Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui        16 luglio 2019 - 13 Tamuz 5779
STRASBURGO - L'INTERVENTO DI URSULA VON DER LEYEN

"L'Europa ha il volto di Simone Veil"

“Quarant’anni dopo, finalmente una donna candidata alla Presidenza della Commissione europea. Sono grata a tutti coloro che hanno infranto le barriere e le convenzioni, per una Europa della pace unita e dei valori. Questa convinzione europea mi ha guidato, da madre, medico e donna politica. È al coraggio dei pionieri come Simone Veil che dobbiamo l’Europa unita. Sarà questo lo spirito che mi guiderà nell’onore di presiedere la Commissione. Sono grata a chi ha costruito l’Europa della pace”. Nel suo discorso al Parlamento europeo, Ursula von der Leyen, candidata alla presidenza della Commissione Ue, ha scelto di ricordare Simone Veil, sopravvissuta ad Auschwitz e simbolo delle lotte per i diritti civili in Europa. Veil, ha sottolineato von der Leyen, ha aperto la strada per la lotta alla parità di genere e ha guidato le battaglie per costruire un’Europa di pace: “Esattamente 40 anni fa la prima presidente donna” del Parlamento Europeo “viene eletta e presenta la sua visione di un’Europa più giusta”, ha ricordato la candidata tedesca nel suo discorso davanti agli europarlamentari di Strasburgo, chiamati in queste ore a confermare la sua nomina. Allora Veil ricordò ai politici d’Europa che il loro ruolo doveva essere quello di costruire un Continente di pace, libertà e prosperità.
IL PROGETTO APPROVATO NELL'ULTIMA RIUNIONE DI CONSIGLIO 

Accoglienza e integrazione dei migranti,
l'UCEI rafforza l'impegno

“Non riconsegnare uno schiavo al suo padrone dopo che ha trovato riparo presso di te. Risiederà con te in mezzo a te nel luogo che si sarà scelto in una delle tue città dove si trova bene: non opprimerlo!”. E ancora: “Se il tuo fratello impoverirà… lo dovrai sostenere: che sia straniero o residente, una volta che viva con te”.
Solo alcuni dei tanti passaggi della Torah in cui si fa riferimento all’obbligo di aiutare il prossimo. Uno sforzo da cui non ci si può sottrarre a patto che, ammoniscono i Maestri del Talmud, “queste azioni non vadano a detrimento di noi stessi”.
Nasce su questo duplice fondamento l’iniziativa a sostegno alle Comunità ebraiche locali che attuano progetti a favore dei migranti e rifugiati approvata dal Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nel corso dell’ultima seduta.
Presentato dall’assessorato UCEI alle politiche sociali con il supporto dell’apposita commissione, e con referente il vicepresidente dell’Unione Giorgio Mortara, il progetto nasce con la consapevolezza “che abbiamo l’obbligo di aiutare i rifugiati di altri popoli nella misura in cui ciò non contrasti con i nostri interessi vitali”. E quindi “non possiamo respingere chi varca i nostri confini alla ricerca di un’integrazione e di un futuro, ma d’altronde non possiamo neppure pensare di farci carico di una quantità illimitata di immigrati, senza mettere a repentaglio il nostro già precario sistema economico”. Comunque, viene aggiunto nella presentazione, “il malessere di chi arriva da fuori è un punto sensibile della coscienza morale ebraica, sollecitati come siamo dalla nostra stessa esperienza storica”.
“La stretta attualità di queste settimane e mesi – afferma Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione – torna a mettere al centro i temi dell’accoglienza, della solidarietà e dell’integrazione. Argomenti di estrema complessità, che richiedono risposte mature e consapevoli e non certo smaniose ricerche di visibilità in ogni senso. L’esperienza ebraica, in questo ambito, ha molto da offrire alla società italiana. Un principio cui si ispira questo progetto, che rafforza in modo determinante il nostro impegno a favore della dignità dell’uomo e del riconoscimento dell’Altro”.
“L’impegno per l’accoglienza e l’integrazione – aggiunge Di Segni – affonda le proprie radici nella Torah e negli altri testi fondamentali dell’ebraismo. Si tratta di un tema che abbiamo a cuore, per quello che i nostri testi affermano e per quella che è stata la nostra esperienza storica nel corso dei secoli. Ribadire valori principi e valori irrinunciabili sempre più minacciati è per noi oggi una priorità assoluta”.
“Il progetto – conclude Di Segni – punta a offrire un sostegno significativo a Comunità locali particolarmente distintesi in questo ambito, irrobustendo i presidi esistenti e ampliando l’offerta di assistenza. Una sfida che nasce nel segno non soltanto dell’accoglienza, ma anche della reale e autentica integrazione. Al centro intendiamo quindi porre il rispetto dei diritti fondamentali, ma anche dei doveri che chi viene aiutato ha verso la collettività”. 

(Nell’immagine alcuni ospiti della struttura gestita dalla cooperativa Il Cenacolo in un locale di proprietà della Comunità ebraica fiorentina dato in affitto a prezzo calmierato. Con loro la coordinatrice Marina Cascella)

 

QUI TRIESTE - IL LABORATORIO GIORNALISTICO 

Redazione Aperta, undicesima edizione al via

Al via a Trieste l’undicesima edizione di Redazione Aperta, il laboratorio giornalistico organizzato dalla redazione UCEI che dal 2009 ad oggi ha rappresentato un fondamentale momento di incontro e riflessione assieme ad ospiti del mondo della cultura, del giornalismo, dell’accademia, delle istituzioni ebraiche nazionali e locali. Tra la città giuliana e Ferrara, due settimane di intenso lavoro e confronto in continuità con il percorso tracciato nelle passate edizioni.
In questi dieci anni infatti Redazione Aperta è stato il primo contesto in cui si sono formati i praticanti giornalisti della redazione, entrati poi nel mondo del professionismo, oltre alle allieve e agli allievi della prestigiosa scuola di traduzione triestina che da tempo svolgono il loro tirocinio in redazione. Uno spazio nel segno della formazione e dell’innovazione, come dimostrano le numerose iniziative lanciate in questo contesto.
Ad aprire l’undicesima edizione di Redazione Aperta l’incontro con due scienziati triestini: Alessandro Treves, della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, e Livio Sirovich, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale.

(Nell'immagine la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste) 

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Rassegna stampa

L'arsenale dell'estrema destra
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INFORMAZIONE - INTERNATIONAL EDITION  

Tutti i colori dell'Italia ebraica 

L’Italia in mostra a Gerusalemme. Come raccontato dall’ultima uscita di Pagine Ebraiche International Edition, negli scorsi giorni, è stata inaugurata l’esposizione “Trama e Ordito”, curata da Anastazja Buttitta al Museo U. Nahon di Arte Ebraica Italiana: preziosi tessuti della collezione datati tra il XVI e XX secolo che illustrano il ruolo complesso della donna all’interno della società ebraica italiana nella storia. Tra essi meilim (tessuti con i quali si rivestono i Sifrei Torah) e parokhot (le tende poste davanti all’Aron Ha Kodesh), splendidi colori e materiali, per un intreccio che continua a dipanarsi.
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Auschwitz visto attraverso la fede
La Shoah pone ineluttabilmente una questione teologica. Per quanto mi sia interrogato sul tema, ho finora preferito la risposta di chi ammette l’incapacità di dare una spiegazione. Qualsiasi interpretazione sia stata fornita riguardo “il perché della Shoah” mi è risultata problematica, parziale, insoddisfacente quando non addirittura interessata. E a nessuno piace che la Shoah venga strumentalizzata. Ammesso che mai ci si arrivi, ci sarà bisogno del passare di alcune generazioni fino a che si potrà arrivare a dire qualcosa del tipo “il secondo Bet haMiqdàsh è stato distrutto a causa dell’odio gratuito”. Su questo sfondo, la domanda circa la fede dopo Auschwitz è insidiosa.
 
Rav Michael Ascoli
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L'anonimo sistema
Alan Turing, genio inglese dell’informatica che decifrò i codici nazisti durante la seconda guerra mondiale, portato al suicidio a quarantun anni dalla persecuzione e dall’ostracismo delle autorità britanniche a causa della sua omosessualità, godrà ora di una tardiva riabilitazione e la sua immagine apparirà niente meno che sulle banconote da 50 sterline. Un bel riconoscimento davvero. Non si sa se il povero Turing ne sarà felice. Le persecuzioni avvengono in vita, i riconoscimenti, in morte. E, soprattutto, chi fu causa della sofferenza, dell’emarginazione e delle azioni persecutorie – in breve, della devastazione di una vita – non avrà a patirne in alcun modo, neanche post mortem. Neppure i nomi vergognosi di quella persecuzione si sapranno mai.
 
Dario Calimani, Università di Venezia
Le minacce di Teheran 
Giorni addietro, l’Iran ha dichiarato che, se attaccato dagli USA, avrebbe provveduto alla morte atomica degli israeliani (ebrei, islamici e cristiani). Il gentile dichiarante è Mojtaba Zolnour, Presidente della Commissione parlamentare di sicurezza e di politica estera. Naturalmente, in Europa è “business as usual”: molti ebrei disquisiscono di immigrazione e altrettanti di memoria. L’attualità, cioè, la possibilità concreta di far fuori altri sei milioni di ebrei, non sembra scuotere nessuno o quasi, forse persuasi che gli iraniani siano soltanto dei burloni. Oppure, più semplicemente, non hanno letto bene il Kohelet, laddove ammonisce circa le insidie dello studio e della ricerca portati agli eccessi.
Emanuele Calò
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L'anno che verrà
E se, parafrasando nel titolo Lucio Dalla, provassimo ad anticipare le condizioni politiche e sociali in cui ci troveremo – rebus sic stantibus, cioè con la continuità politica di questo governo e dei suoi personaggi emergenti – nello spazio di qualche mese, diciamo di un anno? Corriamo il rischio, certo, di essere clamorosamente smentiti e che le cose vadano esattamente all’opposto; ma conoscendo ormai i nostri polli, cioè i politici che guidano la baracca, e senza avventurarsi in predizioni troppo precise è forse possibile intravedere percorsi realisticamente prefigurabili. Potrebbe significare essere un po’ più preparati a quanto ci attende e quindi pronti ad atteggiamenti di risposta, a contromosse utili, se non altro per salvare identità, convinzioni morali e civili, rispetto per il mondo e per noi stessi.
David Sorani
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