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8 marzo 2013 - 26 Adar 5773
l'Unione informa
ucei
moked è il portale dell'ebraismo italiano
alef/tav
elia richetti
Alfonso Arbib
,
rabbino capo
di Milano

 


La parashah di questa settimana è quella immediatamente successiva al peccato del vitello d'oro. La parashah comincia con la convocazione del popolo ebraico da parte di Moshè e con la mitzvah dello Shabbàt. Il susseguirsi degli avvenimenti non è casuale. Siamo in un momento di crisi, sia nei rapporti con Dio sia nei rapporti interni del popolo ebraico. La reazione di Moshè è quella di cercare l'unità del popolo. È una reazione classica è il modo in cui il popolo ebraico ha reagito in vari momenti della sua storia ai momenti di crisi. Subito dopo abbiamo la mitzvah dello Shabbàt. Come mai? Forse può essere spiegato in questo modo. L'unità raggiunta in un momento di crisi è fondamentale ma rischia di essere effimera. Moshè vuole che l'unità continui anche superata l'emergenza. Lo Shabbàt è un altro modo di raggiungere l'unità, l'unità basata su azioni e valori comuni. Lo Shabbàt è una mitzvah che può diventare elemento catalizzatore non solo per un momento particolare ma per sempre.


Gadi
Luzzatto Voghera, storico
 


Mi capita di riflettere in questi giorni, per circostanze dolorose e inaspettate, su due amici che non ci sono più. Raffaele Grassini e Andrea Mariani sono stati due figli di Venezia ebraica. Hanno condiviso una storia comune (quella di una gloriosa e antica comunità), ma non potevano essere più diversi. Le loro vite si sono a tratti incontrate, la loro vicenda umana è un po’ lo specchio di quello che siamo noi, di come ci comportiamo, in certi casi di come dovremmo aver cura di non comportarci. Raffaele, rav Grassini, ha avuto la ventura di frequentare l’ultima classe attiva della scuola elementare ebraica di Venezia prima che chiudesse. Figlio di matrimonio misto e in parte lontano dalla shemirat mitzvot, si è in seguito riavvicinato e dopo aver frequentato il collegio rabbinico di Roma e aver studiato in Yeshivah in Israel è tornato in Italia. Probabilmente è stato il primo rabbino di una “nuova generazione”  che ha portato inediti stimoli a una comunità ebraica italiana che alla fine degli anni ’70 era ancora disorientata e non trovava una sua identità. Rabbino a Venezia, nella “sua” comunità, se ne allontanò per una delle solite beghe che periodicamente interessano tutte le nostre comunità. Andò a Trieste, ma la malattia ce lo portò via troppo presto, e domenica ci ritroveremo a studiare Torah nel suo ricordo. Trieste ricompare nella biografia troppo breve del mio amico Andrea. Abbiamo fatto il bar mitzvah insieme nella schola Spagnola a Venezia, ma già frequentavamo gli ambienti laici dell’Hashomer Hatzair e vivevamo un ebraismo secolare in maniera entusiasta. Andrea si è trasferito a Monfalcone e poi a Trieste, e ha creato due capolavori: una bella famiglia ebraica e una doppia presidenza della comunità triestina che ha rilanciato con decisione la vita ebraica giuliana. Anche lì, anche per lui, ci sono state beghe comunitarie che poste di fronte al valore della vita e delle opere di Andrea impallidiscono in tutta la loro inutilità. Raffaele e Andrea meritano onore e ricordo per quello che hanno fatto, per quel che sono stati. E ci lasciano un rimpianto e una domanda. Il rimpianto, per non aver potuto gioire più a lungo della loro compagnia nei nostri giorni. E una domanda a noi stessi nel nostro operare: non sarebbe forse il caso di imparare ad apprezzare con maggior profondità e disponibilità l’agire di chi di noi è in vita e lavora per il bene delle nostre comunità, prima di trovarci a vivere il dolore del rimpianto e della commemorazione di chi non c’è più?

davar
Yom HaTorah - Rav Colombo "Valorizzare i giovani"

Torna domenica 10 marzo l'appuntamento con Yom HaTorah,
organizzato dal Dipartimento educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. A raccontare la sua prospettiva sull'iniziativa che vedrà coinvolte numerose località in tutta Italia, rav Roberto Colombo, responsabile delle materie ebraiche alla scuola della Comunità di Roma.
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Il senso della Torah, il senso del mondo


Se non ci fosse né giudizio, né Giudice, che scopo avrebbe il mondo intero?”
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Qui Roma - Museo della Shoah, via libera dal Campidoglio

Il Museo della Shoah di Roma sarà presto realtà grazie al definitivo via libera ottenuto nelle scorse ore in Campidoglio. Soddisfazione è stata espressa da
Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica capitolina e dal presidente della Fondazione Museo della Shoah Leone Paserman.
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“Maccabiade, un’edizione da record”

Si aprono oggi in Israele i lavori della settima riunione plenaria del Maccabi Word Union con l'obiettivo di definire gli ultimi aspetti logistici della prossime Maccabiadi (18-30 luglio). “Un'edizione da record”, l'auspicio del presidente Guiora Esrubilsky.
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pilpul
Non è un merito
Non è un merito essere nati in una famiglia benestante.
Non è un merito essere nati maschi / femmine.
Non è un merito essere nati ebrei.
Non è un merito essere nati a Roma o a Milano.
Certamente non sono colpe; potrebbe anche essere legittimo considerarle fortune, ma non è comunque logico sentirsi superiori a chi è diverso non per scelta, né per cultura, né per aver fatto qualcosa di male, ma semplicemente per nascita.
Dovrebbe essere ovvio, invece si potrebbero portare infiniti esempi di malinteso senso di superiorità generato dall’appartenenza a ciascuna di queste categorie (così come a molte altre), tanto che nessuna delle quattro affermazioni si può considerare davvero ovvia per chiunque. Meno che mai l’ultima: a volte, quando si sentono o si leggono certi discorsi, si ha quasi l’impressione che vivere in Comunità medie o piccole sia considerata una forma di snobismo, come se chi è nato e vive fuori da Roma e Milano avesse scelto volontariamente di separarsi dalla maggioranza.
E’ vero che siamo una minoranza, ma la logica dei numeri e delle proporzioni non ha mai funzionato per la storia degli ebrei, e neppure per quella degli ebrei italiani: quanti Maestri, quanti premi Nobel, quanti scrittori letti in tutto il mondo, quanti artisti non erano né romani né milanesi?
Il nuovo statuto UCEI ha già ridotto pesantemente la possibilità per chi non è di Roma o di Milano di contare qualcosa nelle decisioni che riguardano l’ebraismo italiano; se qualcuno si affretta pure a dichiarare che siamo ufficialmente un po’ meno kasher degli altri cosa potrebbe succedere? I romani e i milanesi ci terranno a distanza? E alla fine chi sarebbe il perdente? Solo gli ebrei delle medie e piccole Comunità o l’intero ebraismo italiano? La storia ci insegna che la chiusura verso le minoranze non ha mai portato fortuna alle maggioranze.

Anna Segre, insegnante


Anche per oggi non si vola
La polemica sorta in seno ai rabbini italiani e successivamente tra i leader e gli opinion maker delle Comunità ebraiche, è una testimonianza dello stato dell’ebraismo in Italia: molta attenzione e premura alle procedure, al come, ma non altrettanta riflessione sul contenuto. Immersi nel quotidiano, dimentichiamo di ricordare che il come, per quanto importante e irrinunciabile, non può da solo dare fondamento all’esistenza ebraica. Ogni come perde significato ed è destinato al fallimento se non è accompagnato da un hazòn, un progetto-visione che dia un senso alla presenza ebraica oggi nel mondo. La continuità della diversità ebraica nella società globale merita qualcosa di più del dibattito oggi in corso.
Mentre prendiamo atto purtroppo che “anche per oggi non si vola”, ognuno dovrebbe comunque provare a sollevarsi qualche centimetro da terra e cercare di volare…

Scialom Bahbout, rabbino capo di Napoli

Comportamento
Dostoevskij, attraverso Mitja Karamazov, si chiedeva se, in un mondo senza Dio, tutto sia consentito. Bashevis Singer ha risposto: “Se non esiste un Dio, l’uomo deve comportarsi come Dio” (Il mago di Lublino).

Laura Salmon, slavista
notizie flash   rassegna stampa
Tsad Kadima festeggia 25 anni
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Festeggiati al Teatro di Gerusalemme 25 anni di attività dell'associazione di supporto a ragazzi disabili Tsad Kadima. Oltre un migliaio le persone che hanno preso parte all'evento e assistito al concerto dell'artista Shelomi Shabbat. Tra gli ospiti numerosi esponenti della comunità degli italkim, gli italiani residenti in Israele, e l'ambasciatore Francesco Maria Talò.
 

A pochi giorni di distanza dalla prima Giornata europea dei Giusti, Furio Colombo nella sua rubrica di lettere sul Fatto Quotidiano lancia un monito rispetto al rischio di appiattimento delle tragedie dell’ultimo secolo

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