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8 settembre 2010 - 29 Elul 5770
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Adolfo Locci, rabbino capo di Padova Adolfo
Locci,
rabbino capo
di Padova

Dopo il racconto del solenne evento della ‘Akedàt Ytzchak, la Torah prosegue la narrazione (parlando di Nachor e Betuel che proseguono nelle loro vite) con queste parole; “Acharè haddevarim haelle - dopo questi fatti...”. Ci sono persone che, come Avraham Avinu, dopo un esperienza straordinaria sanno trarre ammaestramento per il futuro, ma altre che proseguono la loro vita come se niente fosse accaduto. Rosh haShanà 5771, rappresenta la migliore occasione di dimostrare che, da un evento straordinario, sappiamo trarre gli insegnamenti che saranno imprescindibili per il nostro processo di rinnovamento e crescita. Ketivà Vachatimà Tovà  
Michele
Sarfatti,
storico


Riccardo Di Segni
Rientro da Vienna ove la Biblioteca nazionale ha allestito la mostra Ebrei, cristiani e musulmani: dialogo interculturale negli scritti antichi. E il Museo ebraico espone I turchi a Vienna: storia di una comunità ebraica. Qui invece stiamo centimetrando New York City per stabilire dove iniziano e finiscono i diritti di quelli di quella religione là. Niente male, come rientro.
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davar
Qui Roma - Un anno per guardare al futuro
GattegnaRosh haShanà, è una solennità di natura universale che vuole ricordare a tutti gli uomini il valore simbolico della loro comune discendenza di un unico progenitore e quindi la loro sostanziale uguaglianza e parità nei diritti e nei doveri, senza distinzioni etniche, culturali, religiose o nazionali.
Su questi presupposti si basa la speranza che i rapporti tra i popoli e tra gli individui possano essere improntati a un vero spirito di fratellanza, che porti al superamento della diffusa e accanita conflittualità nella quale, in questi ultimi anni, alcuni arrivano a ravvisare uno scontro di civiltà.
L'invito che voglio rivolgere a tutti, per l'anno che sta per iniziare, è di rompere gli indugi, abbandonare l'illusione che qualcun altro possa risolvere i nostri problemi, guardare in faccia la realtà, non distogliere lo sguardo, non girarsi dall'altra parte per fingere di non vedere, lottare quindi contro ogni forma di sopraffazione politica, economica, culturale o religiosa.
Un simile invito, per non rimanere un'affermazione puramente teorica e vanamente retorica, non deve essere compiuto guardando con nostalgia al passato, ma deve esprimere fiducia nel futuro. Gli errori e le ingiustizie non si eliminano con un impossibile ritorno al passato e con la riproposizione di schemi superati, ma solo con un ulteriore progresso.

Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

Qui Roma - Un anno per non perdere di vista la realtà
Di Segni“Pagine ebraiche” ha pubblicato nel suo ultimo numero un lungo e dettagliato inserto in cui sono riassunti i principali eventi che hanno interessato nel 5770 l’ebraismo italiano. In maggioranza sono eventi politici che hanno unito o diviso il nostro pubblico. Sono segni indubbi di vitalità e vivacità, che hanno dato importanza e visibilità al nostro piccolo mondo, ma che nascondono le cose essenziali. I nostri problemi reali sono l’assetto demografico (ho citato che a Roma non si sono fatti matrimoni per più di sei mesi), l’impegno educativo (quanta gente studia realmente, quali conoscenze e competenze siamo in grado di trasmettere), la carenza, la frammentazione e la disorganizzazione delle risorse in grado di gestire tutti gli aspetti comunitari (dall'amministrazione al rabbinato). L’augurio per il 5771? Che non si perdano di vista i fondamenti, l’essenziale, il reale.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Un anno e un giorno
logologoFra poche ore, con il primo palpito della nuova luna, il popolo ebraico entrerà nell'anno chi ci attende. La redazione si lascia alle spalle un 5770 denso di sfide e di lavoro. E vuole chiudere questa stagione concatenando, secondo la tradizione, il nostro passato con il nostro futuro. Il notiziario quotidiano assume così, proprio nell'ultimo giorno di quest'anno, una veste grafica e organizzativa diversa e più funzionale. L'ultimo progetto dell'agenda che va in archivio è anche il primo della prossima stagione di lavoro.
A tutti i lettori l'augurio di un anno buono e dolce, ricco di meriti e di soddisfazioni.

Guido Vitale

Rosh haShanà. Quando si gioca in casa
Angelica Calo LivneSto andando a Tel Aviv per le ultime cose da sbrigare prima della Festa delle feste: quella che dà il via all’anno, che apre il nuovo grande portone della vita che scorre , che dà il primo accordo. L’inizio.
Salgo sul treno a Nahariya. Il tragitto è il solito di sempre ma nell’aria c’è quell’atmosfera che solo in Israele riesci ad assaporare: come se in ogni posto verso il quale ti volgi ci sia qualcuno della tua famiglia…qualcuno che conosci da sempre. Salgono donne affannate con sporte colme di carne appena acquistata, di fiori, di frutta: mele, melograni, pesche appena colte dall’albero del giardinetto di casa. Da Haifa si spostano a Gerusalemme, da Natania salgono a Nord verso Zfat, dalla Galilea al Negev e da Eilat a Tiberiade. La Festa si trascorre insieme, per benedirsi a vicenda, per augurare con affetto l’uno all’altro tutto il bene del mondo.
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Edna Angelica Calo Livne

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Qui Milano - Quali strategie per il Congresso Ucei 
Angelica Calo LivneAlla vigilia dell’inizio del nuovo anno ebraico la Comunità di Milano entra nella fase decisiva della preparazione di quello che sarà il grande appuntamento dell’ebraismo italiano nel 5771: il congresso dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di dicembre, che avrà il compito di eleggere il nuovo Consiglio UCEI per i prossimi quattro anni. Già prima dell’estate i vertici della Comunità milanese avevano cominciato a lavorare per individuare i sette delegati che devono essere designati dal Consiglio, nonché i candidati da proporre agli iscritti nella consultazione elettorale del 7 novembre. In particolare il dibattito si era concentrato sull’idea di proporre nomine condivise dall’intero Consiglio, superando la logica maggioranza-opposizione, per mandare a Roma una delegazione milanese capace di assumere un maggiore peso specifico. Da questi temi è ripartita la discussione all’assemblea degli iscritti convocata dal presidente della Comunità Roberto Jarach. »

Rossella Tercatin

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Qui Venezia - Barney e il Leone 
FilmNon è ancora stato proiettato e già sembra essere uno dei possibili candidati al Leone d’Oro. Il film La versione di Barney, adattamento per il grande schermo dell’omonimo romanzo di Mordecai Richler, sarà presentato solo il 10 settembre in anteprima alla sessantasettesima mostra del cinema di Venezia, ma già da settimane i siti specializzati sono stati invasi da commenti preoccupati dei barneyani doc, centinaia di migliaia solo in Italia, spaventati dall’eventualità che la pellicola non possa reggere il confronto con uno dei romanzi più letti degli ultimi anni.
E non ci si aspetterebbe meno clamore da una pellicola la cui gestazione è durata quasi 12 anni, da quel lontano 1999 quando il produttore Robert Lantos, amico di Richler, decise di investire in questo annoso progetto. Ma come mai c’è voluto così tanto tempo per ultimare la sceneggiatura, la cui prima stesura venne scritta da Richler stesso? Uno dei motivi principali sembra essere la preoccupazione che il pubblico non si sarebbe mai affezionato all’irriverente, politicamente scorretto e antipatico Barney Panofsky e che si dovesse rivisitare accuratamente il personaggio.
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Michael Calimani

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pilpul
Le cose come stanno
Francesco Lucrezi
Il carattere grottesco della recente visita nel nostro Paese del dittatore libico è stato abbondantemente segnalato e stigmatizzato dalla stampa italiana e straniera (da parte di quest’ultima, in particolare, con toni non particolarmente lusinghieri nei confronti del nostro Paese, che pure non sembra brillare, nel mondo, per decoro e serietà), anche sulle colonne di questo Portale, e non c’è molto da aggiungere.
Se il patetico folklore di Gheddafi e della sua corte di fanciulle - che pare portare indietro di millenni l’orologio della storia - attira comprensibilmente l’attenzione, sarebbe anche opportuno considerare la singolarissima natura del cd. “accordo di amicizia italo-libico”, il cui secondo anniversario si è inteso festeggiare (forse diventerà una festa nazionale fissa?), e che rappresenta assolutamente un unicum sul piano del diritto internazionale e delle razioni diplomatiche tra stati. Se, infatti, non è la prima volta che si pretende di dare, in qualche modo, riparazione a torti storici inflitti nel passato a una data popolazione o componente etnica (azioni di rivalsa sono state più volte intentate, con vario esito, in diversi contesti: da parte, per esempio, dei coreani verso il Giappone, dei neri americani contro il governo federale, degli aborigeni nei confronti di quello australiano, dei maori neozelandesi contro la corona britannica, degli ebrei americani contro le banche svizzere ecc.) - senza parlare, naturalmente, delle normali riparazioni di guerra, quali quelle sostenute dalla Germania dopo la Seconda guerra mondiale -, è questa la prima volta, in assoluto, che viene monetizzato e pagato il danno subito da un Paese per un evento, quale la colonizzazione della Libia, accaduto ben un secolo prima (1911).
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Francesco Lucrezi, storico
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notizieflash

Europei calcio - Israele bloccato sul pari in Georgia

Qui Milano - I cento lumi
di Casale Monferrato


rassegna stampa
Leggi la rassegna
La possibile, prossima fine per lapidazione della signora Sakineh è anche oggi argomento di numerosi articoli. Avvenire ricorda tuttavia che anche tante altre donne si trovano in identica situazione, anche se il mondo non ne parla, e questo avviene non solo nell’Iran. In particolare una giovane iraniana, condannata quando aveva solo 15 anni, attende il compimento del 18esimo compleanno per potere essere lapidata; nel frattempo sembrerebbe che le sia stata perfino inflitta la barbara tortura di una finta lapidazione.»

Emanuel Segre Amar
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Pagine Ebraiche
il giornale dell'ebraismo italiano
ucei
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