Rav Sermoneta, domenica l'insediamento
Venezia accoglie il suo nuovo rabbino capo
Una solenne cerimonia in sinagoga celebrerà l’insediamento di rav Alberto Sermoneta quale nuovo rabbino capo di Venezia. Vari rabbini si sono dati appuntamento per domenica mattina nel cuore dell’antico ghetto insieme a rappresentanti delle istituzioni ebraiche e non. Protagonisti insieme di una giornata di festa per tutta la città.
“Una sfida complessa e affascinante, anche alla luce della storia unica nel suo genere attraversata da questa Comunità nel corso dei secoli, del suo essere un faro di tradizione e identità” raccontava a proposito del suo nuovo incarico il rav, nato e formatosi a Roma e per 25 anni rabbino capo a Bologna. Una scelta "che ci è sembrata la più appropriata per una realtà come la nostra: un rabbino di grande esperienza, che ha saputo reggere una Comunità significativa come quella bolognese con coerenza, polso fermo e autorevolezza”, l'apprezzamento del presidente degli ebrei veneziani Dario Calimani. La sua nomina, avallata all’unanimità dal Consiglio, ci si aspetta “possa aiutare a riunire le varie anime di questa Comunità, nel segno di quelle qualità umane e rabbiniche che gli sono riconosciute”.
(Nell'immagine: il presidente della Comunità ebraica veneziana Dario Calimani e il nuovo rabbino capo della città rav Alberto Sermoneta durante un recente incontro con la redazione di Pagine Ebraiche)
Padova, l'Università, gli ebrei:
otto secoli in una mostra
Le celebrazioni per gli 800 anni dell’Università cittadina fanno tappa anche al Museo della Padova ebraica, dove nelle scorse ore è stata inaugurata la mostra “Gli Ebrei, la Medicina e l’Università di Padova”. Il racconto di otto secoli che hanno fatto registrare molti intrecci, anche nella stagione buia dei ghetti in cui l’ateneo – caso unico in tutta Europa – scelse di non chiudere le proprie porte all’insegnamento. Ma anche, tra le pagine di segno opposto, il ricordo più recente della ferita delle leggi razziste del ’38 che vide l’espulsione dalle sue aule di docenti e studenti ebrei. Molti gli stimoli che si accompagnano all’itinerario proposto al pubblico. “Sotto esame c’è un arco di tempo lungo. Uno dei temi è proprio questo: il passaggio da un’integrazione molto forte a una cesura altrettanto intensa”, afferma la presidente della Fondazione Museo della Padova Ebraica Gina Cavalieri. Tra le storie che si affrontano quella di Tullio Terni, che fu allontanato dall’insegnamento perché ebreo e poi radiato dal mondo accademico perché accusato di simpatie fasciste. Ma si torna, attraverso suggestive testimonianze, anche al periodo del peste seicentesca che vide i medici ebrei in prima linea nell’assistenza alla collettività.
LA VISITA DEL DIPLOMATICO E LA RIAPERTURA DELLA SINAGOGA DI ALESSANDRIA
Incontri nell'Italia ebraica,
l'ambasciatore Bar a Torino
Proseguono gli incontri di conoscenza dell’Italia ebraica da parte dell’ambasciatore d’Israele incaricato Alon Bar. “L’ambasciatore ha visitato la Comunità e le scuole trattenendosi poi per un approfondito e cordiale colloquio” con i vertici comunitari, riferisce la Comunità ebraica di Torino in una nota. Ad accoglierlo il presidente Dario Disegni, il rabbino capo Ariel Finzi e la Giunta. Nelle prossime ore la Comunità ebraica festeggerà un importante traguardo: la riapertura della sinagoga di Alessandria. L’edificio tornerà così ad essere fruibile e rappresentare, nella sua bellezza e specificità, “uno dei monumenti più significativi del centro di Alessandria e della storica presenza degli ebrei in Piemonte”.
“Raccontare come la storia degli ebrei di Roma e la fine della segregazione nel ghetto si intrecciano con l’Unità d’Italia e con i valori risorgimentali, anche attraverso il contributo di personaggi del cinema, della cultura e dello spettacolo”. È l’obiettivo con cui ha preso il via il progetto Benè Romì, promosso dalla Comunità ebraica di Roma e dalla Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e dal Comitato per gli anniversari di Interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il progetto, si annuncia, “è stato realizzato, per l’agenzia I SAY, da Alex Zarfati e da Giorgia Cardaci” e si caratterizza per la pubblicazione di materiale storico e documentale su questi temi in un portale web apposito. Ad aderire anche 18 artisti “che hanno girato un video con il proprio smartphone leggendo o interpretando un pezzetto di storia”.
“A dieci prove fu sottoposto Abramo nostro padre” (Mishnà, Avot 5;3).
La nostra parashà ci presenta Avrahàm Avinu, il quale fu meritevole di essere stato il capostipite del popolo ebraico e del monoteismo in generale. La prima parashà in cui si parla di lui inizia con le parole “lekh lekhà – va per te”. Sostengono i mefareshim che con l’espressione lekh lekhà iniziano le dieci prove a cui il patriarca fu sottoposto e terminano con la stessa espressione “lekh lekhà” nei capitoli più avanti. Con il primo “lekh lekhà” (Bereshit 12;1) il Signore chiede ad Abramo di abbandonare la propria nazione, la propria città e la casa natale, mentre con il secondo “lekh lekhà” gli viene chiesto di offrire suo figlio Isacco in sacrificio (Bereshit 22;2).
Si apre con un servizio sulla collezione fotografica Sonnenfeld la puntata di Sorgente di vita in onda su Rai Tre domenica 6 novembre. Per decenni i fotoreporter (e coniugi) ebrei tedeschi Herbert e Leni Sonnenfeld hanno fotografato la vita ebraica in giro per il mondo e in particolare in Israele, prima e dopo la fondazione dello Stato nel 1948. La loro collezione, che comprende circa mezzo milione di immagini tra stampe, negativi e diapositive, è conservata negli archivi dell’ANU, il “Museo del popolo ebraico” di Tel Aviv.