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29 ottobre
2012 - 13 Cheswan 5773 |
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Adolfo Locci, rabbino capo
di Padova
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"Giunse un superstite e raccontò ad Abramo l'ebreo…" (Genesi 14:13).
Rabbì Moshè David Valle (1696-1777) si chiede il perché, "Abramo figlio
di Terach", viene chiamato "Abramo l'ebreo" da un sopravvissuto alla
guerra che quattro re, guidati da Kedorlaomer, mossero contro i cinque
re che si ribellarono al loro dominio. Il rabbino padovano interpreta
questo modo di definizione come la rivelazione del sentimento di odio
nei confronti degli ebrei. Moshè David Valle sostiene che il superstite
raccontò ad Abramo che suo nipote era stato fatto prigioniero, solo per
procurare dispiacere e dolore al patriarca. Cosa avrebbe potuto fare un
solo uomo contro gli eserciti dei quattro re? Ma ciò che il "malvagio"
non sa, è che il Signore ha una provvidenza speciale per i Giusti e
infatti guidò Abramo, dopo la separazione da Lot, affinché dimorasse
presso il querceto di Mamrè dove abitavano Aner, Eshkol e Mamrè,
persone idonee con le quali stipulare un patto di alleanza in caso di
bisogno.
Il primo ebreo della storia insegna a noi, suoi discendenti, di fare
attenzione a coloro che dietro una forma di rispetto "formale"
nascondono un odio "radicale", pur non perdendo di vista la possibilità
di trovare tra di loro le persone idonee con cui stabilire un patto...
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Anna
Foa,
storica
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Voglia
di fascismo, in questo novantesimo anniversario della marcia su Roma? A
Predappio, per l'annuale rito dell'anniversario, urla di "duce duce",
saluti fascisti come se piovesse, svastiche e gagliardetti come
souvenir. E la legge Mancino? Mi era sfuggito che fosse stata abrogata,
ma forse ero io che ero distratta. Sempre a Predappio, nel solito
balagan di pullman di nostalgici e famigliole travestite da
avanguardisti, si vendono quest'anno più libri dei negazionisti che
manganelli. Che i neofascisti abbiano imparato a leggere? A Roma,
il sindaco intitola due viali di Villa Ada al re di maggio e a Maria
Josè, con tutti i Savoia schierati ad assistere alla riabilitazione di
Umberto (chè Maria Josè invece in fondo un viale se lo meritava pure!).
Nessuno ha poi spiegato ad Alemanno che non solo i Savoia hanno firmato
le leggi del 1938, ma hanno anche lasciato mezza Italia allo sbando e
lasciato inviare settecentomila soldati italiani nei campi tedeschi. E
così via, mentre i siti impazzano sparando a zero su immigrati ed
ebrei, su Monti e sul Papa, sui sionisti e sulle banche. Claudio
Vercelli ieri ne ha parlato su queste pagine con serietà e
preoccupazione. Io mi limito a lamentarmi, ma qualche volta nella vita
è pur concesso lamentarsi, non credete?
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Il Consiglio UCEI mette in pista dieci
Commissioni di lavoro
Monito contro i neofascismi: "Graziani indegno di memoria"
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Rodolfo
Graziani è figura “non degna di memoria” e tantomeno “di onori”. Così,
in una mozione approvata all'unanimità e ripresa dalle agenzie di
stampa e dai giornali, il Consiglio dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane riunito ieri a Roma.
Il Corriere della sera di questa mattina registrava la durissima presa
di posizione con il titolo: "Gli ebrei italiani: via il sacrario a
Graziani. Non merita memoria". Tra i vari punti all'ordine del giorno
dei lavori di Consiglio, le iniziative di contrasto e repressione delle
discriminazioni, del razzismo, della negazione o minimizzazione dei
crimini contro l'umanità, dei crimini di guerra e dei genocidi. Due le
mozioni che hanno raccolto consenso unanime in tal senso: la prima, nel
“triste anniversario della Marcia su Roma, celebrato da gruppi di
nostalgici in varie parti d'Italia”, esprime preoccupazione per gli
insorgenti fenomeni di ideologie razziste e antiebraiche. In
particolare la protesta tocca la recente costruzione nella località
laziale di Affile, utilizzando finanziamenti in parte pubblici, di un
sacrario in ricordo del generale Graziani. Sacrario di cui “l'UCEI
chiede fermamente la demolizione".
La seconda sostiene invece l'iniziativa della presidenza dell'Unione
affinché l'Italia allinei i propri strumenti legislativi
ad alcune normative europee per combattere più efficacemente i fautori
dell'odio e della menzogna storica ed esprime soddisfazione per la
sensibilità dimostrata da parte dei ministri competenti e per la
proposta presentata da un gruppo di senatori per l'adeguamento della
Legge Mancino in materia di discriminazione razziale, etnica e
religiosa. L'invito è a proseguire l'impegno "per la sollecita
approvazione di un testo legislativo completo e soddisfacente, nel
pieno rispetto dell'articolo 21 della Costituzione".
Numerosi i punti affrontati nel corso della seduta. A partire
dall'avvio delle dieci Commissioni che lavoreranno in stretto raccordo
con la Giunta (Statuto e regolamento Affari legali; Affari sociali,
Famiglia ed ebrei lontani; Scuole, educazione e giovani; Israele e
Aliyah; Patrimonio e beni artistico-culturali; Supporto
alle Comunità e Meridione; Bilancio e Otto per Mille; Culto;
Antisemitismo e Memoria; Minoranze e cultura).
Nominato inoltre il Collegio dei Probiviri (che è composto da Aurelio
Ascoli, Valerio Di Porto, Dario Disegni, Enzo Ottolenghi, Leone
Pontecorvo, Giacomo Saban e Giuditta Servi) e i quattro supplenti
(Federico Ascarelli, Paola Jarach Bedarida, Leone Paserman e Ruben
Pescara). Conferma ancora per i tre membri del Collegio Sindacale
(Riccardo Bauer, Cesare Cava e Claudio Coen) e approvazione del
Bilancio Consuntivo 2011.
Il Consiglio ha fra l'altro preso atto della volontà del componente di
Giunta Raffaele Turiel di ritirare le dimissioni che aveva presentato
nelle scorse settimane.
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Qui Roma - "La sposa promessa" presentato alla stampa
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La
cornice di una Roma piovosa e il cinema Quattro Fontane regalano
l'atmosfera perfetta durante la presentazione per la stampa di uno dei
film più discussi degli ultimi tempi: l'israeliano Fill the void. Le
voci degli spettatori in attesa si confondono: "Speriamo sia bello,
hanno detto tante cose..." La pellicola attende che tutti prendano i
propri posti, sembrando uno studente di fronte alla commissione degli
esami di stato.
Nelle sale italiane dal 15 novembre, il film è distribuito da Lucky Red
con il titolo La sposa promessa. Partono i titoli di testa e il
chiacchericcio di fondo scema lentamente, perfino i più agguerriti che
commentavano le gesta della domenica calcistica, si immergono in questa
storia amara e toccante. I protagonisti sono cesellati con perizia, gli
interni, nei quali sono girate la maggior parte delle scene, si
presentano vivi e pulsanti grazie alla fotografia di Asaf Sudry. La
vicenda di Shira, ebrea ortodossa di Tel Aviv, coinvolge anche chi non
sa immaginare un mondo più lontano di questo. Una favola triste
raccontata delicatamente dalla regista Rama Burshtein con primi piani
intensi e sguardi eloquenti. Shira ha dignità letteraria, tutte le
carte in regola per diventare una eroina da epopea. Un'epopea che si
consuma tra le mura di casa e quelle del tempio. La storia di una
diciottenne che, prendendo una decisione intima e personale come quella
del matrimonio, potrebbe salvare o distruggere la vita delle persone
che le stanno intorno. Un funerale, un matrimonio, una Tel Aviv come
non si è mai vista, come avulsa da se stessa. Shira è una nuova
Elizabeth Bennet e la regista non nasconde l'influenza dei romanzi di
Jane Austen. Coach, forza, reghesh, sentimento, shidduch, fidanzamento:
tre parole per definire La sposa promessa. Rama Burshtein,
ultra-ortodossa, insiste sull'importanza di raccontare la storia
dall'interno, scavalcando il muro di cinta costruito dalle paure e le
ansie che ci legano a questo mondo parallelo. Lontani eppure
vicinissimi. Usciti dal cinema piovono commenti. Mentre c'è chi si
asciuga le lacrime, c'è chi si dice angosciato, chi non capisce, chi
non condivide, chi è piacevolmente sorpreso. "Tutta questione di
cultura" esordisce un signore, "Vorrei anche io un rabbino pronto ad
aiutarmi, è un ambiente circoscritto dove ci si protegge a vicenda"
risponde una ragazza, tutti concordano sulla bellezza indiscussa del
lungometraggio. "Combinato o meno, il matrimonio è sempre un terno al
lotto" conclude lapidaria una signora con l'espressione saggia di chi
ne sa qualche cosa. La protagonista Hadas Yaron ha conquistato la Coppa
Volpi all'ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Il film
sarà proiettato il 4 novembre durante la settima edizione del
Pitigliani Kolno'a Festival alla Casa del Cinema. Una sala per riempire
il vuoto.
R.S.
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Qui Roma – Quale futuro per le donne in Medio Oriente
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Si
svolgerà nel pomeriggio alle 17 il convegno “Le rivoluzioni nel Medio
Oriente: quale futuro per le donne” organizzato dall’Associazione
Summit, presieduta dalla vicepresidente della Commissione Esteri della
Camera Fiamma Nirenstein. A intervenire alla Sala Capitolare del Senato
saranno Valentina Colombo dell’Università europea di Roma, Giuseppe
Cecere, ricercatore presso l'Institut Français d'Archéologie Orientale
del Cairo, l’Onorevole Soud Sbai, presidente dell’Associazione donne
marocchine in Italia e il giornalista Carlo Panella, oltre all’egiziana
Dalia Ziada, attivista per i diritti umani e blogger, la tunisina Wala
Gasmi, fondatrice del Fronte giovanile tunisino e l’iraniana Nazerin
Ansari, direttrice del giornale in lingua farsi Kayhan-London.
“Un’occasione unica per capire da testimonianze dirette e dal parere
degli esperti quale sia la prospettiva delle rivoluzioni mediorientali
rispetto a uno dei temi più importanti nei processi di
democratizzazione, ovvero la condizione femminile” ha dichiarato
Nirenstein.
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In cornice - Picasso a Milano
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La
grande mostra di Picasso a Milano va assolutamente visitata: ripercorre
passo per passo, o meglio stile per stile (periodo blu e rosa, impronta
africana, cubismo analitico, sintetico etc. etc.) l'incredibile
percorso culturale di questo artista, permettendo di assaporare la sua
immensa creatività, a cui attinge gran parte dell'arte del Novecento.
La sviolinata, però, finisce qui. La mostra inizia in modo che mi
convince poco: le prime due opere – non in originale – sono Guernica e
Massacro in Corea, a cui è dedicata una sala enorme e che sono
accompagnate da spiegazioni approfondite. L'intento dei curatori è
sottolineare l'impegno politico e ideologico di Picasso, contro la
guerra, contro i totalitarismi, a favore del partito comunista. E' un
bluff, se non completo, quasi. Picasso amava molto la sua Spagna, ma
per il resto era concentrato sulla sua arte. Fra le migliaia e migliaia
di opere che produsse, ne dedicò pochissime a questioni politiche
(oltre a quelle riprodotte a Milano, ricordiamo la Cappella della
Guerra e della Pace a Vallauris nel sud della Francia, e la grande tela
il “Massacro”). Durante la terribile guerra civile del suo paese, si
fece nominare direttore del Prado di Madrid riuscendo a mettere in
salvo i tesori del museo, ma rimanendo quasi sempre al sicuro a Parigi.
Certo, dipinse Guernica, ma la carneficina in Spagna occupò le notizie
per lunghi mesi, coinvolse eserciti e volontari di tutta Europa, e un
silenzio totale sarebbe stato inconcepibile, soprattutto per uno
spagnolo orgoglioso come lui. Durante la seconda guerra mondiale non si
mosse da Parigi e i nazisti non si curarono di lui se non per
impedirgli di esporre: certo in qualche sua opera appaiono figure
mostruose, ma si era in mezzo a un conflitto spaventoso e completamente
indifferenti era impossibile rimanere. Nel 1944, dopo la liberazione di
Parigi, si iscrisse al Partito Comunista (comodo, verrebbe da dire), ma
senza alcuna passione. Nelle migliaia di lavori del Dopoguerra, mancano
riferimenti alla Shoah o ai disastri del conflitto mondiale, a parte la
Cappella della Guerra e della Pace. Il famoso “Massacro in Corea”,
dimostra come vedeva la Guerra di Corea con occhi poco
comunisti-internazionali e molti spagnoli-nazionalisti, perché si
tratta di una rivisitazione del celebre quadro di Goya sui massacri di
spagnoli commessi dai soldati napoleonici.
Criticare l'allestimento della prima sala della mostra di Palazzo Reale
a Milano, significa sollevare un interrogativo più generale: come è
possibile che un assoluto genio dell'arte come Picasso, possa restare
così indifferente al mondo circostante, vivere una vita da apolitico
(come lo definì il grande gallerista Kahnweiler), chiuso su sè stesso?
Allora stare chiusi in una torre d'avorio non è così male, e può
contribuire allo sviluppo di un genio? O invece si tratta di un caso
isolato e gli artisti egoisti e autoreferenziali, senza riferimenti
alla vita che li circonda, sono per lo più sterili e poco interessanti?
Daniele Liberanome, critico d'arte
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Tea for Two - Democrazia
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Fin
da quando è entrato nella sala underground allestita a festa sapevo che
avrei dedicato a lui uno dei Tea for Two. Antefatto: festa di un caro
amico, molte facce nuove, scodella di patatine di conforto. Ovviamente
ho sbagliato il dress code (erano meglio degli anfibi e un volto
sofferente) e ovviamente gli occhiali da vista si sono rotti e brancolo
letteralmente nel buio. Il mio amico di fiducia e io parliamo
diffusamente di argomenti spassosi e totalmente non necessari. Ci
introducono un nuovo elemento: volto spigoloso, occhi chiari. Mi sono
presentata come Angela, dopo una sfilza di persone che non capivano da
dove provenissi. L'amabile trio composto da amico adorabile, lo smilzo
e la sottoscritta inizia un dibattito sui libri dell'Adelphi e sul
costo dei libri dell'Adelphi e su quanto piace crogiolarsi nel pensiero
di essere persone che discutono di libri dell'Adelphi. Volto spigoloso
inizia a parlare del suo filosofo di riferimento, tale Emil Cioran, che
predica l'inutilità della vita salvo poi esser passato a miglior vita a
85 anni. Mai sentito. "Uffa, a volte la mia cultura rattoppata e
conquistata facendo una poltiglia di Vanity fair, Venerdì di Repubblica
e serie televisive mi lascia a secco". Esce fuori che si era avvicinato
al nazismo, era antisemita, si era pentito, la pagina di wikipedia è
sbagliata, la vita è inutile, tu che filosofi leggi, Nietzsche è il
primo filosofo che parla al popolo, la vita è ingiusta, ah me gramo. Io
taccio perché di filosofia non so nulla e perché so già che conviene
prendere la scodella delle patatine vicino e godersi lo spettacolo. E
infatti spigoloso-man non delude: "Almeno Cioran aveva capito prima
degli altri che la democrazia è un fallimento. Guarda come siamo
ridotti". Mi preparo a essere antipatica: "Ah sì, e cosa
proponi?"- "Un filosofo non deve dire cosa fare e comunque lui vedeva
un qualcosa nella Russia comunista." Si è avvicinato prima ai nazisti
poi alla Russia comunista. Un genio. Come temevo, ogni crisi porta allo
stesso punto: "Dai, ma in fondo, insomma, democrazia, uhm, mondo ladro,
blablabla". Vengo redarguita perché sono sempre sulla difensiva e
prendo tutto sul personale. Sarò anche suggestionata dal fatto che sono
nella fase Primo Levi ma non riesco proprio ad accettare i "dai, ma in
fondo, insomma" dello spigoloso biondo. Democrazia un po' rattrappita e
indolenzita salvaci te. E a fine serata ritorno Rachel, non sono più
Angela. Chi vuole capire capisca.
Rachel Silvera, studentessa - twitter@RachelSilvera2
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notizieflash |
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rassegna
stampa |
Israele - A Eilat la 41esima riunione del Comitato olimpico europeo
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Leggi la rassegna |
Si svolgerà nella città israeliana di Eilat la 41esima riunione del
Comitato olimplico europeo prevista per dicembre. Per l'assemblea ci si
aspettano oltre 400 rappresentanti dei comitati nazionali e 300 ospiti.
La rassegna durerà tre giorni.
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Dopo il comunicato approvato
ieri all’unanimità dal Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane nel giorno dell’anniversario della Marcia su Roma, in cui
l’UCEI ha espresso “preoccupazione per insorgenti fenomeni di ideologie
razziste e antiebraiche", diversi giornali affrontano la questione
Continua
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti
che fossero interessati a offrire un
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