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23 maggio
2012 - 2 Sivan 5772 |
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David
Sciunnach,
rabbino
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Ci stiamo avvicinando ad uno dei momenti più importanti
della vita ebraica, alla festa di Shavuot, festa che ricorda il Mattan
Torah – il dono della Torah. I Maestri ci insegnano che ogni anno nel
ricordare e festeggiare questo evento la Torah si rinnova. Ci possiamo
domandare in quale modo essa si rinnovi, visto che non ci è concesso di
modificare neppure una lettera di questa, essendo Essa di origine
Divina e quindi priva di errori. Allora come si può affermare che essa
si rinnovi pur rimanendo uguale a quella dell’anno precedente? In
realtà la Torah non cambia, quelli che cambiano siamo noi. Noi non
siamo più quelli dell’anno passato, le esperienze e gli eventi
dalla vita ci hanno cambiato. E quindi anche il nostro modo di leggere
la Torah non è più lo stesso, ed in questo senso che la sua lettura si
rinnova di anno in anno.
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Davide
Assael,
ricercatore
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In
questo periodo si fa un gran parlare della crisi della democrazia in
Europa, che sarebbe causata dalla perdita della sovranità popolare e
dall’affermarsi di ciniche tecnocrazie. È un ragionamento che davvero
non comprendo: se si è tutti uniti, è ovvio che ognuno faccia la sua
parte. E certo, si può commissariare uno Stato se questo si è
dimostrato a più riprese inaffidabile. Esattamente come l’Italia
commissaria la Campania per il problema rifiuti o il Lazio per la
sanità. Non ci trovo nulla di strano in tutto questo; a meno che non si
pensi di vivere ancora separati e allora che lo si dica e ci si assuma
la responsabilità della propria posizione. Le due cose insieme, non si
può. Chi mai avrebbe detto che un ebreo avrebbe difeso la Germania, ma
“Amicus Plato, sed magis amica veritas”.
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Contando
l'Omer - Le scale della conoscenza
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Mercoledi 23 Maggio, 46° giorno
dell’Omer, 6 settimane
e quattro giorni
La lista romana tutta al femminile che si presenta
alle imminenti elezioni UCEI si è data il nome impegnativo di una
sefirà, la Binah, scegliendo proprio questa sefirà tra le altre
coniugate al femminile. Ma al di là di questa coincidenza elettorale va
notato che è proprio la Binah, il "discernimento", terza nell'ordine
delle sefirot, a diventare un simbolo centrale per il periodo
dell'Omer. Esiste in proposito una tradizione molto antica che si
affaccia appena nel Talmud e che poi sarà ripresa nei testi di Kabbalà.
La Binah è la conoscenza e la comprensione delle cose più nascoste, e
comprende (per una serie di calcoli che qui sarebbe complicato esporre)
50 "porte", che potrebbero essere intese come entrate progressive o
gradini di una scala che porta alla conoscenza completa. Solo che
neppure Moshè riuscì a salirla per intero, mancandogli il 50° gradino.
Questo percorso è simboleggiato dai 49 giorni dell'Omer; il
cinquantesimo, Shavuot, ormai imminente, è il giorno in cui non si
riesce a salire più in alto ma è necessario che l'Alto scenda in mezzo
a noi.
rav
Riccardo
Di Segni, rabbino capo di Roma - twitter
@raviologist
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Consiglio UCEI - Il "trillo" dei
candidati
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Si
avvicina la data della consultazione elettorale del 10 giugno per il
rinnovo del Consiglio dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Il
portale dell'ebraismo italiano ha aperto uno spazio raggiungibile con
un banner dove i candidati potranno depositare i loro programmi e le
loro comunicazioni. Il numero di giugno di Pagine Ebraiche in
distribuzione offre intanto al lettore un approfondimento sugli
obiettivi e sulle posizioni dei candidati delle cinque realtà (Roma,
Milano, Firenze, Livorno e Trieste) in cui si andrà alle urne. La
sfida, da parte loro, è stata quella di condensare il tutto nella
lunghezza massima di 140 battute, la misura standard di un “cinguettio”
di Twitter. Una sfida che è stata raccolta con grande entusiasmo e
partecipazione.
Chissà
se davvero la verità si addice a un messaggio breve, più che a una
telefonata o a una lunga lettera. Sta di fatto che uno studio della
University of Michigan, in collaborazione con la New School of Social
Research di New York ha di recente verificato che gli sms ci aiutano a
essere più razionali e sinceri: meno esibizionisti di quel che ci
concediamo su Facebook; più sintetici di quanto accade al telefono e
più attenti nel rispondere, grazie al tempo richiesto dalla
composizione di un messaggio scritto. In redazione siamo partiti da
questo spunto per cercare di sondare idee e opinioni sulla competizione
elettorale che a breve coinvolgerà l’ebraismo italiano e proporle ai
lettori. Forti dell’esperienza professionale che i redattori delle
testate UCEI stanno maturando sul fronte dei social network (da
Facebook a Twitter) abbiamo scelto di usare lo strumento del tweet per
raccogliere posizioni e programmi dei candidati delle realtà in cui a
breve si andrà alle urne per designare i nuovi rappresentanti al
parlamentino nazionale. Una sfida che tutti hanno raccolto con impegno
e grande coinvolgimento. La scommessa non era facile: si trattava
infatti di offrire al lettore tutta la campagna elettorale in pochi
istanti e di condensare in appena 140 battute (la misura canonica del
“trillo” o “cinguettio”) programmi e propositi di grande complessità,
ricchi di sfumature, relativi alle grandi questioni con cui il mondo
ebraico si confronterà nei prossimi anni su scala nazionale e
internazionale. Appena 140 caratteri per accogliere programmi che di
norma occupano pagine e pagine di documenti, ore di discussione, lunghi
confronti e condivisioni. Ogni tweet ha dunque richiesto ai candidati
una lunga riflessione per distillare in poche parole contenuti
lungamente meditati e approfonditi, senza quell’urgenza di rispondere che
può rendere affrettato un dialogo al telefono. Ma il risultato è Il
frutto di questo lavoro lo trovate sul numero di giugno di Pagine
Ebraiche in distribuzione in questi giorni. In poche parole, corredate
dalla foto, risalta con grande evidenza il senso della proposta di
ciascuno. Le tematiche evidenziate dai candidati romani (Serena
Tedeschi decana di Binah e Renzo Gattegna capolista di Uniti per
l’Unione); di Milano (Roberto Jarach, Cobi Benatoff e Raffaele Turiel);
di Livorno (Daniele Bedarida e Gadi Polacco); Firenze (Simcha Jelinek e
Dario Bedarida); Trieste (Davide Belleli e Mauro Tabor) sono variate e
significative. Vi ritroviamo le grandi questioni dell’identità, della
continuità e della tradizione; il presente e il futuro, la cultura, il
dialogo e l’apertura; la voce delle donne e il rabbinato; il ruolo
delle piccole comunità e la necessità di fare rete per essere più
forti. Certo, sono tweet, appena evocativi di una riflessione assai più
ampia e approfondita. Ma attraverso questa nuova, senz’altro più
informale, via di comunicazione è stato possibile misurarsi con un
approccio diverso ai temi che appassionano il mondo ebraico: al passo
con il radicale cambiamento culturale innescato dai social network che
in questi anni ha mutato nel profondo il nostro modo di stare in
contatto e di raccontarci. Non è d’altronde un caso che proprio questi
mezzi siano stati ampiamente utilizzati da parte del mondo ebraico
italiano nella fase di dibattito che accompagna la sfida elettorale. La
possibilità di aggregarsi e di dialogare su Facebook o di comunicare
via Twitter si è rivelata preziosa, soprattutto per una realtà spesso
dispersa sul territorio quale la nostra. E le vie del web si sono
rivelate capaci di veicolare con grande puntualità programmi, proposte,
idee e scambi di opinione. La redazione delle testate UCEI ha scelto da
tempo di misurarsi con questo mondo in costante e rapidissima
evoluzione con nuove proposte e iniziative. E’ nata così la presenza su
Facebook dei diversi prodotti editoriali, da Pagine Ebraiche a DafDaf a
ItaliaEbraica che già ha ottenuto un notevole riscontro. In parallelo
sta maturando l’esperienza di Twitter (ogni redattore può essere
seguito anche per questa via, grazie agli indirizzi pubblicati al
termine degli articoli o ci si può iscrivere dal portale moked.it).
Grazie alla collaborazione e alla disponibilità mostrata dai candidati
alle elezioni questo canale si arricchisce ora di un nuovo e importante
tassello che nel futuro troverà senz’altro ulteriori interessanti
applicazioni.
Daniela Gross - twitter @dgrossmoked
(Pagine Ebraiche giugno 2012)
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Qui Milano - Consiglio UCEI, presentate
le candidature
per la consultazione elettorale del prossimo 10 giugno
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Una
serata all’insegna dei numeri. Tre liste, 17 candidati, dieci posti da
coprire per le elezioni dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Cinque formazioni, 32 nomi, 19 consiglieri da eleggere per il rinnovo
degli organi di governo della Comunità ebraica di Milano. E infine i
numeri contenuti nel bilancio consuntivo dell’anno 2011, che raccontano
molto della storia recente della Comunità.
Si è svolta ieri nell’Aula magna della scuola della Comunità ebraica di
Milano l’assemblea preelettorale per la presentazione delle candidature
alle elezioni del prossimo 10 giugno. Nei dieci minuti
cronometrati con inflessibilità dal segretario generale Alfonso Sassun,
i candidati si sono sforzati di delineare le proprie linee guida. A
Giorgio Sacerdoti e Riccardo Hoffman il compito di presentare la lista
Milano per l’Unione, che si è posta in soluzione di continuità con il
lavoro svolto nel precedente mandato. Giovani, rete di Comunità,
decentramento, cultura, alcuni dei punti fondamentali. “Per quanto
riguarda il ruolo di presidente - ha aggiunto il capolista Roberto
Jarach - io e i miei colleghi appoggiamo sin da ora l’attuale
presidente Renzo Gattegna, chiedendo però il riconoscimento
dell’importanza e del ruolo della Comunità di Milano, al pari di quella
di Roma, per il suo lavoro e le sue capacità, compresa quella di
dialogare con il territorio”.
All’insegna dell’innovazione, con l’obiettivo del rafforzamento del
“primo fund raiser dell’ebraismo italiano” si è invece proposta Machar
- Domani per l’UCEI. “Vogliamo trasformare l’Unione in un moderno
centro di erogazione dei servizi - ha spiegato il capolista Raffaele
Turiel - Oggi si occupa quasi esclusivamente di produrre progetti
culturali che funzionano, ma questo non basta più. Bisogna rafforzare
la rete delle scuole ebraiche e delle Comunità, lavorare per un marchio
di Kasherut nazionale, pensare a un centro studi che sia capace non
solo di monitorare ma anche di mettere in campo attività di contrasto
contro l’antisemitismo, rammodernare anche gli stessi format culturali”.
Ultimo candidato, con UCEI per la scuola, Cobi Benatoff ha voluto
rinunciare alla sua presentazione per lasciare spazio a quella delle
liste per la Comunità.
Si era a lungo temuto per una possibile fuga della gente dalle elezioni
comunitarie, e una conseguente esiguità del numero di candidati. Le
cinque liste per un totale di 32 nomi che si sono presentate agli
elettori hanno costituito la miglior risposta. Vari i punti su cui i
capilista si sono concentrati: il quadro economico ancora delicato, la
scuola, le politiche giovanili, i rapporti con il rabbinato, e
soprattutto la necessità di lavorare su coesione e solidarietà,
diminuendo il tasso di conflittualità che ha caratterizzato il
precedente mandato.
“Penso che un punto qualificante del nostro impegno sia la volontà e la
capacità di ascolto” ha affermato Daniele Cohen, capolista di Ken 2.0,
compagine di cui fanno parte sei consiglieri della maggioranza uscente.
Cohen ha rivendicato i risultati raggiunti in due anni di governo, tra
gli altri sul piano del risanamento, della cultura, del rapporto con la
città, e ha proposto continuità, all’insegna tuttavia di una maggiore
disposizione alla partecipazione e alla condivisione.
Sulla riscoperta dei valori comuni e della necessità di tornare alla
solidarietà e all’empatia tra iscritti ha posto l’accento Walker
Meghnagi, capolista di Welcomunity. “Senza guardare troppo al passato
dobbiamo renderci conto che negli ultimi due anni la contrapposizione è
stata eccessiva. Dobbiamo tornare a lavorare tutti assieme per il bene
di tutti e recuperare il rapporto con tutti gli iscritti, al di fuori
delle logiche di maggioranza e opposizione, perché a prescindere da chi
vincerà, nessuno si potrà permettere di governare da solo”.
Lavorare insieme. Un obiettivo che secondo Roberto Liscia, candidato
presidente di Com.Unità, si può raggiungere soltanto superando le
posizioni pregiudiziali che ciascun gruppo ha nei confronti degli
altri. “È necessario dare alla gestione di questa Comunità una linea
nuova, attraverso enti di gestione autonomi per i diversi punti, in
primo luogo la scuola, che siano coordinati dal Consiglio, senza però
rimanere impantanati nelle sue logiche”.
Oltre alle tre liste “piene” con dieci candidati (a fronte della
possibilità per ogni elettore di esprimere dieci preferenze, anche di
liste diverse), due candidature uninominali: Gabrielle Fellus, con Am
Im, ha posto l’accento sull’importanza della mediazione tra le
posizioni differenti all’insegna della riconoscenza per chi si impegna
per la Comunità in ogni forma, cercando soluzioni innovative ai suoi
problemi, mentre Giuseppe Chalom con Shalom si è concentrato sulla
volontà di implementare nuovamente a Milano il modello del centro
giovani Maurizio Levi, operativo negli anni Settanta e Ottanta, di cui
era stato presidente.
L’assemblea che si è chiusa in tarda serata (al punto da non lasciare
spazio al dibattito) ha rappresentato dunque un punto di partenza per
una nuova fase dell’ebraismo milanese. Ma anche un’occasione per
riflettere sul passato, sulla stagione che il 10 giugno si chiuderà
definitivamente, di cui si è parlato non solo nella presentazione dei
candidati, ma anche nella relazione sul bilancio presentata dal
presidente Jarach, che ha raccontato attraverso le cifre, quanto è
stato fatto e quanto è ancora da fare, nella gestione della situazione
economica, migliorata ma ancora delicata, della scuola, della casa di
riposo, dei rapporti con il rabbinato, dell’amministrazione.
Un momento dunque in cui la Comunità di Milano, con la sua classe
dirigente e i suoi iscritti, si è ritrovata a gettare le basi per
risolvere i tanti problemi che l’ebraismo milanese e italiano devono
affrontare. Senza però dimenticare su quale grande ricchezza si possa
contare per farlo.
Rossella Tercatin - twitter @rtercatinmoked
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Qui Parma - Giovani, partecipazione,
studio
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Yom
Ha Torah a Parma è stato celebrato con un indimenticabile Shabbaton
Ugei. Un'autentica maratona di emozioni, iniziata con la visita alla
Biblioteca Palatina dove abbiamo potuto consultare antichi manoscritti
ebraici della collezione De Rossi e protrattasi per tutto il weekend
tra incontri, tefilloth e occasioni di confronto con molti giovani da
tutta Italia, studenti israeliani che frequentano gli atenei cittadini,
famiglie e iscritti alla Kehillah. A fare gli onori di casa il
presidente della Comunità ebraica di Parma Giorgio Yehuda Giavarini,
che ha intonato il kiddush di fronte a oltre 50 persone, risultato
numerico estremamente significativo per questa piccola ma accogliente
Comunità, e che è stato affiancato per tutta la serata dal maskil
Gabriele Di Segni che ci ha motivato con parole di Torah
sull'importanza del gruppo. Si è festeggiato fino a tarda sera
intonando i canti e le zemirot: un vero e proprio Tish in stile Ugei.
Il mattino seguente eravamo numerosi anche alla Tefillah di Shachrit
intonata dal chazan Devid Moscati, una parashah che ci ha fatto
riflettere sull'importanza di vivere le Mitzvot come Chukkim, leggi che
dobbiamo seguire anche se non comprendiamo e che devono essere incise
dentro di noi. Ad accompagnarci nel secondo pasto uno splendido Dvar
Torah sul reale numero delle benedizioni nella parashah e
sull'importanza di essere sparpagliati nel mondo. Nel pomeriggio
Amit, studente di Ingegneria, si è poi improvvisato guida turistica
portandoci a vedere gli angoli più belli di Parma fino al momento della
recitazione di Mincha, occasione che ci ha visto riuniti nuovamente in
gran numero e cui ha fatto seguito una splendida Seudat Shelishit a
base di salumi kasher e con lettura in ebraico e Italiano del quinto
capitolo dei pirke avot. Veloce è poi arrivata l'ora dell'Havdalah
quando ormai tutti eravamo riuniti in sinagoga a salutare lo Shabbat
cantando abbracciati e pronti, almeno noi giovani, a trasferirci in un
locale del centro città per una serata a base di musiche israeliane.
Programma molto fitto anche per la giornata di domenica che, dopo la
Tefillah, ha preso avvio con una lezione di Talmud del maskil Disegni
in cui abbiamo studiato il Daf 22 della Masechet di Yoma, "Il Giorno"
per eccellenza del calendario ebraico: Yom Kippur. Nel primo pomeriggio
visita al museo ebraico di Soragna e conferenza sui ghetti italiani e
sulla cultura ebraica tra Cinque e Seicento a cura del professor
Stefano Patuzzi. Al momento dei saluti la promessa solenne di
incontrarci nuovamente a Parma per la seconda edizione di Italia Unita
per Sukkoth, evento nazionale che vede i giovani ebrei italiani attivi
nell'organizzazione della festa di Sukkoth nel maggior numero possibile
di Comunità.
Moshe Polacco
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Qui Roma - Separati in casa
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Si
discute di identità, incontro e partecipazione questo pomeriggio al
Centro Bibliografico Tullia Zevi dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane. L'appuntamento, a partire dalle 17.30, è infatti con la
tavola rotonda “Separati in casa. Quattro secoli di convivenza: gli
ebrei in Italia dalla ghettizazione all'emancipazione”, una preziosa
occasione di dibattito e approfondimento sulle complesse vicende degli
ebrei d'Italia cui prenderanno parte Marina Caffiero, autrice di
“Legami pericolosi” (Einaudi), e Carlotta Ferrara Degli Uberti, autrice
di "Fare gli ebrei italiani" (Il Mulino). Con le due studiose anche Michele Luzzati,
ordinario di Storia del Medioevo all'Università di Pisa, Ester Capuzzo,
ordinario di Storia Contemporanea all'Università La Sapienza, e la
responsabile della Biblioteca del Centro Bibliografico Gisèle Lévy.
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Eroi
a pedali e una bandiera che viene risollevata
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Abituati
a commentare quasi sempre brutte notizie, è con grande piacere che
diamo segnalazione di un’iniziativa particolarmente lodevole, quale la
recente discussione (lo scorso lunedì 20 marzo), presso la Facoltà di
Scienze Politiche dell’Università degli Sudi di Teramo, di una
pregevole tesi di Laurea in Sport e Politica, dal titolo Un ‘giusto’ in
bicicletta: Gino Bartali tra eroismi e pacificazione (1940-1948),
elaborata dalla candidata Marzia Teodori - che ha così conseguito la
Laurea magistrale in Management dello sport e delle imprese sportive –
sotto la guida del relatore, prof. Luigi Mastrangelo.
Nel lavoro viene ripercorsa l’intensa biografia umana e sportiva del
campione, nato il 18 luglio 1914 a Ponte a Ema, vicino Firenze, le cui
vicende vengono ripercorse, in particolare, negli anni del secondo
conflitto mondiale, nei quali Bartali è impegnato in prima persona a
difesa della persona umana, persino indossando – ben oltre le proprie
convinzioni – la camicia nera come forma di garanzia per i rifugiati
nel corso di perlustrazioni nazifasciste. Proprio questi gesti
clamorosi rischiano di costargli la vita, visto che, una volta fermato
dai partigiani, viene chiamato a rispondere di una camicia indossata
per gli altri, e non per sé stesso.
Nel 1943-1944, nonostante le gare ciclistiche non si disputassero,
Bartali continua a percorrere lunghi percorsi. In un periodo di carenza
di carburanti, le gambe del grande ciclista risultano il migliore dei
mezzi di trasporto per documenti e certificazioni, con la copertura
perfetta di un atleta che stava svolgendo il suo duro allenamento. A
beneficiare di questa coraggiosa e faticosa attività, anche molti
ebrei, ai quali Bartali riesce a far avere lasciapassare e carte
d’identità con le quali mettersi in salvo. Come ha sottolineato il
relatore, Bartali era un nome inattaccabile, vista la sua popolarità e
il suo seguito: interrogato più volte, riesce però a sfuggire alla
carcerazione, anche perché gli inquisitori non possono non tener conto
della popolarità e dell’ascendente dello sportivo, anche sui loro
sottoposti.
Vengono poi esaminati i difficili anni del dopoguerra, quelli della
rivalità con Coppi, ma soprattutto quelli dell’azione di pacificazione
sociale che i successi di Bartali - specie quello al Tour del 1948
-favoriscono, contribuendo a placare animi esacerbati, come nei giorni
successivi all’attentato alla vita di Palmiro Togliatti.
Il lavoro, sicuramente di alto profilo sul piano scientifico (tanto che
ci sentiamo di caldeggiarne, presso i Colleghi teramani, la
pubblicazione), si segnala per il suo grande significato etico, nel
momento che tratta – in un contesto accademico di analisi culturale del
fenomeno sportivo – di una vicenda storica e umana di grande
importanza, rievocata e analizzata non perché specificamente connessa
allo sport, ma in quanto collegata alla persona di un grande,
amatissimo campione. Tutte le medaglie vinte da Bartali, a nostro
avviso, non valgono la metà di una sola delle coraggiose azioni che, a
rischio della propria vita, scelse di intraprendere, andando in
soccorso di innocenti perseguitati. E la grandezza dell’uomo è ancor
più esaltata dalla sua naturale modestia, che mai lo ha indotto
(analogamente al suo collega di grandezza e umiltà, Giorgio Perlasca) a
esibire tali benemerenze, che sono state conosciute e apprezzate dai
più solo dopo la sua morte.
Un grazie convinto, quindi, a candidata e relatore, per avere reso
onore a un grande italiano, e, con lui, al ciclismo e allo sport
italiano in generale, ricordando come il loro “albo d’oro” possa
vantare delle persone davvero speciali. E, anche, perché no, per avere
tenuto alta la bandiera della bella e prestigiosa Università di Teramo,
tristemente destinata, da un po’ di tempo, a essere menzionata
soprattutto per squallidi episodi di ‘asserzionismo’ (quello che, come
ho cercato di spiegare in un mio pilpul dell'ottobre
di due anni fa, sarebbe il modo più corretto di chiamare il cd.
‘negazionismo’).
Francesco
Lucrezi, storico
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rassegna
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Israele:
scoperto sigillo millenario
relativo alla città di Betlemme
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la rassegna |
Straordinario rinvenimento nell'area della Cittadella di re David a
Gerusalemme. Una troupe di archeologi ha infatti scoperto un sigillo in
creta risalente a 2700 anni fa in cui è menzionata la città di Betlemme.
Il
frammento del sigillo ha un diametro di un centimetro e mezzo e su di
esso è riportato un testo in tre righe in cui compare per l'appunto
l'espressione “Beit Lehem”, ossia Betlemme.
Stando a quanto riferisce Radio Gerusalemme si tratterebbe del più
antico reperto mai rinvenuto finora relativo a questa antichissima
località.
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Comunità ebraica, la
lista delle donne
Paolo Brogi, Corriere della Sera Roma
A noi, comuni mortali, non è dato
conoscere che cosa succede davvero
nei rapporti che i cosiddetti Grandi intrattengono tra di loro. La
settimana scorsa si parlò del misterioso viaggio di Rocard a Teheran,
ma mai se ne sono divulgati i risultati. Nei giorni scorsi si è molto
parlato di diplomazia segreta tra Obama e Khamenei; segreta, appunto.
Ma è di sicuro in azione(...)
Emanuel
Segre Amar
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
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