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22 ottobre 2012 - 6 Cheshwan 5773
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Adolfo Locci, rabbino capo
di Padova

"Perì ogni creatura che si muoveva sulla terra; i volatili, gli animali domestici e selvatici, i rettili striscianti sulla terra e tutte le persone" (Genesi 7:21) Yosef Dov Soloveitchik (1820-1892) spiega che un uomo certamente può essere influenzato dalla società che lo circonda, ma che è anche possibile che lui stesso influenzi il resto del creato. La Torah ci avverte che il mondo rischia la distruzione quando l'immoralità umana, al suo livello più estremo, esce dai suoi confini e corrompe tutte le altre specie...

Anna
Foa,
 storica

   
Anna Foa
Con l'ultimo assassinio, della ragazza diciassettenne sgozzata per difendere sua sorella, sono cento le donne, ragazze, bambine uccise in Italia dall'inizio del 2012. Sono state uccise dai loro fidanzati/mariti/ragazzi, in nome di gelosie, orgoglio maschile, vendette. Se è così in un paese occidentale, civilizzato (si fa per dire), un paese che ha nella sua storia due generazioni di lotte femministe che sembravano aver seppellito per sempre questo genere di mentalità, che cosa succederà in Pakistan, in Afganistan, in Iran, dove questa mentalità ha tradizioni forti ed incontaminate? E' vero che le conquiste non sono mai definitive, che le oscillazioni e i ritorni indietro sono facili e frequenti, ma mi sembra che ora la situazione sia davvero sfuggita di mano a tutti: alla scuola, alla famiglia, alla polizia e agli psicologi. Che cosa proponete? quali norme possono almeno rallentare questo "femminicidio"?

davar
Qui Roma - Avner e Gur, storia di eroismo e amicizia
Emozione e coinvolgimento all'evento di gala in onore degli "eroi di Israele" organizzato ieri sera dal Keren Kayemet Leisrael, la più antica organizzazione ecologica mondiale, nella suggestiva cornice della Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Roma. Durante la serata, ricca di momenti di grande intensità e significato, è stato proiettato un filmato inedito che mostrava un'azione svolta nel luglio del 2006, durante la guerra del Libano, per salvare la vita di Gur, un soldato di Tzahal colpito dai guerriglieri di Hezbollah. Conclusa l'operazione di salvataggio da parte di Avner e della sua compagnia, tra i due soldati è nata un'amicizia molto profonda sulla quale hanno avuto entrambi modo di soffermarsi. Alla domanda se durante quelle circostanze convulse avesse pensato a fondo che, per salvare Gur, stava mettendo in pericolo la vita degli altri compagni di squadra, Avner ha risposto: "Ci ho pensato, ma in quei terribili momenti ciascuno di noi cerca di dare il meglio di se stesso. I miei compagni mi hanno chiesto: Dobbiamo fare così? E io ho risposto di sì. Da quell'istante tutti si sono dati da fare per rendere possibile l'operazione". Guardando Gur, Avner ha spiegato ancora: "Penso che una compagnia di elicotteristi sia come i cinque cerchi simbolo delle Olimpiadi: ogni cerchio ha una parte da solo e una parte che combacia con gli altri cerchi, così ognuno di noi svolge il prioprio lavoro nel modo migliore e poi rende possibile quello degli altri collaborando in uno sforzo univoco". La vita di Gur è molto cambiata dopo quel giorno, è cambiato il suo modo di pensare e di agire, ha capito che nulla accade per caso e da allora gira con la kippà in testa. Avner ha continuato ad essere presente nella vita del giovane aiutandolo a conseguire una borsa di studio per frequentare la Facoltà di Medicina e Chirurgia in Germania. Ma Gur non si sentiva completamente a suo agio. Sentiva che doveva fare qualcosa per i giovani soldati di Tzahal e allora è tornato in Israele dove ha avviato un corso di rafforzamento motivazionale per sostenerli psicologicamente. Alla serata, la cui conduzione è stata affidata al presentatore Jocelyn e al presidente del KKL e consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Raffaele Sassun, erano tra gli altri presenti il presidente UCEI Renzo Gattegna, il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni, l'ambasciatore dello Stato di Israele in Italia Naor Gilon e il presidente mondiale KKL Eli Aflalo.

Lucilla Efrati - twitter @lefratimoked

Qui Milano - Adeissima, l’anno riparte dal Cirque
La magia del nouveau cirque per iniziare l’anno nel migliore dei modi. È ormai tradizione che sia l’Adeissima, tradizionale serata dell’Associazione donne ebree d’Italia ad aprire gli eventi mondani rigorosamente a scopo benefico proposti dalle organizzazioni ebraiche milanesi dopo la chiusura del periodo delle festività autunnali. Un appuntamento che quest’anno regalerà alla platea del Teatro Manzoni una performance inedita, Le Cirque de l'Adei-Wizo: Le illusioni del corpo. Un viaggio nell’immaginario sulle ali della fantasia. “In tempi tanto difficili, abbiamo pensato di offrire al pubblico un momento di leggerezza – spiega il presidente dell’Adei-Wizo milanese Susanna Shaki – L’Adeissima è per noi il momento più importante dell’anno. Siamo particolarmente soddisfatti di poter contare su un gruppo di artisti meravigliosi che hanno dato vita a uno spettacolo preparato appositamente per noi”. Protagonista della coinvolgente storia che si svilupperà sul palco con la conduzione artistica di Bustric (l’attore Sergio Bini) sarà una guest star d’eccezione, la canadese Julie Lavigne, direttamente dal Cirque du Soleil. Oltre lei a intrattenere il pubblico saranno i giochi delle ombre di Simona e Carlo Truzzi, il Teatro dei Piedi di Laura Kibel e le Mime Daniel. A presentare la serata, il giornalista David Parenzo. 

Qui Firenze - Il coraggio di Bianca
A Firenze il Gruppo di Studi Storici ha iniziato ieri sera il 15esimo anno di attività con un denso incontro dedicato al ricordo di Bianca Finzi Colbi, grande protagonista e pioniera dell'impegno al femminile nella vita ebraica comunitaria.
Tra il pubblico anche le figlie, Claudia Orvieto e Silvia Levi, che hanno recentemente curato la pubblicazione del diario di Bianca, scritto nell’ottobre del 1944 quando ancora si trovava a Burzanella, agglomerato di case sull’Appennino bolognese dove la sua famiglia aveva trovato un sicuro rifugio.
Con la sua consueta vivacità espositiva Lea Campos Boralevi, docente di storia moderna dell’Università degli Studi di Firenze, ha illustrato l’opera svolta da Bianca, sua conterranea triestina, dedicatasi con tanta passione ai problemi della pari opportunità come consigliera del Consiglio Nazionale Donne Italiane e sua vice-presidente dal 1975 al 2000, partecipe a tanti congressi in campo internazionale, anche come presidente nazionale dell'Associazione Donne Ebree d'Italia per un decennio e quindi dal 1986 al 1999 a capo della Comunità ebraica di Bologna, sua città di adozione, dove nel 1939 aveva potuto concludere gli studi universitari, si era sposata con Italo Finzi ed era felicemente divenuta madre.
L’oratrice ha messo in evidenza come Bianca aveva saputo trasformare le traumatiche sofferenze del periodo della più cruenta persecuzione nazista in un processo di personale maturazione da cui era uscita una donna fortemente impegnata nel sociale e pronta ad assumersi delle responsabilità, come aveva dimostrato anche in quei mesi tenendo contatti con i partigiani e aiutando l’inerme popolazione come interprete dei tedeschi stessi.
Ne La primula bianca, edito da Silvio Zamorani, riccamente illustrato con foto e documenti, possiamo leggere, attraverso i ricordi autobiografici dell'autrice, una vivace narrazione di un'epoca ricca di avvenimenti.
La partecipazione del pubblico con numerosi ricordi personali ha reso la riunione ancor più interessante e significativa.
Che l'esempio di questa donna straordinaria illumini le nuove generazioni.

Lionella Viterbo

Qui Roma - Zevi, l'omaggio di un designer d'eccezione
Una conferenza e l'inaugurazione di una mostra di grande prestigio renderanno domani omaggio alla straordinaria figura di Bruno Zevi, architetto, urbanista e critico dell'arte che più di ogni altro segnò la sua epoca, in occasione dei festeggiamenti per i 10 anni di lavoro della fondazione che nel suo nome porta avanti con profitto numerosi progetti nel segno della cultura, della formazione, del dialogo.
Tra i contributi più significativi quello dello scultore spezzino Gaetano Pesce, autore dei bassorilievi esposti alla mostra Omaggio a Bruno Zevi anticlassico che sarà inaugurata alle 18 alla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea.

E’ stato definito “l’uomo di schiuma” (copyright del grande Carlo Scarpa) per la sua straordinaria abilità nell’utilizzare i materiali plastici schiumati, il pvc, il poliuretano, le resine, e per la sua capacità di sperimentare oggetti che da oltre cinquant’anni fanno la storia del costume e del design. Tutti noi abbiamo in mente le sue avvolgenti e coloratissime poltroncine dalle forme rotonde che hanno segnato un’epoca, i divanetti composti da un groviglio di grossi e morbidi fili plastici o le sedute ricoperte da soffici tappeti primaverili di erba e fiori.
Ma l’opera di Gaetano Pesce, autore dei bassorilievi al centro della mostra Omaggio a Bruno Zevi organizzata alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma in occasione dei dieci anni della Fondazione Bruno Zevi, va molto più in là e dal design industriale e dalla progettazione spazia fino alla scultura. Nato a La Spezia nel 1939, Pesce frequenta la facoltà di Architettura all’Università Iuav di Venezia. Tra i suoi docenti vi sono Franco Albini, Ludovico B. di Belgiojoso, Ignazio Gardella, Luigi Piccinato, Giuseppe Samonà, Carlo Scarpa e lo stesso Bruno Zevi. La sua carriera di designer prende il via nel 1962 quando collabora con B&B Italia alla realizzazione di Up, una serie di sette modelli di poltrone in schiuma poliuretanica che diventano subito una delle icone del design industriale italiano e internazionale. La più celebre è la UP5 che riprende le forme delle statue votive delle dee della fertilità. Quasi quarant’anni dopo la B&B Italia riproporre in versione aggiornata l'intera serie di poltrone e ancora una volta sarà una grande successo.
A confermare una creatività prorompente, nel 2010 Pesce crea per Cassina Sessantuna, un'opera composta da sessantuno tavoli in resina tinti. La forma di ciascuno ripropone, in modo essenziale, quello di una regione italiana. Tinti in bianco, rosso e verde (ciascuno con sue particolari sfumature), una volta riuniti compongono la figura del caratteristico stivale, a celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia.
Sul fronte della progettazione architettonica si segnalano invece il Loft verticale, del 1982, un edificio con le pareti di mattoni di poliuretano rigido; la torre residenziale per l’habitat individualizzato a San Paolo del Brasile del 1989; e il Pink Pavilion alla Triennale Bovisa a Milano, realizzato in schiuma morbida di poliuretano nel 2007.
Un’opera multiforme e innovativa che si intreccia e sovrappone, fin dalla giovinezza, all’attività di scultore. Tra le sue ultime opere, L’Italia in croce, che allude alla difficile situazione del paese e, naturalmente, i coloratissimi bassorilievi dedicati alla Biblioteca laurenziana che si potranno ammirare alla Galleria d’arte moderna e contemporanea.

Pagine Ebraiche novembre 2012

pilpul
I bambini della Shoah e quelli del telegiornale
Cari amici della redazione, scrivo solo per condividere l'indignazione che mi ha colta l'altra sera guardando il telegiornale di La7. L'onesto Mentana, pensando evidentemente di fare un piacere agli ebrei in occasione della memoria del 16 ottobre, ha concluso il telegiornale facendo precedere alla presentazione di un libro fotografico sull'immane tragedia dei bambini romani scomparsi nella Shoah, le immagini del bambino portato via a forza dalla scuola. Si può paragonare un episodio, sia pure esecrabile, come quello del bambino conteso, con la Shoah? Poi mi sono posta altre domande. Qualche anno fa, prima di seguire con attenzione il mondo ebraico, sarei stata in grado di cogliere questa superficiale, e pericolosa, similitudine come la colgo ora? Ovviamente no. E' anche grazie al vostro lavoro, e a quello di tutti coloro che scrivono su "Pagine ebraiche", che ho imparato a raffinare una sensibilità che troppo spesso pensiamo di avere senza possederla davvero. Grazie per il vostro lavoro.

Matilde Passa, giornalista

In cornice - Cattedrali nel deserto
daniele liberanomeL'architettura dei grandi “templi maggiori” italiani dell'Ottocento seguiva due modelli: chiese e moschee. Se possiamo comprendere il riferimento alle chiese - unici edifici religiosi monumentali in zona -, il richiamo all'architettura moresca visibile un po' ovunque da Milano, a Firenze, a Roma ci pare strano. Strano, ma non assurdo, perché gli orientali-sefarditi sono presenti in Italia da secoli e sono in maggioranza in molte nostre comunità, e perché il Mediterraneo, con il Medio Oriente e il Nord Africa, costituisce un'entità omogenea da secoli. Pensate però quanto diventi assurdo costruire sinagoghe con elementi architettonici moresca nel cuore del mondo ashkenazita, nell'Europa settentrionale che si affaccia sull'Oceano.
Fate un giro reale o virtuale all'intero della sinagoga Nozyk di Varsavia, l'unica rimasta dei 400 luoghi di culto della città prima dell'annientamento del ghetto. La cupola dell'aron hakodesh sembra uscita da una moschea, con la sua cupoletta dall'ornamento orientaleggiante, e molto simile è l'aron della sinagoga Choral di Vilnius in Lituania. La Nozyk era stata costruita dagli ebrei riformati e alla Choral si ritrovava la parte meno ortodossa dell'allora grande comunità della città baltica (e infatti includeva un coro). Che dire poi della sinagoga di Budapest, in puro stile moresco, che serviva una grande comunità ashkenazita? Questi grandi edifici dimostrano da un lato la forza dirompente, e allora unitaria, dell'ebraismo riformato, presente con forza in tutte le grandi città in Europa e capace ovunque di imporre una visione dell'ebraismo basata sull'identità di popolo (che viene dall'Oriente) e poco sugli aspetti etici o spirituali. Era allora capace di imporre uno stesso codice estetico, assurdo o meno, in tutta Europa. Oggi poco è rimasto della forza del movimento riformato, e la coesione è del tutto scomparsa a favore di una crescente frammentazione, tanto che ogni tempio riformato sembra seguire regole sue proprie. Sono rimaste cattedrali, pardon, sinagoghe assurde nel deserto di ebrei.

Daniele Liberanome

Tea for Two - Il genio di Nora 
In estate l'America ha perso una delle più grandi umoriste dei nostri tempi: Nora Ephron, regista, sceneggiatrice,scrittrice. Da allora in maniera silenziosa la ephronmania si è insinuata in migliaia di blog di single trentenni infaticabili e intelligenti, una categoria che Nora conosceva molto bene. Il nostro incontro, anche se sono passati anni, lo ricordo molto bene. Un incontro filtrato dallo schermo, è ovvio. Era una di quelle giornate meravigliose che compongono poeticamente le vacanze invernali: il mondo è freneticamente in movimento per la lotta all'ultimo pacchetto con lo stemma di Babbo Natale. Io non voglio tuffarmi in quel gomitolo di strade e sono in pigiama. Uno di quelli di pile, o almeno così mi piace ricordare. Se è in mio potere nella dissolvenza della memoria vorrei anche un po' di pioggia scrosciante e dei biscotti con l'omino di pan di zenzero. E una candy cane. E un piccolo barboncino con il maglione con la renna. Ma non perdiamoci in fantasticherie della sindrome da mancanza di Natale, della quale ho parlato lungamente. Accendo la tv e il palinsesto natalizio è tra i più gustosi: film di Nora Ephron a palate, con la sua attrice feticcio Meg Ryan. Quelle storie così dolci senza essere diabetiche, con una protagonista forte, che osa pantaloni dal taglio maschile e si innamora del bruttino affascinante, il quale, dopo averla fatta penare 110 minuti, le regalerà l'happy ending. Insonnia d'amore con l'Empire State Building, C'è posta per te e Cantral Park, Harry ti presento Sally (di cui ha scritto la sceneggiatura) con il meraviglioso tempio di Dendur del Metropolitan Museum. Nei film della Ephron non mancano New York, il foliage e ovviamente il Natale. Come ogni ebrea americana che si rispetti anche lei ha sentito questa assenza, un Babbo che manca come un padre. I dialoghi che costruisce hanno un ritmo serrato senza essere esasperanti, nessun balbettio alleniano, nessun McLuhan che appare al cinema. Agrodolce a volontà, come un fumante piatto marocchino. Nora Ephron, la donna del divorzio. Colei che ha ripagato il tradimento dell'ex Bernstein (co-protagonista dell'inchiesta sul caso Watergate) facendone un film: Affari di cuore. Se Annie Hall fosse stata una donna in carne ed ossa e non un sogno del vecchio Woody, sarebbe stata come lei, la meravigliosa Nora. Una donna che riesce a scrivere frasi come queste: "È sempre difficile ricordare l'amore,  gli anni passano e ti chiedi: ero veramente innamorata o mi stavo prendendo in giro? Ero davvero innamorata o fingevo che lui fosse l'uomo dei miei sogni? Ero davvero innamorata o solo disperata?". Certo,  la mia adorazione per lei, la liquiderebbe così: "La storia è sempre la stessa, la donna più giovane idolatra quella più anziana, la perseguita. La più anziana la prende sotto la sua ala protettiva, la più giovane capisce che quella più anziana è solo umana. Fine della storia".

Rachel Silvera, studentessa – twitter@RachelSilvera2


notizie flash   rassegna stampa
Qui Bologna - Settimana di studio
al Museo Ebraico
  Leggi la rassegna

Il Museo Ebraico di Bologna partecipa al Festival Internazionale della Storia, che si svolgerà fino al 25 ottobre, con conferenze di approfondimento sul patrimonio ebraico in Emilia Romagna. L'aula didattica offrirà alle scuole, agli insegnanti, agli studenti universitari e al pubblico, anticipazioni esemplificative della propria offerta formativa. Fra le varie sezioni di approfondimento: Feste ebraiche, lo Shabbath; La Gerusalemme desiderata: kùmi, òr - sorgi, risplendi; Il cinema guarda l’ebraismo; Dura Lex: le leggi razziste in Italia nel 1938; Il patrimonio ebraico in Emilia Romagna: le sinagoghe.


 

La guerra civile che sta insanguinando la Siria contagerà anche il vicino Libano? Dopo l’attentato di venerdì scorso a Beirut se lo chiedono in molti.



















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