Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui     10 Dicembre 2021 - 6 Tevet 5782
PAGINE EBRAICHE DI DICEMBRE

Identità che lasciano il segno

“Sono uno scrittore. Disegno perché l’essenza di uno scritto riuscito è la precisione e perché il disegno è un modo di espressione preciso”. Per il leggendario artista Saul Steinberg, per decenni illustratore del New Yorker, il disegno è la forma perfetta per raccontare la realtà, le sue suggestioni, il suo volto ironico e contraddittorio. Ma anche per costruire mondi immaginari e dare forma a esperimenti narrativi sempre diversi. Il suo segno e la sua storia sono protagonisti in questi mesi di una grande esposizione monografica a Milano, in Triennale, intitolata “Saul Steinberg. Milano – New York”. Un’occasione per scoprire la genialità di un personaggio dalle mille sfaccettature e dal tratto inconfondibile. E a proposito di disegno e scoperte, il noto illustratore israeliano Asaf Hanuka usa la sua matita per mettere a nudo la vita e i tormenti di uno degli scrittori italiani contemporanei più celebri: Roberto Saviano. Il suo Sono ancora vivo (Bao) fa scoprire al pubblico il Saviano privato. Tanto che lo scrittore ha dichiarato che il fumetto di Hanuka gli ha permesso di dare voce a quello che non sarebbe riuscito a dire in nessun altro modo.
Dal segno indelebile del leggendario Steinberg al tratto empatico di Hanuka, Pagine Ebraiche di dicembre, attualmente in distribuzione, dedica il dossier del mese – Graphic&Jews a cura di Ada Treves – a una riflessione a più voci sulla forza dei loro lavori, sul significato dell’immagine e la trasmissione di messaggi e stimoli al grande pubblico. Un fronte in cui l’ebraismo ha molto da dire.
Il giornale si apre però sulle sfide che attendono il nuovo Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e in particolare della sua Presidente, Noemi Di Segni, confermata per il secondo mandato. L’obiettivo è dare vita a una nuova stagione per l’ebraismo italiano, lavorando “per i singoli ebrei, per le Comunità, per Stato di Israele e per la società civile, che conta sul contributo ebraico per crescere e maturare”. In questo rinnovamento è coinvolta anche la scuola, al centro di un progetto specifico per combattere il pregiudizio. Si tratta delle Linee guida sul contrasto all’antisemitismo accolte dal ministero dell’Istruzione e presentate a Pagine Ebraiche da Milena Santerini, coordinatrice nazionale per la lotta all’antisemitismo. Sempre di futuro e di nuove sfide si parla inoltre in riferimento al lavoro per il 2022 della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia, con tanti progetti in cantiere.
L’intervista del mese è allo scrittore israeliano Etgar Keret e alla sua scelta in questo 2021 di stravolgere la propria vita, trasferendosi a Berlino. “È la prima volta che lascio Tel Aviv. Io e mio figlio avevamo bisogno di rompere con la quotidianità”, racconta, spiegando la scelta di spostarsi per un anno nella capitale tedesca. “Mi lascio alle spalle per un po’ l’affascinante balagan d’Israele”. Un paese che però di recente ha messo ordine ai propri conti, come si racconta nelle pagine di Eretz, approvando il Bilancio per il biennio 2021-2022. Un provvedimento che mancava da tre anni e ora ci sarà molto su cui lavorare, a partire dal caro vita, come ricorda nelle pagine di Economia Aviram Levy. In Orizzonti è il nuovo governo tedesco ad essere protagonista, con l’impegno dichiarato di sostenere la vita ebraica in Germania. Nelle stesse pagine, spazio anche all’avvio ufficiale del mandato del neoambasciatore d’Israele presso la Santa Sede Raphael Schutz, che tiene a sottolineare come con il Vaticano si possa collaborare su più campi. Tra cui la globale necessità di affrontare i cambiamenti climatici. Una priorità anche secondo 21 rabbini israeliani che, in occasione della Cop26, hanno pubblicato una lettera in cui definiscono la crisi climatica come una situazione di ‘piquach nèfesh’, ossia di pericolo di vita.
A proposito delle voci dei rabbini, nelle pagine di Cultura ebraica, rav Alberto Moshe Somekh parla del futuro delle Comunità attraverso una riflessione su Isacco Artom. L’appuntamento mensile invece con l’angolo del Midrash di rav Gianfranco Di Segni è dedicato alla Parashat Wayichi.
L’ascesa, tra mille ostacoli, in Banca d’Italia di Joe Nathan, figlio del celebre sindaco di Roma Ernesto, apre le pagine di Cultura. Si prosegue con un ampio approfondimento dedicato al cinema e curato da Daniela Gross: dalla serie The New Jew, in cui il comico israeliano Guri Alfi si lancia nell’esplorare il mondo ebraico americano, al film di animazione diretto da Erin Warin e Tahir Rana e dedicato alla breve vita dell’artista Charlotte Salomon; dall’inedito ritratto dell’ebraismo sefardita in Turchia proposto dalla serie The Club, alla trasposizione cinematografica de La novella degli scacchi di Stefan Zweig, firmata dal regista Philipp Stölzl.
A chiudere le pagine di Cultura, un libro che dà voce a un mondo spesso al centro delle cronache, ma in realtà poco conosciuto: quello degli insediamenti israeliani. Il volume si intitola Coloni ed è firmato dal giornalista Pietro Frenquellucci. Da Elon Moreh a nord a Kiryat Arba a sud, uomini e donne raccontano a Frenquellucci cosa li ha spinti a fare questa scelta di vita.
Contrasto al razzismo e solidarietà sono i temi al centro delle pagine sportive. A dare il buon esempio, il progetto di un istituto di Livorno: la scuola Bartolena ha infatti avviato con i suoi ragazzi, sostenuta dalla Comunità ebraica locale, un percorso formativo intitolato “Un calcio al razzismo e all’antisemitismo”. L’importanza di insegnare i giusti valori ai giovani emerge anche dall’ultimo libro di Paolo Berizzi, che indaga il significato di avere cattivi maestri. Nel suo È gradita la camicia nera (Rizzoli) il giornalista racconta come Verona e in particolare la sua curva calcistica sia diventata un laboratorio per l’estrema destra in Italia e non solo.

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LE DICHIARAZIONI A PAGINE EBRAICHE RIPRESE DAI MEDIA ITALIANI 

Liliana Segre: "Felice di incontrare Zaki"

Tornato alla libertà dopo ventidue mesi di carcere, Patrick Zaki, studente egiziano dell'università di Bologna, ha ringraziato tutti coloro che lo hanno sostenuto e ha espresso un desiderio: di poter incontrare di persona la senatrice a vita Liliana Segre. “Mi ha riempito d’orgoglio sapere che una persona del suo livello e della sua statura morale si sia interessata a me”, il commento di Zaki. Il giovane egiziano, studente dell'Università di Bologna, ha detto di essere rimasto colpito dalla decisione di Segre di mobilitarsi per lui, definendosi sua nonna ideale, chiedendone la liberazione e votando perché gli venisse conferita la cittadinanza italiana. Da qui il desiderio di conoscerla. “Spero che ciò avvenga quanto prima”. E non si è fatta attendere la replica, arrivata quasi subito attraverso Pagine Ebraiche. “Se lui lo vuole, sarò felice di incontrarlo. La sua liberazione è una splendida notizia”, il commento affettuoso di Segre al giornale dell'ebraismo italiano. Parole poi rimbalzate su tutti i media italiani, dalle agenzie (Ansa) ai siti dei principali quotidiani (Corriere della Sera e Stampa, tra gli altri), che hanno ripreso le dichiarazioni rilasciate a Pagine Ebraiche. “La sua vicenda mi ha molto impressionato. Ventidue mesi di prigione in Egitto e quei continui rinvii delle sue udienze. La paura dettata dall'incertezza del proprio destino. Mi ha fatto ripensare alla mia esperienza. Certo ci sono molte differenze e non si possono fare paragoni, ma io so cosa vuol dire quello che ha raccontato Zaki: la paura per una porta che si apre, quando non sai se dietro ti aspetta la libertà o la mano degli aguzzini”, aveva spiegato Segre, ribadendo anche il suo sostegno a conferire a Zaki la cittadinanza italiana.

Gli effetti della gelosia
Nella mishnà di Avot troviamo scritto: "La gelosia, la bramosia e il desiderio di gloria fanno uscire l'uomo dal mondo" (Avot 4;21).
Questo Shabbat leggeremo nella parashà di Waiggash la conclusione di un dramma che ha colpito tutta la famiglia di Ja'aqov nostro Padre e tutta la sua famiglia. Finalmente Josef si fa riconoscere dai fratelli dopo averli trattati da spie e da ladri; e dopo averli riabbracciati, chiede di rivedere suo padre dopo venti anni di lontananza.
Rav Alberto Sermoneta
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Sommersi dalle mail
Mail che arrivano tutti i giorni e a tutte le ore: allievi che hanno il permesso di entrare o di uscire, conferenze, interventi di esperti, corsi per allievi, corsi per insegnanti, inviti per per riunioni di tutti i generi, comunicazioni con i colleghi (quelle che una volta si facevano al bar e negli intervalli, quando il bar e gli intervalli liberi esistevano ancora). Finalmente arriva lo Shabbat con la disconnessione; ma naturalmente è una disconnessione che mi sono concessa da me, mentre la macchina delle mail continua a girare freneticamente e appena finito Shabbat bisogna recuperare di corsa il tempo perduto perché non tutto può aspettare. 
Anna Segre
Carceri e civiltà
Nel festeggiare la liberazione di Patrick Zaki non pochi hanno ricordato in questi giorni che di casi come quello di Zaki nelle carceri di tutto il mondo ve ne sono ancora numerosi. Nei regimi dittatoriali del sud del mondo in particolar modo, e probabilmente le poche storie a noi conosciute sono solo la piccola punta di un iceberg.
Oltre a ricordare chi è detenuto ingiustamente o/e per reati d’opinione, stupisce come al giorno d’oggi raramente nel dibattito pubblico si rifletta ancora sul carcere in sé. Al contrario di ciò che avvenne nel secondo dopoguerra quando si cominciò a parlare di “istituzioni totali” – parola associata spesso al lavoro del sociologo ebreo statunitense Erving Goffman (1922-1982) -, e al loro ripensamento, come per esempio i manicomi. 
Francesco Moises Bassano
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