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11 marzo 2012- 17 Adar 5772
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Benedetto Carucci Viterbi Benedetto
Carucci
Viterbi,
rabbino

La parashà di Ki Tissà (Shemot 30, 23) contiene, secondo quanto indica il Talmud, un accenno a Mordechai. È nascosto in Mor Deror - che designa uno degli ingredienti dell'olio di unzione, la mirra pura - e che in aramaico è reso con Mera Dachia: un suono assai simile a Mordechai. Perché, però, la già strana esigenza del Talmud di trovare un riferimento a Mordechai nella Torah, deve trovare risposta nella traduzione in aramaico del testo biblico?  Deror, spiega rav Schwab, significa in ebraico libertà; il ruolo chiave di Mordechai, nella vicenda di Purim, non è però tanto quello di far acquisire la libertà al popolo, che anche dopo la caduta di Haman continua ad essere sottomesso ad Achashverosh, quanto di di condurlo alla purezza ed alla  libertà spirituale. E questa, sembra suggerire il Talmud con il suo giro un po' tortuoso, prescinde da quella politica e materiale.

David
Bidussa,
storico sociale delle idee


David Bidussa
Nel pensiero di Primo Levi trovano spazio questioni di grande attualità. Tra queste: la funzione pubblica dello scrittore civile; la qualità del lavoro a fronte del suo degrado; cosa voglia dire memoria; quale sia il rapporto e come coabitino sapere scientifico e sapere umanistico. A 25 anni da una morte che molti non capirono, che taluni perfino rifiutarono, bisognerebbe essere in grado valorizzare ed esaltare quei tratti di un pensiero che erano anche una condizione per pensare e a cui spesso nessuno bada: la ricchezza di suggestioni, la curiosità, l’ironia, il silenzio prima di rispondere, la sobrietà (forse il tratto che ci è più estraneo, immersi come siamo in un‘epoca dove l’urlo o l’atto narcisistico sono dominanti). In una parola la compostezza. Tutti aspetti che sono inattuali. E che proprio per questo sono interessanti. E che ci mancano.

davar
Consiglio UCEI - Sostegno alla popolazione civile
colpita dai missili di Gaza nel sud di Israele
Il Consiglio dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, riunito stamane in Roma, ha emesso nel corso dei suoi lavori la seguente mozione:

"Con la chiara intenzione di distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale dai massacri della popolazione civile perpetrati in Siria e dalla crescente minaccia atomica iraniana, militanti islamisti, lunga mano del regime di Teheran, stanno sferrando in queste ore un pesante attacco missilistico nei confronti della popolazione civile del Sud di Israele.
Il Consiglio dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane esprime grave preoccupazione per il rischio di escalation che finora ha visto una risposta mirata di Israele.
Il Consiglio UCEI ribadisce il proprio sentimento di vicinanza e incondizionato sostegno alle popolazioni civili di Israele sotto attacco e auspica che il mondo civile non abbassi la guardia nei confronti del regime iraniano, che rappresenta una minaccia non solo per Israele, unica democrazia del Medio Oriente, ma per l'intera comunità delle nazioni".

Qui Gerusalemme - Piovono razzi, clima rovente
Da alcuni giorni gli abitanti delle zone adiacenti alla Striscia di Gaza sono sottoposti ad attacchi di razzi lanciati dai palestinesi. Venerdì si è offerta agli israeliani un’occasione unica. I servizi di informazione avevano segnalato la presenza a Gaza di Zuhir el-Qassi, Segretario generale del Comitato di resistenza popolare che aveva progettato qualche mese fa l’attentato sulla strada 12 che costeggia la frontiera con l’Egitto verso Eilat. Il suo veicolo a Gaza è stato subito attaccato ed el-Qassi è rimasto ucciso. Per ritorsione i palestinesi hanno aumentato il lancio di razzi e nelle scorse ore e gli israeliani del sud sono stati sottoposti al tiro di un centinaio di razzi contro le città di Ashdod, Ashkelon e Beer Sheba. Più di un milione di israeliani hanno dovuto trascorrere il sabato nei rifugi o nelle stanze corazzate. Otto persone, fra le quali tre lavoratori tailandesi, sono rimaste ferite dai razzi. Nelle tre città citate ha dimostrato la sua efficienza il sistema difensivo “cupola di ferro” che è riuscito ad abbattere circa 30 razzi in volo. Tale sistema lancia un razzo che abbatte il razzo nemico e inoltre sa distinguere ed evitare quei razzi che sono destinati a cadere in zone non abitate. Oggi, domenica, sono sospesi gli studi nelle scuole e nelle università delle tre città prese di mira. Gli aerei israeliani avevano colpito con grande precisione 15 attivisti della Jihad islamica.
Secondo i commentatori israeliani nella Striscia di Gaza Hamas sarebbe disposto ad una convivenza acccanto a Israele, mentre la Jihad islamica e i Comitati di resistenza vogliono conquistare il potere palestinese con la violenza contro Israele. Inoltre l’Egitto con un Parlamento dominato al 75 per cento dai Fratelli Musulmani e dai Salafiti, non è molto propenso ad agire per mantenere la calma a Gaza. Ci vorrà del tempo prima di riuscire a mettere d’accordo i palestinesi fra di loro, e di riflesso a raggiungere un modus vivendi con Israele.

Sergio Minerbi, diplomatico

Qui Roma - Oltre mille giovani a Purim on the rocks
Oltre mille ragazzi da tutta Europa. Un successo straordinario per numeri e intensità. La festa in maschera svoltasi ieri sera in un noto locale capitolino, evento centrale dei quattro giorni di Purim on the rocks, il grande raduno/incontro internazionale organizzato a Roma dalla European Center for Jewish Studies (referente italiana Ylenia Tagliacozzo) con il contributo fondamentale dell'assessorato ai giovani – Delet della Comunità ebraica di Roma e dell'Unione Giovani Ebrei d'Italia, ha ribadito la centralità della più antica realtà della Diaspora nel contesto europeo e mondiale. Nel programma di Purim on the rocks tanto divertimento ma anche numerose occasioni di confronto sui temi dell'identità ebraica e di Israele. “Purim on the rocks – spiega l'assessore ai giovani della CER Giordana Moscati – si è rivelato un successo oltre le aspettative più rosee. Nel tracciare un bilancio di questo evento possiamo quindi festeggiare uno dei traguardi più significativi raggiunti a seguito dei grandi investimenti, anche di natura economica, che l'assessorato e i ragazzi del Delet di Roma sotto la responsabilità di Marco Caviglia stanno facendo verso i giovani ebrei di tutta Europa”. Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente Ugei Daniele Regard, che dice:“È stato un weekend indimenticabile. Un'esperienza unica che crediamo potrà rappresentare una rampa di lancio per continuare ad organizzare eventi di questo livello. L'Ugei cresce e con noi crescono le nuove generazioni. Grazie a tutti”.

pilpul
Il film, il Rav
Nel breve, abituale saluto al telefono che il sabato sera segue la separazione dallo Shabbat, mi sono dimostrato un po' troppo frettoloso con mio figlio maggiore, che vive a Londra, giustificandomi con un appuntamento incombente per andare al cinema. Ecco lo scambio che ne è seguito.
“Che film?”.
“The Artist, il film muto francese che ha trionfato a Hollywood con cinque premi Oscar ed è stato realizzato in appena quattro settimane da Michel Haznavicius, il regista che è figlio di due sopravvissuti dalla Shoah”.
“Ah bene, il Rav questa mattina ha dedicato in sinagoga il suo discorso proprio a questo film”.
“Come mai?”.
“Ha spiegato che se non disperdiamo le nostre intelligenze anche con poche risorse possiamo fare molto”.
“Hazak”!

Guido Vitale, giornalista - twitter @gvitalemoked

Davar Acher - Purim e la salvezza
Ugo VolliUno dei risultati positivi dello sviluppo della comunicazione ebraica di questi ultimi anni è che è ripartita una discussione pubblica di pensiero ebraico che molto a lungo era mancata. Talvolta questa discussione è un po' tumultuosa e accidentata, ma spesso non è solo divulgativa, presenta originalità e motivi di interesse. Così è stato per esempio con le diverse analisi che si sono fatte su questo sito a proposito della festa di Purim. Anche se la data è già trascorsa, vorrei proseguire questo piccolo dibattito con una considerazione che ha un riferimento più generale.
Il pensiero cristiano interpreta generalmente la Bibbia, inclusi i testi che corrispondono alla nostra Mikrà, la “Lettura” che qualcuno chiama un po' approssimativamente “Bibbia ebraica”, come “storia della salvezza”. Detto in maniera molto elementare e semplicistica, la “salvezza” è intesa come un fatto individuale, il raggiungimento di uno stato paradisiaco dopo la morte, che può realizzarsi per coloro che l'abbiano meritato (e essenzialmente hanno avuto fede) grazie alla Passione che avrebbe cancellato il “peccato originale” di Adamo ed Eva, causa di dannazione universale. Le vicende dell'”Antico Testamento” sarebbero prefigurazioni e precondizioni per questo intervento sovrumano. L'ebraismo come è noto legge in maniera completamente diversa i suoi testi, anche quelli che sono stati ripresi dal Cristianesimo, ben al di là della differenza fondamentale che consiste nel non riconoscimento ebraico del ruolo messianico (per non parlare della dimensione divina) di Gesù. Il punto culminante della Mikrà per noi ebrei è il dono della Torah, che regola i rapporti interumani e quelli fra sfera umana e sfera divina; dunque costituisce al tempo stesso una legge e una pedagogia dell'umanità autentica. La nozione di “salvezza” individuale non è particolarmente rilevante nella tradizione ebraica; al suo posto troviamo il concetto di “prolungamento dei giorni” che è conseguenza promessa dell'osservanza delle regole stabilite dalla Torah, e il cui significato può essere inteso variamente, anche come prosperità di vita individuale e collettiva su questo mondo. Ma sarebbe sbagliato osservare le leggi della Torà mirando al premio, spiegano molti maestri; bisogna farlo per rispettare l'ordine divino. La Mikrà però non si limita alle prescrizioni, contiene una storia; ma questa storia piuttosto che della salvezza e dei suoi prodromi, è la storia della costituzione, della liberazione, degli errori, della difficile sopravvivenza del popolo ebraico, delle oppressioni che subisce e della libertà che ritrova, grazie ai suoi governanti e talvolta all'intervento divino diretto.
In questa complicata vicenda, che ha un nesso per me molto chiaro con l'idea di “prolungamento dei giorni” dobbiamo leggere dunque una storia collettiva e non individuale: noi non trattiamo come feste religiose rilevanti la nascita di alcuno dei nostri patriarchi e profeti, re e guide; né la loro circoncisione, né la loro salvezza dalla morte (è il caso di Itzhak, quasi “risorto” secondo alcuni maestri) né la loro assunzione in Cielo (il caso di Eliahu); mentre festeggiamo l'uscita dal'Egitto, la salvezza dal tentativo genocida di Haman o dall'assimilazione forzata di Hannukkah, e naturalmente la concessione della Torà; piangiamo la distruzione di Gerusalemme, digiuniamo per l'uccisione dell'ultimo possibile erede di David, per Ester, perfino per i primogeniti egizi: tutte ricorrenze collettive che riguardano la sopravvivenza del nostro popolo e perciò in un certo senso politiche. Sono poche le ricorrenze puramente religiose; la maggior parte di essere hanno una natura che oggi si usa definire “teologico-politica” perché riguardano il “miracolo” di una sopravvivenza collettiva, percepito come tale anche quando, come nel caso di Purim, la presenza divina è “occultata”, “nascosta”, come si usa dire con una lettura allegorica del nome Ester. Naturalmente questo miracolo corrisponde a un valore e questo a un compito, la diffusione di un progetto di umanità, come hanno spiegato i profeti. Ma anche questo modello di umanità riguarda la convivenza fra gli uomini, oltre all'omaggio al divino; è più una missione sociale che metafisica. La scrittura delle tavole della legge che si trasforma in libertà, secondo il noto suggerimento ermeneutico del Talmud, è al centro non solo dell'esperienza storica dell'ebraismo, ma anche della sua etica.
Questo carattere collettivo della vicenda religiosa ebraica e il valore religioso (o teologico-politico) centrale della sopravvivenza del popolo di Israele riguarda anche il presente, il valore anche religioso della creazione dello Stato di Israele, che la maggioranza dei rabbini ha capito, seguendo le intuizioni acute di Rav Kook, ma che alcuni charedim non capiscono. La vitalità intellettuale e morale del nostro popolo deriva anche dalla sua capacità che nella storia c'è sempre stata di unificare il passato e il presente, non nel senso della teologia cristiana dei “tipi” (la legatura di Isacco come “tipo”, segno precorritore della Croce), ma in un senso pedagogico: l'uscita dall'Egitto ci serve anche di lezione per capire che cosa può voler dire uscire da Auschwitz (come ha spiegato Haim Baharier), la storia di Purim ci fa capire ancor di più la legittimità dell'autodifesa e la sua necessità. Non a caso Netanyahu, che è un politico colto e intelligente, un grande capo del popolo ebraico, nonostante tutte la propaganda demonizzante che gli è stata tirata addosso, nella recente visita ha regalato a Obama una Meghillà – quella Meghillà che l'antisemita Lutero non sopportava nella Bibbia e che Julius Streicher, direttore vdel giornale antisemita “Der Stuermer” e inventorev del boicottaggio degli ebrei (quella tattica che oggi seguono palestinesi e neocomunisti contro Israele) condannato a morte a Norimberga, riconobbe come modello della sua sconfitta: per questa storia molto istruttiva consiglio di leggere qui: http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Holocaust/Streicher.html. Quel che è importante nelle nostre feste è che ci invitano a partecipare a un destino collettivo, un destino che non è finito e che non ha un esito necessariamente ultraterreno, ma che ci impegna qui e ora a fare le nostre scelte in questa direzione.

Ugo Volli

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Shofar Chamorim
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Sorgente di vita: Speciale su Andree Ruth Shammah e Moshe Idel




 
Cominciamo il commento alla rassegna stampa di oggi con il rimando ad un articolo de l’Avvenire dove un interlocutore siriano non meglio indentificato - al di là dello pseudonimo che si è dato, Rami, per meglio tutelare la sua incolumità - segnala come nel fronte di forze che si contrappongono al clan Assad

Claudio Vercelli


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