo di istanze internazionali quali
le Nazioni Unite?
Le Nazioni Unite e altri organismi internazionali possono aiutare a
stabilizzare il Medio Oriente, che sta vivendo importanti cambiamenti.
Ritengo che i problemi del Medio Oriente siano esistenziali più che
politici. La gente ha bisogno di cibo, di lavoro, di educazione, di
assistenza sanitaria. La comunità internazionale può avere un profondo
impatto in questi ambiti, aiutando i Paesi della regione a trovare
soluzioni.
La crisi siriana è
sempre più grave. Qual è l’impatto degli aspetti umanitari e quali sono
le possibilità d’intervento della comunità internazionale?
Quella in Siria è anzitutto una crisi umanitaria. È drammatico
assistere allo spargimento di sangue. Il popolo della Siria merita un
futuro più luminoso, basato sulla libertà, l’indipendenza, i diritti
umani e la prosperità. Ritengo che le Nazioni Unite dovrebbero dare
alla Lega Araba un mandato per inviare un contingente di caschi blu per
stabilizzare il Paese e consentire la formazione di un Governo di
transizione. La Siria è un problema arabo, e la soluzione dovrebbe
essere una soluzione araba, con il sostegno del mondo intero, compreso
Israele. Il pericolo costituito dalle armi siriane, inoltre, è tra i
più gravi nel mondo.
Anche Israele sta
subendo gli effetti della crisi economica mondiale. Come trovare una
via d’uscita all’attuale congiuntura negativa?
Israele ha affrontato la propria crisi economica in modo positivo. La
via di uscita dalle attuali difficoltà economiche, non solo per noi, ma
per il mondo intero, è quella che passa per la scienza e la tecnologia,
la ricerca e lo sviluppo dell’alta tecnologia. Stiamo vivendo in un
mondo nuovo, ma ancora gestito con una mentalità vecchia. Oggi il mondo
è globale, e penso che molte soluzioni si trovino proprio dentro il
mondo globalizzato.
Qual è lo stato
delle relazioni tra cattolici ed ebrei dopo l’impulso ricevuto durante
il pontificato di Benedetto xvi, con i suoi viaggi in Vicino Oriente, e
quali prospettive si possono ancora aprire, allargando il dialogo
stesso ai musulmani?
Le relazioni tra Israele e la Santa Sede e tra il popolo ebraico e i
cattolici non sono mai state così buone negli ultimi due millenni.
Continuano a migliorare costantemente, e spero che la mia visita e una
futura visita da parte di Papa Francesco in Israele possano servire a
rafforzarle ulteriormente. Il dialogo è fondamentale per ridurre le
tensioni e migliorare la comprensione. Non importa se si tratta di
ebrei, cristiani, musulmani o di credenti di altre religioni. C’è già
un dialogo, ma certamente andrebbe allargato. Il Medio Oriente è
costituito più da minoranze che da maggioranze. Dovremo rispettarle
tutte; la gente ha diritto non solo all’uguaglianza, ma anche alla
diversità. È questa la democrazia ai giorni nostri: l’uguale diritto a
essere diversi.
Quali sono le
responsabilità dei credenti e degli uomini di buona volontà di fronte
all’intolleranza crescente verso le minoranze religiose?
Le persone sono libere di avere credenze diverse o di non averne
affatto, ma devono rispettare gli altri. È questo un elemento
fondamentale dei nostri valori. Il razzismo e l’intolleranza sono una
malattia. La nostra responsabilità è di essere tolleranti verso gli
altri, di mostrare loro amore, compassione e fratellanza. Papa
Francesco è un esempio straordinario di questo amore per gli altri.
Provo profondo rispetto per lui. Nel suo dialogo con il rabbino Abraham
Skorka afferma che la torre di Babele è stata un errore perché coloro
che l’hanno costruita volevano essere il più possibile vicini al cielo,
ignorando però la gente. Il Papa suggerisce che dobbiamo essere
modesti, rispettare il cielo ma anche amare le persone e tutti i loro
interlocutori nel mondo presente.
Luca M. Possati,
Osservatore Romano, 1 maggio 2013
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Qui Roma - Rav Elio
Toaff compie 98 anni
Gattegna: “Punto di riferimento e simbolo nazionale” |
Novantotto
candeline per il rabbino emerito di Roma rav Elio Toaff, grande
protagonista della rinascita ebraica dopo il nazifascismo e del dialogo
interreligioso. Moltissimi i messaggi che arrivano in queste ore alla
famiglia.
“L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – afferma
in una nota il presidente UCEI Renzo Gattegna – vuole esprimere i più
caldi e sentiti auguri per i suoi 98 anni di vita al rav Elio Toaff.
Rabbino emerito di Roma, maestro e punto di riferimento per molte
generazioni, il rav ci ha sempre indicato con fermezza la strada della
speranza, dell'impegno e del dialogo. Un simbolo nazionale e non
soltanto romano che oggi festeggiamo assieme alla famiglia e a tutti i
suoi cari”.
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Israele - Calcio, le start-up scendono in
campo
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Mentre si avvicina
l’appuntamento con gli Europei Under 21 2013, il primo grande evento
calcistico internazionale che si disputerà in Israele, cresce
l’interesse per le start-up dedicare al mondo del pallone. Al punto che
anche l’allenatore della nazionale italiana Cesare Prandelli, in visita
nello Stato ebraico insieme ad Antonio Cabrini, mister della squadra
femminile, non ha mancato di interessarsene (nell’immagine l’incontro
del ct con i rappresentanti della start up FtbPro, tra cui il country manager
per l’Italia
Davide Ortona).
Leggi
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Qui Haifa - Le menti
che onorarono l'Italia
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“Alle grandi menti piace
pensare”. È lo slogan che accompagna il convegno dedicato ai matematici
ebrei italiani ai tempi del fascismo in programma domani mattina al
Technion di Haifa. Un'iniziativa di grande prestigio che verterà su
biografia e conquiste scientifiche di quattro figure in particolare:
Vito Volterra (nella foto), Guido Castelnuovo, Federigo Enriques e
Tullio Levi-Civita. Ad aprire i lavori, che si protrarranno fino a ora
di pranzo, gli interventi dell'ambasciatore d'Italia in Israele
Francesco Maria Talò, del presidente del Technion Peretz Lavie e
dell'ex ministro israeliano della scienza Daniel Hershkowitz, tra i
massimi conoscitori e studiosi delle formule di Volterra. Porteranno un
contributo accademico anche Angelo Guerraggio dell'Università Bocconi
(“Vito Volterrà and the Spring of Mathematics”) e Sandra Liguerri
dell'Università di Bologna (“Science and Politics in the Age of Vito
Volterra”). Ha annunciato la sua presenza, tra gli altri, il nunzio
apostolico Giuseppe Lazzarotto.
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ECJC - Un’agenda ricca di appuntamenti |
Ricca di incontri
l’agenda dello European Council of Jewish Communities (ECJC) per i
prossimi mesi, appuntamenti che offrono un’occasione di confronto su
alcuni dei temi più attuali che si trova ad affrontare l’ebraismo
europeo .
Leggi
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Il discorso di Letta e
l’esempio di David |
Il discorso che ha fatto
Letta nel presentare alla camera il suo programma si è concluso citando
l’esempio di David che intraprese la lotta contro Golia, da intendersi
come metafora finale per intraprendere l’impegno smisurato che il nuovo
governo dovrà intraprendere oggi per conquistare un futuro più radioso
per il nostro paese. L’esempio è tratto dall’antico testamento e ciò
può significare che in questo momento drammatico per il nostro paese
Letta, nonostante la sua provenienza di matrice cattolica che avrebbe
fatto supporre una citazione dai Vangeli, si identifica maggiormente
con le esperienze più antiche e archetipiche del genere umano; queste
infatti, narrate attraverso lo scarno ed essenziale linguaggio biblico,
sono maggiormente in grado di trasmettere i valori e i sentimenti
primordiali dell’uomo alla ricerca di ideali più elevati rispetto alla
propria natura. Ciò dimostra che la Bibbia è ancora oggi in grado di
esprimere valori universali non solo legati alla storia del popolo
d’Israele ma riferibili anche alle vicende di culture attuali e diverse
da quelle degli ebrei.
Antonella
Castelnuovo
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Chi rovina la festa |
La buona notizia è la nomina
di Cécile Kyenge a Ministro per l’Integrazione. Finalmente anche
l’Italia rompe il tabù che aveva sempre precluso il governo e il più
alto livello istituzionale a persone di colore. Chi segue questa
rubrica non si stupirà della nostra soddisfazione, considerata
l’attenzione da sempre riservata al tema dell’immigrazione. La buona
notizia, dunque, è che una donna di colore, un medico oculista di
origine congolese e cittadina italiana, proverà a ridurre i disagi
enormi che affliggono l’esistenza dei milioni di immigrati nel nostro
paese, speriamo con l’ausilio di tutto l’esecutivo. L’esistenza stessa
di un ministero per l’Integrazione – novità introdotta dal governo
Monti – è un segnale positivo, sebbene andrà verificato il potere di
cui questa struttura sarà dotata. Ma se anche fosse un fatto
prevalentemente simbolico, ben vengano, in un’epoca di crisi economica
e dunque di compressione dei diritti, simboli come questo! Per quanto
ci riguarda le misure più urgenti in tema d’immigrazione rimangono le
seguenti: modifica della legge sulla cittadinanza con passaggio dallo
ius sanguinis allo ius soli; superamento dei Centri di identificazione
ed espulsione (CIE), che attualmente sono galere per chi non ha
commesso reati; definizione di una normativa organica sul diritto
d’asilo tuttora assente nel nostro ordinamento; snellimento complessivo
delle procedure burocratiche per ottenere permessi e documenti. Inoltre
si dovrebbe studiare un pacchetto di norme per favorire l’afflusso di
“cervelli” stranieri, un’immigrazione qualificata di cui il nostro
sistema produttivo avrebbe grande bisogno. La cattiva notizia è che
dire stupidaggini rimane una tentazione irresistibile. Un cultore della
materia, Matteo Salvini, ha commentato così la nomina di Kyenge:
“Pronti a fare opposizione totale al ministro per l'Integrazione,
simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che vorrebbe cancellare il
reato di clandestinità e per gli immigrati pensa solo ai diritti e non
ai doveri. Vada in alcune città del nord, a vedere come l'immigrazione
di massa ha ridotto gli italiani a minoranza nei loro quartieri. I
governatori leghisti del nord faranno argine, nel nome del prima i
residenti, prima gli italiani”. C’è sempre qualcuno che rovina la festa.
Tobia
Zevi, Associazione Hans Jonas twitter @tobiazevi
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Storie - Il
papa aprirà gli archivi vaticani su Pio XII? |
Papa Francesco sarebbe
pronto ad aprire gli archivi del Vaticano relativi al pontificato di
Pio XII durante la seconda guerra mondiale, cioè per il periodo che va
dal 1939 al 1945, mettendo la documentazione a disposizione degli
studiosi. Lo ha affermato il rabbino Abraham Skorka, rettore del
seminario rabbinico Latino-americano in Argentina e grande amico di
Jorge Mario Bergoglio, in un’intervista alla rivista inglese The Tablet
(ripresa dal quotidiano The Telegraph). «È una questione terribilmente
delicata, ma Pope Francis dice che deve essere indagata a fondo», ha
detto Skorka, aggiungendo: «Non ho alcun dubbio che egli si muoverà per
aprire gli archivi». Le dichiarazioni di Skorka, rilanciate in Italia
dal giornalista Francesco Peloso della rivista on line Linkiesta, sono importanti, anche
perché il rabbino è autore insieme all’ex arcivescovo di Buenos Aires
di un libro intervista, intitolato “Il cielo e la terra”, nel quale si
tocca anche il tema della Shoah e delle responsabilità della
Chiesa. In queste pagine, a Skorka che solleva interrogativi
sull’operato di Pio XII, Bergoglio risponde difendendo il papa ma anche
concordando con il rabbino sulla necessità di aprire gli archivi sulla
seconda guerra mondiale: «Quello che lei dice sugli archivi della Shoah
mi sembra giustissimo. È giusto che si aprano e si chiarisca tutto. Che
si scopra se si sarebbe potuto fare qualcosa e fino a che punto. E se
abbiamo sbagliato in qualcosa dovremmo dire: “Abbiamo sbagliato in
questo”. Non dobbiamo avere paura di farlo. L’obiettivo deve essere la
verità».
Mario
Avagliano twitter
@Marioavagliano
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notizie flash |
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rassegna
stampa |
Nuove testimonianze
per la Banca della Memoria |
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Leggi
la rassegna |
Si arricchisce, con due
nuove testimonianze, la banca dati del sito www.memoriebraiche.it. Da
alcune ore sono infatti consultabili un'intervista al presidente della
Fondazione Museo della Shoah di Roma Leone Paserman e un filmato
inedito prodotto dall'Istituto Luce sulla realtà del quartiere ebraico
capitolino nel 1948.
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A Finale Emilia porte aperte
alla speranza con l’abbraccio tra dirigenti scolastici e donatori
all’istituto intitolato alla memoria di Elvira Castelfranchi. Un
impegno per la solidarietà dopo il sisma della scorsa primavera che ha
visto in prima fila UCEI, Comunità territoriali e Adei Wizo (Avvenire). “Si è voluto
privilegiare la scuola – afferma il consigliere UCEI Giorgio Mortara –
per la grande importanza attribuita allo studio nel mondo ebraico”.
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
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di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.
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