Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui      25 Ottobre 2019 - 26 Tishri 5780
L'INTITOLAZIONE DELLA STRADA NEL CUORE DEL PORTICO D'OTTAVIA

"Via Elio Toaff, il giusto riconoscimento
a un grande uomo e Maestro"


Nei prossimi giorni un pezzo di via Catalana, la strada affacciata al Tempio Maggiore in cui a lungo visse, simbolo essa stessa della determinazione e della voglia di futuro della Comunità che guidò in modo indimenticabile per mezzo secolo, sarà intitolata alla memoria del rav Elio Toaff.
A poco più di quattro anni dalla morte, una grande giornata di festa per tutta Roma. 

“Che il ricordo dei giusti sia di benedizione. Sono parole che, nella Tradizione ebraica, hanno un duplice significato: da una parte ricostruire i meriti e le buone azioni del giusto affinché ne sia tramandata la memoria nelle generazioni, dall’altra far sì che tutto ciò sia di benedizione per noi che lo rievochiamo e che da quell’esempio siamo chiamati ad attingere nella vita di tutti i giorni. Nella misura in cui noi facciamo tesoro di quel che ci è trasmesso rinnoviamo questa fonte”. È questa la riflessione del rav Giuseppe Momigliano, assessore al Culto dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. “È un insegnamento – osserva il rav Momigliano – che vale anche per la vita del rav Toaff e per questo importante momento che ci si appresta a celebrare. Una iniziativa che è anche pratica di kiddush hashem, santificazione del nome del Signore. Quel che si ricorda, le sue buone azioni, le sue scelte, sono infatti legate alla relazione del rav con la sfera religiosa”.
Un ricordo che resta indelebile anche sul piano personale. “In ogni nostro incontro ho sempre riscontrato un’umanità speciale, un sincero interesse ad andare a fondo delle cose. Il rav Toaff ha sempre dimostrato di avere a cuore chi si trovava di fronte”. 

“Credo che la figura di rav Toaff e la sua vicinanza alla mia famiglia abbiano sicuramente influito sulla decisione, anni dopo, di intraprendere gli studi rabbinici”. Nel momento della scomparsa, rav Gianfranco Di Segni aveva ricordato la vicinanza concreta che il rav Toaff gli aveva espresso quando, ad appena 13 anni, aveva perso il padre Ruggero. L’inizio di un rapporto Maestro-studente ma anche di grande amicizia personale, ricostruito dal rav Di Segni nel suo intervento “I ricordi di un allievo” che integra il saggio Perfidi giudei, fratelli maggiorirecentemente ripubblicato dal Mulino. “Era certamente dovuto intitolargli una via e non avrebbe avuto senso in una zona diversa dal quartiere ebraico” afferma il rav Di Segni. Positivo inoltre, aggiunge, “che non sia passato troppo tempo”.

Emozionato per l’intitolazione il rav Alberto Sermoneta, rabbino capo di Bologna e suo ex allievo, che gli è stato al fianco per decenni. “Rav Toaff – afferma – ci ha sempre insegnato a farci valere, a dire con onestà tutto, mettendo però sempre al centro il rispetto. Di sé e del prossimo. Un approccio che gli è stato pienamente riconosciuto, anche fuori dal mondo ebraico”. Dedicargli una via è, quindi, “un atto più che doveroso”. E significativo, aggiunge il rav Sermoneta, è che prenda il suo nome un pezzetto di strada che condensa, nello spazio di pochi metri quadrati, tutta la storia dell’ebraismo romano. “I momenti tragici, come il rastrellamento del 16 ottobre 1943 o l’attentato al Tempio maggiore del 9 ottobre 1982 in cui perse la vita il piccolo Stefano Gaj Taché. Ma anche eventi storici in positivo come la visita di papa Wojtyla in sinagoga, del 13 aprile 1986. Per onorare il rav Toaff – conclude – non c’è luogo più idoneo di questo”. 

Soddisfatto anche Vittorio Mosseri, presidente della Comunità ebraica di Livorno, che si dice “fiero e orgoglioso per questa intitolazione, riuscita in così breve tempo”. Ad essere onorato “un grande rabbino e grande uomo, che ha fatto la storia dell’ebraismo italiano, a partire dall’immediato dopoguerra”. Una mutazione nella toponomastica cittadina è sempre un processo complesso da un punto di vista burocratico. Lo sa bene Mosseri, cui il precedente sindaco della città labronica, il giorno stesso dei funerali del rav Toaff, aveva annunciato l’intenzione di far tributare analogo omaggio. “Ne avevo parlato col sindaco Nogarin, l’intenzione c’era. È un tema – dice Mosseri – che cercherò di riportare all’ordine del giorno anche con la nuova amministrazione”. Livorno e Roma: la città d’origine e quella del suo lunghissimo magistero. “Arrivare a questo risultato sarebbe magnifico, un fatto simbolicamente potente. Livorno è la città da cui proviene, che l’ha segnato nel profondo e in cui ha scelto di riposare. Spero – conclude Mosseri – che questa istanza possa essere accolta”. 

Rav Toaff, Maestro e uomo del dialogo. Lo ricorda in questa dimensione anche padre Norbert Hofmann, segretario della commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo della Santa Sede, che commenta: “L’abbraccio del 13 aprile, davanti al Tempio Maggiore di Roma, ha rappresentato un evento storico. Un nuovo inizio nei rapporti tra ebrei e cattolici, anche nel segno di una grande amicizia tra i due protagonisti. Non dimentichiamo – afferma – che Wojtyla menzionò il rav Toaff nel suo testamento, riconoscendo una centralità assoluta a quell’incontro e al dialogo ebraico-cristiano in generale. Questo atto dell’amministrazione cittadina è una gioia anche per noi cattolici”. Un riconoscimento, aggiunge, “che è assolutamente meritato”. 

L’idea che sia una festa condivisa, un momento gioioso per tutta la città, è evocata anche nell’editoriale scritto ieri sul Corriere della sera da Paolo Conti. “Si tratterà – ha sottolineato il giornalista – di un omaggio di tutta Roma: di quella ebraica, di quella cattolica, di quella, invece, non credente. Perché Toaff, nella sua opera religiosa e civile, è riuscito a unificare la nostra città, aprendo canali di dialogo e mettendo da parte antiche e nuove divisioni”. Straordinario merito di rav Toaff, prosegue Conti, “è stato quello di evitare che le atroci ferite inferte alla sua Comunità si trasformassero in altro odio”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(Nell'immagine il rav Elio Toaff con la moglie Lia Luperini e la figlia Miriam)

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SORGENTE DI VITA

L'uomo che visse tre volte

Si apre con un servizio su un docu-film dedicato a Mario Pirani la puntata di Sorgente di Vita in onda domenica 27 ottobre.Intitolato “L’uomo che visse tre volte” e interpretato da Neri Marcorè, il film racconta la vita di un protagonista della cultura e della società italiana del Novecento, scomparso nel 2015.

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Rojava
Sabato a Milano ci sarà una marcia di solidarietà con i popoli del nord della Siria che stanno subendo un’aggressione militare inaccettabile. Esprimere ad alta voce la solidarietà e chiedere alle istanze politiche di intervenire è un dovere.
Quello che sta accadendo nel Rojava da due settimane, aggiunto al riemergere prepotente di un terrorismo che colpisce luoghi di culto e semplici cittadini inermi (ricordiamo, ultimamente, Halle) costituisce una vera emergenza. Si tratta di dinamiche molto gravi, che in una società democratica come la nostra non possono lasciare spazio al sentimento dell’indifferenza e non possono generare “silenzio” per una serie di motivi.
Gadi Luzzatto Voghera, direttore Fondazione CDEC
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Sacralità e rispetto
“Non è bene che l’uomo sia solo, farò per lui un aiuto che gli si confaccia” (Genesi 2;18)
Nel Talmud (Jevamot 63a) si chiedono i chakhamim:
“Cosa significa ‘un aiuto che gli si confaccia’”? L’espressione “kenegdò” significa letteralmente “che sia di fronte a lui” – alla pari- aggiungeremmo ai nostri tempi.
I chakhamim del Talmud infatti spiegano dicendo: “Se egli merita, la moglie sarà per lui un aiuto; viceversa, sarà kenegdò – nemica alla pari”.
Rav Alberto Sermoneta, rabbino capo di Bologna
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Il diritto di disconnettersi
È finito il periodo delle feste. Finite le maratone di correzione in quattro giorni scarsi su sette, finite le raffiche di mail da mandare di corsa tra il sabato sera e la domenica pomeriggio, finiti i complicati incastri di tutti gli impegni. Abbiamo davanti a noi un semestre quasi completo di settimane fatte di sei giorni feriali tra cui distribuire equamente fatiche e appuntamenti. Purtroppo, però, con la fine delle feste resta limitato al solo Shabbat anche il diritto alla disconnessione: per i prossimi sei mesi non avremo più scuse per non rispondere alle mail, per declinare gentilmente gli inviti a far parte di questa o quella commissione o a partecipare a questo o quel progetto, per mantenere libere le ore libere.
Anna Segre, insegnante
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I Giusti nell'Islam
Salim Hallali (1920-2005) è stato un cantante algerino di musica popolare araba, nato da padre turco e madre ebreo-berbera. Fu un personaggio di “frontiera” vissuto tra l’Algeria, la Francia e il Marocco, apprezzato tutt’ora nel Maghreb e nelle comunità ebraiche del Nordafrica espatriate in Francia e Israele. Specie in Israele nell’ultimo decennio c’è stata da parte di giovani musicisti una vera riscoperta del repertorio musicale ebraico-arabo del Novecento, e Hallali è spesso rievocato. Nella Parigi occupata dai tedeschi, Hallali perse la propria sorella ma riuscì a salvarsi dalle persecuzioni rifugiandosi nella Grande Moschea in stile Mudéjar del V arrondissement, grazie alla protezione dell’imam Si Kaddour Benghabrit il quale attestò che egli fosse musulmano.
Francesco Moises Bassano
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