PAGINE EBRAICHE DI MARZO
Salvarsi all'ombra di Kafka

Un libro che celebra l’amicizia e l’immenso valore della cultura, negli anni in cui l’Europa precipita verso il baratro. Protagonisti di Archivio e camera oscura. Carteggio 1932-1940, appena pubblicato da Adelphi, sono due tra i più grandi intellettuali del Novecento: Walter Benjamin e Gershom Scholem. Come scrive Massimo Giuliani su Pagine Ebraiche di marzo, 128 lettere che fanno trovare il lettore in mezzo a una costellazione di nomi "che sono il meglio della diaspora europea alla vigilia della seconda guerra mondiale”.
Se qualcuno volesse immergersi nel clima d’agonia della simbiosi ebraico-tedesca degli anni Trenta non dovrà far altro che tuffarsi nella corrispondenza tra questi due giganti del pensiero ebraico. Il primo è Walter Benjamin, il poliedrico intellettuale sospeso tra Berlino e Parigi, ma anche tra Ibiza e Sanremo, le cui contraddizioni ideologiche ed esistenziali sono la foto di tutte le inquietudini dell’ultima generazione dei ‘tedeschi-ebrei’ alla disperata ricerca del senso di quel trattino ormai roso dal dubbio di legittimità. Morirà suicida in una camera d’albergo di Port Bou, al confine tra Francia e Spagna nel settembre del 1940, braccato più dai propri incubi che dalla pur ottusa burocrazia o dalla feroce Gestapo. Il secondo gigante è il massimo studioso di qabbalà del XX secolo, Gershom Scholem, che nel 1923 aveva lasciato la Germania per trasferirsi a Gerusalemme, convinto che non fosse più possibile una vita autenticamente ebraica in Germania. Gli eventi successivi gli diedero ragione, ma l’amicizia intensa e complessa (come i loro caratteri) tra i due studiosi è un caleidoscopio di tutti i parossismi, le aspettative, le idiosincrasie e sintonie e antipatie di quell’ultimo squarcio di fermenti ebraico-tedeschi. Chi si avventuri in queste 128 lettere, annotate in parte da Scholem stesso e in parte dal curatore Saverio Campanini, si ritroverà in mezzo a una costellazione di nomi che sono, senza dubbi storiografici, il meglio della diaspora europea alla vigilia della seconda guerra mondiale.

Incontrerà lo studioso di Spinoza e Maimonide Leo Strauss, che Scholem avrebbe visto come docente di filosofia della religione all’università ebraica di Gerusalemme, se non fosse stato troppo ‘ateo’; inciamperà, quasi letteralmente, nell’ubiquo Ernst Bloch, così vicino e così lontano da Benjamin, con il quale condivideva sia la passione per la politica sia l’ossessione per la teologia. Starà gomito a gomito con il sionista-socialista Martin Buber, uno degli ultimi a tenere alta la bandiera dell’ebraismo sul suolo tedesco prima della catastrofe; sentirà gli umori e i rumori di altri grandi spiriti ebraici in fuga dall’‘esilio’: da Hugo Bergmann a Lev Sestov, da Adorno a Horkheimer, dalla Arendt fino a quel fantasma di se stessa che fu la poetessa Else Lasker-Schüler.
Massimo Giuliani, Pagine Ebraiche marzo 2020
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L'EMERGENZA SANITARIA
Coronavirus, prima vittima in Israele
Segnalati contagi anche a Gaza

Della sua famiglia era stato l’unico a sopravvivere alle persecuzioni. Emigrato dall’Ungheria in Israele nel 1949, aveva scelto proprio lo Stato ebraico per ricostruirne una. Lascia quattro figli, 18 nipoti, un pronipote. L’88enne Aryeh Even è la prima vittima israeliana del Coronavirus.
Sfiora le mille unità il numero dei contagiati nel Paese, con oltre una ventina di casi segnalati come critici. Il Paese è bloccato, con misure fortemente restrittive in vigore da alcuni giorni. Lo è anche l’Autorità Nazionale Palestinese, dove sono già stati registrati 57 casi (con 17 ricoveri), quasi tutti nell’area di Betlemme. Arrivano intanto le prime segnalazioni di contagi anche nella Striscia di Gaza. Uno scenario che dovrà essere monitorato con particolare attenzione.
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IL NETWORK DI ARACHIM
Didattica a distanza, l'Europa ebraica fa rete

“La scuola chiude per il coronavirus? Portiamola online”. Con questo slogan Arachim ha chiamato a raccolta la grande comunità di insegnanti ed educatori cresciuta sotto l’egida dello European Council of Jewish Communities e con il sostegno dell’American Jewish Joint Distribution Committee.
Come ci riusciamo a portare avanti il lavoro delle nostre scuole durante il periodo di isolamento? e quarantena? Come prepariamo gli insegnanti? Come possiamo garantire la massima partecipazione? Come facciamo a seguire i singoli, a sostenere e aiutare sia gli studenti che i docenti che tutti coloro che si trovano ora a reinventare il proprio ruolo?
A queste domande per il primo incontro è stata chiamata a rispondere Luna Alfon Coriat, Preside del Colegio Ibn Gabirol-Estrella Toledano di Madrid, che ha raccontato l’eccezionale risposta della sua scuola. Intervistata da Pagine Ebraiche ad agosto 2018, aveva già illustrato il Colegio e le sue eccellenze, e ora ha aperto la strada ragionando insieme ai circa 30 partecipanti da tutta Europa sulle scelte fatte.
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I REBUS DEL DISEGNATORE ISRAELIANO
Sorridere al tempo del Coronavirus,
l'ironia intelligente di Kichka

Da tempo Michel Kichka, belga naturalizzato israeliano, vizia i suoi lettori con l’ironia intelligente e graffiante delle sue vignette. Il suo lavoro ha da tempo superato i confini della satira sulla politica e sulla società che lo circondano. Dopo il grande successo di La seconda generazione, il suo primo graphic novel che Lizard ha pubblicato in italiano in cui molto aveva raccontato di se stesso, e soprattutto della sua storia familiare, ha dedicato un intero volume al suo paese d’adozione. Falafel sauce piquante, uscito in francese per Dargaud, racconta il suo rapporto, complesso e fortissimo, col paese dove ha deciso di vivere, dove ha studiato e messo su famiglia. E fatto carriera.
Arriva oggi un regalo: “Ogni giorno - scrive - per illuminare questo lungo periodo di reclusione inventerò un piccolo rebus culturale. Ce ne saranno di facili e di meno facili. Buon divertimento!”.
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UNO DEI MEDICI EROI IN PRIMA LINEA CONTRO IL VIRUS
Giuseppe Finzi (1957-2020)
A Soragna, al Museo Fausto Levi, era di casa. “Non solo partecipava a ogni attività, ma trovava sempre il modo di rendersi utile” racconta Riccardo Moretti, presidente della Comunità ebraica di Parma. “Una persona pura, un volto amico che mancherà a tutti noi”.
Giuseppe Finzi è uno dei tanti medici eroi che stanno cadendo vittime del Coronavirus. Responsabile della struttura semplice dipartimentale Day hospital dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, è scomparso, pochi giorni dopo essere risultato positivo, all’età di 62 anni. A piangerlo anche la Comunità, cui Finzi era molto legato anche in ragione della sua ascendenza ebraica.
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L'INIZIATIVA DEL CENTRO DI CULTURA EBRAICA DI ROMA
Da Appelfeld a Singer, i libri ebraici da leggere
Grandi opere della letteratura ebraica lette e raccontate da scrittori, librai, giornalisti, storici. È l’iniziativa del Centro di Cultura della Comunità ebraica di Roma, sotto l’hashtag #LaLetturaNonSiFerma. Ogni giorno alle 11, dalla domenica al giovedì, i libri sono presentati sulla pagina Facebook del Centro.
Oggi l’iniziativa ha preso il via con Il gioco preferito, scritto da Leonard Cohen a 29 anni poco prima del debutto come cantautore. A presentare l'opera, che non godette forse del successo che avrebbe meritato, il giornalista e scrittore Gabriele Romagnoli.
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Donne nella storia ebraico-italiana,
il bando in collaborazione con il Meis
“Le donne nella storia, nella cultura e nella educazione degli ebrei d’Italia”. È il tema del bando per la borsa di studio “Maurizio e Clotilde Pontecorvo” lanciato nelle scorse ore dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah e dal Centro Studi Maurizio Pontecorvo.
Scopo è quello di contribuire tramite questo approfondimento alla conoscenza dell’ebraismo italiano, in particolare nell’ambito dello sviluppo, dell’esposizione e della divulgazione di tale tema da parte del Meis. La ricerca, si legge nella comunicazione, potrà essere infatti la base per ulteriori elaborati adatti all’attività e alla divulgazione museale.
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Rassegna stampa
Governo, nuova stretta
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Il tatto sospeso
 “Il tatto – ha scritto una volta l’antropologo Marc Augé – è l’ultimo senso che rimane tra i vecchi, quando sordi e ciechi, sembrano aver perso altresì l’odore e il sapore delle cose della vita”. È uno dei tanti segni di questi nostri giorni impietosi verso i vecchi. Chissà se in questi giorni è tornato a riflettere su quest’ultimo senso, momentaneamente sospeso.
David Bidussa
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Il contagio della sudditanza

Pensare che una pandemia possa essere risolta dalla sola "comunità scientifica" (un insieme di individui ma – anche e soprattutto – di risorse, di competenze e di relazioni continuative, spesso con idee e posizioni tra di loro molto differenti; si sta insieme e si “produce” non malgrado ma grazie al pluralismo conflittuale delle opinioni), nel mentre la medesima chiede ai decisori (evidentemente non solo i politici, che sono comunque adesso in prima linea) delle chiare linee guida amministrative e di indirizzo, è come pensare di fare politica delegando ai soli "tecnici" la soluzione di una infinità di problemi che richiedono senz’altro competenze ma anche e soprattutto responsabilità.
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Scegliere per la vita

Em habanim: la madre dei ragazzi. La chiamerò così, evocando un’immagine viva delle Scritture. Em ha-banim è una signora anziana in cui mi sono imbattuto leggendo in rete le cronache di questi tristi giorni. Em ha-banim è sopravvissuta alla tragedia della Shoah e non si dà pace per quanto accade in questi giorni tristi. Non riesce a comprendere perché la stampa e la televisione abbiano insistito così tanto in queste settimane nel parlare di sacrifici per spingere la gente a non uscire di casa per non favorire la diffusione del virus. La sua non è un’accusa, ma un sentimento di spaesamento per qualcosa che le sfugge.
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Non è mai tardi per riparare

È sempre importante riconoscere i propri errori per farci ricordare la tirannia della mente umana e di quanto sia capace, affinché ciò che è avvenuto non si ripeta più.
La Federazione Sefardita Italiana apprezza l’omaggio che il Portogallo ha deciso di tributare alla memoria delle vittime dell’Inquisizione. È ora di fare appello alla tolleranza positiva e di promuovere la convivenza pacifica tra tutti, vedendo la diversità non più come forma di minaccia, bensì come fonte di risorse che arricchiscono il mondo.
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