Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui      27 Settembre 2020 - 9 Tishri 5780

Italia, terreno di scontro tra Usa e Cina

Il 29 e 30 settembre tornerà in Italia il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo per incontrare i vertici del governo di Roma. In cima alla sua agenda, la preoccupazione per l’influenza della Cina sul nostro paese, scrive il direttore di Repubblica Maurizio Molinari. “A giudicare da quanto sta avvenendo sul terreno nel nostro Paese, Pechino ha identificato due canali di insediamento di lungo termine: le telecomunicazioni e i porti marittimi. Su entrambi i fronti è in corso un duello serrato con Washington che passa attraverso società, leggi e infrastrutture italiane disegnando uno scenario senza precedenti. Dalla fine della Seconda guerra mondiale è la prima volta che un Paese non europeo e non occidentale riesce a conquistare un simile ruolo in Italia”, scrive Molinari, approfondendo nella sua analisi la strategia cinese e la risposta Usa. Non cita l’influenza di Pechino ma ribadisce l’amicizia tra Italia e Stati Uniti l’ambasciatore Usa in Italia Lewis M. Eisenberg, che in una lettera pubblicata in prima pagina dal Messaggero ricorda la storica alleanza tra i due paesi. “Apprezziamo la leadership che l’Italia dimostra nel rafforzamento della sicurezza e nella promozione della pace e della stabilità a livello regionale e globale. – scrive il diplomatico – Il contesto nel quale operiamo insieme diviene ogni giorno più complesso, ma gli Stati Uniti rimarranno saldamente a fianco dell’Italia e del suo popolo come amici fidati ed alleati leali nella protezione della democrazia e della libertà da essa garantita. L’auspicio è di continuare a costruire assieme sui progressi già raggiunti, mentre affrontiamo le nuove sfide che abbiamo di fronte a noi”. Tra cui il segretario Usa Pompeo annovera l’espansionismo cinese. Lo stesso Pompeo aveva invitato il Vaticano a non rinnovare un accordo segreto con Pechino legato a nomine di vescovi in Cina. L’appello ha irrigidito la diplomazia vaticana che ora, scrive Repubblica, ha fatto saltare l’incontro tra Pompeo e Bergoglio.

Amy Coney Barrett alla Corte suprema Usa. Il presidente Usa Trump ha scelto chi prenderà il posto della giudice Ruth Bader Ginsburg nella più importante Corte degli Stati Uniti: sarà la conservatrice Amy Coney Barrett. “Attivista cattolica, donna di legge con una straordinaria carriera al suo attivo e per di più giovane, la più giovane tra i saggi dell’Alta Corte”, racconta oggi La Stampa. “Posizioni troppo dogmatiche le sue, secondo i detrattori, ma che ne fanno un’icona per gli ambienti della destra religiosa. – evidenzia il quotidiano torinese – L’iperattivismo è certificato dall’affiliazione ad una controversa “setta delle ancelle cristiane” chiamata “People of Praise”, ma soprattutto per le sue posizioni antiabortiste. Nel 2013 definì tuttavia ‘molto improbabile» un ribaltamento da parte della Corte Suprema della storica sentenza del 1973 Roe vs Wade, con cui venne legalizzata l’interruzione di gravidanza. ‘L’elemento fondamentale del diritto della donna a scegliere resterà. La controversia è sui finanziamenti, ovvero se gli aborti devono essere finanziati dal pubblico o dal privato’, spiegò allora”. Con la maggioranza in Senato dei repubblicani, la conferma di Barrett è quasi scontata. Mentre non è scontato che il presidente Trump accetti l’esito delle elezioni in caso di sconfitta a novembre, raccontano i quotidiani americani ripresi da Furio Colombo oggi sul Fatto Quotidiano. Per Colombo l’America “sembra prepararsi a un dopo elezioni di disordine e scontro che non avveniva dai tempi della guerra civile”.

Covid e populismo. Repubblica ospita un editoriale del capo dell’opposizione israeliana Yair Lapid dal titolo “Il covid punisce i populisti”. “Il motivo per cui i populisti hanno avuto un così grande successo negli ultimi anni è che la gente non prendeva il governo sul serio. – sostiene Lapid – Per politica non si intendeva uno strumento atto ad amministrare le nostre vite, ma un gioco da truffatori e imbroglioni. In tale situazione, la gente ha preferito scegliere chi faceva la voce più grossa. Anche se forse occorrerà un po’ di tempo prima di rendercene conto, la crisi provocata dal coronavirus ha posto fine a questa pericolosa tendenza. Ci ha rammentato che amministrare un Paese è importante, e che un simile incarico deve essere affidato a persone che lo prendano sul serio. Dovendo affrontare una crisi reale, occorre un leader di centro che sappia portare a buon fine le cose”.

La Francia e il pericolo terrorismo. Voleva vendicarsi della ripubblicazione delle vignette su Maometto, l’attentatore 18enne che venerdì scorso ha ucciso due persone a Parigi. Il terrorista, pachistano, ha accoltellato le sue vittime nei pressi dell’ex redazione di Charlie Hebdo, spostata per motivi di sicurezza dopo la strage del 2015. L’aggressore, scrive La Stampa, ha agito dopo un appello di Al Qaeda ad attaccare nuovamente Charlie Hebdo. Altre 9 persone sono state arrestate e nel frattempo, riporta Repubblica, il ministro degli Interni francese ha chiesto di rafforzare la sicurezza su altri possibili obiettivi, in particolare nella comunità ebraica. In Italia intanto arrestato a Lecco un 25enne già espulso e sospettato di aver abbracciato l’Isis, come il fratello morto in Siria e reclutatore per il movimento terroristico islamista (Corriere Milano).

Ferrara e la mostra su Italo Balbo. Nell’estate 2021 dovrebbe inaugurare a Ferrara una mostra dedicata all’ex gerarca fascista Italo Balbo. La città, racconta il Quotidiano nazionale, si è spaccata sull’opportunità di un’esposizione dai toni apologetici, incentrata solo sulle gesta da aviatore di Blabo. A proporla, Vittorio Sgarbi che in riferimento al gerarca fascista parla di un “italiano dalla dimensione totalmente positiva: era inoltre vicino al popolo ebraico, fermo oppositore delle leggi razziali e amico di Renzo Ravenna, podestà ed ebreo”. Balbo però, spiega al Quotidiano nazionale, Fiorenzo Baratelli dell’Istituto Gramsci non era una figura normale – né da normalizzare – ma “rappresenta una pagina tragica e negativa della storia nazionale e ferrarese”.

Tehillim. “Dopo anni ho utilizzato voci che cantavano parole. Era il periodo nel quale mi ero rimesso a studiare canto ebraico. Ne nacque Tehillim, che è il nome in ebraico del Libro dei Salmi. Tehillim è anche il primo brano in cui si sentono delle voci che cantano testi”, così racconta il compositore Steve Reich a La Lettura del Corriere, in un’ampia intervista dedicata alla sua musica e ai diversi progetti portati avanti nel corso degli anni, tra cui quello emerso dopo gli studi a Gerusalemme.

Storia del nonno. Si intitola Il ghetto interiore (Neri Pozza) l’ultimo libro dello scrittore argentino Santiago Amigorena ed è dedicato alla storia del nonno, Vicente Rosenberg, fuggito nel 1928 dalla Polonia a causa dell’antisemitismo. Intervistato da La Lettura, Amigorena racconta le origini della storia del nonno e spiega di non avere un particolare legame con l’identità ebraica, salvo quando si tratta di reagire all’antisemitismo.

Lezioni contro l’antisemitismo. L’assessorato alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte, insieme alla Fondazione Arte Storia e Cultura Ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale, al Maccabi World Union e all’Associazione Italia Israele di Torino hanno istituto un percorso nelle scuole che creerà “Ambasciatori della Verità”, ovvero giovani impegnati a lottare contro l’antisemitismo, la negazione della Shoah e le discriminazioni. A farsi promotore dell’iniziativa, che coinvolgerà voci di Memoria che andranno a testimoniare nelle classi, l’assessore regionale Fabrizio Ricca. “Sentiamo l’esigenza di trattare questi temi con e per gli studenti, perché sappiano individuare come e perché viene seminato, troppo spesso, l’odio”, spiega a Repubblica Torino Claudia De Benedetti, membro del board of governors Maccabi World Union e responsabile del progetto Ambasciatori della verità per l’Italia.

Il futuro di Roma. Per l’architetto Massimiliano Fuksas il prossimo sindaco di Roma dovrà essere un manager e non un politico. Lo spiega in un’ampia intervista a Repubblica, in cui parla del futuro della città, ricorda l’identità ebraica del padre, il rapporto con il celebre architetto Bruno Zevi. “Zevi, era un grande romano. Se vuoi vedere i veri romani devi andare nel Ghetto, ritrovi le stesse facce scolpite nell’arco di Traiano”, le parole di Fuksas.

Daniel Reichel

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