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5 Agosto 2015 - 20 Av 5775
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“Io mi volsi e discesi dal monte …” (Devarìm 9, 15). Ha detto il Grande Chassìd Rabbì Bunem di Pshischà: “Io mi volsi” vuol dire: “ho creato un volto a me stesso”. Dopo il peccato del vitello d’oro, quando i figli d’Israele erano caduti in disgrazia, si è rafforzato Moshè Rabbenù affinché nessuno cadesse in depressione da questo fatto. Egli non aveva volto ai suoi occhi, cioè non riusciva a guardarsi in faccia, ma nonostante questo ha trovato le forze interiori ed ha fatto il suo volto, andando avanti.
 
David
Assael,
ricercatore
Nel giorno in cui si inaugura in pompa magna il nuovo Canale di Suez, di cui la portata sarà tutta da verificare in un mondo in cui equilibri ed esigenze mondiali non sono più quelle degli anni ’50, l’Occidente risponde con il desolante spettacolo delle primarie statunitensi, sempre impegnate nel peggiorare quanto offerto nell’edizione precedente. Edizione è il termine giusto perché trattasi di un vero e proprio spettacolo circense, dove non mancano nani e ballerini. Si dice che si parta sempre con i Trump, per poi arrivare ai migliori, come, ad esempio, un W. Bush, indimenticato stratega e analista politico. Poi, ci si lamenta che le democrazie si stiano tramutando in oligarchie comandate da tecnocrati. E chi dovrebbe prendere le decisioni?
 

Gentiloni a Teheran
È iniziata la missione diplomatica del ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni a Teheran. “Senza sanzioni possiamo raddoppiare l’interscambio”, annuncia il ministro facendo riferimento a potenziali benefici dell’accordo sul nucleare siglato negli scorsi giorni (La Stampa, tra gli altri). In queste stesse ore trovano diffusione le nuove minacce dell’ayatollah Khamenei, che in un libro teorizza la distruzione dello Stato ebraico. Osserva il quotidiano torinese: “La strategia per cancellare Israele viene illustrata nei dettagli spiegando che non si tratta di una ‘guerra classica’ ma di un conflitto di lungo termine a bassa intensità per spingere il numero più alto possibile di ebrei ad andarsene”.

Il Consiglio superiore dei Beni culturali, massimo organo consultivo del ministero, ha approvato lo stanziamento di 80 milioni di euro di finanziamenti pubblici, sette dei quali saranno destinati al Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah in costruzione a Ferrara. “Gli interventi approvati ieri – scrive il Corriere – riguardano in sostanza progetti di completamento di musei o creazione e sviluppo di poli di attrazione”

“Conferma dell’esenzione dall’Imu per le scuole paritarie, ribadita la normativa Monti relativa alla vecchia Ici, ma soprattutto l’impegno per un tavolo di lavoro che affronti complessivamente la materia fiscale circa le scuole non statali, ad iniziare dalla definizione di attività commerciale per una scuola paritaria”. Questo l’esito del tavolo di confronto svoltosi ieri mattina a Palazzo Chigi tra governo e associazioni del mondo della scuola paritaria. Come riporta Avvenire, presente anche una delegazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
 
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  davar
anche franco siddi entra in cda
Rai, aria nuova in Consiglio
L’ex segretario del sindacato unico dei giornalisti italiani (Fnsi) Franco Siddi nel nuovo Consiglio di amministrazione della Rai. Grande amico della redazione giornalistica dell'Unione, Siddi è stato in questi anni una presenza costante ai lavori di Redazione aperta e in altre occasioni di incontro e di formazione organizzate nel corso dell’anno.
Dai giornalisti del Portale dell’ebraismo italiano www.moked e di Pagine Ebraiche le migliori felicitazioni per il prestigioso incarico.

(Nell’immagine Franco Siddi assieme al direttore generale della Fnsi Giancarlo Tartaglia, al direttore della redazione Guido Vitale e ad alcuni colleghi a colloquio nella sede dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane)
qui ferrara
Cultura ebraica, valore per tutti.

Il governo punta sul Meis 
“Il finanziamento per il Meis rappresenta un fatto di eccezionale significato culturale e storico”. Lo ha affermato il ministro Dario Franceschini commentando lo stanziamento di sette milioni di euro a favore del Museo nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara approvato ieri dal Consiglio superiore dei beni culturali. Una scelta che testimonia la strategicità di questa sfida e il fermo impegno da parte del governo nel portarla avanti, riconoscendo al Meis il ruolo di veicolo imprescindibile. C’è una domanda crescente, ha spiegato il ministro, e l’iter deve essere accelerato per rispondere nel modo più adeguato al forte interesse suscitato in questi anni. Lo stanziamento erogato ieri, a quanto si apprende, dovrebbero essere utilizzato per costruire, ex novo, uno dei cinque volumi in vetro del museo. Volume che sorgerà davanti ai Rampari di San Paolo, sul lato opposto rispetto all’attuale ingresso della struttura, e che andrà a costituire uno degli elementi architettonici più affascinanti del Meis.
(Nell'immagine il cantiere del Meis)
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ISRAELE - NUOVI PROVVEDIMENTI AL VARO
Giro di vite contro i violenti
“Ogni azione per fermare il terrorismo è casher”, aveva dichiarato nelle scorse ore il ministro israeliano alla Sicurezza Gilad Erdan. Ovvero, spiegava il ministro, “tutto ciò che viene fatto nel caso dei terroristi palestinesi, deve essere applicato anche quando si tratta terroristi ebrei”. Da qui la decisione del Gabinetto di sicurezza israeliano, guidato dal premier Benjamin Netanyahu, di ampliare le misure a disposizione dei servizi di intelligence per fermare i responsabile del rogo di Duma, in cui un bimbo di 18 mesi è rimasto ucciso. Un atto terroristico che ha scosso la coscienza degli israeliani, come scrive Nahum Barnea su Yedioth Ahronoth, spiegando che “l'odio sta distruggendo le fondamenta dell'esistenza di Israele”. Un concetto condiviso anche da rav Benny Lau, che nel corso di una manifestazione ha invitato a riflettere su responsabilità e complicità con chi istiga all'odio.
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MELAMED
Scuole paritarie, il confronto c'è. Ma è rimandato a settembre

“Un incontro proficuo, utile a chiarire i temi e le problematiche esistenti in relazione al quadro normativo”. Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, in una nota diffusa da Palazzo Chigi, ha descritto il tavolo di confronto tra governo e organizzazioni di rappresentanza delle scuole paritarie in Italia tenutosi nella giornata di ieri alla presenza del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini. Presente ai lavori una delegazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Al tavolo, oltre a due delegazioni ministeriali (con il Miur anche il ministero dell’Economia e delle Finanze), sedevano inoltre Federazione istituti di attività educative, Associazione nazionale istituti non statali di educazione e istruzione, Associazione genitori istituti dipendenti dell’autorità ecclesiastica, Unione superiore maggiori d’Italia, Federazione italiana scuole materne e Compagnia delle Opere Educative. Convocato in seguito al deposito di due sentenze emesse dalla quinta sezione civile della Corte di Cassazione, l’incontro si è concluso con la decisione di riconvocare il tavolo entro la prima metà di settembre. Le sentenze, come noto, affermano che due istituti scolastici paritari livornesi gestiti da enti religiosi devono pagare l’Ici, l’Imposta comunale sugli immobili (dal 2012 divenuta Imu, l’Imposta municipale propria), dovuta per gli anni dal 2004 al 2009 in quanto la riscossione delle rette, indice di ricavi, li collocherebbe nelle attività a carattere commerciale. Dal 2012, con la normativa Monti, la questione sembrerebbe comunque superata. A settembre, con la nuova convocazione del tavolo, si faranno comunque tutte le verifiche tecniche con l’obiettivo di superare la questione in modo definitivo. Le reazioni alle sentenze, anche molto forti, sono state riprese dalle principali testate nazionali. Ampio spazio agli sviluppi della vicenda è stato dedicato nel commento settimanale alla rassegna stampa di
Melamed sulla scuola e sul mondo dell’educazione.

a.t @atrevesmoked
QUI WASHINGTON - l'incontro
Obama agli ebrei americani:

"Le mie ragioni sul nucleare"
Intenso confronto alla Casa Bianca tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e i leader delle associazioni ebraiche americane, convocati a Washington per discutere del recente accordo sul nucleare iraniano. Obama, come preannunciato dal suo portavoce John Earnest, è arrivato ben preparato sulle posizioni espresse nei confronti di quello che alcuni hanno definito un “bad deal” e si è detto amareggiato in particolare dalle azioni intraprese dall’Aipac, l’American Israel Public Affairs Commettee, gruppo di pressione pro-Israele che ha osteggiato l’accordo (definendolo inaccettabile) e ha criticato duramente le scelte politiche del presidente, ingaggiando una controinformazione dai toni allarmistici.
A quanto trapela, durante l’incontro a porte chiuse Obama ha spiegato quanto sia importante il lavoro diplomatico fatto con l’Iran per la sicurezza di Israele, ribadendo come in caso contrario si sarebbe arrivati a una guerra inevitabile e persino a nuovi razzi lanciati contro lo Stato ebraico. Gli ebrei statunitensi che si oppongono all’accordo dal canto loro si sono lamentati per essere stati definiti dei “guerrafondai”, esponendo i propri dubbi sulla teoria di Obama della “lotta armata inevitabile” in mancanza di apertura verso l’Iran.
Obama ha inoltre accusato alcune associazioni di distorcere in maniera propagandistica la reale natura dell’accordo e ha spiegato quanto un dibattito del genere possa portare a un indebolimento e a una spaccatura degli ebrei d’America.
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pilpul
Ticketless - Chiagni e ridi
Nella sua rubrica per la rivista “L’immaginazione letteraria” (Manni ed., 3, 2015, p. 35), Filippo La Porta con la consueta arguzia osserva la strana anomalia dell’attuale cultura nostrana. Nel campo della narrativa come della cinematografia, se da un lato si espande l’attitudine a ridere della vita, dall’altra sta nascendo un genere o sottogenere: la morte della madre. Massimo Gramellini prima, Alessio Nunnari, Patrizia Patelli per culminare nel film di Nanni Moretti, “Mia madre”. Da un lato prolifera qualche cosa che assomiglia a una collezione di barzellette televisive e al dominio dei comici anche in politica (“Agli italiani piace ridere e far ridere”, ammoniva Flaiano), dall’altro storie inesorabilmente strazianti che fanno venire in mente la frase del caustico Manganelli: “Ci prendono a mamme morte in faccia” (la frase originaria era di Dickens, che “ci prende a bambini morti in faccia”). Le riflessioni di La Porta fanno riflettere, perché, sia pure in modo meno vistoso, riguardano tutti noi, la cultura italiana nel suo insieme, la mai tramontata vocazione del melodramma ottocentesco, buffonesco e ipersentimentale anche nella rappresentazione del personaggio ebreo, per esempio nella letteratura d’appendice.

Alberto Cavaglion
Periscopio - La regia dell'orrore
Sembrerebbe davvero esserci una sinistra regia dell’orrore dietro il doppio orrendo crimine che ha recentemente insanguinato Israele; una regia il cui primo obiettivo pare quello di deturpare in modo osceno l’immagine dell’ebraismo, le fondamenta etiche del popolo mosaico, gli eterni ideali del sionismo, da sempre indissolubilmente legati alle idee di libertà, pace, giustizia, concordia tra gli uomini e le nazioni. Siamo abituati, purtroppo, a indignarci davanti alle bandiere di Israele imbrattate dai vandali antisionisti e antisemiti, e la ricorrente immagine del drappo bianco e azzurro macchiato di rosso ci procurano rabbia, pena, disgusto.

Francesco Lucrezi, storico
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Un poco di silenzio
Potrebbe essere interpretata come una proposta paradossale comunicare ciò su un mezzo di comunicazione come questo, ma non c’è altrimenti: di ebrei, di israeliani, di ebraico e di Israele se ne comincia a scrivere e a parlare troppo sui media. Sia nel bene e sia nel male. Ha scritto Haim Baharier in un recente libro che tutti ne parlano, ma non si parla con Israele. E questa osservazione, probabilmente, oltre al significato di rapporto bilaterale, va interpretata anche come bisogno introiettivo.

Jonatan Della Rocca
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