Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui   16 Gennaio 2023 - 23 Tevet 5783

ISRAELE

Herzog e la mediazione sulla giustizia:
"Sulla riforma lo scontro lacera il Paese"

Secondo una recente indagine del centro di ricerca Israel Democracy Institute, le uniche due istituzioni a godere del sostegno della maggioranza dei cittadini israeliani sono esercito e presidente dello Stato. Nel secondo confida il 66 per cento degli intervistati (il dato fa riferimento agli ebrei israeliani, tra gli arabi la fiducia scende al 29 per cento). Il resto delle istituzioni – dalla Corte Suprema (42 per cento tra gli ebrei, 39 tra gli arabi) al governo (24 e 17) – non convince buona parte dell’opinione pubblica. E ora, forte di questi consensi, proprio al presidente del paese, Isaac Herzog, è affidato un ruolo chiave di mediazione per trovare una sintesi sulla riforma della giustizia proposta dal nuovo governo Netanyahu. Una riforma molto contestata dalle opposizioni, dai vertici della magistratura e contro cui l’ultimo sabato sono scese in strada centomila persone (80mila a Tel Aviv). Cuore della modifica promossa dal ministro della Giustizia Yariv Levin, la riduzione del potere della Corte Suprema in favore del governo e della maggioranza alla Knesset. Una rivoluzione che rappresenta “un colpo mortale all’identità democratica della nazione”, le allarmate parole della presidente della Corte Esther Hayut. “Le modifiche si basano sull’idea che il dominio della maggioranza sia il fondamento della democrazia. – l’altrettanto critico giudizio della procuratrice dello Stato Gali Baharav-Miara – Non è l’unica condizione: servono la separazione dei poteri, la protezione degli individui e la prevenzione di atti arbitrari contro le minoranze”. A queste osservazioni il premier Netanyahu ha replicato affermando che la riforma rappresenta “l'attuazione della volontà degli elettori e questa è l'essenza della democrazia”.

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LA SERATA CON L'ANTEPRIMA DEL DOCUFILM SULLA SUA STORIA

Shlomo Venezia, il segno di un Testimone

"Tutto mi riporta al campo: qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto. Non si riesce a uscire mai, per davvero”.
Il prossimo 29 dicembre saranno cento anni dalla nascita di Shlomo Venezia (1923-2012), Testimone della Shoah tra i più attivi nel racconto della drammatica esperienza vissuta ad Auschwitz dove, deportato con i suoi familiari, fu assegnato al “Sonderkommando”, per poi sopravvivere alla “marcia della morte” da Birkenau a Mauthausen nel gennaio del ’45 e all’imprigionamento nei campi di Melk ed Ebensee. A ripercorrerne la vita e il lascito alle nuove generazioni il docufilm “Il respiro di Shlomo” del regista Ruggero Gabbai, con autore Marcello Pezzetti. Una serata anche nel segno della musica, promossa da UCEI, Fondazione Museo della Shoah e Teatro dell’Opera di Roma, permetterà al pubblico di apprezzarlo in anteprima. L’appuntamento è per lunedì 23 gennaio alle 20.
Nell’occasione di questa serata il violino dell’artista Jan Hillebrand rivivrà nelle musiche recuperate e arrangiate dal Maestro Francesco Lotoro. Per prenotazioni: promozione.pubblico@operaroma.it

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IL LIBRO CHE PRENDE IN ESAME LA SITUAZIONE IN 17 ISTITUTI

Le scuole di Milano e le leggi razziste:
uno studio negli archivi e nei registri

Nell’anno scolastico 1937/1938 Flora Ancona, Adriana Ascoli, Ida Ascoli, Mirella Ascoli, Biancamiriam Lopez Nunes, Giuliana Mortara e Nedda Sacerdoti sono regolarmente iscritte alla 1B del Liceo ginnasio Giovanni Berchet. Tutte e sette hanno superato il primo anno indenni e dovrebbero iscriversi all’anno successivo. I loro nomi però mancano all’appello nel registro della 2B. “Anche in altre classi si è verificata la scomparsa di diversi studenti che erano stati regolarmente promossi nelle sessioni estive e autunnali, o che avevano superato gli esami di ammissione e di idoneità” scrive Cesare Badini, per ventisette anni docente del Berchet, impegnatosi a lungo nelle ricerche d’archivio del suo liceo. In totale saranno 47 gli studenti ebrei a “svanire” dall’orizzonte. L’inizio del nuovo anno scolastico si è aperto infatti con la vergogna dell’entrata in vigore – il 5 settembre 1938 – del regio decreto-legge n. 1390, intitolato “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola italiana”. Il provvedimento sancì l’espulsione degli ebrei dall’insegnamento e dalla frequentazione delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado. E così le sette giovani studentesse del Berchet, così come centinaia di giovani e docenti ebrei di Milano – e d’Italia ovviamente –  furono messi alla porta. Con quanto zelo questo accadde lo racconta con un puntuale lavoro d’archivio il volume “Foto di classe senza ebrei” (edizioni Biblion), a cura di Patrizia Baldi, Enrico Palumbo, Gianguido Piazza, che prende in esame gli effetti delle leggi razziste su diciassette istituti scolastici milanesi.

(Nell'immagine: la scuola ebraica un tempo attiva in via Eupili)

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MEZZO SECOLO DI SPETTACOLI PER IL TEATRO MILANESE

Teatro Parenti, cinquant'anni sulla scena

Il 16 gennaio 1973 aprì al pubblico il Salone Pier Lombardo, una grande spazio teatrale ricavato nei locali dell’ex cinema Continental di via Pier Lombardo. In scena l’Ambleto, variazione di Shakespeare firmata dal giornalista, scrittore e drammaturgo Giovanni Testori. Sul palco, protagonista, Franco Parenti. Alla regia Andrée Ruth Shammah. È una scelta coraggiosa e provocatoria, raccontano i quotidiani dell’epoca. E sarà una delle linee di continuità del teatro, che conquista gradualmente spazio e gradimento. Nel 1989 cambierà nome, diventando il Franco Parenti, scomparso proprio quell’anno. Ma non modificherà il suo continuo desiderio di innovare. Del resto, come aveva spiegato a Pagine Ebraiche Shammah, la cultura deve rompere gli schemi. E così ha fatto il suo teatro per cinquant’anni. Per mezzo secolo ha proposto nuove idee teatrali, ha aperto al confronto con la città, ha aperto spazi di dibattito e divertimento.

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LA CONFERENZA IN SVOLGIMENTO A GERUSALEMME

Israele e l'ebraismo europeo, un confronto su più temi

Leader e rappresentanti di comunità ebraiche europee partecipano in queste ore a una conferenza promossa dal ministero degli Esteri d’Israele. I rapporti tra Stato ebraico e comunità della Diaspora, il contrasto all’antisemitismo online e offline, la sfida posta dalla delegittimazione di Israele, la minaccia del nucleare iraniano, le prospettive della “diplomazia digitale” tra i temi approfonditi nella tre giorni d’incontro e confronto che ha preso il via ieri sera a Gerusalemme. Ad aprire la seconda giornata di lavori una visita nell’ufficio del Capo dello Stato Isaac Herzog.

(Nell’immagine: la presidente UCEI Noemi Di Segni e la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello con il Presidente israeliano Isaac Herzog)

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