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15 agosto 2014 - 19 Av 5774
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Pierpaolo Pinhas Punturello e di Gadi Luzzatto Voghera. Nella sezione pilpul una riflessione di Anna Segre, Francesco Moises Bassano, Ilana Bahbout e Laura Salmon.
 
Israel Foreign Min. @IsraelMFA 14 ago
‪Israel appreciates the strong support from the US & Europe for demilitarizing the #Gaza strip".

 
"Per la pace bisogna combattere"
Un incontro per la pace, per il dialogo tra i popoli e le religioni. Nei dorsi milanesi di Corriere della Sera, Repubblica e Avvenire, spazio all'appuntamento di ieri a Milano, nella Sala delle Colonne del Nuovo grande museo del Duomo, tra rappresentanti del mondo ebraico, cristiano e musulmano, organizzato dalla scuola della Cattedrale e dal Tribunale rabbinico del Centro-nord Italia. Un momento per esprimere solidarietà alle migliaia di persone perseguitate per la loro fede in Iraq, vittime dell'estremismo islamico. “Non si può tacere davanti al male, davanti alla persecuzione di un popolo a causa della sua fede”, dichiara rav Giuseppe Laras, presidente del Tribunale rabbinico del Centro-nord, nel corso del suo intervento. “La pace – spiega rav Laras - è un concetto dinamico, va costruita, anche combattendo”. “Solo la pace ha un futuro”, afferma monsignor Luca Bressan mentre il professor David Meghnagi invita a “costruire ponti” tra le religioni e sulla necessità di dialogare “sul concetto di cittadinanza politica, cioè non basata sull'appartenenza religiosa”. Presente anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che a margine dell'incontro sottolinea l'importanza di “saper offrire aiuto e accoglienza a coloro che fuggono da situazioni drammatiche”. Condanna delle violenze in Iraq da parte dei rappresentanti della comunità islamica ma con una distorsione della realtà, inserendo fuori contesto il conflitto in corso tra Israele e Hamas. “Condanniamo quel che sta succedendo in Iraq - afferma Asfa Mahmoud, presidente della Casa della cultura islamica - ma anche in Siria, come nei territori occupati, a Gaza, dove ci sono stati 2mila morti”. Le persecuzioni in corso in Medio Oriente vengono così assimilate al conflitto tra l'esercito israeliano e l'organizzazione terroristica di Hamas a Gaza.

Mercoledì scorso il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente americano Barack Obama hanno avuto un duro scontro telefonico. A rivelarlo, come riporta il Corriere della Sera, il quotidiano americano Wall Street Journal. Tra i motivi dell'acredine, il fatto che “durante il mese di conflitto, lo Stato Maggiore israeliano sia riuscito a ottenere rifornimenti di armi dal Pentagono senza che la Casa Bianca ne fosse informata”. A cercare di fare da pacere, il ministro delle Finanze, Yair Lapid, che sottolineato l'importanza del legame tra Stati Uniti e Israele. Mentre usciva la notizia del Wall Street Journal, al Cairo continuavano i negoziati tra delegazione israeliana e palestinese, trattative di cui Netanyahu ha riferito ieri al suo gabinetto di sicurezza. “Netanyahu – afferma Repubblica - è favorevole al governo di unione nazionale, con la speranza che i moderati e laici palestinesi di Ramallah riprendano il controllo di Gaza e possano essere degli interlocutori più praticabili. Il dubbio risiede nel fatto che Abu Mazen abbia la forza di assumere quel compito”.

“Questa è una guerra per la difesa di Israele”. È il titolo del corsivo di Danilo Taino sul Corriere Sette. Taino afferma che “negli ultimi anni Gerusalemme ha fatto errori, ma la prospettiva dei due Stati è stata sin dall'inizio minata dal fine ultimo di Hamas, la distruzione dell'avversario”.

Torna a casa la salma di Simone Camilli, il report italiano ucciso dall'esplosione accidentale di una bomba nella Striscia di Gaza. “La morte di Simone, come quella delle altre vittime dell'esplosione e dei numerosi civili di ogni età e nazionalità quotidianamente coinvolti dalla violenza bellica in Medio Oriente – ha scritto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio diretto alla famiglia di Camilli -, deve costituire un ulteriore monito alle parti in conflitto e a tutti noi affinché ci si impegni per un'immediata e definitiva cessazione delle ostilità”.

“Lo sputo in faccia e la kippah traditrice”. Sul Corriere il racconto di un brutto episodio di stampo antisemita a Milano raccontato da Antonio Bozzo. “In coda al tram, si alza un uomo – scrive Bozzo, testimone oculare della scena - Fa un mezzo cerchio e si para di fronte all'uomo seduto un sedile avanti. Spara parole rapide, in pessimo italiano, dall'accento si capisce che è arabo. Chiede infervorato: 'Sei ebreo, vero?'. E l'uomo risponde 'no', con un filo di voce. È un attimo, l'uomo in piedi gli sputa in faccia”.

Si prepara a partire la missione umanitaria italiana a sostegno della popolazione del nord dell'Iraq, vittima della violenza degli uomini dello Stato Islamico. “I ministri degli Esteri, Federica Mogherini, e della Difesa, Roberta Pinotti, hanno dato il via libera al ponte aereo, con 6 voli totali, per la distribuzione attraverso l'Unicef di 36 tonnellate di acqua, 14 tonnellate di biscotti proteici, 200 tende da campo e 40o sacchi a pelo” (Corriere). E sull'ormai tristemente celebre Isis, i jihadisti dello Stato Islamico, si sofferma l'analisi di Maurizio Molinari su La Stampa. Il giornalista rivela che i miliziani del Califfato avrebbero delle basi in territorio turco e sarebbero finanziati da Turchia, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati.

Sul Fatto Quotidiano, il ricordo di Furio Colombo dell'attrice Lauren Bacall, scomparsa martedì scorso. “La figlia di un ebreo polacco e di una ebrea rumena – scrive Colombo, che riporta anche un incontro tra la Bacall e Sandro Pertini - fuggiti appena in tempo alla persecuzione, e adottata come la diva più grande, quando non aveva ancora vent'anni (ai tempi del suo primo film con Humphrey Bogart), da un immenso pubblico americano, ha creduto per decenni e fino alla fine a questa versione grande del sogno americano”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked
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