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3 ottobre 2010 - 25 Tishrì 5771
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l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
 
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Benedetto Carucci Viterbi
Benedetto
Carucci
Viterbi,
rabbino 

La kippà, il cosiddetto copricapo ebraico, è simbolo di limite. Ciascuno deve sapere fin dove arriva e non tentare - nel delirio di onnipotenza - di andare oltre. In questa prospettiva sarebbe bene ordinare kippot per tutta l'umanità. In particolare per coloro che raccontano barzellette, intrise di pregiudizio, sulle tragedie umane.

David
Bidussa,
storico sociale delle idee

David Bidussa
“Quest’attentato odioso che voleva colpire gli israeliti che si recavano in sinagoga e che ha colpito dei francesi innocenti che attraversavano la rue Copernic”. Sono le parole che Raymond Barre, allora primo ministro del governo francese (nello stesso governo Maurice Papon è ministro del Bilancio) pronuncia il 3 ottobre 1980 alla televisione francese TF1, dopo l’attentato alla sinagoga in cui quattro persone sono uccise e 50 vengono ferite. Ci mise cinque giorni prima di correggersi e rendersi conto della inaccettabilità di quelle parole. Giovedì scorso il nostro presidente del Consiglio ci ha nesso meno tempo. Ma, egualmente, ha usato parole fuori posto, per non dire fuori luogo. E’ sempre difficile trovare le parole giuste. Deve essere conseguenza del fatto che si hanno le idee parecchio confuse.
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davar
Dibattito e polemiche - I fatti al vaglio delle organizzazioni
Riprende, dopo la pausa determinata dalle ultime solennità autunnali, l'attività degli enti ebraici italiani. Le organizzazioni ebraiche stanno valutando in queste ore i fatti che da alcuni giorni animando il dibattito e alimentano le polemiche politiche. Nel corso della giornata è attesa una nota ufficiale dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Fra le numerose notizie e i vari commenti registrati nelle scorse ore riguardo a quanto avvenuto, le agenzie di stampa degli ultimi giorni hanno intanto fra l'altro segnalato anche le prese di posizione che sono qui di seguito riportate.

30 settembre - Magiar (Ucei): “Sincero sentimento di disprezzo”
“Non mi sorprendono le parole di Ciarrapico. Chiunque conosca la sua storia si puo' aspettare di tutto. Mi auguro fortemente che il parlamento e il governo sappiano prendere provvedimenti adeguati”. Questo il commento con rilasciato all'Ansa dell'assessore alla cultura dell'Unione delle Comunita' Ebraiche Italiane Victor Magiar. Gli uffici dell'Unione, come quelli delle altre istituzioni ebraiche, sono chiusi per le festività ebraiche di Sheminì Azeret oggi e Simchat Torà che chiudono un lungo periodo di ricorrenze cominciate all'inizio di settembre con Rosh Hashana (l'anno nuovo). Magiar, incontrato mentre passeggiava, ha dato il suo commento a voce. “E' grave - ha aggiunto riferendosi a Ciarrapico - che una persona del genere con il suo passato e storia possa sedere nel Senato della Repubblica. E' comunque inaccettabile che nell'aula si possano impunemente sostenere certe affermazioni”. “Da parte nostra - ha concluso Magiar - un sincero sentimento di disprezzo per cosi' tanta ignoranza”.

30 settembre - Ruben: “Parole vergognose”
«A questo punto credo di dover dire qualcosa anch'io, visto che toccherebbe a me andare a comprare le kippah, essendo ebreo e di Futuro e libertà...». Alessandro Ruben nasconde a stento l'indignazione sotto una patina d'ironia. Le parole pronunciate nell'aula del Senato da Giuseppe Ciarrapico a proposito delle 'kippah ordinate da Finì, hanno scatenato un putiferio nell'emiciclo di Montecitorio e il deputato Fli, dopo il minidibattito in Aula, torna sul caso del giorno. «Chiedo al presidente del Senato, del quale conosco la vicinanza alla comunità ebraica italiana, di prendere provvedimenti contro le vergognose parole di Ciarrapico. Chiedo al presidente del Consiglio - aggiunge Ruben - di spiegare al senatore Ciarrapico, che ha amabilmente presentato tempo fa come 'il nostro Aldo Fabrizi', che questo film non ha fatto ridere proprio nessuno e che non deve fare queste... Battute, tantomeno in Parlamento». «Qui - prosegue il deputato Fli - non si tratta di un'opinione politica ma di un'offesa intollerabile contro cittadini italiani di religione ebraica. Non c'entra neanche Israele, non è una questione di politica estera, è razzismo contro una minoranza». Ruben ringrazia Silvano Moffa «per aver da subito espresso la posizione del gruppo Fli in Aula», ma tiene a stigmatizzare quello che considera «un fatto gravissimo»: «Davvero nessuno si aspettava di sentire più nel nostro Paese, per di più in un'aula parlamentare, parole così inaccettabili. Parole che spiegano come mai - osserva - gli ebrei italiani abbiano avuto difficoltà a partecipare alla vita politica. Pensavamo che il centrodestra avesse contribuito ad archiviare un simile modo di pensare che non di può liquidare come semplici battute».

30 settembre - Fiano: “Parole di un fascista antisemita”
«Le parole di oggi di Giuseppe Ciarrapico, che nel corso dell'ultima campagna elettorale si è definito orgogliosamente fascista, ricordano da vicino i più infausti modi di argomentare dell'antisemitismo fascista». Lo sottolinea il deputato del Pd Emanuele Fiano, criticando le parole dette dal senatore del Pdl oggi al Senato. «Era probabilmente da circa 70 anni -prosegue Fiano- che non risuonavano nelle aule del Parlamento parole che utilizzano un simbolo classico della religione ebraica come la kippah per offendere un avversario politico e che sono ancora più offensive perché sottintendono un accordo tra politici di destra e gli ebrei. Siccome queste cose le abbiamo già viste e sentite -conclude Fiano- noi le parole di un fascista antisemita non le passeremo mai più sotto silenzio».

30 settembre - Nirenstein: “Opporci all'antisemitismo”
«Voglio esprimere tutta la mia disapprovazione per le dichiarazioni di Giuseppe Ciarrapico. Tutti dobbiamo opporci a qualsiasi forma di antisemitismo e oggi in particolare, dal momento che questo fenomeno è in ascesa esponenziale nel mondo, in primis in Europa. È intollerabile che nel nostro Parlamento si possa presentare un atteggiamento di questo genere». Sono le parole con le quali Fiamma Nirenstein, parlamentare del Pdl e vicepresidente della commissione Esteri della Camera, ha stigmatizzato in aula a Montecitorio le affermazioni fatte al Senato da Ciarrapico «Tutti e penso che i deputati del mio gruppo condividano la mia posizione, condanniamo le affermazioni di Ciarrapico. La guerra contro l'antisemitismo è una questione di civiltà. Per questo -ha concluso Nirenstein- appoggio in pieno l'intevento del collega del Pd Emanuele Fiano».

3 ottobre - Nahum: “Un'ingiuria agli ebrei italiani”
«Siamo molto stupiti dal fatto che il Pdl non abbia preso provvedimenti nei confronti di Ciarrapico, noi questi provvedimenti li pretendiamo. Mi rivolgo al capo dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, affinché Ciarrapico venga espulso dal gruppo del Pdl in Senato. Noi chiediamo un atto politico concreto perché non è possibile che nel maggior partito italiano, cioè il Pdl, senatori o deputati possano benissimo ingiuriare cittadini di religione ebraica con frasi antisemite. Se questi provvedimenti non verranno presi noi constateremo che nel Pdl vengono giustificati comportamenti antisemiti». Lo dice a Radio Radicale Daniele Nauhm,
vicepresidente della comunità ebraica di Milano ed ex presidente dei giovani ebrei italiani. «Spero davvero che Gasparri ci dia una risposta - dice Nauhm - e che non ci si dica in maniera capziosa che il governo italiano è il miglior amico dello stato di Israele. Non dobbiamo confondere i piani, l'ingiuria di Ciarrapico è stata rivolta ai cittadini italiani di religione ebraica, non bisogna confondere il piano tra ebrei ed Israele. In questo caso l'ingiuria è venuta nei nostri confronti, siamo cittadini di questi Paese, cittadini italiani e crediamo nelle istituzioni della Repubblica italiana. Il presidente del consiglio ha dato una risposta confusionaria, avrebbe dovuto dire che Ciarrapico doveva essere espulso seduta stante dal gruppo del Pdl. Nel 2008 avevamo avvertito il Pdl che Ciarrapico non era nuovo a questo tipo di posizioni. Questa volta ci aspettavamo dal presidente del Consiglio un atto politico concreto, non è concepibile che un parlamentare della Repubblica possa ingiuriare cittadini di religione ebraica, ma non solo di religione ebraica, e che comportamenti di stampo razzista siano ben venuti e impuniti nel Parlamento».

2 ottobre - Luzzatto: “Chi ha incarichi badi a quello che dice”
“Chi ha incarichi istituzionali dovrebbe fare attenzione a cio' che dice soprattutto quando si tratta di ebrei, rom ed extracomunitari''. E' il monito dell'ex presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Amos Luzzato, al presidente del Consiglio Berlusconi riguardo alla barzelletta sugli ebrei. Luzzato, in un'intervista a La Stampa, ammette che episodi del genere avvengono anche perché “non siamo stati capaci di trasmettere all'opinione pubblica la gravità dell'Olocausto e delle persecuzioni che abbiamo subito” e poi rileva “l'illogicità della storiella di Berlusconi, il cui presupposto è clamorosamente antistorico”. “Gran parte degli italiani - prosegue Luzzato - crede che di fronte all'Olocausto, gli ebrei fossero in condizione di mettersi al sicuro. Purtroppo a questa visione falsata hanno contribuito anche i numeri gonfiati degli ebrei salvati per iniziativa di Pio XII che in realtà furono una percentuale minoritaria”. L'ex presidente invita alla prudenza anche perché “un secolo fa negli Stati Uniti si facevano sugli italiani le stesse battute che oggi in Italia si fanno sugli ebrei o sugli stranieri che delinquono. Con barzellette del genere su finisce per smentire e offendere la memoria di tanti nostri poveri connazionali emigrati in giro per il mondo”.

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pilpul
Davar Acher - Scienza e Torah
Ugo Volli
Ma vale la pena davvero di interrogarsi sulle contraddizioni fra i dati accertati dalla scienza e il testo della Torah (o meglio quel che appare il testo a una lettura molto elementare, che cerchi di estrarne solo una cronistoria degli avvenimenti)? Nella tradizione ebraica ci sono molte ragioni per non sentire una tale urgenza. Intanto da sempre noi leggiamo il testo senza l'ingenuità dei fondamentalisti, ben sapendo che vi è uno spessore di interpretazioni che ci separano e ci congiungono ad esso. La Torah non è un giornale o un libro di divulgazione, fatti per una lettura a prima vista, il suo senso è sempre complesso e va approcciato con cautela, guardando alle specificità dell'originale ebraico e non alle banalizzazioni inevitabilmente introdotte nei processi traduttivi e tenendo conto che dall'inizio, già in parte nelle pieghe del testo stesso come per esempio nelle sue paraetimologie, vi sono interpretazioni di cui tener conto. Parte di queste interpretazioni, i cosiddetti midrash, hanno carattere narrativo e aggiungono dettagli spesso storicamente o fisicamente insostenibili; ma un'altra parte anche più autorevole ci induce a cogliere nel testo della Torah e nei midrash una dimensione simbolica o metaforica che va interrogata come tale per estrarne il senso.
E' il caso emblematico delle riflessioni di un commentatore pur attaccato al significato letterale come Rashi sull'inizio di Bereshit, cui non solo nega il carattere strettamente cronologico (è il senso del famoso suggerimento della traduzione del primo versetto come "Al principio della creazione divina del cielo e della Terra ecc." invece che "All'inizio D-o creò ecc."), ma soprattutto della celebre questione sul perché la Torah inizi così invece che con il primo precetto collettivo per il popolo ebraico ("questo sia per voi il primo dei mesi"), ben dentro il sefer shemot. Com'è noto la risposta di Rashì, assai attuale, riguarda la proprietà eventualmente contestata della terra di Israele (che il Signore, sostiene il commento, avendo creato il tutto, può dare a chi vuole). Ma sia la domanda che la risposta mostrano come la Torah sia vista non come un testo disinteressato secondo il modello scientifico moderno, una storia o una storia naturale che vale per la mera esattezza rispetto ai fatti, ma essenzialmente come una guida per l'azione, il cui insegnamento ha valore per le sue conseguenze sull'azione degli uomini. Non appartiene all'ambito della filosofia della natura, ma della filosofia della storia e dell'etica.
E che i contenuti anche del grande prologo cosmologico della Torah riguardino la vita degli uomini, e non la conoscenza dei fatti naturali, è un sottinteso che corre per tutta l'ermeneutica ebraica. Chi nella tradizione potrebbe cercare di trovare un contenuto fisicamente ragionevole per quel grande principio morale che fa l'uomo argilla animata da un soffio, o per l'altro che lo fa "maschio e femmina"? Chi penserebbe sensato opporre le leggi dell'anatomia comparata alla narrazione di un serpente parlante (o viceversa) o quelle della meteorologia all'idea di un diluvio veramente universale? Chi calcolerebbe la resistenza statica dell'Arca, una volta caricata di coppie (o settuple) di elefanti e ippopotami e rinoceronti?
La tradizione ebraica è perfettamente consapevole, ben prima dell'inizio della scienza moderna della necessità di interpretare in maniera metaforica certi passi, per esempio quelli che antropomorfizzano la figura divina (così Maimonide), o quelli che implicano contraddizioni (Ibn Ezra), sulla base della sentenza talmudica per cui "La Torah parla il linguaggio degli uomini" (Rabbi Ishmael) e dunque non può che descrivere e spiegare il mondo secondo i filtri culturali correnti; o di poterli spingere molto lontano dal loro significato "giornalistico", verso ambiti del tutto non empirici, come fanno lo Zohar e molti altri commenti "mistici".
Insomma l'idea che sia necessario abbandonare le grandi immagini e le loro complesse e per nulla banali narrazioni della prima sezione della Torah per non entrare in conflitto con la scienza propone un rimedio troppo drastico; fra l'altro bisognerebbe buttar allora anche l'Esodo per la divisione del Mar dei Giunchi, per il parlare "bocca a bocca" di Moshé e del Signore e per i molti miracoli; e poi anche fare i conti con l'arresto del sole ad opera di Giosuè, che costò la scomunica a Galileo e con mille altri dettagli "imbarazzanti" per la scienza o l'archeologia. Il punto non è decidere se queste narrazioni sono vere alla lettera, contro la scienza o sono falsità. E' più opportuno forse rendersi conto dell'esistenza in tutte le società umane di diversi tipi testuali e di differenti pretese di senso che li caratterizzano: la teoria del Big Bang o della formazione planetaria della Terra o dell'evoluzione biologica sono delle descrizioni fattuali che contengono il meglio della nostra comprensione dei fatti che hanno dato origine al nostro ambiente; i primi due capitoli della Torah elencano in estrema sintesi una visione etica e spirituale del nostro rapporto con questo contesto, mettendone in luce il valore e la dimensione creaturale. La comprensione del senso della Torah appartiene all'ermeneutica, non alla fisica o alla biologia o all'archeologia. Dato che tutto questo per i nostri maestri è chiaro da secoli e secoli, bisogna fare attenzione a non subire l'egemonia dell'ingenuo e intenibile letteralismo protestante e continuare a leggere la Torah come qualcosa che dà insegnamenti sull'umanità e sul popolo ebraico, non sulla struttura materiale del mondo.

Ugo Volli

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Battuta antisemita, licenziato
celebre conduttore della Cnn
Washington, 2 ottobre

Muccino e le presunte lobby
nel cinema americano

Roma, 1 ottobre
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