AL CREMLINO, LA RESTITUZIONE DELLA SALMA DEL COMANDANTE ISRAELIANO
L'ultimo saluto al soldato Baumel
La salma di Zachary Baumel, comandante dei carri armati israeliani ucciso nella prima guerra del Libano, è stata restituita a Israele in una cerimonia al Cremlino. Alla presenza del Primo ministro Benjamin Netanyahu e del Presidente russo Vladimir Putin, una bara avvolta con la bandiera israeliana è stata consegnata alle autorità israeliane: dopo 37 anni il comandante Baumel potrà così avere una degna sepoltura. “Riscalda il cuore vedere la condivisione dei valori del rispetto e della fratellanza tra combattenti e il rispetto dell'importante principio che nessuno possa essere lasciato indietro”, ha dichiarato Netanyahu mentre Putin ha fatto sapere al Premier che la Siria ha avuto un ruolo nel recupero dei resti.
Si chiude in queste ore la 56esima edizione della Bologna Children's Book Fair, la grande fiera internazionale dedicata all'editoria per l'infanzia in cui da tempo Pagine Ebraiche e DafDaf sono di casa. Alla fiera è dedicato il dossier "Leggere per crescere", curato da Ada Treves sul numero di aprile del giornale dell'ebraismo italiano in distribuzione. Tra i protagonisti il leggendario disegnatore Tomi Ungerer, da poco scomparso.
“Addio, mio grande Tomi. Mio padre, mio esempio, mio maestro da sempre.
Non pensavo potessi farlo. Perdona la banalità di queste parole. La mia tristezza è infinita. Ti voglio bene”.
Sono le parole con cui un’altra grande illustratrice, Beatrice Alemagna, ha voluto salutare il disegnatore e scrittore francese di lingua tedesca Tomi Ungerer, gigante dell’illustrazione dei libri per l’infanzia da poco scomparso. Insignito di prestigiosi riconoscimenti internazionali: l’Hans Christian Andersen Prize for Children’s Literature, nel 1998, il Premio Hans Christian Andersen come miglior illustratore nel 2002, oltre al National Prize for Graphic Arts France, 1995, e lo European Prize for Culture nel 1999. Inoltre nel 1990 aveva ricevuto la Legion d’onore della Repubblica francese, seguita dal titolo di Officier de la Legion d’Honneur, nel 2000 e dal titolo di Commandeur de la Legion d’Honneur.
Nato in Alsazia nel 1931, la vita di Tomi Ungerer non ebbe un inizio facile, l’infanzia durante il nazismo fece forse nascere un prematuro e fortissimo istinto di conservazione della libertà come valore assoluto, e non fu poi certamente uno studente modello: venne allontanato dalla scuola di arti decorative dopo un solo anno e si mise a viaggiare in autostop per l’Europa, lavorando qua e là come decoratore di vetrine. Una curiosa coincidenza: anche Maurice Sendak aveva sbarcato il lunario allestendo vetrine, di giocattoli per i magazzini Schwarz, sulla 5° strada.
Solo dopo il 1956, anno in cui si trasferì a New York, Ungerer iniziò a pubblicare i suoi primi libri illustrati: furono le storie dei Mellops, una famiglia di suini.
Noto soprattutto per i suoi amatissimi libri per bambini – oltre 140, e anche in italiano ne sono stati tradotti diversi, impossibile non citare almeno i più noti, da Otto. Autobiografia di un orsacchiotto, a L’apprendista stregone, Tremolo, Crictor, Lo strano animale del signor Racine, Flix, Il gigante di Zeralda, Il cappello, I tre briganti (da cui è stato tratto un lungometraggio d’animazione intitolato “Tiffany e i tre briganti”) La nuvola blu, L’uomo della luna, Le avventure dei Mellops, Allumette: una piccola fiammiferaia, ma anche Rufus, il pipistrello colorato, Niente baci per la mamma, Adelaide, il canguro volante, Orlando e Babbo Sgnak e le sue strane storie preferite – è stato anche uno dei più grandi illustratori satirici contemporanei, apprezzato in tutto il mondo per il suo impegno in mille battaglie politiche e sociali. Un’opera immensa, stimata in circa 40mila disegni, raccolta in gran parte dal museo che gli ha dedicato la sua città natale, Strasburgo, che raccoglie anche le sue collezioni di illustrazione, di giocattoli – oltre seimila – e gran parte della sua biblioteca.
Dall’aforisma alla satira di costume, dalla fiaba al design, senza dimenticare pubblicità e neppure la scultura Ungerer ha attraversato praticamente tutti gli ambiti dell’espressione artistica, spesso in maniera controversa e sovversiva, con una inquietudine che è stata in un certo senso la sua personalissima cifra stilistica. Anche nei libri per bambini, mai scontati, mai banali.
(Nelle immagini, dall'alto in basso, un disegno di Tomi Ungerer, l'artista al lavoro, la folla alla ultima edizione della Bologna Children's Book Fair)
Su queste pagine, dopo dieci anni di collaborazione, ha smesso di scrivere perché “dopo gli ultimi straordinari sviluppi politici, per onestà dovrei passare tutto il mio tempo a criticare e stigmatizzare i comportamenti e le responsabilità del Primo ministro di Israele, il cui ruolo e la cui presenza mi paiono deleteri per il futuro del Paese. E questo francamente non è ciò che ci si attende di leggere sulla stampa ebraica”. Non ha cambiato opinione il professor Sergio Della Pergola, demografo di fama e apprezzato analista politico. Non gli chiediamo chi vincerà ma che cosa chiede al prossimo governo d’Israele. “La priorità è che lo Stato d’Israele viva, che il progetto sionista prosegua come l’avevano pensato i padri fondatori”. Per Della Pergola questo sogno è in pericolo, il nazionalismo spinto, la personalizzazione esasperata, la retorica del nemico interno, stanno erodendo gradualmente la democrazia israeliana dal di dentro. “Serve un cambiamento radicale”. Eppure il professore è consapevole che una parte consistente degli israeliani non la pensa come lui e non vede questo pericolo.
"Due israeliani, tre opinioni politiche”. Sarah Tuttle-Singer, 37 anni, israelo-americana, social media manager del quotidiano online Times of Israel, e autrice per la casa editrice Skyhorse Publishing del libro “Jerusalem, Drawn and Quartered”, dal sottotitolo “l’anno di una donna nel cuore dei quartieri cristiano, musulmano, armeno ed ebraico nell’antica Gerusalemme” esordisce così nello spiegare quali siano i temi fondamentali dell’appuntamento elettorale del 9 aprile. “Per alcuni è l’economia. Per altri, la pace. Ma per tutti le questioni legate alla sicurezza”.
“Gli israeliani prendono la politica molto seriamente, il paese è così piccolo, così pieno di tensioni che percepiamo davvero gli effetti di ogni decisione” spiega la giornalista.
“Il 20 per cento della popolazione israeliana è composta da arabi. Una minoranza importante da cui arrivano, rispetto alcuni fronti, segnali significativi d’integrazione: il numero di studenti arabi che hanno concluso un dottorato di ricerca in un’università israeliana è più che raddoppiato in 10 anni (dal 2008 al 2018, si è passati da 355 a 759); anche sul fronte dell’impiego di insegnanti arabe c’è stato un incremento ma a preoccupare questa realtà è la politica del governo. “Basta delegittimazione degli arabi” afferma Maisam Jaljuli, membro del sindacato Histadrut nonché rappresentante del partito di sinistra Hadash che unisce arabi ed ebrei.
La questione sicurezza, il costo della vita e il problema della scarsità di alloggi. Sono questi i temi fondamentali in gioco alle elezioni secondo il rabbino Tzemach Roei Uliel, 34 anni, emissario del movimento Chabad Lubavitch nel quartiere di Abu Tor a Gerusalemme. “Prima di ogni cosa bisogna tenere a mente i temi legati alla sicurezza" sottolinea Uliel. "Dobbiamo ricordare che esiste per i cittadini di Israele un pericolo esistenziale che si manifesta nel quotidiano, nelle sfide complesse che provengono dalla Siria, da Hezbollah e dagli iraniani, ma anche dai palestinesi che sono intorno a noi e in mezzo a noi”.
Rassegna stampa Indagine sull'odio
Saluti romani e urla – tra cui “Via, scimmie, bruciamoli vivi!” -, oltre a calci e pugni ai pulmini. Questa la scena a Roma nel corso del trasferimento di alcune famiglie rom dal quartiere di Torre Maura, dove erano state inizialmente portate per essere ospitate in un centro di accoglienza. La “protesta, per molte ore violenta e razzista”, spiega il Corriere, ha fatto desistere l’amministrazione che ha fatto marcia indietro e spostato nuovamente le famiglie. La procura intanto “ha aperto un fascicolo per danneggiamento e minacce aggravate dall’odio razziale per l’incendio di cassonetti (e dell’auto), nonché per le frasi rivolte ai rom barricati nel centro d’accoglienza”. La rivolta del quartiere romano è stata capeggiata dai neofascisti di Casa Pound ma nasconde un disagio più profondo a cui dedicano spazio La Stampa e Corriere fra gli altri.
Studioso di fama internazionale, Eugenio Sonnino (1938-2012) fu tra i fondatori della Società Italiana di Demografia Storica oltre che docente di Demografia Storica presso la Facoltà di Scienze Statistiche all’Università La Sapienza e direttore del Centro Sperimentale Studi su Roma. All’attivo alcuni studi anche in campo ebraico, a partire da una indagine del 1997 sugli ebrei romani a 30 anni dall’arrivo degli ebrei espulsi dalla Libia. La prima di una serie di attività che hanno prodotto studi di carattere storico-demografico di notevole valore e che saranno ricordati questa domenica, con una giornata di studi in suo onore in programma al Museo ebraico.
È un’esigenza morale quella che lo spinge a scrivere questo libro. La chiara scelta di campo, non usuale per un illustre storico e qui invece esplicita fin dal titolo, è il collante tra l’Atene degli ultimi anni del secolo V e la Francia durante la seconda guerra mondiale. Jules Isaac scrive “Gli oligarchi. Saggio di storia parziale” (Sellerio 2016) nel 1942, quando vive alla macchia; negli stessi mesi la moglie, il figlio, la figlia e il genero, tutti impegnati nella Resistenza, vengono deportati e assassinati a Auschwitz.
Leggo con ritardo dalla pubblicazione (Einaudi, 2018, traduzione di Luca Colombo) “In principio, confusione e paura” di Aharon Reuveni, giustamente considerato uno dei padri della letteratura israeliana. Romanzo uscito nel 1919, di cui Elena Loewenthal dice che «senza libri come questo la grande letteratura israeliana non sarebbe mai stata quello che è». Al di là della trama, della ricchezza, dell’incredibile mix tra personaggi di fantasia e reali figure storiche pilastri del sionismo, al di là della profondità introspettiva, della capacità di farci “vivere” la vera nascita di Israele molti anni prima che ciò accadesse, Reuveni mette in pagina la quintessenza dell’essere ebrei.
Di fronte ai grandi Maestri, di fronte alle loro parole profonde e colme di saggezza, si ascolta con grande interesse e un pizzico di timore reverenziale e con umiltà si dice “Katonti”, mi faccio piccolo, non sono degno di tanta grandezza.
L’ebraico della quotidianità usa la stessa espressione di modestia in senso ironico e spesso si risponde “katonti” di fronte a chi, bonariamente o non, fa notare sbagli e piccole pecche. Ma “Katonti” è anche un brano di Yonatan Razel, nato nel 1973 a New York e immigrato in Israele da bambino con la famiglia.
La mistica, ogni mistica (anche quella ebraica), si sa, è un terreno minato. Che vuol dire pieno di rischi e pericoli, di ambiguità e fraintendimenti, di potenziali idolatrie. La ragione è semplice: pretendendo di avere un accesso al sacro immediato (letteralmente senza mediazioni) e ab-soluto (ossia libero da regole e vincoli), il mistico si espone al rischio di manipolare il sacro stesso, credendo di poterne disporre e poter bypassare le precauzioni e limitazioni che le norme della ‘religione’ impongono.
Il Re del Marocco Mohammed VI e Papa Francesco hanno firmato insieme un appello su Gerusalemme sul cui significato si sono volute dare varie interpretazioni. Sarebbe opportuno chiarire preliminarmente se nel firmare questo appello Re Mohammed e Papa Francesco hanno agito come capi spirituali o come sovrani temporali. Infatti il re del Marocco è anche un leader religioso, in quanto si ritiene discendente diretto del Profeta; e il Papa è tornato ad essere anche un sovrano temporale con il Trattato concluso con l’Italia l’11 febbraio 1929.