Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui      16 Settembre 2020 - 27 Elul 5780

All’Onu, il nuovo scontro Usa-Cina

“Il mondo non può permettersi un futuro in cui le due maggiori economie dividano il globo in una grande frattura”, ha dichiarato il segretario generale Antonio Guterres, aprendo la 75ma assemblea generale dell’Onu. L’evidente riferimento era agli Stati Uniti e Cina, sempre più protagonisti di attacchi e controffensive. E il palcoscenico dell’Assemblea Onu, tra messaggi preregistrati e saluti a distanza, è stato una nuova occasione di scontro. Come ricorda il Corriere, Trump è tornato a definire il Covid il “virus cinese” e ad accusare Pechino di non aver chiuso i voli internazionali, spargendo, così, il virus nel mondo. “Accusa pesante da fare in una sede ufficiale, ma non infondata. Così come non infondata, anche se eccessiva nei toni, è l’accusa alla Cina di essere il più grande inquinatore del Pianeta”, scrive il Corriere, ricordando come il presidente cinese Xi Jinping cerchi di presentare il suo paese come una guida planetaria per la decarbonizzazione. Lo stesso Xi Jiping, ha risposto solo indirettamente a Trump e dichiarato che chi combatte la globalizzazione – riferimento all’America First del presidente Usa – “ nasconde la testa sotto la sabbia come uno struzzo: il mondo non tornerà all’isolazionismo”.

Le mosse di Pechino. La strategia d’influenza cinese è al centro di un’analisi de La Stampa, che spiega come “soldi e multilateralismo” siano le armi usate da Pechino per attirare il mondo a sé. £Se il ‘futuro condiviso’ della Cina insospettisce l’Occidente, – spiega il quotidiano torinese – non è necessariamente sgradito ai Paesi in via di sviluppo, più o meno autocratici, di cui la Cina si presenta come capofila e che spesso votano con lei: sanno che l’obiettivo di Xi è la rinascita del Dragone, ma almeno qualcuno li coinvolge in una narrazione globale”.

Lockdown israeliano. Sono 6861 i positivi al Covid-19 registrati nelle ultime 24 ore in Israele. Un dato che preoccupa nel paese che per primo è stato costretto a dichiarare il secondo lockdown. A partire da venerdì scorso infatti è stato indetta una chiusura di 3 settimane. “Le disposizioni del lockdown – segnala il Foglio oggi – vietano, inoltre, raduni nelle case private e di frequentare spiagge e parchi pubblici, ma non la partecipazione a manifestazioni di protesta. Proprio la possibilità di manifestare risulta controversa, perché, pur essendo consentita dalla legge, potrebbe diventare una fonte di contagio”. Le manifestazioni contro il Premier Netanyahu infatti, seppur con numeri minori, sono proseguite ma si sta vagliando una stretta anche su questo fronte, come in altri settori. “Si parla – aggiunge il Foglio – di una chiusura delle sinagoghe, di introdurre limitazioni alle manifestazioni e di una chiusura del settore privato, ad eccezione dei lavoratori essenziali” che dovrebbe prendere il via dopo Kippur.

Lega araba, il no palestinese. L’Autorità nazionale palestinese ha deciso di rinunciare al suo turno di presidenza del Consiglio della Lega Araba, in polemica con la mancata presa di posizione dell’organizzazione contro l’accordo di normalizzazione tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Sull’altro fronte, l’Anp sta lavorando per ricucire l’eterna divisione con il movimento terroristico di Hamas e unire il fronte palestinese. Lo sta facendo con la mediazione turca: “più volte in passato il presidente Recep Tayyep Erdogan ha cercato di cavalcare la causa palestinese, - segnala Avvenire - schierandosi con Gaza e finanziando progetti a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, per scippare ad Arabia Saudita ed Egitto la loro influenza nel risico regionale”. L’avvicinarsi dei paesi del Golfo ad Israele è diventata un’occasione per Ankara di presentarsi sempre più come paladina dei palestinesi mentre prosegue la sua politica di espansione aggressiva su più fronti del Mediterraneo (dagli scontri con la Grecia agli interventi in Nord Africa).

Le armi di Hezbollah. Una potente esplosione nel Sud del Libano ha distrutto un edificio che appartiene al movimento terroristico Hezbollah. Secondo quanto riferito dai media locali, ci sarebbero alcuni feriti. “Un portavoce di Hezbollah ha riferito – scrive il Giornale – che l’esplosione è avvenuta in un centro di sminamento collegato al gruppo sciita in cui erano immagazzinate munizioni inesplose di una precedente guerra con Israele. Il portavoce ha anche confermato che l’esplosione è stata causata da un errore tecnico, ma ha negato che ci siano state vittime”.

Musica contro le crisi. “Nel territorio della musica, e nel mondo in generale, ci stiamo misurando con un’emergenza gigantesca. Comunque io resto solido, forse in quanto abituato alle crisi: la situazione in Israele, dove sono cresciuto, ha una temperatura sempre bollente”, così il direttore d’orchestra israeliano Omer Meir Wellber – in scena a Palermo con il “Don Giovanni” – parlando con Repubblica del suo lavoro e della crisi sanitaria. Nell’intervista, Wellber ricorda la sua direzione del Raanana Symphonette Orchestra, “che educa decine di migliaia di bambini ai valori della tolleranza, e vi ho fondato un’orchestra che porta l’educazione musicale ai bambini beduini del Negev, uno dei luoghi più svantaggiati e discriminati del Paese. Sono convinto che la musica rappresenti un profondo ed efficace veicolo di dialogo anche o soprattutto in contesti conflittuali”.

Neonazi in polizia, l’indagine in Germania. Trenta poliziotti sono sotto indagine nello scandalo delle chat razziste e filonaziste recentemente esploso in Germania. Alcuni sono stati già sottoposti a provvedimenti disciplinari. “II timore degli inquirenti, dei media e di tutto il mondo politico è che il caso possa ampliarsi. – spiega Avvenire – Finora lo scandalo riguarda solo il Nord Reno Westfalia, il Land dell’ovest più popoloso e con il maggior numero di migranti in tutta la Germania. Ma nei mesi scorsi ci sono state segnalazioni e denunce riportate dai media locali anche in altri Länder, soprattutto in quelli orientali”. In Germania, ricorda il quotidiano, sono 550 i casi di apologia del nazismo che sono stati denunciati all’interno delle forze armate, un fenomeno che preoccupa le autorità. Intanto in Finlandia, segnala in una breve il Fatto Quotidiano, è stato messo al bando il partito neonazista Movimento di Resistenza Nordica.

L’epidemia e la lezione della Storia. Su La Stampa Alessandro Barbero ricorda la peste del Trecento e la lezione da trarre da quegli avvenimenti, tra cui evitare di cercare un capro espiatorio. Allora, ricorda Barbero ad essere ingiustamente accusati furono gli ebrei. “La società cristiana non ammette altre comunità religiose, e nell’Europa del Trecento stavano già aumentando diffidenza e discriminazioni verso gli ebrei. – scrive Barbero – Su questo apro una parentesi: è un aspetto molto interessante e inquietante, perché si trattava di un mondo in crescita, sempre più sofisticato a livello culturale ed economico, e le paranoie e i razzismi aumentano proprio in parallelo con la crescita. A un certo punto, dunque, la gente si convince che gli ebrei odiano i cristiani perché i cristiani odiano loro, e in certe zone – c’è poco da ridere – si verificano pogrom, aggressioni e stermini”.

Daniel Reichel

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