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L'Unione informa
 
    9  settembre 2009 - 20 Elul 5769  
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Moked - il portale dell´ebraismo italiano
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  Adolfo Locci, rabbino Adolfo
Locci,

rabbino capo
di Padova
Ed Io nasconderò il Mio volto in quel giorno........e ora scrivetevi questo canto ed insegnatelo ai figli d’Israele (Devarim 31:18-19). La vicinanza dell’ultima delle 613 mitzwot, quella di scrivere il Sefer Torà, con l’annuncio di un epoca in cui il Signore si nasconderà a noi, secondo il “Chafetz Chayym” (Rabbi Israel Meir HaCohen Kagan 1838 - 1933) insegna che proprio nella Torà possiamo trovare le risorse necessarie per superare i momenti di disgrazia. La Torà illumina il nostro cammino anche quando il Signore sembra averci lasciato nell’oscurità......“Poiché la mitzwà è un lume e la Torà è luce” (Mishlè 6:23).
Il 13 settembre 1943 mio padre, mia madre e mio fratello maggiore, allora di 6 mesi, attraversavano a piedi illegalmente, cioè senza regolare visto, la frontiera svizzera a Arogno, vicino a Lugano. Dopo un interrogatorio, vennero avviati a un campo di raccolta e infine fu loro concesso lo status di rifugiati. Molti ebrei italiani non furono altrettanto fortunati e vennero respinti, altri vennero traditi e venduti ai nazifascisti dai contrabbandieri, altri ancora invece, come la mia famiglia, si salvarono grazie all’accoglienza della Confederazione. La Svizzera era allora un paese assai meno ricco di oggi, circondato da ogni lato dal Reich tedesco o dai suoi vassalli e con un’opinione pubblica in maggioranza ostile a un’invasione di stranieri fuggiaschi. In tutto durante il corso della guerra la Svizzera accolse 300 mila rifugiati, ovvero il 7 per cento della sua popolazione e circa 28 mila ebrei, mentre altrettanti ne rimandò indietro, quasi sempre a morte certa . Questa è la storia recente di molti di noi, dei nostri genitori o nonni, sommersi o salvati in una politica di “respingimenti” dura e dolorosa, ma non indiscriminata e totale. Si dirà che era una storia diversa da quella di oggi e sarà anche vero (ma che cosa succede a un eritreo o a un sudanese che viene ributtato in pasto al suo dittatore?), ma è possibile che oggi come ebrei italiani e non solo come italiani tout-court, noi e i nostri rappresentanti ufficiali non abbiamo proprio niente da dire ai nostri concittadini (secondo un sondaggio del Corriere della Sera favorevoli ai respingimenti al 70 per cento) e ai nostri governanti?  Marco
Vigevani,
agente letterario
Vigevani  
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  Negba - Trani, la sfida demografica

Castello SvevoNel suggestivo spazio del Castello Svevo di Trani, il vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Claudia De Benedetti, il rav Scialom Bahbout e lo storico David Bidussa, hanno approfondito il tema del rapporto tra demografia ed ebraismo, particolarmente significativo in Puglia, dove stiamo assistendo a un rinascere dell’ebraismo (nell'immagine da sinistra: Claudia De Benedetti, David Bidussa e Scialom Bahbout).
L’incontro, coordinato da Emanuele Ascarelli, direttore del dipartimento Informazione e relazioni esterne (Dire) dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, inizia con alcune domande del pubblico, particolarmente curioso e partecipativo. Fra queste: che cosa si intende per demografia? La demografia è quella scienza che studia come si incrementa un gruppo; ma un gruppo, e di conseguenza la demografia, non possono ridursi a un fatto puramente numerico, poiché esse hanno a che fare innanzitutto con un fenomeno storico-sociale.
Per questo, spiega Bidussa, un punto di vista che sia solo quantitativo si rivela perdente alla sfida demografica; piuttosto, visto che un gruppo è l'insieme di relazioni del sistema 'mondo' che gli individui raccolgono nella propria testa, sono proprio queste relazioni a tenere in vita il gruppo stesso. Bidussa lancia così la sua idea: un gruppo per esistere non deve solo sopravvivere, ma vivere malgrado la storia; non deve guardarsi solamente come numero, ma deve saper vivere, accettando la sfida di inserirsi nei processi storico-sociali e ciò si concretizza nel saper portare con sé una “valigia”, e saperla anche aprire nel corso del tempo. Di fatto questo significa che il popolo ebraico potrà attraversare la storia se saprà porsi come un gruppo che gode di un sistema comunitario in cui il matrimonio misto non diventa lesivo, in cui esistono validi sistemi di comunicazione e si parla o si conosce la lingua ebraica.
Proprio sul tema della lingua interviene il rav Bahbout, che facendo notare la presenza dell’artista Tobia Ravà fra il pubblico, lo prende ad esempio per dire che egli costruisce le proprie immagini proprio a partire dalle lettere ebraiche: un popolo, un gruppo, per vivere non deve solo resistere, ma deve saper dire qualcosa. Il tema della creatività diventa allora importante se non centrale, così come il risveglio degli ebrei pugliesi potrà costituire un fenomeno di grande novità e creatività per l’ebraismo italiano: non si tratta solamente di riaprire le sinagoghe dimenticate, ma di costruivi sopra e ogni giorno, una nuova identità ebraica. Questo presuppone un grosso lavoro, che coinvolge tutti: ebrei lontani e vicini, ebrei pugliesi e italiani, rabbini e laici, istituzioni e singoli, ebrei e non ebrei.
Claudia De Benedetti fa così notare quanto sia importante, soprattutto nei giovani, saper parlare una lingua comune e viva: infatti, le iniziative che negli ultimi anni hanno riscontrato maggiore successo, sono quelle che hanno saputo incontrare le persone su un piano apparentemente molto semplice, ma particolarmente comunicativo e ricco di intrecci culturali, come canti e balli, teatro o concerti di musica, come è avvenuto in Puglia in questi giorni grazie all’abile musicista Francesco Lotoro, nonché uno degli ebrei pugliesi che hanno determinato questo risveglio culturale e religioso nella regione, a cui Claudia De Benedetti porge un ringraziamento particolare, o addirittura come i tornei sportivi. Un ebraismo vivo e intriso di relazioni, piuttosto che memore di un passato perduto, diventa la vera guida e sfida per il proprio avvenire: di Shoà, ad esempio, ieri non si è fatto quasi alcun cenno.

i.b.



Negba - Oria celebra la figura di Shabbetai Donnolo

Oria, Parco MontalbanoNella cornice del chiostro del Parco Montalbano a Oria, in provincia di Brindisi il rav Luciano Caro e Piergabriele Mancuso dell'Università di Venezia coordinati dal professor Giacomo Saban, si sono confrontati sulla figura  del celebre medico, farmacologo, astronomo e astrologo italiano, eminente rappresentante della cultura ebraica dell'Alto medioevo Shabbetai ben Abraham Donnolo nato a Oria nel 913 e morto probabilmente nel 982 (in alto un'immagine della serata).
Luciano CaroDi fronte a un folto pubblico fra i quali il primo cittadino di Oria Cosimo Ferretti, Glauco Caniglia, consigliere comunale delegato alla promozione della cultura ebraica, e il professor Cesare Colafemmina dell'Università di Bari, il rav Luciano Caro (nell'immagine) ha ripercorso le tappe fondamentali del celebre medico vissuto intorno all'anno Mille.
"Quella di Donnolo è una figura molto affascinante - racconta il rav Luciano Caro - sospesa fra storia e leggenda". Donnolo fu infatti sequestrato da razziatori saraceni all'età di 12 anni, razzia durante la quale furono uccisi 10 maestri dell'epoca. Riscattato dai parenti, tornò a Oria dove studiò medicina, farmacologia, astronomia, astrologia e l'interpretazione del Talmud; conosceva l'ebraico, l'aramaico, greco, latino, e l'italiano volgare. Donnolo è il primo che scrive opere di medicina in ebraico, nella sua opera principale il Sefer Hakhmoni sostiene l'affascinante e suggestiva tesi che l'uomo è la rappresentazione in piccolo dell'universo e cioè il microcosmo della natura.
"Donnolo è un neoplatonico che cerca di conciliare il neoplatonismo con la tradizione rabbinica - ha detto Piergabriele Mancuso che ha appena pubblicato un'edizione critica con traduzione italiana commentata del Sefer Hakhmoni edita da Giuntina - la cosa interessante della figura di Donnolo è che è un medico e astrologo che subisce gli influssi dell'astrologia greco bizantina, della tradizione arabo babilonese e cerca di conciliarle con la tradizione cosmologica del Talmud e fa quindi un lavoro di sintesi culturale".
Mancuso, che ha rivelato di essersi appassionato alla figura di Donnolo perché ne apprezza le origini meridionali comuni e anche perché ha esercitato un fortissimo influsso sul mondo ebraico  in generale e particolarmente su quello nord europeo come i gruppi mistici della Renania, sta preparando l'edizione critica anche delle altre opere astrologiche del grande medico.

l.e.



Negba - Lecce, rav Roberto Della Rocca
"E' il dialogo fra le differenze che genera cultura"

 
Relatori convegnoI concetti di precarietà e prossimità sono stati analizzati profondamente in rapporto all'esperienza storica degli ebrei di Puglia, ma anche rispetto alla più generale vicenda storica ebraica dal rav Roberto Della Rocca, direttore del Dipartimento Educazione e Cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dal professor Fabrizio Lelli, professore associato di lingua e letteratura ebraica all'Università del Salento ed esperto di letteratura e pensiero degli ebrei in Italia fra Medioevo ed Età Moderna e dal professor Petar Bojanic, senior research fellow al Centre for Modern Thought dell'Università di Aberdeen in Scozia, che sono intervenuti di fronte a un pubblico interessato e attento nella sala di Palazzo Turrisi a Lecce (nell'immagine a partire da sinistra Fabrizio Lelli, Roberto Della Rocca e Petar Bojanic).
"E' il dialogo fra le differenze che genera progresso e cultura", ha affermato il rav Roberto Della Rocca che è ricorso alla storia biblica della Torre di Babele per spiegare i due concetti di prossimità verticale e di prossimità orizzontale: "In quella società tutti parlavano la stessa lingua e non c'erano differenze fra un individuo e l'altro. Racconta il Talmud - ha spiegato il rav - che se cadeva una pietra dalla torre tutti si disperavano, mentre se cadeva un uomo a nessuno importava nulla. E' il concetto di alterità che mancava. Abramo è il primo uomo che capisce che D-o non si afferra attraverso la verticalità ma attraverso l'orizzontalità".
"Alterità nella lingua della Bibbia significa anche senso di responsabilità verso il prossimo, sentire il peso dell'altro. Questo è il significato che vogliamo trasmettere attraverso il questo Festival , - ha concluso Della Rocca - che il dialogo che si è interrotto con la cacciata degli ebrei dalla Puglia cinque secoli fa, deve essere ripreso".
Sul concetto di prossimità verticale e prossimità orizzontale si è soffermato anche il professor Fabrizio Lelli. Secondo Lelli, che ha descritto una suggestiva immagine della mistica ebraica, la prossimità orizzontale è quella che lega, ad esempio, l'ebreo pugliese a Israele, quando si interrompe la prossimità orizzontale con la terra di Israele, l'ebreo deve ricorrere alla prossimità verticale. La prossimità verticale si realizza attraverso la preghiera che sale verso il cielo per raggiungere D-o, dove gli angeli trasformano la preghiera in ghirlande che vanno a ornare la testa dell'Eterno.
Il professor Petar Bojanic interrogandosi sul motivo per cui si è deciso di organizzare un dibattito sui due concetti di precarietà e prossimità ha rilevato  quanto sia urgente e attuale il termine di precarietà. "La precarietà presuppone un pericolo - ha detto Bojanic - ma queste due figure sono invertibili. La prossimità non è a priori qualcosa di qualcosa di positivo e sicuro e la precarietà non è a priori qualcosa di negativo e pericoloso".
Secondo Bojanic infatti, la prossimità e l'avvicinamento verso l'altro sono sicuramente valori utili, la prossimità è il nostro obbiettivo, ma ci sono anche dei limiti alla prossimità perché se diventa uniformità, assimilazione totale, si corre il rischio di perdere la propria identità.
 
Lucilla Efrati



Qui Trieste – Una Giornata ricca di eventi
per rilanciare un messaggio d'accoglienza


triesteE' la tenda di Abramo uno dei simboli della Giornata della Cultura Ebraica che rimarrà nei cuori. Qui, in questa grande tenda beduina giunta per l'occasione da Israele e montata in una delle piazze più belle di Trieste, in faccia alla maestosa Chiesa di Sant'Antonio e a soli pochi passi dalle cupole lucenti della Chiesa serbo ortodossa, domenica si è celebrato il rito prezioso dell'accoglienza e della conoscenza dell'altro. Per alcune ore, tra cuscini colorati e lampioni orientali, è stato un via vai di gente, abbracci e dialogo al di là d'ogni barriera di lingua, nazionalità, religione. Sui tavoli, subito dopo il rito ecumenico cristiano guidato dalla Chiesa ortodossa, humus, burekas greche e insalate israeliane a raccontare il meltin pot ebraico in cucina. E a rammentare le ragioni dell'ospitalità e dello stare insieme ecco la frutta e le bevande offerte dalle altre comunità religiose.
In una città come Trieste, che dell'armonia e della convivenza tra le genti ha fatto la pietra angolare del suo sviluppo e che dallo scontro tra i popoli è rimasta ferita fin nel profondo, far risuonare il tema dell'accoglienza ha un significato del tutto particolare. Ed è stato proprio questo il messaggio rilanciato dalla Comunità ebraica triestina attraverso una serie d'appuntamenti che in occasione della Giornata della cultura ebraica con l'associazione WeDoCare e il sostegno di Comune, Provincia e Regione, hanno ottenuto un riscontro straordinario da parte della città.
TriesteLa celebrazione dell'Havdalah di fronte alla Sinagoga; le mostre; l'importante dialogo a più voci con personalità internazionali al teatro Verdi, tempio della lirica (nell'immagine a fianco). E poi le visite guidate, la meravigliosa accoglienza dei volontari al museo ebraico Carlo e Vera Wagner. E a conclusione il grande concerto (nell'immagine in alto) con David D'or, Bilja Krstic, il Dragan Dautovski quartet e Miriam Tukan che ha riempito la piazza sino all'inverosimile e ha fatto cantare e ballare anche i più compassati intrecciando melodie e sonorità da tutto il mondo a raccontare le infinite e preziose possibilità dell'incontro tra le culture. Insomma, una proposta articolata e di grande impegno capace di coinvolgere nel profondo la città: una Giornata della Cultura Ebraica diversa e travolgente sia per l'elevato livello dell'evento sia per la complessità dei contenuti.
“Trieste – spiega il presidente della Comunità ebraica Andrea Mariani - ha voluto così proporsi all’insegna della sua tradizione migliore, ripartendo dai propri punti di forza che nel passato hanno creato le condizioni necessarie alla prosperità e alla civiltà, fattori che sono imprescindibilmente legati alla libertà di ogni uomo”. “La volontà comune – conclude - è stata di segnare una fondamentale tappa, nella prospettiva di una visione futura aperta; un impegno collettivo all’ottimismo, soprattutto per quanto riguarda il senso sociale di giustizia, progresso, tolleranza e dignità per tutti gli esseri umani. La Giornata della Cultura Ebraica dunque come punto di partenza sostanziale, capace di esprimere la devozione necessaria ai principi etici e morali radicati nella cultura del dialogo e nella cultura del rispetto dell’altro”. A giudicare dalla risposta della città la scommessa è riuscita nel migliore dei modi. Per la Comunità ebraica si tratta ora di raccogliere questa sfida e di rilanciare verso nuove prospettive.

Daniela Gross


Una Giornata travolgente

Ancora articoli, notizie e cronache degli eventi della decima edizione della Giornata della Cultura Ebraica sul Portale dell'ebraismo italiano - www.moked.it

Fra le decine di articoli segnaliamo:


Sara Modena
Giornata della Cultura Ebraica - Qui Milano
Il bilancio conclusivo di Sara Modena




Arbib
Giornata della Cultura Ebraica – Rav Alfonso Arbib
“Le feste ebraiche: un viaggio nel tempo”




Asti
Giornata della Cultura Ebraica – Qui Asti
Un successo inaspettato 



Associazione Samuel
L’Associazione Gruppo Samuel e il dialogo ebraico-cristiano
Tre eventi per diffondere la conoscenza della cultura ebraica






FassinoFassino: "L'ebraismo una presenza forte
nelle esperienze della mia vita

Ha visitato la Sinagoga Centrale di via Guastalla a Milano, l’onorevole Piero Fassino. Ha ascoltato attentamente la storia della Comunità ebraica milanese e le spiegazioni sul significato del mese di Elul, l’ultimo del calendario ebraico. Ha incontrato i ragazzi dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia e il loro presidente, Daniele Nahum. Si è discusso di Israele e politica estera, ma anche dell’integrazione delle minoranze in Italia, e del contributo che gli ebrei italiani possono offrire. A conclusione di questo momento, l’onorevole Fassino, esponente di spicco del Partito Democratico, nonché uno dei promotori del movimento di Sinistra per Israele, accetta volentieri di raccontare qualcosa di più del suo fortissimo rapporto con l’ebraismo, e con lo Stato ebraico, che è anche parte della sua storia personale e familiare.
Onorevole Fassino, come nasce il suo legame con l’ebraismo?
L’ebraismo è sempre stato presente in modo forte nella mia vita. Io sono cresciuto in una famiglia torinese di tradizione antifascista. Nella mia città, storicamente, la Comunità ebraica è sempre stata molto legata ai movimenti di sinistra. Quando ero bambino, ricordo gli amici ebrei di mio padre che riempivano la casa. Anche nel mio percorso politico ho mantenuto legami di amicizia molto forti con le comunità ebraiche italiane e con Israele.
C’è qualcosa di particolare, come una persona, un episodio, un libro, che può simboleggiare questo rapporto?
È difficile dirlo, ma dovendo scegliere, c’è un ricordo che mantengo particolarmente vivo. Si era nel 1967, all’indomani dello scoppio della Guerra dei Sei Giorni, momento in cui si produsse una frattura terribile tra Israele, che era appoggiato dagli Americani e la sinistra, che prese le parti degli Stati arabi supportati dall’Unione Sovietica. Ricordo che una sera si radunarono a casa nostra molti amici di religione ebraica di mio padre, pieni di apprensione e commozione per quanto stava accadendo, ma anche per il conflitto tra la loro identità ebraica e quella di uomini di sinistra. Insieme scendemmo per le vie di Torino, in una fiaccolata di solidarietà a Israele organizzata dalla Comunità ebraica. Non dimenticherò mai l’emozione dei loro volti, e nemmeno la tensione ideale che vi albergava.
Da un punto di vista di vista culturale, non posso non citare, tra i miei autori preferiti, Amos Oz, Isaac Bashevis Singer, e molti altri, che mi hanno consentito di capire meglio il vissuto e i sentimenti ebraici, e come Israele rappresenti il simbolo di questa identità.
A proposito di Israele, lei c’è stato numerose volte. Cosa vede di diverso in questo paese rispetto a quello che mostrano i media?
La prima cosa che mi colpisce di Israele è il suo cosmopolitismo.
È incredibile come gente proveniente da ogni angolo del mondo riesca non solo a convivere in uno stesso Stato, ma a condividerlo pienamente, nonostante le differenze di origine e di cultura. Ammiro il fatto che l’ebraismo sia riuscito a dare loro una base comune così forte da essere capace di costruire un’identità profonda, ma allo stesso tempo piena di dinamismo. E ammiro Israele perché, pur avendo costruito l’identità della propria popolazione su un fattore religioso, offre un grande esempio di laicità e democrazia.
Penso che l’Italia potrebbe imparare molto da Israele, soprattutto in questo momento in cui, nel nostro paese, la questione del rapporto con lo straniero e con le minoranze è diventata centrale.
Parlando del nostro paese, oggi (ieri ndr) si celebra la Giornata Europea della Cultura Ebraica, che qui riscuote un successo incredibile. Lo scorso anno delle 200 mila presenze in tutta Europa, 50 mila sono state registrate in Italia. Come commenta questo dato?
Un dato senz’altro confortante. Confortante perché significa che la minoranza ebraica in Italia è viva e la sua attività è capace di stimolare interesse e vicinanza nella società italiana. E confortante anche perché dimostra come la società italiana sia lieta di accogliere gli strumenti di conoscenza e di accettazione dell’altro che la comunità ebraica le offre, e che rappresentano un contributo inestimabile nella lotta contro ogni forma di razzismo e xenofobia.

Rossella Tercatin

 
 
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  Anna MomiglianoRotschild Boulevard - Google Insight
è made in Israel...
ma non c'è in ebraico


Speriamo che i ragazzi del team di Google in Israele abbiano un bel senso dell'umorismo. Già, perché con il duro sudore della loro fronte i programmatori israeliani hanno contribuito a creare l'ultimo prodotto del leader mondiale della ricerca su internet: Google Insight, ovvero lo strumento per “le ricerche all’interno delle ricerche”, che permette di scoprire i trend delle ricerche stesse. Di Google Insight si era già parlato qualche settimana fa in Italia, quando era stato reso disponibile in italiano.
Già, perché sono almeno 38 le lingue in cui è possibile utilizzare il nuovo strumento... peccato però che tra queste non figuri l'ebraico. E pensare che recentemente i media israeliani hanno rivelato che una buona parte dello sviluppo software di Google Insight era avvenuta in un centro di ricerca e sviluppo israeliani. Anche tra gli algoritmi, a volte si trova un po' d'ironia.

Anna Momigliano
 
 
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Ecco perché Israele dice sì a un antisemita all'Unesco

L'Onu non ha mai garantito la pace e il bene del genere umano.[...]
[…] Il candidato favorito a occupare il prestigioso seggio di «presidente» della cultura mondiale, appoggiato dal blocco arabo islamico, africano e da alcuni Paesi occidentali (fra cui la Francia che in fatto di cultura si considera sempre maestra altrui) è Farouk Hosni: come pittore e poeta, per lunghi anni ministro della Cultura in Egitto, avrebbe credenziali personali non peggiori di altri. E anche l'Italia ha da tempo accordato il suo via libera al politico egiziano. Ma trasportato - come da lui stesso ammesso - dalla «profonda emozione» creata dalla questione palestinese, Hosni si è lasciato andare ben prima della sua candidatura, a dichiarazioni che sollevano dubbi sulla sua equanimità nei confronti della cultura mondiale. [...] 
[...] Contro le sue affermazioni si sono levati giustamente esponenti ebrei e non ebrei della cultura, come il premio Nobel per la pace Elie Wiesel, Bernard-Henry Lévi e molti scrittori che in Italia e all'estero hanno firmato l'appello contro l'elezione di Hosni. In sede parlamentare Fiamma Nirenstein e altri deputati di destra e sinistra hanno lanciato un appello al boicottaggio. Era loro dovere sacro santo farlo. L'Unesco non è però una accademia platonica del pensiero. È una delle tante arene di scontro di interessi particolari, di compromessi politici, spesso in contraddizione con elevati principi morali e oggetto di basse contrattazioni di mercato. Per cui non c'è da stupirsi se persino Israele, sulla base di un accordo raggiunto al Cairo fra Bibi Netanyahu e il presidente egiziano Hosni Mubarak, Gerusalemme ha mutato la sua posizione “da contro” a “non opposto”. I perché sono non proprio eleganti ma comprensibili, quando si tiene conto della sensibilità egiziana, degli interessi fra Egitto e Israele e non ultimo dell'opposizione di Hosni al radicalismo islamico in Egitto. [...]

R.A. Segre, il Giornale, 9 settembre 2009 

 
 
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Dov'era veramente Netanyahu?                                                          
Tel Aviv, 9 sett -
Lunedì scorso il premier Netanyahu è sparito dalla circolazione per circa 14 ore. "Era in visita segreta in un paese arabo", si è affrettato ad affermare il quotidiano palestinese Al-Manar. Oggi il quotidiano israeliano Yedioth Aharonot propone una seconda ipotesi: “Era in Russia”. Il quotidiano israeliano infatti collega la visita del primo ministro in Russia con quella compiuta alcune settimane fa dal capo dello stato Shimon Peres, che ha incontrato a Soci il presidente russo Dimitri Medvedev. Le relazioni fra Gerusalemme e Mosca si stanno molto avvicinando, nota Yediot Ahronot.

 
 
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Gli utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste, in redazione Daniela Gross.
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