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L'Unione informa |
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9 settembre 2009 - 20 Elul 5769 |
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alef/tav |
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Adolfo Locci, rabbino capo di Padova |
Ed
Io nasconderò il Mio volto in quel giorno........e ora scrivetevi
questo canto ed insegnatelo ai figli d’Israele (Devarim 31:18-19).
La vicinanza dell’ultima delle 613 mitzwot, quella di scrivere il Sefer
Torà, con l’annuncio di un epoca in cui il Signore si nasconderà a noi,
secondo il “Chafetz Chayym” (Rabbi Israel Meir HaCohen Kagan 1838 -
1933) insegna che proprio nella Torà possiamo trovare le risorse
necessarie per superare i momenti di disgrazia. La Torà illumina il
nostro cammino anche quando il Signore sembra averci lasciato
nell’oscurità......“Poiché la mitzwà è un lume e la Torà è luce”
(Mishlè 6:23). |
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Il
13 settembre 1943 mio padre, mia madre e mio fratello maggiore, allora
di 6 mesi, attraversavano a piedi illegalmente, cioè senza regolare
visto, la frontiera svizzera a Arogno, vicino a Lugano. Dopo un
interrogatorio, vennero avviati a un campo di raccolta e infine fu loro
concesso lo status di rifugiati. Molti ebrei italiani non furono
altrettanto fortunati e vennero respinti, altri vennero traditi e
venduti ai nazifascisti dai contrabbandieri, altri ancora invece, come
la mia famiglia, si salvarono grazie all’accoglienza della
Confederazione. La Svizzera era allora un paese assai meno ricco di
oggi, circondato da ogni lato dal Reich tedesco o dai suoi vassalli e
con un’opinione pubblica in maggioranza ostile a un’invasione di
stranieri fuggiaschi. In tutto durante il corso della guerra la
Svizzera accolse 300 mila rifugiati, ovvero il 7 per cento della sua
popolazione e circa 28 mila ebrei, mentre altrettanti ne rimandò
indietro, quasi sempre a morte certa . Questa è la storia recente di
molti di noi, dei nostri genitori o nonni, sommersi o salvati in una
politica di “respingimenti” dura e dolorosa, ma non indiscriminata e
totale. Si dirà che era una storia diversa da quella di oggi e sarà
anche vero (ma che cosa succede a un eritreo o a un sudanese che viene
ributtato in pasto al suo dittatore?), ma è possibile che oggi come
ebrei italiani e non solo come italiani tout-court, noi e i nostri
rappresentanti ufficiali non abbiamo proprio niente da dire ai nostri
concittadini (secondo un sondaggio del Corriere della Sera favorevoli
ai respingimenti al 70 per cento) e ai nostri governanti? |
Marco Vigevani, agente letterario |
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Negba - Trani, la sfida demografica
Nel suggestivo spazio del Castello Svevo di Trani, il vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Claudia De Benedetti, il rav Scialom Bahbout e lo storico David Bidussa,
hanno approfondito il tema del rapporto tra demografia ed ebraismo,
particolarmente significativo in Puglia, dove stiamo assistendo a un
rinascere dell’ebraismo (nell'immagine da sinistra: Claudia De
Benedetti, David Bidussa e Scialom Bahbout). L’incontro, coordinato da Emanuele Ascarelli,
direttore del dipartimento Informazione e relazioni esterne (Dire)
dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, inizia con alcune domande
del pubblico, particolarmente curioso e partecipativo. Fra queste: che
cosa si intende per demografia? La demografia è quella scienza che
studia come si incrementa un gruppo; ma un gruppo, e di conseguenza la
demografia, non possono ridursi a un fatto puramente numerico, poiché
esse hanno a che fare innanzitutto con un fenomeno storico-sociale. Per
questo, spiega Bidussa, un punto di vista che sia solo quantitativo si
rivela perdente alla sfida demografica; piuttosto, visto che un gruppo
è l'insieme di relazioni del sistema 'mondo' che gli individui
raccolgono nella propria testa, sono proprio queste relazioni a tenere
in vita il gruppo stesso. Bidussa lancia così la sua idea: un gruppo
per esistere non deve solo sopravvivere, ma vivere malgrado la storia;
non deve guardarsi solamente come numero, ma deve saper vivere,
accettando la sfida di inserirsi nei processi storico-sociali e ciò si
concretizza nel saper portare con sé una “valigia”, e saperla anche
aprire nel corso del tempo. Di fatto questo significa che il popolo
ebraico potrà attraversare la storia se saprà porsi come un gruppo che
gode di un sistema comunitario in cui il matrimonio misto non diventa
lesivo, in cui esistono validi sistemi di comunicazione e si parla o si
conosce la lingua ebraica. Proprio
sul tema della lingua interviene il rav Bahbout, che facendo notare la
presenza dell’artista Tobia Ravà fra il pubblico, lo prende ad esempio
per dire che egli costruisce le proprie immagini proprio a partire
dalle lettere ebraiche: un popolo, un gruppo, per vivere non deve solo
resistere, ma deve saper dire qualcosa. Il tema della creatività
diventa allora importante se non centrale, così come il risveglio degli
ebrei pugliesi potrà costituire un fenomeno di grande novità e
creatività per l’ebraismo italiano: non si tratta solamente di riaprire
le sinagoghe dimenticate, ma di costruivi sopra e ogni giorno, una
nuova identità ebraica. Questo presuppone un grosso lavoro, che
coinvolge tutti: ebrei lontani e vicini, ebrei pugliesi e italiani,
rabbini e laici, istituzioni e singoli, ebrei e non ebrei. Claudia
De Benedetti fa così notare quanto sia importante, soprattutto nei
giovani, saper parlare una lingua comune e viva: infatti, le iniziative
che negli ultimi anni hanno riscontrato maggiore successo, sono quelle
che hanno saputo incontrare le persone su un piano apparentemente molto
semplice, ma particolarmente comunicativo e ricco di intrecci
culturali, come canti e balli, teatro o concerti di musica, come è
avvenuto in Puglia in questi giorni grazie all’abile musicista
Francesco Lotoro, nonché uno degli ebrei pugliesi che hanno determinato
questo risveglio culturale e religioso nella regione, a cui Claudia De
Benedetti porge un ringraziamento particolare, o addirittura come i
tornei sportivi. Un ebraismo vivo e intriso di relazioni, piuttosto che
memore di un passato perduto, diventa la vera guida e sfida per il
proprio avvenire: di Shoà, ad esempio, ieri non si è fatto quasi alcun
cenno.
i.b.
Negba - Oria celebra la figura di Shabbetai Donnolo
Nella cornice del chiostro del Parco Montalbano a Oria, in provincia di Brindisi il rav Luciano Caro e Piergabriele Mancuso dell'Università di Venezia coordinati dal professor Giacomo Saban,
si sono confrontati sulla figura del celebre medico, farmacologo,
astronomo e astrologo italiano, eminente rappresentante della cultura
ebraica dell'Alto medioevo Shabbetai ben Abraham Donnolo nato a Oria
nel 913 e morto probabilmente nel 982 (in alto un'immagine della
serata).
Di fronte a un folto pubblico fra i quali il primo cittadino di Oria Cosimo Ferretti, Glauco Caniglia, consigliere comunale delegato alla promozione della cultura ebraica, e il professor Cesare Colafemmina
dell'Università di Bari, il rav Luciano Caro (nell'immagine) ha
ripercorso le tappe fondamentali del celebre medico vissuto intorno
all'anno Mille. "Quella
di Donnolo è una figura molto affascinante - racconta il rav Luciano
Caro - sospesa fra storia e leggenda". Donnolo fu infatti sequestrato
da razziatori saraceni all'età di 12 anni, razzia durante la quale
furono uccisi 10 maestri dell'epoca. Riscattato dai parenti, tornò a
Oria dove studiò medicina, farmacologia, astronomia, astrologia e
l'interpretazione del Talmud; conosceva l'ebraico, l'aramaico, greco,
latino, e l'italiano volgare. Donnolo è il primo che scrive opere di
medicina in ebraico, nella sua opera principale il Sefer Hakhmoni
sostiene l'affascinante e suggestiva tesi che l'uomo è la
rappresentazione in piccolo dell'universo e cioè il microcosmo della
natura. "Donnolo è un neoplatonico che cerca di conciliare il
neoplatonismo con la tradizione rabbinica - ha detto Piergabriele
Mancuso che ha appena pubblicato un'edizione critica con traduzione
italiana commentata del Sefer Hakhmoni edita da Giuntina - la cosa
interessante della figura di Donnolo è che è un medico e astrologo che
subisce gli influssi dell'astrologia greco bizantina, della tradizione
arabo babilonese e cerca di conciliarle con la tradizione cosmologica
del Talmud e fa quindi un lavoro di sintesi culturale". Mancuso,
che ha rivelato di essersi appassionato alla figura di Donnolo perché
ne apprezza le origini meridionali comuni e anche perché ha esercitato
un fortissimo influsso sul mondo ebraico in generale e particolarmente
su quello nord europeo come i gruppi mistici della Renania, sta
preparando l'edizione critica anche delle altre opere astrologiche del
grande medico.
l.e.
Negba - Lecce, rav Roberto Della Rocca "E' il dialogo fra le differenze che genera cultura"
I
concetti di precarietà e prossimità sono stati analizzati profondamente
in rapporto all'esperienza storica degli ebrei di Puglia, ma anche
rispetto alla più generale vicenda storica ebraica dal rav Roberto Della Rocca, direttore del Dipartimento Educazione e Cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dal professor Fabrizio Lelli,
professore associato di lingua e letteratura ebraica all'Università del
Salento ed esperto di letteratura e pensiero degli ebrei in Italia fra
Medioevo ed Età Moderna e dal professor Petar Bojanic,
senior research fellow al Centre for Modern Thought dell'Università di
Aberdeen in Scozia, che sono intervenuti di fronte a un pubblico
interessato e attento nella sala di Palazzo Turrisi a Lecce
(nell'immagine a partire da sinistra Fabrizio Lelli, Roberto Della
Rocca e Petar Bojanic). "E' il dialogo fra le differenze che
genera progresso e cultura", ha affermato il rav Roberto Della Rocca
che è ricorso alla storia biblica della Torre di Babele per spiegare i
due concetti di prossimità verticale e di prossimità orizzontale: "In
quella società tutti parlavano la stessa lingua e non c'erano
differenze fra un individuo e l'altro. Racconta il Talmud - ha spiegato
il rav - che se cadeva una pietra dalla torre tutti si disperavano,
mentre se cadeva un uomo a nessuno importava nulla. E' il concetto di
alterità che mancava. Abramo è il primo uomo che capisce che D-o non si
afferra attraverso la verticalità ma attraverso l'orizzontalità". "Alterità
nella lingua della Bibbia significa anche senso di responsabilità verso
il prossimo, sentire il peso dell'altro. Questo è il significato che
vogliamo trasmettere attraverso il questo Festival , - ha concluso
Della Rocca - che il dialogo che si è interrotto con la cacciata degli
ebrei dalla Puglia cinque secoli fa, deve essere ripreso". Sul
concetto di prossimità verticale e prossimità orizzontale si è
soffermato anche il professor Fabrizio Lelli. Secondo Lelli, che ha
descritto una suggestiva immagine della mistica ebraica, la prossimità
orizzontale è quella che lega, ad esempio, l'ebreo pugliese a Israele,
quando si interrompe la prossimità orizzontale con la terra di Israele,
l'ebreo deve ricorrere alla prossimità verticale. La prossimità
verticale si realizza attraverso la preghiera che sale verso il cielo
per raggiungere D-o, dove gli angeli trasformano la preghiera in
ghirlande che vanno a ornare la testa dell'Eterno. Il professor
Petar Bojanic interrogandosi sul motivo per cui si è deciso di
organizzare un dibattito sui due concetti di precarietà e prossimità ha
rilevato quanto sia urgente e attuale il termine di precarietà.
"La precarietà presuppone un pericolo - ha detto Bojanic - ma queste
due figure sono invertibili. La prossimità non è a priori qualcosa di
qualcosa di positivo e sicuro e la precarietà non è a priori qualcosa
di negativo e pericoloso". Secondo Bojanic infatti, la prossimità
e l'avvicinamento verso l'altro sono sicuramente valori utili, la
prossimità è il nostro obbiettivo, ma ci sono anche dei limiti alla
prossimità perché se diventa uniformità, assimilazione totale, si corre
il rischio di perdere la propria identità. Lucilla Efrati
Qui Trieste – Una Giornata ricca di eventi per rilanciare un messaggio d'accoglienza
E'
la tenda di Abramo uno dei simboli della Giornata della Cultura Ebraica
che rimarrà nei cuori. Qui, in questa grande tenda beduina giunta per
l'occasione da Israele e montata in una delle piazze più belle di
Trieste, in faccia alla maestosa Chiesa di Sant'Antonio e a soli pochi
passi dalle cupole lucenti della Chiesa serbo ortodossa, domenica si è
celebrato il rito prezioso dell'accoglienza e della conoscenza
dell'altro. Per alcune ore, tra cuscini colorati e lampioni orientali,
è stato un via vai di gente, abbracci e dialogo al di là d'ogni
barriera di lingua, nazionalità, religione. Sui tavoli, subito dopo il
rito ecumenico cristiano guidato dalla Chiesa ortodossa, humus, burekas
greche e insalate israeliane a raccontare il meltin pot ebraico in
cucina. E a rammentare le ragioni dell'ospitalità e dello stare insieme
ecco la frutta e le bevande offerte dalle altre comunità religiose. In
una città come Trieste, che dell'armonia e della convivenza tra le
genti ha fatto la pietra angolare del suo sviluppo e che dallo scontro
tra i popoli è rimasta ferita fin nel profondo, far risuonare il tema
dell'accoglienza ha un significato del tutto particolare. Ed è stato
proprio questo il messaggio rilanciato dalla Comunità ebraica triestina
attraverso una serie d'appuntamenti che in occasione della Giornata
della cultura ebraica con l'associazione WeDoCare e il sostegno di
Comune, Provincia e Regione, hanno ottenuto un riscontro straordinario
da parte della città.
La
celebrazione dell'Havdalah di fronte alla Sinagoga; le mostre;
l'importante dialogo a più voci con personalità internazionali al
teatro Verdi, tempio della lirica (nell'immagine a fianco). E poi le
visite guidate, la meravigliosa accoglienza dei volontari al museo
ebraico Carlo e Vera Wagner. E a conclusione il grande concerto
(nell'immagine in alto) con David D'or, Bilja Krstic, il Dragan
Dautovski quartet e Miriam Tukan che ha riempito la piazza sino
all'inverosimile e ha fatto cantare e ballare anche i più compassati
intrecciando melodie e sonorità da tutto il mondo a raccontare le
infinite e preziose possibilità dell'incontro tra le culture. Insomma,
una proposta articolata e di grande impegno capace di coinvolgere nel
profondo la città: una Giornata della Cultura Ebraica diversa e
travolgente sia per l'elevato livello dell'evento sia per la
complessità dei contenuti. “Trieste – spiega il presidente della
Comunità ebraica Andrea Mariani - ha voluto così proporsi all’insegna
della sua tradizione migliore, ripartendo dai propri punti di forza che
nel passato hanno creato le condizioni necessarie alla prosperità e
alla civiltà, fattori che sono imprescindibilmente legati alla libertà
di ogni uomo”. “La volontà comune – conclude - è stata di segnare una
fondamentale tappa, nella prospettiva di una visione futura aperta; un
impegno collettivo all’ottimismo, soprattutto per quanto riguarda il
senso sociale di giustizia, progresso, tolleranza e dignità per tutti
gli esseri umani. La Giornata della Cultura Ebraica dunque come punto
di partenza sostanziale, capace di esprimere la devozione necessaria ai
principi etici e morali radicati nella cultura del dialogo e nella
cultura del rispetto dell’altro”. A giudicare dalla risposta della
città la scommessa è riuscita nel migliore dei modi. Per la Comunità
ebraica si tratta ora di raccogliere questa sfida e di rilanciare verso
nuove prospettive.
Daniela Gross
Una Giornata travolgente
Ancora
articoli, notizie e cronache degli eventi della decima edizione della
Giornata della Cultura Ebraica sul Portale dell'ebraismo italiano -
www.moked.it Fra le decine di articoli segnaliamo:
 Giornata della Cultura Ebraica - Qui Milano Il bilancio conclusivo di Sara Modena
 Giornata della Cultura Ebraica – Rav Alfonso Arbib “Le feste ebraiche: un viaggio nel tempo”
 Giornata della Cultura Ebraica – Qui Asti Un successo inaspettato
 L’Associazione Gruppo Samuel e il dialogo ebraico-cristiano Tre eventi per diffondere la conoscenza della cultura ebraica
Fassino: "L'ebraismo una presenza forte nelle esperienze della mia vita
Ha
visitato la Sinagoga Centrale di via Guastalla a Milano, l’onorevole
Piero Fassino. Ha ascoltato attentamente la storia della Comunità
ebraica milanese e le spiegazioni sul significato del mese di Elul,
l’ultimo del calendario ebraico. Ha incontrato i ragazzi
dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia e il loro presidente, Daniele
Nahum. Si è discusso di Israele e politica estera, ma anche
dell’integrazione delle minoranze in Italia, e del contributo che
gli ebrei italiani possono offrire. A conclusione di questo momento,
l’onorevole Fassino, esponente di spicco del Partito Democratico,
nonché uno dei promotori del movimento di Sinistra per Israele,
accetta volentieri di raccontare qualcosa di più del suo fortissimo
rapporto con l’ebraismo, e con lo Stato ebraico, che è anche parte
della sua storia personale e familiare. Onorevole
Fassino, come nasce il suo legame con l’ebraismo? L’ebraismo
è sempre stato presente in modo forte nella mia vita. Io sono
cresciuto in una famiglia torinese di tradizione antifascista. Nella
mia città, storicamente, la Comunità ebraica è sempre stata molto
legata ai movimenti di sinistra. Quando ero bambino, ricordo gli
amici ebrei di mio padre che riempivano la casa. Anche nel mio
percorso politico ho mantenuto legami di amicizia molto forti con le
comunità ebraiche italiane e con Israele. C’è
qualcosa di particolare, come una persona, un episodio, un libro, che
può simboleggiare questo rapporto? È
difficile dirlo, ma dovendo scegliere, c’è un ricordo che mantengo
particolarmente vivo. Si era nel 1967, all’indomani dello scoppio
della Guerra dei Sei Giorni, momento in cui si produsse una frattura
terribile tra Israele, che era appoggiato dagli Americani e la
sinistra, che prese le parti degli Stati arabi supportati dall’Unione
Sovietica. Ricordo che una sera si radunarono a casa nostra molti
amici di religione ebraica di mio padre, pieni di apprensione e
commozione per quanto stava accadendo, ma anche per il conflitto tra
la loro identità ebraica e quella di uomini di sinistra. Insieme
scendemmo per le vie di Torino, in una fiaccolata di solidarietà a
Israele organizzata dalla Comunità ebraica. Non dimenticherò mai
l’emozione dei loro volti, e nemmeno la tensione ideale che vi
albergava. Da un punto di vista di vista culturale, non posso non
citare, tra i miei autori preferiti, Amos Oz, Isaac Bashevis Singer,
e molti altri, che mi hanno consentito di capire meglio il vissuto e
i sentimenti ebraici, e come Israele rappresenti il simbolo di questa
identità. A
proposito di Israele, lei c’è stato numerose volte. Cosa vede di
diverso in questo paese rispetto a quello che mostrano i media? La
prima cosa che mi colpisce di Israele è il suo cosmopolitismo. È
incredibile come gente proveniente da ogni angolo del mondo riesca
non solo a convivere in uno stesso Stato, ma a condividerlo
pienamente, nonostante le differenze di origine e di cultura. Ammiro
il fatto che l’ebraismo sia riuscito a dare loro una base comune
così forte da essere capace di costruire un’identità profonda, ma
allo stesso tempo piena di dinamismo. E ammiro Israele perché, pur
avendo costruito l’identità della propria popolazione su un
fattore religioso, offre un grande esempio di laicità e
democrazia. Penso che l’Italia potrebbe imparare molto da
Israele, soprattutto in questo momento in cui, nel nostro paese, la
questione del rapporto con lo straniero e con le minoranze è
diventata centrale. Parlando
del nostro paese, oggi (ieri ndr) si celebra la Giornata Europea
della Cultura Ebraica, che qui riscuote un successo incredibile. Lo
scorso anno delle 200 mila presenze in tutta Europa, 50 mila sono
state registrate in Italia. Come commenta questo dato? Un
dato senz’altro confortante. Confortante perché significa che la
minoranza ebraica in Italia è viva e la sua attività è capace di
stimolare interesse e vicinanza nella società italiana. E
confortante anche perché dimostra come la società italiana sia
lieta di accogliere gli strumenti di conoscenza e di accettazione
dell’altro che la comunità ebraica le offre, e che rappresentano
un contributo inestimabile nella lotta contro ogni forma di razzismo
e xenofobia.
Rossella
Tercatin
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Rotschild Boulevard - Google Insight è made in Israel... ma non c'è in ebraico
Speriamo
che i ragazzi del team di Google in Israele abbiano un bel senso
dell'umorismo. Già, perché con il duro sudore della loro fronte i
programmatori israeliani hanno contribuito a creare l'ultimo prodotto
del leader mondiale della ricerca su internet: Google Insight, ovvero
lo strumento per “le ricerche all’interno delle ricerche”, che permette
di scoprire i trend delle ricerche stesse. Di Google Insight si era già
parlato qualche settimana fa in Italia, quando era stato reso
disponibile in italiano. Già, perché sono almeno 38 le lingue in
cui è possibile utilizzare il nuovo strumento... peccato però che tra
queste non figuri l'ebraico. E pensare che recentemente i media
israeliani hanno rivelato che una buona parte dello sviluppo software
di Google Insight era avvenuta in un centro di ricerca e sviluppo
israeliani. Anche tra gli algoritmi, a volte si trova un po' d'ironia.
Anna Momigliano |
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Ecco
perché Israele dice sì a un antisemita all'Unesco
L'Onu
non ha mai garantito la pace e il bene del genere umano.[...] […]
Il candidato favorito a occupare il prestigioso seggio di
«presidente» della cultura mondiale, appoggiato dal blocco arabo
islamico, africano e da alcuni Paesi occidentali (fra cui la Francia
che in fatto di cultura si considera sempre maestra altrui) è Farouk
Hosni: come pittore e poeta, per lunghi anni ministro della Cultura
in Egitto, avrebbe credenziali personali non peggiori di altri. E
anche l'Italia ha da tempo accordato il suo via libera al politico
egiziano. Ma trasportato - come da lui stesso ammesso - dalla
«profonda emozione» creata dalla questione palestinese, Hosni si è
lasciato andare ben prima della sua candidatura, a dichiarazioni che
sollevano dubbi sulla sua equanimità nei confronti della cultura
mondiale. [...] [...] Contro le sue affermazioni si sono levati
giustamente esponenti ebrei e non ebrei della cultura, come il premio
Nobel per la pace Elie Wiesel, Bernard-Henry Lévi e molti scrittori
che in Italia e all'estero hanno firmato l'appello contro l'elezione
di Hosni. In sede parlamentare Fiamma Nirenstein e altri deputati di
destra e sinistra hanno lanciato un appello al boicottaggio. Era loro
dovere sacro santo farlo. L'Unesco non è però una accademia
platonica del pensiero. È una delle tante arene di scontro di
interessi particolari, di compromessi politici, spesso in
contraddizione con elevati principi morali e oggetto di basse
contrattazioni di mercato. Per cui non c'è da stupirsi se persino
Israele, sulla base di un accordo raggiunto al Cairo fra Bibi
Netanyahu e il presidente egiziano Hosni Mubarak, Gerusalemme ha
mutato la sua posizione “da contro” a “non opposto”. I perché
sono non proprio eleganti ma comprensibili, quando si tiene conto
della sensibilità egiziana, degli interessi fra Egitto e Israele e
non ultimo dell'opposizione di Hosni al radicalismo islamico in
Egitto. [...]
R.A.
Segre, il Giornale, 9 settembre 2009
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notizieflash |
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Dov'era
veramente Netanyahu?
Tel
Aviv, 9 sett - Lunedì
scorso il premier Netanyahu è sparito dalla circolazione per circa
14 ore. "Era in visita segreta in un paese arabo", si è
affrettato ad affermare il quotidiano palestinese Al-Manar. Oggi il
quotidiano israeliano Yedioth Aharonot propone una seconda ipotesi:
“Era in Russia”. Il quotidiano israeliano infatti collega la
visita del primo ministro in Russia con quella compiuta alcune
settimane fa dal capo dello stato Shimon Peres, che ha incontrato a
Soci il presidente russo Dimitri Medvedev. Le relazioni fra
Gerusalemme e Mosca si stanno molto avvicinando, nota Yediot Ahronot.
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei
l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere
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