Mancava nell’ambito degli studi ebraici un libro come “Gli ebrei in Italia. I primi 2000 anni”, l’ultimo lavoro della storica Anna Foa fresco di pubblicazione con l’editore Laterza. Venti secoli (e oltre) ripercorsi con l’accuratezza della studiosa attenta a ogni dettaglio e sfumatura, ma anche una scrittura piacevole in grado di suscitare interesse e curiosità in un pubblico ampio. Un testo che si candida ad essere sfogliato da lettori molto diversi tra loro.
Dalle origini ad oggi Foa si sofferma su eventi e scelte di un ebraismo che resta caratterizzato da una sua identità speciale non sempre compresa, oltre la superficie, nel contesto internazionale. L’idea è che molte siano le lacune da colmare a livello di conoscenza e consapevolezza.
“Del mondo ebraico italiano, della sua straordinaria cultura, del rapporto particolare con il mondo cristiano, del suo percorso peculiare verso la modernità, poco si è parlato” annota non a caso Foa in una delle sue riflessioni introduttive. Da qui l’esigenza di focalizzarsi su queste specificità “sollecitata dal confronto, aperto o sottinteso, con le altre esperienze della diaspora”.
Roma, la città che è ancora oggi la sede della più antica comunità ebraica lontano dalla Terra d’Israele. Ma anche la capitale dell’Impero che, facendo macerie del Secondo Tempio di Gerusalemme, favorì una dispersione bimillenaria di cui l’Arco di Tito è un emblema. E ancora, progredendo cronologicamente, l’affermazione di un’identità con specifici tratti italiani (e quindi né ashkenazita, né sefardita), l’affascinante affresco tracciato all’inizio del Secondo Millennio da un viaggiatore sui generis come Beniamino da Tudela, il complesso dialogo-incontro-scontro con la società cristiana egemone, l’accusa del sangue foriera di vari lutti di cui la vicenda di Simonino a Trento rimane un drammatico paradigma, la distruzione dell’ebraismo meridionale innescato dai reali di Spagna, il contributo alla straordinaria avventura del Rinascimento che, come recita una mostra del Meis, parlò anche ebraico, l’infame stagione dei Ghetti che prese avvio nella Venezia di inizio Cinquecento per poi riverberarsi nel resto del Paese in seguito all’iniziativa papalina, il confronto tra diverse esperienze di segregazione da Nord a Sud, le tappe che portarono alla conquista delle libertà e dei diritti civili.
La costruzione dello Stato liberale, l’incontro con la “modernità”, la partecipazione alla Grande Guerra che vide molti ebrei in prima linea. Il Ventennio fascista e il tradimento perpetrato dal regime con le leggi razziste che esclusero gli ebrei dalla vita sociale. Le persecuzioni, le deportazioni, la faticosa ricostruzione post-bellica, la sfida di trasmissione di una Memoria realmente consapevole. E ancora, tra tante date salienti, la svolta nei rapporti con il mondo cattolico incarnata dal Concilio Vaticano II e in particolare dalla dichiarazione Nostra Aetate. Gli ebrei nell’Italia repubblicana. Gli ebrei nel Terzo Millennio: la loro identità, il loro posto nel mondo. A conclusione di questo viaggio negli oltre duemila anni di storia ebraico-italiana Foa si pone alcune domande: “Cosa può offrire alla cultura e alla percezione storica dell’Italia la storia degli ebrei italiani? Serve davvero ai non ebrei conoscere la storia di questa piccola minoranza, dei suoi modi di vita, dei suoi rapporti con il mondo esterno, con la sua cultura? Serve analizzare i suoi cambiamenti, e confrontarli con quelli della maggioranza? E inversamente, la conoscenza del mondo in cui vivono e hanno vissuto in questi duemila anni che cosa può dare al mondo ebraico italiano, sempre più piccolo numericamente e sempre più incline a chiudersi in se stesso? Che cosa può imparare dai secoli in cui è stato un fattore di cultura, di innovazione, di progresso?”. Foa propone questa risposta: “Sia la società italiana che il mondo ebraico possono, credo, conoscendo e ricordando questa storia, riconoscere il valore del dialogo, dell’incontro culturale, del meticciato”. Gli uni, scrive, “perché devono alla presenza della minoranza ebraica il fatto di aver imparato, nel bene e nel male, a confrontarsi con la diversità”. Gli altri, “perché devono all’essere stati minoranza la capacità di aprirsi al mondo, confrontarvisi, misurarvisi”. Per molti e diversi motivi l’Italia ha consentito, più di altri luoghi, questo incontro, con conseguenze importanti sulla società, la cultura, la vita stessa tanto della maggioranza quanto della minoranza. Oggi l’impressione è che “siamo forse in un momento di crisi, un punto basso di questa storia sempre altalenante”. Ma, rileva comunque Foa, “siamo fiduciosi che la spinta verso il mondo dell’altro non venga meno”.
(In basso: Anna Foa mentre illustra la mostra inaugurale del Meis al Presidente Mattarella)
Nel giorno della nuova Knesset,
il terrorismo torna a colpire
Il giorno dell’insediamento della nuova Knesset è stato macchiato dall’ennesimo attacco terroristico. Mentre infatti i centoventi membri del Parlamento israeliano si preparavano a inaugurare ufficialmente la nuova legislatura, ad Ariel, in Cisgiordania, un terrorista palestinese ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre tre. “I cittadini di Israele si sono svegliati oggi in una mattinata difficile e dolorosa. Uno spregevole terrorista ha compiuto un atroce attacco terroristico ad Ariel” il commento del Primo ministro uscente Yair Lapid, che ha inviato le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime. “Recentemente siamo riusciti a smantellare vaste infrastrutture terroristiche, ma dobbiamo combattere questa guerra ogni giorno di più” le parole di Lapid, che presto dovrebbe passare il testimone al Premier incaricato Benjamin Netanyahu (unitosi al cordoglio). Forte di una chiara maggioranza, il leader del Likud sta negoziando con i partner di coalizione la formazione del prossimo governo, che avrà tra le priorità il tema della sicurezza.
Nove ottobre: il ricordo della ferita, le domande aperte
Coltivare la conoscenza del 9 ottobre 1982 “è un fatto doveroso”, un approfondimento necessario per comprendere portata e matrice “di una vicenda che rappresenta un’offesa all’intero popolo italiano”. È il pensiero espresso dal ministero dell’Interno Matteo Piantedosi nel portare un saluto alla conferenza “Nove ottobre 1982. L’attentato al Tempio Maggiore di Roma 40 anni dopo” in svolgimento nella sede dell’Archivio Centrale dello Stato su iniziativa della Comunità ebraica cittadina. Nel soffermarsi su quei fatti il ministro ha invitato a tenere alta guardia e consapevolezza, anche in considerazione di un tempo presente in cui alcuni impulsi “hanno trovato un diverso modo di esprimersi”. Riferimento, quest’ultimo, a un episodio di cronaca: il blitz che ha permesso l’arresto di alcuni aderenti a una rete neonazista. Per Piantedosi “un campanello d’allarme in contesti che mai avremmo immaginato”. A illustrare il senso della conferenza la presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello: “Quella dell’attento alla sinagoga è una pagina buia di storia italiana che vede ancora troppe, moltissime domande aperte. Alle emozioni bisogna aggiungere le riflessioni, la Comunità merita delle risposte”. Risposte che, ha evidenziato, “in gran parte mancano”. Assenti in questo senso “sono la giustizia, un colpevole: nessuno ha mai scontato un giorno di pena”. La presidente degli ebrei romani, in apertura di intervento, ha ricordato la recente commemorazione insieme al Capo dello Stato Sergio Mattarella. E in particolare l’inaugurazione di un nuovo Sefer Torah in memoria del piccolo Stefano Gaj Taché (la cui vita fu spezzata dai terroristi palestinesi all’età di due anni). Per Livia Ottolenghi, assessore alle Politiche Educative UCEI, il convegno “ha il merito di far luce su un episodio che richiede attenzione maggiore, un approfondimento in più: servono delle risposte”. Ottolenghi ha poi proposto un ricordo personale: “Avevo vent’anni quel giorno. Eravamo insieme ma tutti soli perché, in quel momento, ognuno viveva il proprio lutto”. Un attacco, la sua riflessione, “al cuore dello stato e dell’ebraismo italiano”. A precederlo un clima d’odio “di settimane e mesi” e “una campagna di stampa che ha alimentato tra gli ebrei una sensazione di isolamento e accerchiamento”.
“Ho fotografato nella mente la disposizione dei mobili di quell’appartamento. Potrei disegnarli, anche a distanza di così tanti anni”, raccontava a Pagine Ebraiche la senatrice a vita Liliana Segre. L’appartamento era quello in via Magenta 55, a Milano. Il luogo che per dodici anni aveva chiamato casa e che le fu strappato a causa delle persecuzioni antiebraiche avviate dal fascismo. Come a lei, a migliaia di altri ebrei toccò lo stesso destino: vite sconvolte con abitazioni e beni sequestrati, tutti puntigliosamente descritti e documentati dalla burocrazia fascista. Storie di uomini, donne, bambini privati del luogo che consideravano più sicuro: la casa. A ricostruire parte di questo patrimonio di memorie, proprio a partire dalla casa, il nuovo progetto Remembr-House promosso dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo di Torino e dalla Fondazione Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-MEIS di Ferrara, che si è aggiudicato un bando europeo parte del programma Citizens, Equality, Rights and Value.
Bookcity e il mondo ebraico,
nuove pagine da sfogliare
Dal dialogo con lo scrittore israeliano Roy Chen ai reportage che hanno raccontato il destino ucraino, passando per una guida per scoprire luoghi e storie di Milano, fino alle riflessioni sull’evoluzione dell’antisemitismo. Torna il tradizionale appuntamento con Bookcity, la rassegna milanese dedicata a libri e autori, e anche per questa sua undicesima edizione Israele e il mondo ebraico sono tra i protagonisti.
Non a caso a fare da apripista quest’anno è stato l’incontro con Joshua Cohen, vincitore del premio Pulitzer 2022 per la letteratura grazie al suo romanzo I Netanyahu. Lo scrittore statunitense, intervista del mese sul numero di novembre di Pagine Ebraiche, si è soffermato ad analizzare i temi dell’identità, del concetto di nazione, dell’evoluzione dell’idea di storia vista nella prospettiva ebraica. Di evoluzioni identitarie parla anche il libro Anime di Roy Chen, che accompagna il lettore, attraverso diverse reincarnazioni, in un viaggio temporale nella storia ebraica, toccando la vita in uno shtetl dell’Est Europa, nel Ghetto di Venezia, a Fez in Marocco, a Dachau e infine Jaffa.