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L'Unione informa |
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16 agosto 2009 - 26 Av 5769 |
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alef/tav |
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Benedetto Carucci Viterbi, rabbino |
Secondo
una tradizione qabbalistica, il nome più intimo di Dio è 'ain: Nulla.
Nichilismo, in questa paradossale prospettiva, è dare una qualche
sostanza assoluta alla realtà e a se stessi. Fino a pensare che Dio sia
manipolabile, che sia "con noi", che consenta la negazionefisica e spirituale dell'altro. |
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Intorno
alle reazioni di parte cattolica, in merito alla decisione del Tar del
Lazio sull’ora di religione, bisogna registrare un “salto di qualità” e
nuove novità che avranno valenza generale che ci accompagneranno
a lungo. Qualcuno ha parlato della dimostrazione del carattere
illiberale dell’illuminismo. E’ un giudizio privo di fondamento e che è
a priori irricevibile. Non perché l’illuminismo sia incriticabile, ma
perché il continuo ricorso a bollare, con concetti assunti come
spregiativi, le opinioni e le convinzioni con cui non si è d’accordo,
da chiunque si metta a-priori al di sopra delle parti, appartiene a una
retorica che nella storia – passata e presente - è stata ed è propria
delle culture illiberali, comunque fondate sull’intolleranza. Non è
l’unica questione. Qualcuno ha anche dichiarato che quella sentenza ha
un carattere illiberale perché disconosce: “l’ora d’insegnamento della
religione cattolica in quanto appartenente alla cultura italiana”.
Trovo che quest’affermazione implichi vari sottintesi. Li elenco in
ordine sparso senza un preciso e predefinito ordine gerarchico. Per la
precisione mi pare che con quelle parole si dica che: 1) a
trent’anni circa dalla scrittura delle intese con le molte confessioni
religiose in Italia, ottimo sarebbe tornare alla situazione che
precedeva, ovvero quella dove le altre confessioni, se presenti, erano al più tollerate; 2) l’ora di religione è l’ora di catechismo; 3)
l’alternativa all’ora di religione cattolica non è l’educazione civica,
o forse più propriamente una disciplina come “storia delle religioni”,
ma è il “niente”, comunque un surrogato che non conta nulla e che
soprattutto, a livello formativo, è il vuoto; 4) l’etica pubblica la distribuisce, la gestisce e la fonda l’ora di religione cattolica; 5)
chi non si avvale dell’ora di religione cattolica, perciò stesso,
rinuncia a un pezzo dell’identità nazionale. Se si avvale di un’ora di
altro catechismo è tollerato, forse è recuperabile (vedremo in corso d’opera
come), altrimenti è un cittadino a cultura parziale e a identità
nazionale incompleta. Con queste premesse gli dareste mai un incarico
pubblico? In ogni caso è un “cittadino sospetto” e come tale forse si
auspica che domani sia tenuto sotto sorveglianza. Magari, con un verbo
molto novecentesco, per rieducarlo. |
David Bidussa, storico sociale delle idee |
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Il diario di Anna Frank diventa un film scritto e diretto da David Mamet
In
un articolo apparso sulla versione online di Variety si legge che il
premio Pulitzer David Mamet scriverà e dirigerà un film tratto dal
diario di Anna Frank, un progetto prodotto dalla Disney. Il film si
baserà sul testo originale, la sceneggiatura dell’adattamento teatrale
scritta da Albert Hackett and Frances Goodrich nel 1957 e sulla
rilettura personale di Mamet che vede la tragica vicenda
dell’adolescente Frank come una sorta di rito di passaggio. Il
produttore Andrew Brausberg ha impiegato un anno a convincere la
Fondazione Anna Frank a concedere i diritti; l’idea di coinvolgere
Mamet, lo sceneggiatore de Gli intoccabili e Il Postino suona sempre
due volte, è stata sua. Il diario di Anna Frank è stato messo in scena
numerose volte. L’anno passato fu presentato a Madrid Un Canto a La
Vida, un controverso musical ispirato dalla vicenda di Frank e
interpretato dalla tredicenne Isabella Castillo. Nel 1955 debuttò a
Broadway la versione teatrale di Hackett e Goodrich con Susan
Stransberg: lo spettacolo vinse il Pulitzer. Popolare fu il film
del 1959 diretto da George Steven, vincitore di tre premi Oscar: ad
Otto Frank, il padre di Anna, sarebbe piaciuto vedere Audrey Hepburn
interpretare la figlia ma l’attrice rifiutò e il ruolo andò alla
modella Millie Perkins. Nel 1997 la riedizione dello spettacolo di
Broadway ebbe Natalie Portman come protagonista mentre nel 2001 la rete
Americana ABC produsse un’acclamata mini serie dal titolo Anna Frank:
The Whole Story.
Rocco Giansante
Nozze in vaporetto e ricette da chef oggi a Sorgente di vita
Un
matrimonio nella Scuola Spagnola, una delle antiche sinagoghe del
ghetto di Venezia è il primo servizio della puntata di Sorgente di vita
in programma oggi. Lo sposo veneziano, la sposa inglese, celebrano le
nozze nel rito ebraico, scandito da canti e benedizioni, nel solco di
una secolare tradizione. Per calli e canali la musica accompagna
l’insolito corteo nuziale che poi raggiunge il Lido in vaporetto per festeggiare insieme ad amici e parenti. Segue
la storia di Mario Giacometti, marinaio italiano imbarcato nel ‘46-‘47
su una delle navi della “alyah beth”, l’immigrazione clandestina verso
la terra d’Israele. Nei suoi racconti l’avventurosa navigazione, la
tempesta sul mare, lo sbarco sulla spiaggia di Tel Aviv, la prigionia a
Cipro insieme ai profughi ebrei respinti dagli inglesi. Per
finire, l’esperimento dello chef Antonello Colonna, dall’osteria di
Labico all’alta cucina kasher: varianti raffinate di ricette
tradizionali romane secondo le regole alimentari ebraiche. La puntata
va in onda alle ore 1.20 circa su Raidue. Sarà in replica lunedì 17
alla stessa ora e lunedì 24 agosto alle ore 7 del mattino. I servizi di
Sorgente di vita sono anche on line
(http://moked.it/cultura/sorgente-di-vita/sorgente-di-vita-online/)
p.d.s. |
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Rotschild boulevard, omofobia e diritti in un blog da Israele di Anna Momigliano
Tel
Aviv e Teheran: due città simbolo di un Medio Oriente in perenne
tumulto, ma anche giovane, creativo, pieno di speranze. Per raccontare
il Medio Oriente da questa prospettiva diversa, Panorama.it lancia due
nuovi blog: "Il mio Iran" di Farjan Sabahi e "L'anno prossimo a Tel Aviv"
di Anna Momigliano, giornalista e scrittrice che i nostri lettori ben
conoscono per i suoi puntuali e stimolanti interventi nella rubrica
Rotschild boulevard. Tra i primi argomenti dei due blog
figurano i desaparecidos iraniani, l'influenza suina in Israele e il
controverso spot della Cellcom, la principale compagnia di telefonia
mobile israeliana. Un omaggio agli studenti iraniani che sono scesi in
piazza contro Ahmadinejad, ma anche ai giovani israeliani che sognano
un futuro finalmente normale. “Il blog – spiega Anna Momigliano – è un
diario senza pretese, nato dalla mia permanenza estiva in Israele e che
spero continuerà anche quando sarò tornata in Italia. Nel mio piccolo,
sto provando a renderlo interessante con qualche video israeliano e
qualche chicca che vada un po' oltre le notizie mainstream”. Tra i temi trattati in questi giorni occupa un posto di rilievo l'aggressione che poche settimane fa ha colpito un club gay di Tel Aviv provocando la morte di tre ragazzi e il ferimento di decine di altri. “A
Tel Aviv – scrive Anna Momigliano - gli attentati nei bar e nei
ristoranti non sono mai mancati. Ma fino a ieri questa città aperta e
cosmopolita era considerata immune dalla violenza omofobica. Persino
molti gay arabi vengono qui per potere vivere liberamente il loro
orientamento sessuale”. “I fatti di ieri notte – continua - invece mi
hanno fatto gelare le vene nel sangue. Il locale che il terrorista ha
scelto di colpire non era un semplice gay bar, ma la sede di
un’associazione che offriva sostegno agli adolescenti omosessuali che
si sentivano respinti dalle loro famiglie. Per fortuna la società
civile si sta ribellando”. L’argomento suscita
l’intervento di un lettore, Enrico Fumagalli. “Pazzi ed esaltati –
scrive - ce ne sono ovunque, persino in Vaticano, pensi un po’, sono
andati fuori di testa, erano addirittura guardie svizzere mica
disperati. Fatti simili poi negli USA sono all’ordine del giorno. Non
se ne sentono però in Russia e in Cina ma lì la stampa non è
libera. Cose che capitano, come gli incidenti stradali, diverso per le
morti sul lavoro, lì a volte qualcuno specula. Mi saluti Tel Aviv,
città stupenda, scorderà presto”. I fatti di Tel Aviv suscitano una riflessione anche da parte di alcuni lettori di moked.it.
Sergio Hadar Tezza ci scrive sottolineando che “il mishchav zachar, la
sodomia, che il movimento degli omosessualisti (sì: esisteva ed esiste
tale cosa non solo in Germania) è riuscito a ribattezzare come
"omosessualità" un centinaio d'anni fa, con un chiaro intento
manipolatorio che oggi ha il suo apice nel "politicamente corretto", è
chiamata tohevà [abominio: come l'incesto, la pedofilia, la zoofilia],
dalla Torah; il che è ben peggio di quanto sostenga il giornale
palestinese in Ebraico Haaretz - letto soprattutto dalla
minoranza estremista di sinistra, pro-araba e anti-religiosa in
Israele - a proposito del 46% degli israeliani ...” (il lettore allude
a un sondaggio, di cui Haaretz dava conto la settimana scorsa, secondo
cui ben il 46 per cento degli israeliani, in prevalenza tra
gli ultraortodossi, i religiosi gli arabi e gli immigrati dall’ex
Unione sovietica, considera l’omosessualità una deviazione). Di parere assai diverso Daniel Haviv, che scrive a moked.it da
Kiriat Haim. “Sono un tuo assiduo lettore/ammiratore – dice - e trovo
sempre molta soddisfazione a leggere gli scritti degli amici David
Bidussa, Sergio della Pergola, Rav Riccardo Di Segni (amico dall'epoca
dei campeggi del Bene Akiva) e altri esperti, ma questa volta veramente
mi hai deluso: ci racconti dettagliatamente delle peripezie del Maccabi
Haifa nell’ultimo preliminare di Champions League e non dici una
parola sul grande raduno di ieri in Piazza Rabin a una settimana dal
massacro del club gay, con la partecipazione niente di meno che del
Presidente Peres. Certi argomenti ti fanno paura o ti mettono in
imbarazzo? Non vedi il parallelo fra questo eccidio (per me è un
eccidio anche se si tratta di "solo" due vittime) e l'assassinio di
Itzhak Rabin, entrambi avvenuti in seguito a una campagna
delegittimatoria di frange fondamentaliste?”. Insomma, ancora una volta
moked.it
si conferma punto d’incontro e confronto appassionato tra le diverse
prospettive e i diversi convincimenti che abitano il mondo ebraico.
Daniela Gross |
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Così Mussolini salvò dal lager il trio Lescano
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è la storia delle Spice Girls degli anni 30, le tre grazie del
microfono fascista che Marinetti chiamava iperbolicamente le sorelle
che realizzarono il mistero della trinità celeste; e del Duce Benito
Mussolini, che le salvò dalle leggi razziali che egli stesso aveva
promulgato. Questa è la vicenda bizzarra del Trio Lescano. Ossia di Alessandra
(Alexandrina Eveline), Giuditta (ludith) Caterinetta (Katharina Malje)
Leschan all'anagrafe e Lescano per il resto del mondo: dive
radiofoniche di livida bellezza avvolte nello swing, ungheresi di
cittadinanza, olandesi di nascita ed ebree per trasmissione
diretta. Le quali evitarono la persecuzione razziale grazie a un regio
decreto di concessione della cittadinanza controfirmato dal Duce.
Documento finora inedito oggi pescato in una misteriosa casa d'aste dal
commediografo e autore tv Giorgio Bozzo. Bozzo è un signore
gentile che sul Trio ha costruito un'ossessione personale, al punto da
prepararne una biografia e di omaggiarlo con un spettacolo fatto da Ire
doni canori in versione drag queen. Le Sorelle Marinetti, che al sound
armonizzato di Ma le gambe, Non ce ne importa niente e ll pinguino
innamorato ti trascinano in pieno delirio futurista. Bene. La storia,
proprio mentre la Rai prepara una fiction sulle ragazze (con Andre
Osvart regia di Maurizio Zaccaro), è la seguente. Nel '38 le
Lescano sono già leggenda e guadagnano mille lire al giorno, al tempo
in cui mille al mese sono una pallida speranza per l'italiano medio.
[…] Ma, con l'entrata in vigore delle leggi razziali, le tre
sorelle ebree si trovano col permesso di soggiorno che era già stato
rinnovato più volte scaduto. […] La Reale Prefettura di Torino, chiede dunque
a Roma quali provvedimenti si debbano adottare nei riguardi delle
cantanti, poiché le tre, di 28,25 e 19 anni, vivevano con la madre Eva
De Leuwe, ebrea praticante. E dal ministero degli Interni ecco
l'escamotage di richiederne la cittadinanza italiana. ll ragionamento è
induttivo. Dato che, secondo le leggi razziali tale cittadinanza non
poteva essere assolutamente concessa ai cittadini stranieri di razza
ebraica, se il Re con il governo italiano l'avessero concessa, i
beneficiari potevano esser tutto tranne che ebrei. La pratica
Lescano, nel 1940 arriva dunque alla Direzione Generale Demografia e
Razza del ministero. Contestualmente viene inoltrata un supplica
(imbarazzante) d'iscrizione al Partito Fascista, chè non fa mai male.
L'iter burocratico ha il suo corso. Finché, approdato il fascicolo in
commissione ministeriale, avviene l'inspiegabile. I commissari,
spinti da mano invisibile, fanno di tutto per agevolare la concessione
di cittadinanza italiana, nonostante nonché la dichiarazione di non
appartenenza alla razza ebraica sia redatta con motivazioni palesemente
farlocche, che superano ogni interpretazione estensiva, della norma.
Nel rapporto della Commissione (‘41) i motivi per cui le ragazze
non sarebbero giudee sono essenzialmente due: a) perché solo un loro
genitore è ebreo (ma, guarda caso, è dal ceppo matrilineare che si
trasmette secondo la Torah, la discendenza); b) perché, in fondo, sono
state battezzate anteriormente al 1° ottobre 1938-XVI. Motivazioni
abbastanza sconcertanti ancorché mai valse né prima né dopo per nessun
altro, Ma per supportarle, sul documento viene postillata l'istanza
dell'ambasciatore ungherese a Roma: in base alle leggi razziali
ungheresi le sorelle Leschan non devono ritenersi ebraiche. Si noti le
leggi ungheresi, erano, di solito, implacabili. Alla fine, la concessione
di cittadinanza (2/5/'42) con decreto di Vittorio Emanuele III alle
sorelle risolve non solo, il problema del rinnovo del passaporto, ma,
soprattutto, quello dell'espulsione dal Paese con ignominia. In
tutto ciò il ruolo del Duce è inequivocabile. Ogni lettera, richiesta,
supplica delle sorelle al governo transita direttamente dalla
segreteria particolare di Mussolini il quale, da fan sfegatato delle
tre icone del Fascio, pare avesse fatto di tutto per conoscerle. […]
"Ma, malgrado l'indubbia volontà di favorire le ragazze, concedendo
loro la cittadinanza la loro esistenza sì imbarazzante" spiega Bozzo
"L'Eiar le ostracizza, dopo il 42 anche la Cetra non fa più incisioni
con loro. Continuano però ad esibirsi nei migliori teatri, sino
all'autunno del 43, quando, durante un concerto al Teatro Grattacielo
di Genova, vengono arrestate in scena dalla Gestapo; e tradotte al
carcere di Marassi”. Dove sono costrette, per la conoscenza del
tedesco, a fare da interpreti negli interrogatori dei detenuti
partigiani. Si vocifera, tra l'altro, che l'arresto fosse avvenuto per
la delazione del trio concorrente, Le Capinere. Per loro l'accusa
ufficiale è di sospetto collaborazionismo. […] Comunque, grazie
all'ennesimo intervento di Umberto llI, il Trio venne sfollato in
segreto in una pensioncina anonima di Saint Vincent, dove visse con la
madre fino al ‘44. Dall'oblio le strappò, cinquant'anni, dopo Paolo
Limiti. Ma questa è un'altra storia .
Francesco Specchia, Libero, 15 agosto 2009 |
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notizieflash |
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Tensione a Tel Aviv per ripetuti episodi di violenza Tel Aviv, 16 ago Atmosfera
di forte tensione a Tel Aviv dove negli ultimi giorni si sono
susseguiti episodi di brutale violenza. L’ultimo in ordine di tempo è
l’aggressione, nella notte di venerdì, a una coppia che passeggiava sul
lungomare con la figlia. Il padre, Arye Karp, 59 anni, è stato
picchiato selvaggiamente e poi gettato in mare dov’è annegato. Il corpo
è stato recuperato solo ieri. Gli aggressori secondo fonti di polizia
sono un gruppo di giovani, probabilmente ubriachi, composto da sette arabi e due ragazze ebree (una delle quali in servizio militare). Martedì
erano stati invece ritrovati in un cassonetto in fiamme a Ramat Gan,
alla periferia di Tel Aviv, i resti del cadavere massacrato di una
donna, ancora non identificata. Due giorni dopo in un torrente 40
chilometri a nord di Tel Aviv sono stati recuperati i resti di un'altra
donna, pure massacrata. La polizia ritiene che questi due delitti siano
stati perpetrati da una sola persona, subito paragonata a "Jack lo
squartatore". A contribuire al clima teso contribuisce anche la
mancanza di sviluppi nell’indagine sul killer che dieci giorni fa ha
fatto irruzione in un circolo di omosessuali a Tel Aviv, uccidendo due
giovani e ferendone una dozzina. L'assassino è infatti ancora
libero. Fatah, un ebreo per la prima volta alla direzione del partito Ramallah, 16 ago Per
la prima volta un esponente ebreo è stato eletto alla direzione di
Fatah, il partito del presidente dell'Autorità nazionale palestinese
Abu Mazen (Mahmud Abbas). Si tratta di Uri Davis, 66 anni,
docente di sociologia all'Università Al Quds di Abu Dis, alla periferia
di Gerusalemme est. "Sono di nazionalità israeliana e britannica, ma mi
considero innanzitutto un palestinese che parla ebraico”, ha dichiarato
Davis prima dell’elezione avvenuta una settimana fa ma resa nota solo in
questi giorni. Iscritto a Fatah dal 1984, Davis è stato uno dei primi
obiettori di coscienza di Israele e ora dichiara di voler rappresentare
in seno al partito "centinaia di militanti non-arabi che hanno
partecipato alla lotta palestinese". |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
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