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10 settembreo 2012 - 23 Elul 5772
l'Unione informa
ucei 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
alef/tav

Adolfo Locci, rabbino capo
di Padova

"Perché la cosa è molto vicina a te; è nella tua "bocca" e nel tuo "cuore" per "farla" in pratica" (Devarim 30:14).
Rav Chyd"à (Rabbì Chayym Yosef David 1724-1806) spiega che se saremo veramente umili, potremo essere "shelemim - completi": nella bocca, per "parlare" correttamente, nel cuore (mente), per "pensare" in modo puro e nell'azione, per "agire" nell'osservanza delle mitzwoth della Torà. L'umiltà, permette dunque di dominare quelle forze che ci fanno "parlare, pensare e agire" in modo iniquo, così da essere "Merkavà laShekhinà", dei degni rappresentanti della Presenza Divina...

Anna
Foa,
 storica

   
Anna Foa
La notizia, data dal Manifesto di ieri, di manifestazioni di donne a Ramallah contro le leggi vigenti,   estremamente indulgenti quando ad essere assassinate siano donne colpevoli di aver reagito a mariti brutali e di essere arrivate, come in un caso recente, a chiedere e ottenere il divorzio, mi sembra interessante. Lo stesso si può dire per le manifestazioni di donne in Tunisia contro la minacciata diminuzione dei loro diritti civili. Nel caso di Ramallah, non siamo solo di fronte a rivendicazioni di libertà, ma ad una rottura, forse generazionale, rispetto a consolidate mentalità fondate sui legami di clan e di parentela e sulla difesa della tradizione. Queste mentalità sono terreno condiviso delle donne e degli uomini, delle madri come dei padri e dei fratelli. La donna palestinese, quella anziana, mantiene potere e responsabilità in questo campo, ed è fra i motori della conservazione del vecchio. Che ora le donne, e con loro molti uomini, siano scese in piazza a manifestare mi sembra una grande trasformazione. Forse mi sbaglio, ma penso che una donna che rifiuta di fare assassinare la propria figlia dai fratelli per una qualche colpa d'onore sia anche una donna che non manderà mai uno dei suoi figli a farsi saltare in aria come i kamikaze. insomma, mi sembra che ci sia un nesso tra la mentalità sull'onore sessuale e quella politica. In ogni caso, riuscire a fermare il femminicidio sarebbe di per sé un passo di straordinaria importanza.

davar
Il ministro Terzi: “Uniti per raggiungere nuovi traguardi”
Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata ha rivolto alla redazione del portale dell'ebraismo italiano www.moked.it e del notiziario quotidiano l'Unione informa un messaggio che prende le mosse da un recente articolo del demografo Sergio Della Pergola pubblicato su queste testate giornalistiche.
"Ho molto apprezzato - scrive il ministro riferendosi all'articolo del professor Della Pergola - le sue parole di stima e amicizia, che mi sento di ricambiare e condividere con la nostra grande Comunità italiana a Gerusalemme e in Israele. Sono rimasto toccato dall'affetto mostratomi in questa visita, importante per la continuità e il sempre più intenso rapporto tra Italia e Israele, un rapporto contrassegnato da una profonda condivisione di valori di democrazia e di dignità dell'uomo. Con il suo contributo, e grazie all’aiuto di altri illustri rappresentanti del mondo scientifico e accademico, della comunità economica e della cultura, che vorrei idealmente riunire tutti nella Fondazione Italia-Israele, lavoreremo per rinsaldare i nostri già solidi legami e per raggiungere insieme nuovi traguardi”.
“Il Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata - aveva scritto Della Pergola nel suo ultimo aleftav - è un grande amico di Israele e della comunità italiana in questo paese. Lo ricordiamo negli anni attivissimi della sua missione, che hanno segnato una fase di impulso quasi senza precedenti, anzi di svolta storica nel rapporto bilaterale fra i due paesi: sul piano della cultura ebraica e italiana, e su quello della collaborazione politica, degli scambi commerciali e della sicurezza”. Con queste parole lo studioso ed esponente della comunità degli italiani in Israele Della Pergola, nel suo ultimo aleftav pubblicato giovedì 6 settembre sul notiziario quotidiano l'Unione informa, commentava l'incontro avvenuto poche ore prima nel Tempio italiano di Gerusalemme tra la comunità degli italkim e lo stesso ministro degli Esteri, protagonista in quelle ore di una missione ufficiale in Israele scandita da molti significativi appuntamenti istituzionali. Un vero e proprio ritorno a casa per il diplomatico, che nei suoi anni israeliani – ricordava ancora Della Pergola – numerose iniziative di successo ha realizzato contribuendo a rinsaldare un legame proficuo che abbraccia vari campi di cooperazione tra Italia e Israele.

Qui Gerusalemme - Pisapia a colloquio con gli italkim
È stato il Tempio italiano di Gerusalemme la prima tappa della visita del sindaco di Milano Giuliano Pisapia in Israele e nei Territori palestinesi. Un’occasione per parlare di Expo, ma anche di cooperazione economica, tecnologica e culturale che vede il sindaco impegnato in vari incontri con rappresentanti delle autorità israeliane e palestinesi. Incontri iniziati già in volo grazie a un colloquio fuoriprogramma con il presidente israeliano Shimon Peres, che viaggiava sullo stesso volo della delegazione italiana dopo aver partecipato al Forum Ambrosetti. Accolti e accompagnati dall’ambasciatore italiano Francesco Talò, il sindaco, insieme ai consiglieri comunali Fabrizio De Pasquale e Ruggero Gabbai, presidente della Commissione Expo, e poi a Walker Meghnagi e Daniele Nahum, rispettivamente presidente e responsabile rapporti istituzionali della Comunità ebraica di Milano, ha visitato la sinagoga e il museo italiano incontrando alcuni rappresentanti degli italkim. Un luogo che, insieme all’associazione Hevrat Yehude Italia, si conferma sempre più centrale nei rapporti fra i due paesi, immancabile tappa e momento di confronto per i rappresentanti delle istituzioni italiane in visita in Israele, come evidenziato negli scorsi mesi dalla visita del presidente Giorgio Napolitano e del premier Mario Monti, e ribadito ancora una volta dall’incontro con il ministro degli Esteri Giulio Terzi la scorsa settimana, per arrivare alla visita di Pisapia ieri.
“Naturalmente si è trattato di due occasioni molto diverse – ha spiegato il professor Sergio
Della Pergola, docente all’Università ebraica di Gerusalemme e rappresentante degli italkim, che ha accolto il sindaco insieme a Beniamino Lazar, presidente del Comitato italiani all’estero locale – Il ministro Terzi è stato a lungo ambasciatore in Israele e il protagonista di uno straordinario impulso ai rapporti tra i due paesi. Possiamo dire che la sua visita abbia rappresentato in qualche modo un ritorno a casa, con tanta gente ad accoglierlo e applaudirlo. Quello con Pisapia è stato un incontro più intimo, una tavola rotonda per discutere assieme diverse tematiche”. Al centro della discussione l’Expo e il contributo che potrebbe giungere anche dal Museo di arte ebraica italiana di Gerusalemme, la qualità dell’informazione su Israele da parte di stampa e televisione, il dialogo fra israeliani e palestinesi e il possibile apporto che Milano può offrire.
Pisapia ha raccontato di essere stato in Israele diverse volte come privato cittadino, spiegando che durante la sua ultima visita era particolarmente preoccupato per la sicurezza nelle strade. “Lo abbiamo invitato a fare una passeggiata per Gerusalemme oggi, per rendersi conto di persona del grande cambiamento che c’è stato negli ultimi anni – ha sottolineato Della Pergola - Nonostante le minacce iraniane, oggi questa è una città allegra, l’aria è spensierata, c’è pochissima polizia. E il centro, con le nuove aree pedonali e il tram, ha cambiato fisionomia, con un’atmosfera più aperta”.
Nei colloqui spazio anche ad alcuni temi scomodi, come quelli legati all’organizzazione della settimana della cultura palestinese a Milano sponsorizzata dal Comune, una decisione che ha già suscitato polemiche. Pisapia ha tenuto a precisare di non averla voluta intendere come una “compensazione” per la rassegna Unexpected Israel ospitata in piazza del Duomo nel 2011. “A mio parere il rischio molto concreto è che la manifestazione si trasformi in un festival della retorica – l’ammonimento di Sergio Della Pergola – Per esempio nel programma è stato inserito un incontro dedicato allo scrittore e critico palestinese Edwad Sahid, un intellettuale di grande spessore letterario, che però è stato anche un teorico del non dialogo con Israele. Capire in che prospettiva si vuole raccontare una figura del genere è essenziale. Il sindaco di una città importante come Milano può fare molto per il dialogo, anche promuovendo dei  colloqui fra le parti, per questo è fondamentale che si muova con molta attenzione”. Pisapia ha ascoltato con interesse e preso molti appunti. “Penso sia stata una buona occasione per raccontate un’Israele diversa e vera” la conclusione di Sergio Della Pergola.

Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked

Qui Mantova - Guardare Israele da lontano
E’ stato ancora una volta il tema d’Israele a tenere banco, ieri, nella giornata finale del Festivaletteratura di Mantova. L’incontro con il romanziere Eshkol Nevo, condotto da Susanna Nirenstein, ha visto il bel cortile della Casa del Mantegna riempirsi di ascoltatori fino all’inverosimile mentre Guy Delisle, fumettista canadese autore della graphic novel Cronache di Gerusalemme con cui ha da poco vinto il Festival de la bande dessinée  d'Angoulême, ha richiamato una vera folla negli spazi di piazza Sordello.
Al centro di tutto, dunque, Israele: l’Israele vista dagli occhi di un occidentale, avvezzo a girare il mondo insieme alla moglie che lavora per Medici senza frontiere. E l’Israele di chi ci è nato e cresciuto e lì affonda un’identità storica e culturale, maturata fin dalla più tenera infanzia in una casa dove il nonno portava il nome di Levi Eshkol, primo ministro d’Israele dal 1963 al 1969.
Il tema dell’esilio e del ritorno, l’aspirazione a una comunità migliore e a un futuro di pace sono al centro del suo ultimo romanzo Neuland, in cui già il titolo rimanda a Theodor Herzl (autore di AltNeuland). Perché non lascia quella terra così lacerata? gli chiede una spettatrice. “Venite a trovarci e vedrete”, ribatte lui con un sorriso. “La mia generazione – continua – è forse la prima ad avere tante alternative, tanti possibili posti in cui stare più comodi e tranquilli. Ma io non potrei andarmene. L’ebraico è la lingua che amo e in cui scrivo, dopo qualche giorno che non lo parlo mi sento infastidito. Lì ci sono gli amici senza i quali la vita mi sarebbe impossibile. Resto perché quel Paese mi sta molto a cuore, ci tengo: anche nei rapporti più difficili e travagliati, se c’è l’amore si va avanti”.

d.g. twitter - @danisgrossmoked

Qui Roma - Auslander il provocatore e i temi difficili
Che non sarebbe stato un appuntamento banale lo si poteva facilmente prevedere. Ma Shalom Auslander è andato addirittura oltre le aspettative regalando al folto pubblico accorso al Portico d'Ottavia per la seconda giornata del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica di Roma una performance scomoda, fuori dall'ordinario, a tratti difficilmente gestibile. D'altronde la provocazione fa parte del bagaglio letterario di questo autore newyorkese, arrivato al successo con Il lamento del prepuzio e oggi nuovamente nelle librerie italiane con Prove per un incendio (ed. Guanda), scritto in cui affronta l'argomento della Shoah tratteggiando con potenti dosi di umorismo nero l'incontro immaginario in soffitta con un'anziana Anna Frank, situazione paradossale da cui scaturisce una narrazione in cui l'assurdo diventa l'arma più potente per parlare persino dell'indicibile. “Sono un dissenziente, ecco una delle cose che mi caratterizza come ebreo”, spiegava ieri Auslander al Palazzo della Cultura motivando il suo personale approccio al tema dell'identità, a Israele e alla pagina oscura delle persecuzione. Tra il pubblico c'è stato chi non ha gradito ma dallo scrittore, sul palco assieme a Shulim Vogelmann e ad Eva Ruth Palmieri nelle vesti di traduttrice, è arrivato inequivocabile l'invito a leggere le sue opere, a comprendere il loro reale significato e valore – anche allegorico, prima di avanzare critiche basate solo sul sentito dire.
Oggi il Festival riprende con due appuntamenti molto attesi, entrambi in programma al Palazzo della Cultura. Alle 19 Charlie Rosen parlerà di ebraismo e sport introducendo, assieme a Valerio Bianchini e rav Moshe Hacmun, il suo Gli All Stars di Mosè (ed. 66thand2nd ), mentre alle 20.30 Elena Loewenthal incontrerà il grande scrittore israeliano Yoram Kaniuk, di cui Giuntina ha da poco tradotto in italiano l'opera più celebre, 1948.

a.s - twitter@asmulevichmoked


Qui Trani - Lech Lechà, successo di pubblico e critica
Una settimana di cultura, spiritualità, incontro. Si è appena conclusa, con le suggestioni della Notte dell'Ebraismo Tranese, la prima edizione del festival Lech Lechà. Coinvolte nell'iniziativa dieci località pugliesi per una serie di eventi dedicati a vari aspetti dell'identità ebraica. Dieci come i filoni tematici affrontati nel corso della rassegna: dalla storia alla letteratura, dallo studio dei testi alla gastronomia. Organizzato dalla Comunità ebraica di Napoli con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (all'inaugurazione era presente il consigliere Sandro Temin) e promosso dall’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia, il festival ha avuto come baricentro dei tanti eventi in agenda la città di Trani e la sua antica sinagoga Scolanova dove hanno avuto luogo conferenze, dibattiti e reading di poesie. A ripagare del notevole sforzo organizzativo una presenza di pubblico sempre molto significativa e partecipe. La sfida, consapevoli dell'interesse riscontrato, è adesso quella di dare una cadenza annuale all'appuntamento. “Sono estremamente soddisfatto dei risultati di pubblico e critica che la manifestazione ha riportato in questi sette giorni di full immersion nella cultura ebraica. Si tratta – dice Francesco Lotoro, musicista e direttore artistico di Lech Lechà – di una premessa importante per iniziare a pensare a un’edizione ancora più ricca e articolata che speriamo di poter mettere in cantiere con l’indispensabile supporto della amministrazione di Trani e della Comunità ebraica di Napoli, i cui rappresentanti ringrazio pubblicamente per la loro preziosa collaborazione. Lech Lechà non esaurisce ovviamente l’approfondimento di quelli che sono i molteplici aspetti di una cultura millenaria e complessa come quella ebraica, ma vuole essere un importante input per quanti ancora poco conoscono di essa, uno strumento utile per iniziare a vincere luoghi comuni e pregiudizi, e soprattutto un mezzo per riappropriarsi dell’importantissimo segmento di una storia che è anche la nostra storia”.


Qui Casale - Una singolare Arca di Noè
L'Arca di Noè è una scatola che contiene a stento un’esplosione di proboscidi, zanne, artigli e zoccoli. Un gatto arrabbiato si trasforma in Hulk diventando verde e spinoso come un cactus. Un pappagallo coloratissimo evade dalla gabbia come Houdini, lasciando lì cellulare e carta di credito. La mostra che Carlo Pasini ha realizzato alla Sala Carmi della Comunità ebraica di Casale Monferrato è una sorpresa dietro l'altra che diventa divertito stupore appena ci si accorge di cosa sono rivestiti tutti questi animali: puntine da disegno e spilli. Una texture che ricopre anche i quadri e le sculture che raffigurano zebre e uccelli.
Pasini, artista di Pavia già assistente di Aldo Mondino, invita tutti a non fermarsi alla contemplazione: “Le mie opere – spiega – sono fatte per regalare anche sensazioni tattili, mi ha sempre irritato che in un museo o in una galleria impediscano persino di avvicinarsi ai quadri, questi vanno toccati”. Per qualcuna è obbiettivamente difficile: Pasini usa le puntine anche al contrario, quando si tratta di riprodurre l'orripilazione del gatto o un coloratissimo quanto urticante bruco dalle zampe chiodate.
“E' un lavoro a strati – commenta il critico d'arte Maria Luisa Caffarelli che insieme a Elio Carmi e al presidente della Comunità Giorgio Ottolenghi ha inaugurato la mostra – come il tassidermista ridà la vita all'animale, rivestendolo della sua pelle così Pasini crea scaglie e pelo in strati sovrapposti di colore e puntine, giocando tra i vuoti e i pieni di questo mezzo espressivo”.
Per chi vuole divertirsi con gli animali scampati da questo peculiare diluvio la mostra sarà visitabile fino al 14 ottobre con ingresso libero.
Gli appuntamenti proseguono intanto legandosi alle prossime celebrazioni del capodanno ebraico. Domenica 16 settembre alle ore 17 la Sala Carmi ospita infatti un seder didattico di Rosh haShanah con ospiti Roberta Ruth Cerruto e Roberta Anau, esperta di cucina ebraica e scrittrice che presenta il suo libro Asini, Oche e Rabbini (edizioni Eeo). Verranno offerti assaggi e dolci tipici del capodanno ebraico e si parlerà di cibo e tradizione. Anche in questo caso l’ingresso è libero.


Edda Priami Bidussa (1930-2012)
Lutto nel mondo ebraico livornese e italiano per la scomparsa di Edda Priami Bidussa, madre dello storico sociale delle idee David Bidussa. A David, apprezzato da tanti nostri lettori per i suoi libri e per il lavoro di ricerca, oltre che per i suoi articoli che appaiono regolarmente sul notiziario quotidiano l'Unione informa e sul giornale dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche, e a tutti i suoi cari la redazione del portale dell'ebraismo italiano e di Pagine Ebraiche vuole esprimere tutto il suo affetto e la sua vicinanza.
I funerali di Edda Priami Bidussa si svolgeranno questo pomeriggio alle 18 al cimitero ebraico di Livorno, con partenza alle 17.30 dalla camera mortuaria dell'ospedale di Livorno. Che il suo ricordo sia di benedizione.

pilpul
In corice - Shofar
daniele liberanomeRarissime sono le opere d'arte incentrate sullo shofar, che si ispirino al suo suono o alla sua forma, o che perfino ritraggano un suonatore di shofar come tema principale – lo si trova al massimo come figura di complemento o di sottofondo in qualche quadro di o alla Chagall. Sembra molto strano, perché un'opera d'arte dovrebbe essere un po' come il suono dello shofar, cioè colpire dritto al cuore, far riflettere, con forza, senza troppi giri di parole, lasciando tracce durature su chi ascolta o vede. Invece niente o quasi. Un motivo di questa assenza potrebbe essere proprio l'impossibilità di dissacrare lo shofar, di vederlo in modo forzatamente originale, come pretendono di fare tanti artisti, ebrei in particolare. Difficile sminuire la forza delle emozioni generate dall'ascolto dello shofar, ma anche difficile riprodurle per chi dipinge quadri figurativio-folkloristici. Ma c'è un artista italiano, non ebreo, Mimmo Paladino che ha creato una litografia (quindi accessibile alle tasche di molti) di vero interesse. Sembra aver compreso perfettamente l'effetto dello shofar: un suono che penetra la testa, abbatte le barriere, ricorda il sacrificio di Isacco e le tragedie passate, crea un turbinio di emozioni. Paladino vi trova un significato religioso che tocca anche il cristianesimo.

Daniele Liberanome, critico d'arte

Tea for Two - Traumi di fine estate e conforti letterari
daniele liberanomeQuello che per gli italiani è il trauma da fine estate, per gli universitari è qualcosa di peggiore: la sessione degli esami. L'ultima possibilità prima di essere marchiati da due lettere scarlatte: F.C., il temibile fuori corso. Già vedo la faccia di Michel Martone che mi guarda colmo di disprezzo. Già vedo gli sguardi trafelati e le dita flessuose di qualche studente radical di Lettere che mi indica: è lei, quella che ha fallito nell'ultima sessione infernale. Questo quadro dal delirio postmoderno è stato accostato a pomeriggi di agosto passati sui libri universitari, troppo grandi per essere veramente studiati. Ed è culminato con un incontro, sul quale probabilmente Federico Moccia scriverebbe un volume con un acronimo come titolo. Tra pagine e sudate carte ho conosciuto El Lisstskij e un moto di benevolentia latina ha fatto capolino nel mio animo turbato di studentessa universitaria. Lazar' Markovič Lisickij è stato uno degli artisti russi più famosi del '900 (uno che, come direbbero i romani, je da' na pista ai vari Malevic e suprematisti). Non che io ami particolarmente il genere di arte che non sai da che parte guardare, quella che rientra nella categoria dei 'lo potevo fare anch'io' propugnata dal libro di Francesco Bonami. Ma il caro Lazar mi piace per principio. Forse perché è diventato maestro a quindici anni (l'età nella quale io ho scoperto l'esistenza del congiuntivo), forse perché su invito di Chagall è andato ad insegnare a Vitebsk, forse perché è stato uno dei russi più attivi nel promuovere la cultura ebraica. Ha illustrato libri sull'argomento, come Had Gadya, tradizionale canzone di Pesach (si possono trovare immagini sul sito di Yale) ed è stato uno dei tipografi più rivoluzionari durante la Rivoluzione. Il suo marchio di fabbrica è il Proun, una risposta personale al suprematismo, corrente avanguardistica (e incomprensibile, oserei aggiungere) russa, nel quale ha inserito anche lettere in ebraico e simboli. Certo, essere un artista nella Unione Sovietica del baffuto Stalin lascia qualche inquietudine, ma immagino estasiata conversazioni artistico-filosofiche in yiddish e passeggiate infreddolito nella madrepatria alla ricerca di nuove idee. Allora chiudo i libri e penso che in fin dei conti, studiare senza prospettive tangibili serve a qualcosa.

Rachel Silvera, studentessa twitter @RachelSilvera2

notizie flash   rassegna stampa
Sorgente di vita - Speciale
Giornata della Cultura
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Posso offrirle una storiella? Così gli artisti di strada hanno accolto i visitatori durante la XIII Giornata Europea della Cultura Ebraica nell’antico ghetto di Venezia,  capofila in Italia delle iniziative di quest’anno.

p.d.s.

 
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