

Rassegna stampa
L'arsenale dell'estrema destra
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INFORMAZIONE - INTERNATIONAL EDITION
Tutti i colori dell'Italia ebraica
L’Italia in mostra a Gerusalemme. Come raccontato dall’ultima uscita di Pagine Ebraiche International Edition, negli scorsi giorni, è stata inaugurata l’esposizione “Trama e Ordito”, curata da Anastazja Buttitta al Museo U. Nahon di Arte Ebraica Italiana: preziosi tessuti della collezione datati tra il XVI e XX secolo che illustrano il ruolo complesso della donna all’interno della società ebraica italiana nella storia. Tra essi meilim (tessuti con i quali si rivestono i Sifrei Torah) e parokhot (le tende poste davanti all’Aron Ha Kodesh), splendidi colori e materiali, per un intreccio che continua a dipanarsi.
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Auschwitz visto attraverso la fede
 La Shoah pone ineluttabilmente una questione teologica. Per quanto mi sia interrogato sul tema, ho finora preferito la risposta di chi ammette l’incapacità di dare una spiegazione. Qualsiasi interpretazione sia stata fornita riguardo “il perché della Shoah” mi è risultata problematica, parziale, insoddisfacente quando non addirittura interessata. E a nessuno piace che la Shoah venga strumentalizzata. Ammesso che mai ci si arrivi, ci sarà bisogno del passare di alcune generazioni fino a che si potrà arrivare a dire qualcosa del tipo “il secondo Bet haMiqdàsh è stato distrutto a causa dell’odio gratuito”. Su questo sfondo, la domanda circa la fede dopo Auschwitz è insidiosa.
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L'anonimo sistema

Alan Turing, genio inglese dell’informatica che decifrò i codici nazisti durante la seconda guerra mondiale, portato al suicidio a quarantun anni dalla persecuzione e dall’ostracismo delle autorità britanniche a causa della sua omosessualità, godrà ora di una tardiva riabilitazione e la sua immagine apparirà niente meno che sulle banconote da 50 sterline. Un bel riconoscimento davvero. Non si sa se il povero Turing ne sarà felice. Le persecuzioni avvengono in vita, i riconoscimenti, in morte. E, soprattutto, chi fu causa della sofferenza, dell’emarginazione e delle azioni persecutorie – in breve, della devastazione di una vita – non avrà a patirne in alcun modo, neanche post mortem. Neppure i nomi vergognosi di quella persecuzione si sapranno mai.
Dario Calimani, Università di Venezia
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Le minacce di Teheran
 Giorni addietro, l’Iran ha dichiarato che, se attaccato dagli USA, avrebbe provveduto alla morte atomica degli israeliani (ebrei, islamici e cristiani). Il gentile dichiarante è Mojtaba Zolnour, Presidente della Commissione parlamentare di sicurezza e di politica estera. Naturalmente, in Europa è “business as usual”: molti ebrei disquisiscono di immigrazione e altrettanti di memoria. L’attualità, cioè, la possibilità concreta di far fuori altri sei milioni di ebrei, non sembra scuotere nessuno o quasi, forse persuasi che gli iraniani siano soltanto dei burloni. Oppure, più semplicemente, non hanno letto bene il Kohelet, laddove ammonisce circa le insidie dello studio e della ricerca portati agli eccessi.
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L'anno che verrà

E se, parafrasando nel titolo Lucio Dalla, provassimo ad anticipare le condizioni politiche e sociali in cui ci troveremo – rebus sic stantibus, cioè con la continuità politica di questo governo e dei suoi personaggi emergenti – nello spazio di qualche mese, diciamo di un anno? Corriamo il rischio, certo, di essere clamorosamente smentiti e che le cose vadano esattamente all’opposto; ma conoscendo ormai i nostri polli, cioè i politici che guidano la baracca, e senza avventurarsi in predizioni troppo precise è forse possibile intravedere percorsi realisticamente prefigurabili. Potrebbe significare essere un po’ più preparati a quanto ci attende e quindi pronti ad atteggiamenti di risposta, a contromosse utili, se non altro per salvare identità, convinzioni morali e civili, rispetto per il mondo e per noi stessi.
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