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L'Unione informa |
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13 settembre 2009 - 24 Elul 5769 |
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alef/tav |
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Benedetto Carucci Viterbi, rabbino |
Nitzavim-vajelekh, le due parashot di ieri; traduzione possibile: "Voi che state fermi"-"E andò". La dialettica irrisolvibile tra immobilità e spostamento, con una piccola annotazione: si sta fermi collettivamente, ci si muove - forse si va via - sempre da soli. |
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Sarebbe
bene iniziare a prendere sul serio le parole che si usano e a
pretendere da noi stessi, per primi, una maggiore attenzione. Ovvero a
essere non solo sorvegliati, ma esigenti, perché quando si usano
impropriamente parole è probabile che siano le idee ad essere poco
chiare o, peggio, a celare intenti che non sono coerenti e conseguenti
con il contenuto delle parole che si dicono. Così, in un tempo in cui
la parola “libertà” si spreca, occorrerebbe riflettere sul fatto che la
libertà di coscienza non può essere eguale per tutti se il governo
riconosce una fede e stabilisce che quella e non un’altra ci definisce
in quanto nazione. E dunque riconoscere che laddove l’ora di religione
è assunta come parte della costruzione dell’identità nazionale ciò che
è messo in discussione in quella comunità nazionale non è la libertà di
fede, e nemmeno il diritto alla differenza, bensì l’eguaglianza degli
individui. |
David Bidussa,
storico sociale delle idee |
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davar |
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Qui Milano - Un anno per stare uniti
Voglio
esprimere prima di tutto l’augurio di un nuovo anno ebraico buono e
dolce, di Shanà Tovà e Hatimà Tovà. Che questo 5770 possa essere per
tutti un anno migliore di quello che si conclude, che ha segnato un
momento difficile sotto tanti punti di vista. In particolare esprimo a
ciascuno l’augurio di realizzare i propri desideri e i propri sogni. E
spero vivamente che questo nuovo anno ci veda ancora una volta uniti
nella nostra pluralità, raccolti sotto il luminoso faro dell’ebraismo e
della sua cultura millenaria.
Leone Soued, Presidente della Comunità Ebraica di Milano
Qui Venezia - Un anno per trovare ascolto
Nell'imminenza
di Rosh Ha-Shanà sento di poter formulare a tutti un augurio: che
l'anno che sta per cominciare, il 5770, in caratteri ebraici indicato
dall'acronimo "Tìsha'" (dà ascolto) sia quello nel quale ognuno di noi
riuscirà a far sì che Ha-Qadòsh Barùkh Hu dia ascolto ai suoi più
elevati desideri. Tachel shanà u-virkhothéha, cominci un anno e le sue
benedizioni, Amèn.
Rav Elia Richetti, rabbino capo di Venezia
Religione nelle scuole: scelte preoccupanti
"L’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane esprime viva preoccupazione per le
posizioni assunte in merito all’insegnamento della religione cattolica
nelle scuole pubbliche italiane da alcuni ministri del Governo in
carica, in coincidenza con l’inizio dell’anno scolastico". Lo ha
affermato il Presidente Ucei Renzo Gattegna. “Preoccupano - ha
aggiunto - in particolare tutte le decisioni assunte al fine di rendere
inefficace la recente sentenza del TAR del Lazio, favorevole al ricorso
presentato dai rappresentanti dell’UCEI, di altre confessioni religiose
e di associazioni varie, contro la disparità di trattamento in favore
degli alunni che si avvalgono di tale insegnamento". “L’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane invita tutte le parti a una ponderata
ed equilibrata valutazione delle ragioni degli appartenenti alle
confessioni religiose diverse dalla cattolica, dei non credenti, e
degli studenti che hanno scelto di non avvalersene, e ribadisce il
principio della assoluta facoltatività della scelta dell’insegnamento
della religione cattolica, e la contrarietà a qualsiasi tipo di
discriminazione o disparità di trattamento". “Solo lo svolgimento
di un dibattito sereno e costruttivo potrà evitare che si ripropongano
anacronistici conflitti di religione, e permettere il mantenimento di
un’armonia nei rapporti fra tutte le componenti della nostra società,
nel pieno rispetto dei principi di laicità dello Stato sanciti dalla
Costituzione repubblicana”.
“L’avvicinamento dei Lontani è una priorità” A Milano un confronto fra molte voci
I
Lontani. Quegli ebrei che non sono iscritti alla comunità. Non
frequentano le sinagoghe, le scuole o gli altri luoghi di aggregazione
della vita comunitaria. Ma anche quelli che non usufruiscono dei
servizi che le istituzioni ebraiche mettono a disposizione. In
meno di trent’anni gli ebrei iscritti alle comunità ebraiche italiane
sono molto diminuiti. Sicuramente parte della responsabilità di questa
drastica riduzione è da attribuirsi al calo demografico. La spiegazione
però non è tutta qui. Di questo si discuterà in incontro dal
titolo “Quale futuro per la Comunità: rapporto tra Istituzioni e
iscritti, vicini e lontani” che si tiene a Milano domani, lunedì 14
settembre, alle 20.45, nell’aula magna A. Benatoff delle scuole di via
Sally Mayer, organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
insieme alla Comunità di Milano. A moderare il dibattito sarà il
Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Yoram Ortona,
che è anche assessore alla Comunicazione della Counità milanese. “In
questo dibattito speriamo di avere l’occasione di analizzare il
problema in un clima di serenità e rispetto – spiega Ortona – mi
aspetto, da parte di coloro che sono stati invitati a intervenire, un
contributo costruttivo nell’analizzare le cause del fenomeno, ma
soprattutto nel proporre soluzioni per porvi rimedio.”
A
spiegare come e con quali finalità nasce questo convegno, è anche
Riccardo Hofmann, consigliere Ucei che si sta dedicando al problema dei
Lontani. Consigliere, come nasce l’idea di questo incontro? Nasce
dall’esigenza di proseguire l’analisi di questo problema, iniziata
durante il Mokèd primaverile di Milano Marittima. Lavorare su proposte
per riavvicinare quanti si sono allontanati dalla vita ebraica in
qualunque forma, rappresenta una necessità assoluta, una questione
vitale per il futuro dell’ebraismo in Italia. Mi ha colpito riscontrare
quanta voglia ci sia di parlare di questo tema, sia negli addetti ai
lavori, che nella gente comune. Alla Comunità di Milano devo
dire grazie per l’entusiasmo con cui è stata portata avanti questa
iniziativa, specie dagli assessori alla Comunicazione, alla Cultura e
ai Giovani, Yoram Ortona, Sara Modena e David Piazza. Quali sono, secondo lei, le cause del fenomeno di progressivo allontanamento, a cui stiamo assistendo in questi anni? Le
ragioni di questa situazione sono diverse. A mio parere, è necessario
concentrarsi sulla questione dei problemi sociali. In tanti non
prendono parte alla vita della propria comunità perché non possono, o
non vogliono, affrontare i costi che questo comporta, tasse di
iscrizione, rette scolastiche, e così via. Questo nonostante i
grandissimi sforzi che le istituzioni comunitarie compiono per venire
incontro ai bisogni di tutti. Spesso le persone non vogliono neppure
chiedere aiuto, o usufruire di servizi senza contribuire
economicamente, perché lo percepiscono come contrario alla propria
dignità. Di tutto questo è necessario che ci occupiamo. E l’assimilazione? Anche
l’assimilazione naturalmente rappresenta un grosso problema nella
questione dei Lontani. Tanti ebrei smettono di frequentare la comunità
perché si allontanano dalla religione, e non si sentono più a proprio
agio in molti contesti, pur mantenendo un’identità ebraica. A tutti noi
capita di avere degli amici o conoscenti che vivono una situazione del
genere, ma che allo stesso tempo sono sempre contenti di assistere a
spettacoli teatrali, concerti, conferenze legati all’ebraismo. A loro
dobbiamo cercare di rivolgerci, prestando attenzione a non esprimere
giudizi in merito alle loro scelte. Quale può essere quindi la chiave per raggiungere queste persone? Sicuramente
possiamo puntare sulle iniziative culturali. La cultura ebraica rimane
un fattore di aggregazione fortissimo, anche per chi si è allontanato
dalle pratiche religiose. In questo senso sarebbe auspicabile
realizzare una sorta di Giornata della Cultura Ebraica rivolta non alla
società esterna, ma alla vita interna delle comunità. Sarebbe
importante, soprattutto per le più piccole, dove coinvolgere nella vita
comunitaria il maggior numero di persone possibili diventa una
questione di sopravvivenza. Che ruolo può giocare l’Unione delle Comunità nel contesto che ha illustrato? L’Ucei
può e vuole dare un contributo fondamentale. La presenza del Presidente
Renzo Gattegna all’incontro intende lanciare un segnale forte, per
dimostrare quanto l’avvicinamento dei Lontani sia per noi una priorità
assoluta. L’Unione metterà in campo le risorse necessarie per
iniziative che affrontino questi problemi, attraverso il contemporaneo
e fondamentale coinvolgimento delle comunità ebraiche di tutto il
paese. Un’ipotesi potrebbe essere la promozione di eventi itineranti,
che si spostino da una città all’altra. Ritengo inoltre che
dovremmo puntare sullo strumento del consorzio tra comunità, ossia
della creazione di un network che le unisca su base regionale, per
consentire di mettere in comune le risorse umane, economiche e
logistiche. Spetta all’Unione il compito di fornire il supporto e l’esperienza per realizzare iniziative del genere.
Rossella Tercatin
Venezia Cinema – Il film d'Israele conquista il Leone Confermate
le anticipazioni, a portarsi a casa l’ambito Leone d’oro della
sessantaseiesima mostra internazionale d’arte cinematografica di
Venezia è stato il film “Lebanon” del regista israeliano esordiente
Samuel Maoz, trionfatore della Mostra 2009, una scelta che ha messo
d’accordo l’intera giuria, presieduta da Ang Lee, registra e
sceneggiatore Taiwanese. Maoz, ritirando il premio, ha dichiarato
di voler dedicare la sua vittoria «alle migliaia di persone nel mondo
che tornano dalla guerra come me sani e salvi, persone che si sposano,
hanno figli, ma che portano i ricordi della guerra stampati nel cuore». Il
cinema israeliano si riconferma di qualità, coraggioso nello scendere a
patti con i propri demoni, con i duri momenti che hanno caratterizzato
la storia dello Stato d’Israele negli ultimi sessant’anni. Secondo
i critici Lebanon è un film perfetto per il mercato americano e per una
candidatura agli Oscar, un film che parla di guerra, di vite spezzate,
del dolore che ogni conflitto comporta, un film dal messaggio
dichiaratamente pacifista, che però non vuole affermare nulla dal punto
di vista politico, sociale o etico, trasmette invece attraverso suoni
ed immagini la carica di sofferenza e di soffocamento che comportano i
conflitti armati. Cento minuti molto efficaci, forti che arrivano
direttamente allo stomaco.
Michael Calimani
Negba - A Sorgente di Vita l'itinerario verso il Mezzogiorno
Gli
araldi in costume del ‘400 davanti alla cattedrale di Trani
e poi in corteo attraverso i vicoli del centro storico fino alla
sinagoga Scolanova aprono il servizio di Sorgente di vita dedicato
alla Giornata Europea della Cultura Ebraica. Tra assaggi di cultura,
sapori ebraici e artigianato pugliese, rivivono i momenti salienti
della manifestazione attraverso le voci degli organizzatori e dei
protagonisti, con gli entusiasti commenti dei turisti e dei visitatori. Nel
secondo servizio un itinerario a zig zag in varie località pugliesi tra
i tanti eventi del festival “Negba, verso il mezzogiorno”. Dalla mostra
di Tobia Ravà al Castello Svevo di Trani a quella della fotografa
Monika Bulaj a Otranto, dallo spettacolo di Ottavia Piccolo a Lecce
alla musica dell’israeliana Mor Karbasi a Bari e tanto altro, con
interessanti interviste sui temi dei dibattiti e delle conferenze
e suggestive immagini di luoghi e di eventi.
Sorgente di vita va in onda su RAIDUE domenica 13 settembre alle ore 1 circa e in replica lunedì 14 settembre alla stessa ora. Lunedì 21 settembre la replica del mattino torna alle 9,30, sempre su RAIDUE. I servizi di Sorgente di vita sono anche online
p.d.s.
Negba - Satira, umorismo, antisemitismo
Verso
Mezzogiorno. E' questo il significato della parola negba che ha
dato il nome al festival della cultura ebraica in Puglia. Satira,
umorismo e antisemitismo il titolo della conferenza, svoltasi nella
Sala Murat, a cui hanno partecipato Luciano Canfora per l'Università di
Bari, Benedetto Carucci Viterbi, rabbino, David Meghnagi, psicanalista,
coordinati da Sira Fatucci dell'Ucei. Il seminario ha fatto luce sugli
stereotipi antisemiti presenti nella letteratura contemporanea di
consumo, nella satira e nella pubblicistica, dal Medioevo ai giorni
nostri, contrapponendo a essi la positività dell'umorismo, in grado di
opporsi a thanatos, all'istinto di morte, a cui gli ebrei, servendosi
dell'humor, hanno opposto eros, istinto e fonte di vita, disciogliendo
nell'umorismo il proprio dolore, senza dover rinunciare alla propria
identità. Scopriamo così la massiccia presenza di messaggi antisemiti
negli autori del XX secolo inglese: nel politico Jhon Buchan, autore
del romanzo I trentanove scalini', in Georges Simenon autore de 'La
notte del crocevia' tradotto da Mondadori anche con il titolo 'La casa
delle tre vedove' e in Aghata Christie autrice di 'I misteri di Styles'
(1920), 'Destinazione ignota' (1955) e di 'Passeggero per Francoforte'
(1970). Emerge, da questi scritti, l'immagine di un'Inghilterra
inquieta per la penetrazione spionistica tedesca e per la minaccia
della guerra, che attribuisce agli ebrei tratti animaleschi, avidità di
danaro riconducibile alla loro sagoma esteriore, accusandoli di essere
stati promotori del capitalismo senza patria né coscienza. Emergono,
anche dalle opere del secondo dopoguerra, parole malate, luoghi comuni
trasfigurati in immagini dalla pubblicistica e dalla satira. Divertire
non sempre significa mettere pace, ha affermato il rabbino Carucci per
introdurre la relazione di Meghnagi, che ha passato in rassegna
immagini aggressive, sbeffeggianti, demonizzanti, da cui si evince il
processo di deumanizzazione, sfociato nel genocidio, a cui gli ebrei
sono stati sottoposti nel corso dei secoli. Anche dopo il trattato di
pace firmato a Oslo nel 1991, continuano a essere prodotte dalla stampa
vignette satiriche che utilizzano l'antisemitismo cristiano in chiave
islamica. Giordania, Egitto, Palestina, Libano, Siria sembrano dar vita
a una campagna antisemita che culmina in manifestazioni culturali, come
il convegno egiziano ecologista del 1992 intitolato 'Ebrei inquinatori
del pianeta'. La cultura ebraica è umorista perché l'umorismo è
presente nella sua tradizione, nei testi sacri, nella Torah. Il nome
Isacco contiene in sé la radice della parola riso, il personaggio
biblico, infatti, porta gioia a Sara e Abramo, che, ormai anziani,
apprendono della sua nascita, ma per le vicende che subisce è anche
portatore del sentimento del contrario, teorizzato da Pirandello nel
saggio del 1908. Il riso ci fa vedere le cose in maniera più articolata
e complessa, ci fa accettare la diversità e ci fa prendere le distanze
dall'idolatria che non consiste solo nell'allo di prostrarsi, ma anche
nell'eccesso di considerazione di sé. A coronare la serata il sorriso
sensuale della cantate del gruppo musicale israeliano Mor Karbasi.
Ritmi, suoni, antichi canti spagnoli, greci ed ebraici, accompagnati
dai suoi passi, dalla danza del suo ventre, hanno animato la serata
mediorientale, illuminata da un'esotica luna rossa.
Angela Milella, Puglia quotidiano, 12 settembre 2009
Mantova Letteratura – Amos Oz e Denise Nemirovsky
Era
uno degli eventi più attesi del festival, l’incontro con Denise
Epstein, e non ha certo deluso le aspettative di quanti, alcune
centinaia di persone, hanno affollato il cortile del Palazzo di San
Sebastiano venerdì pomeriggio. La Epstein, ricordando la figura della
madre, Irene Nemirovsky, scrittrice di origine ucraina deportata ad
Auschwitz e morta di tifo nel 1942, non è riuscita a nascondere
l’emozione davanti al caloroso e numeroso pubblico mantovano. “Grazie,
grazie di cuore” ha mormorato con voce tremante. Emozioni che si sono
intensificate quando ha ricordato lo straziante momento della
separazione, avvenuto per mano di due gendarmi francesi: “Mi
perdonerete se non ho la forza di ripetervi le parole che mi disse
prima che fosse portata via”. Poi, con voce più decisa, difende la
madre dalle accuse di antisemitismo (a causa di alcune descrizioni non
proprio lusinghiere di alcuni personaggi del mondo ebraico francese)
che le sono state rivolte da alcuni critici letterari: “era fiera delle
proprie origini ebraiche, come testimoniano alcuni suoi scritti e
lettere che ho ritrovato”. Un rapporto comunque molto controverso
quello della Nemirovsky e di sua figlia Denise con l’ebraismo: “Nella
nostra famiglia avevamo un approccio laico nei confronti della
religione. Fu solo quando mi fu cucita sugli abiti una stella gialla
che mi resi conto di essere diversa dagli altri”. Ancora oggi la
Epstein, pur definendosi orgogliosa delle proprie radici, vive questo
rapporto con un certo distacco: “È più una relazione di buon vicinato,
per così dire. Faccio fatica ad accettare l’ebraismo in toto”. Su una
cosa è però sicura: “È necessario ridare la vita a tutte le vittime di
questa tragedia affinché non vengano dimenticate e la produzione
letteraria è sicuramente un modo efficace per farlo”. È con questo
convincimento che Denise, cinque anni fa, ha deciso di pubblicare,
grazie alla casa editrice Denoel, il diario scritto dalla madre, un
prezioso e inquietante spaccato sulla Francia negli anni dell’invasione
nazista. Un’opera incompiuta, la Nemirovsky riuscì a scrivere solo due
dei cinque tomi che aveva originariamente previsto, a cui è stato dato
il nome di “Suite Francaise”. Una straordinaria testimonianza rimasta
per anni chiusa in una valigia, affidatale dal padre con la promessa,
da parte di Denise, di custodire gelosamente le memorie della madre.
Adesso, grazie al grande successo ottenuto da “Suite Francaise” la
valigia è diventata un “feticcio da museo”, come constata con un po’ di
amarezza Denise, ma almeno simboleggia la riscoperta di una scrittrice
che era stata quasi completamente dimenticata.
Fra
le varie iniziative organizzate in occasione del Festival della
Letteratura, una delle più stimolanti è “Pagine Nascoste”, una cinque
giorni di documentari che racconta, facendo emergere talvolta alcuni
aspetti meno conosciuti, la vita di alcuni personaggi del mondo della
cultura. A testimonianza del grande interesse che circonda la sua
figura, è stato proiettato (e replicato in una seconda serata) “The
nature of dreams”, un intenso ritratto, in anteprima nazionale, di Amos
Oz (nell'immagine), probabilmente lo scrittore israeliano più famoso al
mondo (sicuramente quello che vende più copie). Il documentario, che
ripercorre la vita dell’intellettuale, dalla primissima infanzia fino
al forte coinvolgimento politico nelle elezioni del febbraio scorso,
diventa un’occasione per raccontare la storia e l’evoluzione della
società israeliana attraverso le parole e i ricordi di una delle sue
migliori espressioni. Oz, figlio di ebrei dell’Europa Orientale, parla
del sentimento ambivalente che molti israeliani provano nei confronti
del Vecchio Continente. Da una parte la grande attrazione verso la sua
cultura, dall’altra la repulsione verso un continente che non è stato
certamente tenero nei confronti degli ebrei. “Ancora oggi, eppure sono
passati quasi sessantacinque anni, provo un certo fastidio nel sentire
qualcuno parlare in tedesco” riassume efficacemente il “problema
emotivo” provato da molti israeliani nei confronti del Vecchio
Continente ed in particolare della Germania. Nel documentario,
attraverso la vicenda personale di Oz, che all’età di quindici anni
abbandonò Gerusalemme per il kibbutz di Hulda, si affronta il tema,
molto complesso, delle diverse anime che hanno permesso che il sogno
dalla nascita dello Stato di Israele, da qui il titolo del film,
diventasse realtà. “Israele è la fusione di diversi sogni, quello di
fondare uno stato marxista e quello di ricreare l’ambiente dello
shtetl, oppure ancora l’idea che dovesse diventare un paese raffinato
sulla falsariga di quelli mitteleuropei e la diversa opinione in
proposito che avevano i sabra”. La società israeliana, secondo Oz, deve
però necessariamente proiettarsi nel futuro (“Odio parlare troppo del
passato”) facendo un’analisi seria su cosa è rimasto ai giorni nostri
di questi sogni, quali sono ancora vivi, quali sono diventati incubi e
quali ancora sono stati dimenticati. È una riflessione amara quella di
Oz sulla questione della cosiddetta “israelianità”, che lo porta a
usare espressioni molto forti come quella di “campo profughi allestito
frettolosamente” o di “paese che odora di vernice fresca” (Chi vive nella
casa in cui è nato o dove sono nati i suoi genitori?). Una precarietà
dell’esistenza che è un sentimento comune alla quasi totalità degli
israeliani e che è accresciuta dal doloroso proseguo del conflitto con
i palestinesi. “La soluzione la conoscono tutti”, afferma Oz, “ ed è
sicuramente dolorosa come un’amputazione, ma è l’unica possibilità: due
popoli e due Stati”.
Adam Smulevich
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pilpul |
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Rotschild Boulevard - L'arte indiana ha un cuore ebraico
E' stato lo sculture Anish Kapoor il protagonista indiscusso dell'India
Art Summit che si è tenuto a Nuova Delhi. Kapoor, nato a Mumbay 55 anni
fa da un padre induista e una madre ebrea, è considerato uno dei più
grandi artisti contemporanei a livello internazionale. A Delhi ha
esposto due opere senza titolo del 2009, entrambe con la Lisson
Gallery. Stando
alle indiscrezioni circolate sulla stampa locale, pare una delle due
opere sia stata venduta per 200 mila dollari alla famiglia del
miliardario Shiv Nidan, proprietario del colosso tecnologico Hcl. Nidan
starebbe progettando la costruzione di un museo privato. La presenza
stessa di un artista del calibro di Kapoor indica il successo di questa
edizione dell'India Art Summit, che infatti ha attirato 40 mila
visitatori, molti di più rispetto all'anno precedente: “Tutti ci
auguravamo di migliorare rispetto allo scorso anno”, ha commentato Renu
Modi, responsabile di una delle gallerie coinvolte. “Ma credetemi,
nessuno si sarebbe mai aspettato un successo di questo genere”.
Anna Momigliano |
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rassegna stampa |
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Obama è finito in zona Cesarini e ora vuol vedere l'ultimo bluff Se
esistesse un oscar per la diplomazia, gli iraniani se lo meriterebbero
spesso. Pensate un pò: da nove mesi il neo-eletto presidente americano,
Barack Obama, cerca un segnale positivo per un dialogo diretto e senza
prceondizioni il che, è già una concessione notevole, visto che
l'America da trent'anni non ha relazioni con Iran e impone un duro
embargo commerciale. Obama ha mandato già ben due lettere al Leader
Supremo, Ali Khamenei. Ha fatto gli auguri televisivi al popolo
iraniano, ha fatto gesti simbolici e meno simbolici, ha glissato sui
massacri elettorali e ha atteso, pazientemente e con la mano tesa, che
arrivasse un segnale da Teheran. Niente. Per quasi nove mesi c'è stato
solo un gran vociare tra alleati, amici e partner occasionali, il tutto
complicato dalla cacofonia degli esperti e le divinazioni dei
professionisti della politica internazionale. Cosa farà l'Iran? Come
possiamo favorire una svolta? Come facciamo a far ripartire i
negoziati? Diplomazia o sanzioni? Tutti insieme o ognun per sé? [...] Emanuele Ottolenghi, Il Riformista 13 settembre 2009
Confermato il freno agli affari con Teheran C'è
fermento in attesa dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che si
terrà a New York dal 23 settembre prossimo. L'orologio dell'agenda
diplomatica internazionale fa inesorabilmente tic-tac sopra il corposo
dossier nucleare che riguarda l'Iran. La mano tesa del presidente Obama
non sarà infinita. Questo l'Amministrazione americana l'ha sottolineato
più volte. E i partner europei stanno contando ore e giorni che mancano
all'appuntamento presso il Palazzo di Vetro, perché qualcosa in quella
occasione dovrà succedere. I segnali ci sono tutti. Ieri Il Rformista
ha pubblicato in esclusiva l'esortazione statunitense nei confronti del
Governo italiano affinché venissero congelate tutte le attività
presenti e future in Iran, E sempre ieri, in una nota affidata all'Ansa
da una fonte governativa si sosteneva che «da parte dell'Ambasciata
americana non è arrivata alcuna richiesta di ritiro del personale non
necessario delle imprese italiane in Iran». Ci mancherebbe altro. [...]
Anna Mazzone, Il Riformista 13 settembre 2009 |
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notizieflash |
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Israele, Peres dimesso dall'ospedale incontrerà oggi Mitchell Gerusalemme, 13 set - Una
collaboratrice del Presidente israeliano Shimon Peres (86 anni) ha reso
noto che il capo dello stato israeliano ha superato il malore che ieri
lo ha costretto a sottoporsi con urgenza a visite mediche nell'ospedale
Sheba Medica Center di Tel Aviv e oggi incontrerà nella propria
residenza George Mitchell, l'inviato del presidente Barack Obama per il
Medio oriente. La medesima fonte riferisce che dopo l'incontro con
l'ospite Peres farà anche riferimento pubblico alle proprie condizioni
di salute. Un caloroso messaggio di congratulazioni per il pronto
recupero è stato oggi inviato a Peres anche dal premier Benyamin
Netanyahu durante la seduta del Consiglio dei ministri. "Non c'é forza
che possa fermarlo", ha esclamato Netanyahu, con ammirazione. Secondo
la stampa, Peres mantiene ritmi di lavoro che i suoi collaboratori,
molto più giovani, considerano "massacranti". Di norma la sua
giornata inizia alle cinque di mattina e si conclude solo verso
la mezzanotte. |
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli
utenti che fossero interessati a partecipare alla sperimentazione
offrendo un proprio contributo, possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it per concordare le modalità di intervento.
Il servizio Notizieflash è realizzato dall'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste,
in redazione Daniela Gross. Avete
ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei
l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere
ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo
e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. |
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