Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui    21 Ottobre 2022 - 26 Tishrì 5783
LA RIUNIONE DEL CONSIGLIO FBCEI A LIVORNO

"Patrimonio culturale ebraico,
grandi sfide all'orizzonte"

Impegno programmatico e realizzativo dei programmi pluriennali. Avvio di nuove progettualità. Questi i due fronti sui quali si concentrerà il lavoro della Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia nei prossimi mesi. Direttrici “entrambe importanti per un anno che si annuncia intenso dopo la piena ripresa delle attività nel 2022”. Così il presidente Dario Disegni a margine di una riunione del Consiglio dell’ente deputato alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale ebraico svoltasi a Livorno. La scelta è stata di ripristinare “quella che, prima della pandemia, era diventata una consuetudine: organizzare almeno una riunione di Consiglio all’anno in una sede e città diversa da quella istituzionale”. Un’occasione anche per un confronto con dirigenza e iscritti della Comunità che ha prodotto ulteriori stimoli. Circolazione di idee, cooperazione stretta. È essenziale, dice Disegni, che questi incontri avvengano. E che la Fondazione possa lasciare un segno. Valorizzando ad esempio “il recupero di un bene culturale in corso di definizione”. 


La riunione è avvenuta a ridosso di un anniversario: i 60 anni dall’inaugurazione della nuova sinagoga, sorta nella stessa area di quella seicentesca che fu per secoli una delle più belle d’Europa per poi subire ferite irreversibili nel corso del secondo conflitto mondiale. “La Livorno ebraica – ricorda Disegni – è oggi custode di un patrimonio di grande valore. Si pensi a quel che è possibile trovare alla Yeshiva Marini. Testimonianze, anche cartacee, che puntiamo a far conoscere nell’ambito del progetto di catalogazione I-tal-ya Books che vede la Fondazione accanto a UCEI, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Biblioteca Nazionale di Israele e Rothschild Foundation Hanadiv Europe”. In questo senso “l’obiettivo è di dare una accelerata, con l’auspicio di poter presentare i risultati nell’ottobre del prossimo anno”. Una data non casuale visto che in quel periodo andrà a svolgersi un convegno internazionale “di assoluto spessore” nel duecentesimo anniversario dalla nascita di Elia Benamozegh. 

ATTENTATO ALLA SINAGOGA - LA SERATA DI ANAVIM

"Il mio un silenzio che urla"

Nell’occasione del quarantesimo anniversario dall’attentato alla sinagoga di Roma e dell’uscita del libro Il silenzio che urla di Gadiel Gaj Taché, l’associazione ebraica torinese Anavim ha organizzato una serata di riflessione su quegli eventi. Introdotta dalla presidente di Anavim Marta Morello, si è aperta con i saluti del vicepresidente UCEI Giulio Disegni. Il 9 ottobre del 1982, le sue parole, “ha lasciato un segno pesante nell’ebraismo italiano e mondiale, caratterizzandosi come un momento di svolta irreversibile”. In questo senso l’anniversario “è stato un appuntamento molto sentito, anche attraverso l’inaugurazione di un nuovo Sefer Torah” alla presenza del Capo dello Stato. Una cerimonia che il vicepresidente dell’Unione ha definito “toccante”. Sottolineando anche “la forza” di un libro come quello da poco uscito. Un testo “necessario e dalla grande carica emotiva”. 
Raramente – ha detto Maurizio Molinari, direttore del quotidiano La Repubblica – “un libro riesce a catturare lo spirito di un momento: un momento che riguarda tutti. Sfogliandone le pagine si torna al clima dell’epoca”. Tanti, ha poi aggiunto, “gli interrogativi che arrivano fino a noi”. Tra cui quello del mancato controllo di sicurezza da parte dello Stato. Il giornalista ha parlato della riapertura del processo come di “un atto dovuto: vi è infatti è un’abbondanza di elementi concreti che possono validare la richiesta”. Fare chiarezza, ha concluso, “farà bene alla nostra democrazia: è una consapevolezza di cui c’è bisogno”.
Ad intervenire è stato poi lo storico Arturo Marzano, autore con Guri Schwarz del libro Attentato alla sinagoga. Roma, 9 ottobre 1982. Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia. Ad essere ricostruiti alcuni momenti chiave del “dopo”. Come l’arresto a novembre del terrorista Abdel Al Zomar, fermato al confine tra Grecia e Turchia ma che mai ha pagato per i suoi crimini. Di lui infatti si sono perse le tracce “dall’arrivo in Libia”. Tra le domande in sospeso anche Marzano ha evidenziato come significativa la questione del presidio assente. E questo “nonostante l’allora vicepresidente UCEI Tullia Zevi l’avesse richiesto già in agosto”.
Tra i quaranta feriti ci fu anche rav Benedetto Carucci Viterbi, allora ventenne. “Quello di Gadiel – la sua testimonianza – è un libro che smuove una riflessione: anche noi, forse, siamo stati silenziosi. Il meccanismo del silenzio ci ha un po’ preso nel suo vortice. È un punto che, individualmente, ritengo importante”. Tra i temi posti dal rav anche il significato del luogo scelto per l’attacco: il punto di riferimento, ha ricordato, di “un’area di grande densità memoriale”. Altra “grande domanda” su cui interrogarsi quella relativa alla presenza, nelle immediate vicinanze, “di almeno due persone con la macchina fotografica”.
A concludere la serata l’autore. Il libro, ha spiegato, “è il risultato di una lunga gestazione: l’elaborazione è iniziata dal momento in cui ho scoperto l’esistenza di una lista delle vittime del terrorismo; lista in cui mancava il nome di mio fratello Stefano”. Un libro pensato “soprattutto per i giovani: è a loro che vorrei trasmettere un messaggio”. Il silenzio che urla, un titolo dai molteplici significati. “È il silenzio – ha detto Gadiel – che mi sono portato dentro per anni; ma anche quello che ha segnato il funerale di Stefano, espressione della rabbia di un’intera comunità; è il silenzio dello Stato, che non ci ha aiutati a trovare colpevoli e mandanti dell’attentato”. Così la madre Daniela, in un breve saluto: “Abbiamo combattuto e sofferto insieme. Insieme continueremo a farlo”.

TORAH

La scelta della Bet

“Be simanà tavà – Con buon auspicio”, ricominciamo dall’inizio. In verità, appena conclusasi la lettura dell’ultima parashà, con le parole “le’ené col Israel – agli occhi di tutto Israel” nella giornata di Simchat Torà abbiamo immediatamente ricominciato a leggere “Bereshit”. L’introduzione allo Zohar su questa parashà riporta una bellissima spiegazione sul perché la Torà inizia con la lettera “bet” (seconda lettera dell’alfabeto) e non con la “alef” (che è la prima). Si racconta in essa che prima dell’inizio della Creazione tutte le lettere dell’alfabeto si disposero dinnanzi al trono Celeste.

Rav Alberto Sermoneta

EDUCAZIONE

Studio e conoscenza

È al via un nuovo anno accademico di “Shemah-Scuola di studi e cultura ebraici Margulies-Lévinas”. L’auspicio è di essere un punto di riferimento per l’ebraismo italiano e per gli studi ebraici in Italia. Studi ancora pochi conosciuti e apprezzati per la loro continuità culturale e per il contributo alla storia del Mediterraneo, alla cultura europea e mondiale. Non solo nell’antichità biblica o nel prima o dopo la Shoah, ma come contributo continuo.

Rav Joseph Levi

SORGENTE DI VITA

Un Sefer per Stefano

Si apre con un servizio sulla cerimonia per ricordare l’attentato terroristico al Tempio Maggiore di Roma del 9 ottobre 1982 la puntata di Sorgente di vita in onda su Rai Tre domenica 23 ottobre. Alla presenza di un ospite d’onore d’eccezione, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, le scuole ebraiche della capitale hanno donato un Sefer Torah, un sacro rotolo della Bibbia ebraica, in memoria di Stefano Gaj Taché, il bimbo di appena due anni che perse la vita nell’attentato. Un momento di grande emozione, accompagnato dai canti dei bambini.

DALL'AREA PILPUL A NUOVE FORME

Opinioni, spazi e percorsi 

Il lettore non trova nei notiziari di questi giorni la consueta area pilpul riservata alle libere Opinioni.
Per molti anni, giorno dopo giorno, la redazione si è impegnata a ospitare e a garantire questo spazio di libertà e di riflessione, sulla base del quinto punto delle Linee guida dell’ebraismo italiano per lo sviluppo dei mezzi di informazione (“Offrire opportunità di espressione alla realtà ebraica italiana in tutta la sua complessità e varietà, favorendo un sereno confronto fra idee, identità e culture diverse, ponendo come solo confine alla libertà di espressione il rispetto dell'identità di ciascuno”). 
Un esercizio di ospitalità difficile e delicato, che ha messo fianco a fianco lavoro professionale dei giornalisti della redazione e idee e commenti dei nostri ospiti.
Cambiano i tempi, mutano le aspettative e gli equilibri, e sebbene la netta distinzione tra fatti e opinioni sulle nostre pagine sia stata sempre immancabilmente chiara, si rafforza l’esigenza dei giornalisti di concentrarsi serenamente sul proprio lavoro senza derogare dagli standard professionali di autonomia, imparzialità e autorevolezza. 
Per questo è necessario identificare per le Opinioni, in accordo con l’Ente editore, nuove aree di espressione e nuovi percorsi di valutazione che ci auguriamo possano essere approvati al più presto.
Alle lettrici, ai lettori e a tutte le firme che hanno donato una loro libera opinione in questi anni va intanto il nostro grazie per la strada percorsa assieme e per quella, non sempre facile ma comunque appassionante, che assieme speriamo di percorrere ancora.

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