se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

31 marzo 2013 - 20 Nisan 5773
l'Unione informa
ucei
moked è il portale dell'ebraismo italiano
alef/tav
carucci
Benedetto
Carucci Viterbi, rabbino


 


La matzah, l'azzima, è presentata dalla Haggadah con un significato bivalente. E' il pane della afflizione che i nostri padri mangiavano in Egitto e, allo stesso tempo, il risultato di un impasto che non ha potuto lievitare per la fretta della liberazione: schiavitù/libertà, tempo lungo della storia/istante del cambiamento. Dobbiamo tenere nel cuore e nella mente i due significati, mai uno senza l'altro, per poter adeguatamente procedere verso l'acquisizione della Torah.


David Bidussa, storico sociale delle idee
 



"Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città” (Gen. 18, 26). Sappiamo come è andata a finire. Ma fino a dieci la possibilità di salvezza c’era per Sodoma. Che sia così anche per noi?

davar
Germania - Un documentario che fa riflettere

Andato in onda sul Zdf, il secondo canale televisivo tedesco, il film “Unsere Mütter, unsere Väter” (“Le nostre madri, i nostri padri”) ha avuto un pubblico di telespettatori alto e costante per tutte e tre le puntate. Il tema, in estrema sintesi, è quali siano stati i crimini commessi da genitori e nonni durante l’ultima guerra mondiale.

Leggi
Israele – Gilad Shalit, il lato umano di un antieroe
Non ci fu eroismo nel giorno in cui Gilad Shalit venne rapito. A svelarlo un articolo del giornalista Ben Caspit sul Jerusalem Post, che riporta il resoconto  fornito dal caporale alle autorità militari israeliane. “Adesso, quel ragazzo per cui Netanyahu compì il passo di lasciar liberi mille pericolosi nemici, è forse un simbolo ancora più splendente di quanto valore dia Israele alla vita, non importa di chi, come, quando...” il commento di Fiamma Nirenstein.
Leggi

Grillo e la situazione politica secondo il Jewish Chronicle

Tornano alla ribalta, con un articolo pubblicato dal prestigioso settimanale ebraico londinese Jewish Chronicle (che vanta oltre 150 anni di storia), le valutazioni sulla situazione politica italiana rilasciate nel corso di un'intervista all'inviato di Haaretz Anshel Pfeffer dal presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici. E' lo stesso Pfeffer, uno dei più noti giornalisti israeliani, a riprendere la questione sul Chronicle, confermando quanto già pubblicato sul quotidiano israeliano e aggiungendo ulteriori elementi.

Leggi

Calcio - "Contro il razzismo seri e immediati provvedimenti"

“Seri e immediati provvedimenti”. È quanto chiede il consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e presidente del Maccabi Vittorio Pavoncello in seguito ai cori antisemiti innalzati da una parte della curva laziale durante il match Lazio-Catania. “Basta proclami - ha dichiarato Pavoncello - è ora di agire, anche per tutelare e non punire la parte sana del tifo laziale che, per larghi versi, si contrappone a queste manifestazioni razziste e antisemite”.
Gran parte dello stadio ha reagito contro le offese con fischi e proteste.
Quattro ultras della Lazio che hanno esposto striscioni offensivi e inneggiato ai cori razzisti sono stati denunciati dalla Polizia.


pilpul
Tra radicalismi e intransigenze
Cerchiamo di andare un po’ più in là della contingenza, del bisogno asfittico di reagire quasi irriflessivamente alle circostanze di ogni giorno, per domandarci che cosa avviene quando le democrazie si affaticano e manifestano chiari sintomi di crisi. Poiché quanto stiamo vivendo può di buon grado essere rubricato sotto questo indice. Non ci fasciamo la testa ma è bene non porsi nella condizione di farsela fasciare dagli altri, prima o poi. E piuttosto che stare ad almanaccare sul tasso di intolleranza altrui, così come di immediato riflesso sulla presenza o meno di antisemitismo - ed altro ancora - in quel soggetto politico così come che in quell’altro, cerchiamo di cogliere qualche aspetto dello spirito del tempo che si va manifestando. La prima cosa che emerge è il binomio che intercorre tra disimpegno della politica e eccesso di intransigenza. Che cosa si vuole dire con queste parole? Veniamo da anni, molti per la verità, tanti da poterli contare in termini di lustri, in cui si è teorizzato e poi praticato il verbo dell’astensione dell’intervento del settore pubblico nella società. Meno Stato, più mercato. Un bello slogan. Tutto ciò può significare molte cose, alcune anche positive, ma nei fatti si è essenzialmente tradotto nell’atteggiamento acritico che ha portato ad esaltare un modello astratto, quello del « libero mercato» (astratto perché non esiste nei fatti), in quanto privo da qualsiasi impedimentonormativo, come panacea di ogni male. Non si tratta solo di una condizione italiana ma nel nostro paese ha lasciato segni peculiari e si sta traducendo in una sistematica dismissione dell’intervento pubblico. A questa traiettoria, in sé ibrida, fatta di tantistop and go ma, alla fine della fiera, destinata a diminuire le tutele e la protezione della collettività, si è affiancato il fenomeno della corporativizzazione della politica. Non è un caso poiché le due cose corrono su binari paralleli. La politica si è infatti oramai ridotta ad essere una pratica ristretta, prerogativa di un ceto, che dicendo di curarsi dell’interesse pubblico – nozione quest’ultima invero assai vaga – di fatto si dedica non solo ai propri interessi ma a quelli di piccoli gruppi di pressione che hanno la capacità di orientare, e a volte manipolare, il consenso. Chi non sta in questi gruppi è di fatto tagliato fuori dalla rappresentanza attiva, anche se sul piano formale così non parrebbe essere (per votare, si vota, in altre parole). Un quadro deprimente e allarmista? Non ci pare, ad onore del vero. Da ciò, come reazione più o meno motivata, è nato ed è cresciuto un disagio sempre più forte, che ha trovato nelle liste e nei movimenti populisti un suo contenitore. Alla contrazione dei sistemi di protezione sociale, all’idea che essere cittadini implichi il “cavarsela da sé”, si è accompagnata la richiesta, variamente articolata, di una politica che tornasse ad occuparsi degli individui. Alla deficienza di quest’ultima, ripiegata su di sé, ne è conseguita la rabbiosità di quanti si sentono sempre più spesso esclusi. Dalle scelte collettive ma anche dalla loro stessa vita, assediata dai montanti problemi economici. Molti italiani si sentono vulnerabili e questo, nella fragilità che li accompagna, li rende più recettivi a proposte radicali. Va ripetuto il riscontro che ciò di cui si va parlando non è solo un fenomeno nostrano, essendosi manifestato un po’ in tutto il continente. Ma in Italia ha senz’altro trovato un appeal insperato, moltiplicato dai molti problemi che viviamo. Peraltro non è elemento di questi ultimi tempi. Dell’avvio di quella che sarebbe divenuta poi una lunga stagione populista si può parlare già con l’inizio degli anni novanta. Essa non accenna a concludersi, alimentata com’è da molteplici spinte, tra le quali, oltre alla crisi galoppante, anche l’ottuso dogmatismo economico espresso dagli organismi internazionali come l’Unione europea. Il disimpegno della politica (che è cosa diametralmente opposta dal disimpegno dalla politica), se con quest’ultima parola intendiamo invece la tutelaattiva della cittadinanza sociale, sta tutto dentro questa cornice. Dopo di che entra in gioco il secondo fattore del binomio, quello della cosiddetta intransigenza. Che è un po’ il reciproco inverso del defezionismo praticato dai politici di professione. L’intransigenza è l’atteggiamento di chi ritiene, con una vera e propria ossessione ideologica, praticata giorno dopo giorno, in quanto orizzonte esistenziale e quindi atteggiamento di vita, che ai problemi innescati dalle trasformazioni che stiamo vivendo si debba rispondere non con la logica politica del confronto tra interessi contrapposti bensì con la violenza dello scontro tout court. Nel nome di una palingenesi a venire. Poiché non c’è spazio per altri che siano diversi da sé. Tutto quello che fuoriesce da tale visuale è bollato immediatamente come cedimento, se non in quanto tradimento. È in gioco, in questo caso, un rapporto affettivo, dove ciò che conta non è il legame tra soggetti emancipati, che si mettono insieme per perseguire fini condivisi ma in autonomia, bensì una specie di fusione totale. L’idea che si nutre delle cose umane e della storia non è quella di un legittimo conflitto tra interessi contrapposti bensì di un principio che deve essere ripristinato a qualsiasi costo: che si tratti della cosiddetta «onestà» o non importa di cos’altro, subentra infatti il convincimento che la propria azione sia improntata a valori superiori, non contrattabili. Essa è una missione e va realizzata indipendentemente da qualsiasi etica della responsabilità. La politica, in tale modo, perde del tutto quel senso dinamico che altrimenti ha, per trasformarsi in una sorta di campo di battaglia dove ogni contatto con l’avversario (il “nemico”) è visto come una infrazione verso la propria parte. Si va ben presto verso il grado zero della politica medesima, che implica infineil passaggio alla guerra. Non importa se combattuta con le armi, perché ci sono molti modi per muovere un conflitto totale, cercando di annichilire chi si para dinanzi non come interlocutore ma in quanto target da annientare. Il movimento grillino presenta molti tratti di questa disposizione d’animo. Non fa politica, se con essa si intende lo scambio e la mediazione con gli altri gruppi politici,  considerandosi esso stesso politica in tutto e per tutto, una volta per sempre. Non la fa perché pensa di essere la politica nel suo insieme, ritenendo di contemplare lo zenit e il nadir delle posizioni possibili. Azzera tutto il resto. In questo presenta tratti problematici perché totalitari. Ma la sua impetuosa crescita, in questi ultimi due anni, non è avvenuta nel vuoto. Semmai si nutre di alcuni precedenti che sono stati sottovalutati o volutamentesottaciuti. Il nesso tra rottura degli assetti costituzionali, di cui potremmo dolerci, e non poco, di qui in avanti, e avanzata di un populismo radicale trova nella crisi economica il suo fulcro ma non certo le sue sole ragioni. Da molto tempo, nel nome delle «identità» particolari, si sono infatti liberati, legittimandoli, atteggiamenti che nulla hanno a che fare con la democrazia. Chi arriva oggi sulla piazza politica trova un terreno predisposto alla radicalizzazione dei risentimenti. Le vicende ungheresi e greche sono solo lo specchio estremo di processi che stanno accompagnando l’Europa in quello che è il suo progressivo declino politico. E, purtroppo, forse anche civile. Non ci si deve stracciare anticipatamente le vesti ma è certo che siamo in una fase molto problematica, dove molte cose potrebbero precipitare velocemente. Non ci sono risposte univoche a questo quadro di cose ma è certo che occorra non illudersi sulla tenuta degli ordinamenti costituzionali se essi non saranno supportati da una democrazia economica che sta divenendo, passo dopo passo, una chimera.

Claudio Vercelli

Nugae - Herb e Dorothy Vogel
C'era una volta, in una cittá lontana lontana, in un piccolo appartamento di Manhattan, un'adorabile coppietta che viveva con venti tartarughe, otto gatti, e cinquemila opere d'arte. Questa é la storia di come l'impiegato di un ufficio postale e una bibliotecaria sono diventati due famosi collezionisti d'arte, Herbert e Dorothy Vogel (persino i loro nomi sembrano quelli dei personaggi di una favola). Utilizzando lo stipendio di lei per vivere e quello di lui per i preziosi acquisti, passando ogni momento libero in gallerie d'arte ed esposozioni, comprando le opere di giovani artisti emergenti e allora semi sconosciuti, per lo piú minimalisti e concettuali, e instaurando con loro rapporti di profonda amicizia, in cinquant'anni hanno raccolto opere di quelli che oggi sono considerati maestri dell'arte contemporanea, fra cui Richard Tuttle, Sol LeWitt, Jeanne-Claude e Christo. Ogni angolo di casa loro era stipato di capolavori, e mentre Dorothy smentisce di aver mai dovuto infilarne alcuni anche dentro al forno, conferma che sotto il letto ce ne fossero molti accumulati. La loro collezione varrebbe miliardi, ma Herb e Dorothy non hanno mai voluto venderne nemmeno un pezzo, compravano per puro amore del bello, e hanno continuato felicemente con la loro vita modesta in quell'appartamentino newyorkese. Tanto che, quando ormai non c'era proprio piú posto, nel 1992 hanno donato tutto alla National Gallery of Art di Washington, dove erano stati in luna di miele nel 1960. Ma neanche lí c'é abbastanza spazio, e cosí hanno deciso di distribuire 50 opere a un museo per ognuno dei 50 Stati americani. La loro storia é raccontata in due film di Megumi Sasaki, il secondo é uscito qualche settimana fa. Ma nel frattempo, nel luglio scorso, Herb é scomparso all'etá di 89 anni. E senza di lui, anche Dorothy si é fermata. Perché Herbert e Dorothy erano davvero la coppia perfetta, una Sandra Mondaini e un Raimondo Vianello piú intellettuali e piú Upper East Side, ma altrettanto armoniosi. Lui burbero e taciturno, lei spigliata e sorridente, avevano una passione in comune che é diventata la loro vita. Ma la loro vita in coppia. E quando é stato chiesto a Dorothy quale fosse il pezzo della collezione di cui sentisse maggiormente la mancanza, lei ha risposto: "Mi manca solo tanto Herbie".

Francesca Matalon, studentessa di lettere antiche
twitter @FMatalon


notizie flash   rassegna stampa
Israele inizia a sfruttare
la nuova riserva di gas naturale
  Leggi la rassegna

Israele ha iniziato ieri a pompare gas naturale dal giacimento di Tamar. Scoperto circa quattro anni fa a 90 chilometri dalle coste di Haifa, il giacimento potrebbe segnare una svolta cruciale nell'economia dello Stato ebraico. "Un passo importante verso l'indipendenza energetica" ha dichiarato il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha parlato di "giornata storica".

 

In un editoriale sul Messaggero, Giorgio Israel riflette sulla portata dei commenti di matrice antisemita che compaiono sul blog di Beppe Grillo, mentre Marco Pasqua, sulle pagine romane, denuncia una campagna online e sui social network per il rilancio della formazione fascista Militia.


continua>>
L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.