Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui   9 Gennaio 2023 - 16 Tevet 5783

L'INIZIATIVA DEL GOVERNO ISRAELIANO 

Gerusalemme e lo scontro con Ramallah
"Sanzioniamo chi sostiene il terrorismo"

Prosegue lo scontro tra il nuovo governo israeliano e l’Autorità nazionale palestinese dopo la recente decisione di quest’ultima di coinvolgere, attraverso le Nazioni Unite, la Corte internazionale di giustizia dell’Aia nel conflitto. Il gabinetto di sicurezza guidato dal Premier Benjamin Netanyahu ha infatti annunciato una serie di misure dirette a colpire l’Anp come risposta contro l’azione palestinese all’Onu. Per Netanyahu infatti Ramallah “ha promosso una risoluzione estremista anti-israeliana alle Nazioni Unite” il 30 dicembre scorso, “in contrasto con gli impegni espliciti che l’Autorità palestinese si è assunta”. Da qui la scelta di adottare alcune misure punitive tra cui, ha elencato Netanyahu, “sanzioni contro alti funzionari palestinesi, la compensazione dei fondi per il terrorismo e il congelamento dei progetti di costruzione palestinesi nell’Area C”. L’iniziativa più pesante è quella che è andata a colpire le casse di Ramallah, con la firma nelle scorse ore da parte del ministero delle Finanze Bezalel Smotrich di un ordine per congelare 139 milioni di Shekel (39 milioni di euro) di tasse palestinesi e trasferirli alle vittime israeliane del terrorismo. La cifra, parte dei fondi raccolti da Israele come imposte doganali e tasse per conto del governo guidato da Mahmoud Abbas, corrisponde a quella che Ramallah versa come stipendio mensile alle famiglie dei terroristi responsabili di attacchi contro gli israeliani. “Non esiste una situazione al mondo in cui da un lato l’Autorità palestinese è un partner che riceve fondi da noi e dall’altro è un nemico che conduce attività terroristiche e sostiene l’omicidio di israeliani” ha dichiarato in conferenza stampa Smotrich, leader del partito di estrema destra Sionismo religioso. Il ministro delle Finanze ha poi aggiunto di non essere interessato all’esistenza dell’Autorità palestinese, l’istituzione a cui gli accordi di Oslo affidano dal 1994 il governo di una parte della Cisgiordania.  
“Finché l’Autorità palestinese sostiene il terrorismo ed è un nemico, perché dovrebbe interessarmi aiutarla ad esistere? L’unico interesse è che operi all’interno degli accordi esistenti… e che si prenda cura dei suoi cittadini, che contrasti e agisca contro il terrorismo e che lavori in collaborazione con le forze di sicurezza israeliane. Allora l’Autorità palestinese sarà un’autorità con la quale si può avere un rapporto approfondito”, la posizione di Smotrich.

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L'ISTANZA PRESENTATA A NAPOLI DAL COMITATO 9 GENNAIO 

"Biblioteca Nazionale, si ponga fine allo scempio:
via il nome di Vittorio Emanuele III"  

È giunto il momento che il nome di Vittorio Emanuele III, firmatario nel ’38 delle leggi razziste, cessi di essere abbinato alla Biblioteca nazionale di Napoli a lui intitolata dal 1925. A chiederlo, in un’istanza congiunta presentata quest’oggi nel corso di una conferenza stampa, gli enti e le realtà aderenti al “Comitato 9 gennaio”. E cioè l’Associazione Memoriæ – Museo della Shoah di Napoli, l’Associazione Nazionale ex Deportati (ANED), l’Associazione Progetto Memoria, la Comunità ebraica di Napoli, la Federazione delle Associazioni Italia-Israele, la Fondazione Valenzi, il Sindacato Unitario Giornalisti Campania (SUGC), l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI). L’appello, portato all’attenzione del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, si apre con questa premessa storica: “Ottantacinque anni fa, nel novembre del 1938, Vittorio Emanuele III promulgava le leggi razziste, il più infamante dei provvedimenti legislativi e amministrativi voluti dal fascismo. A pagarne le conseguenze non furono solo gli 8.564 ebrei deportati dall’Italia e dai territori occupati dai nostri militari (sud della Francia e isole di Rodi e Kos), ma anche le decine di migliaia di nostri connazionali di religione o discendenza ebraica che, pur non avendo vissuto il dramma della deportazione e dell’internamento, per anni furono privati dei più elementari diritti”. Ciò nonostante, a colui “che è stato uno dei protagonisti della più infelice delle stagioni del Novecento, a cui vanno certamente addebitate anche le sofferenze patite da centinaia di migliaia di militari italiani abbandonati al loro infausto destino dopo l’8 settembre 1943, Napoli continua a mantenere intitolata una tra le più importanti istituzioni culturali della città”. In questo senso rimuovere il nome di Vittorio Emanuele III “da un così importante e significativo luogo di cultura, per sostituirlo con quello del filosofo Benedetto Croce, che all’istituzione di piazza del Plebiscito riservò sempre costante e devota attenzione”, non rappresenterebbe solo “un tardivo atto di giustizia nei confronti delle vittime” della legislazione antisemita ma anche un modo “per incasellare nel giusto ordine i tasselli della storia”. Pertanto i firmatari si rivolgono al ministro “affinché si adoperi a porre fine a un siffatto e insopportabile scempio”. 

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NUOVE INSTALLAZIONI NELLE STRADE DI ROMA

"Le pietre d'inciampo raccontano la verità,
ecco perché sono così importanti"

Il 16 ottobre del 1943 Marcella Perugia era a casa con i suoi quattro figli e incinta del quinto. A farle compagnia la sorella Clelia. Nel giorno più buio per gli ebrei romani i nazifascisti irruppero nell’abitazione e le catturarono insieme ai figli più grandi della donna, Giuditta e Pacifico. Nessuno di loro sarebbe tornato a casa. A salvarsi saranno invece i figli più piccoli, Alessandro di tre anni e Rebecca di uno, grazie al coraggio di un “Giusto tra le nazioni” che non voltò le spalle indifferenti. 
È iniziata nel loro nome – in vicolo Costaguti 24, nel cuore del quartiere ebraico – la posa delle pietre d’inciampo nella Capitale, promossa anche quest’anno dall’associazione Arte in Memoria.
Tra oggi e domani numerose le collocazioni previste.

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L'EVENTO IN BAVIERA SALUTATO ANCHE DAL CANCELLIERE SCHOLZ

Giochi invernali del Maccabi,
tre medaglie d'oro per l'Italia

Sorride all’Italia il medagliere dell’edizione invernale dei Giochi del Maccabi appena conclusasi in Baviera, la prima a svolgersi in Europa dal 1936. Due gli ori conquistati da Claudia Harari nel gigante e nello slalom, oltre ad un argento nello slalom parallelo. Sul gradino più alto del podio anche un altro sciatore italiano, Alan Barson, primo nello slalom parallelo e secondo nel gigante e nello slalom. Soddisfazioni non solo sportive in un torneo dall’alto valore simbolico.
“In considerazione del crimine contro l’umanità che è stata la Shoah, il fatto che sia la Germania a ospitare questa edizione è commovente: il Maccabi è legato indissolubilmente alla storia del nostro Paese, anche per il fatto che proprio qui ha avuto la sua fioritura alla fine del diciannovesimo secolo”, le parole del cancelliere tedesco Olaf Scholz in un messaggio inviato agli organizzatori. 

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