Molte voci del mondo accademico e della comunità scientifica hanno reso omaggio alla figura di Emilio Campos nel primo anniversario dalla scomparsa. Autorità internazionale nel campo dell’oftalmologia, molto si è speso anche nella trasmissione di storia e retaggio degli ebrei italiani. Ad evidenziare questo duplice aspetto un convegno promosso dalla Società Medica Chirurgica di Bologna con il patrocinio dell’Università e della Comunità ebraica cittadina. In risalto, nelle sintesi elaborate per Pagine Ebraiche, diversi aspetti della sua biografia. Il suo lascito anche culturale ed etico.
“Emilio – racconta Massimo Bray, direttore generale dell’Enciclopedia Treccani ed ex ministro dei beni e delle attività culturali – vedeva nella cultura ebraica un immenso giacimento di conoscenze, tradizioni, storie, arti. E nell’opera della Comunità non solo la celebrazione di un’identità, ma la testimonianza della sua vitalità e del suo strettissimo legame con la cultura nazionale”. Ricorda invece Gianni Sofri: “Avevo un antico interesse per la letteratura ebraica e per il mondo dello shtetl. Si partiva da qui per parlare più generalmente dell’ebraismo. O, meglio, degli ebraismi”. Tra gli elementi comuni, aggiunge Sofri, uno è stato la triestinità: “Per Emilio Trieste era la cultura, era Joyce, Svevo e Saba. La sua capacità di unire memoria e racconto rendeva la sua conversazione piacevole e affascinante”.