Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui   3 Febbraio 2023 - 12 Shevat 5783

I 60 ANNI DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI

“Informazione, veicolo della libertà"

“È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”. 
Compie 60 anni la legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, approvata dal Parlamento il 3 febbraio 1963. Un anniversario celebrato in queste ore anche attraverso un convegno svoltosi alla Biblioteca nazionale di Roma che ha visto l’intervento, tra gli altri, di Carlo Bartoli, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine; Carlo Nordio, ministro della Giustizia; Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale; Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo; Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia; Alberto Barachini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l’Informazione e l’Editoria.
Molte le testimonianze e gli spunti. A evidenziare il significato di questo anniversario per l'Italia democratica anche il Presidente Mattarella. “L’informazione è un veicolo di libertà e non è un caso che l’Assemblea costituente volle approvare una legge in materia di disposizioni sulla stampa, che tracciava, dopo vent’anni di bavaglio, un percorso di ritorno all’indipendenza per i media” il pensiero del Capo dello Stato, di cui è stato letto un messaggio in apertura d'incontro. Ai giornalisti, si sottolinea, “è rimesso il compito rilevante, ai fini della libera formazione delle opinioni dei cittadini, del rispetto della verità sostanziale dei fatti”. Ecco quindi, ulteriore stimolo giunto stamane dal Quirinale, “il valore della definizione dell’autonomia professionale di ogni giornalista e dell’autogoverno della categoria cui viene demandata, come per ogni altro ordine professionale, la essenziale e preziosa funzione di difesa della deontologia”.


Un approfondimento a più voci sul presente “con lo sguardo rivolto al futuro” ha caratterizzato i lavori del convegno romano da poco conclusosi. Impegno declinato in più direttrici e che si intreccia anche al lavoro della redazione giornalistica UCEI, con le molte attività editoriali realizzate sia su carta che online e i nove giornalisti professionisti formati nel corso degli anni attraverso percorsi di praticantato accompagnati e convalidati dall’Ordine professionale. Un lavoro intenso e un presidio di civiltà a difesa non soltanto della minoranza ebraica e dei suoi progetti di futuro, ma di tutti i cittadini italiani. 
“A cosa servono i giornalisti? A informare, a raccontare, commentare. Ma non solo. I giornalisti servono a garantire la ripartizione dei poteri, delle responsabilità e degli equilibri che regge la società civile. Per questo chi tenta di ridurre i giornalisti al silenzio, di svilire la loro dignità professionale riducendoli a meri passacarte, non attacca solo una categoria professionale. Attacca le basi della democrazia e del vivere civile. E prefigura un’Italia senza speranza e senza futuro” la riflessione del direttore della redazione giornalistica dell’Unione Guido Vitale nell’importante anniversario odierno. 
“I giornalisti svolgono un ruolo cruciale nel contrastare i linguaggi di odio e devono fare da argine contro la divulgazione di fake news e tentativi di manipolazione della memoria storica” ricordava appena pochi giorni fa il presidente dell’Ordine Bartoli, in una dichiarazione diffusa per il Giorno della Memoria. In questa direttrice – aggiungeva – una sfida che riguarda da vicino l’Ordine e tutti i giornalisti italiani resta quella di contrastare, con l’uso corretto del linguaggio, “qualunque ammiccamento al razzismo, all’antisemitismo e a ogni forma di discriminazione culturale, etnica, religiosa o sessuale”. Un impegno imprescindibile per offrire un servizio di valore ai cittadini e alla democrazia, avendo come "stella polare" i due riferimenti evocati quest'oggi: i principi costituzionali e l’articolo 21. 

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IL COLLOQUIO ALL'ELISEO

Macron-Netanyahu: intesa sull'Iran

Una forte convergenza nell’impegno comune contro la minaccia nucleare iraniana sembra emergere dai colloqui di queste ore tra il presidente francese Macron e il premier israeliano Netanyahu, in visita a Parigi nella sua prima missione europea dall’inizio del nuovo mandato. Una “corsa precipitosa” che, se non interrotta al più presto, “non rimarrà senza conseguenze”. Così l’inquilino dell’Eliseo nel rivolgere un messaggio al regime di Teheran, del quale ha evidenziato la mancanza di trasparenza nel suo relazionarsi con Agenzia internazionale per l’energia atomica, auspicando “necessaria fermezza” su temi che riguardano da vicino non il solo Medio Oriente. Uno degli obiettivi che hanno portato Netanyahu in Francia, nel quadro di un dialogo istituzionale che potrebbe avere come conseguenza anche un intervento diretto d’Israele nel conflitto in Ucraina, con la fornitura di armi a Kiev per difendersi dall’attacco sferrato ormai da quasi un anno da Mosca (che ha tra i suoi alleati proprio l’Iran). Una possibilità emersa già negli scorsi giorni e che ha visto insorgere il Cremlino con minacce esplicite rivolte allo stesso governo di Gerusalemme.
Per quanto riguarda la politica interna da Macron sarebbero arrivate invece parole di ben altro tenore. Secondo quanto riporta la stampa francese, il leader d’Oltralpe avrebbe infatti messo in guardia Netanyahu dall’adottare iniziative, come l’annunciata riforma della giustizia, che rischierebbero di portare lo Stato ebraico “fuori dal consesso democratico”.

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TORAH

Un canto per l'eternità

“Az iashir Moshé uvné Israel et ha shirà ha zot lA’ – Dunque canterà Moshé e i figli di Israel questa cantica al Signore” (Shemot 15;1).
Nella nostra parashà la Torà ci narra dell’uscita del popolo ebraico dall’Egitto e il miracoloso passaggio del Mar dei Giunchi (Mar Rosso) all’asciutto. Dopo aver assistito al miracoloso evento, Moshé con i figli di Israel e Miriam con le figlie di Israel intonano una cantica di ringraziamento al Signore per avere operato un simile evento. Fanno notare i commentatori che la shirà di Moshé inizia con l’espressione del verbo al futuro “iashir – canterà” e non “shar – cantò”.
Nel commentare il versetto precedente “ed ebbero fiducia nel Signore e in Moshé suo servo” (Shemot 14;31) i chakhamim fanno notare che l’elemento necessario e fondamentale per una traversata così miracolosa è la fede in D-o, che li porterà alla condizione di nevuà.

Rav Alberto Sermoneta, rabbino capo di Venezia

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IL PROGETTO IN CORSO A VERCELLI

"Facciamo Memoria, ogni giorno"

Nell’elenco delle città italiane che hanno accolto l’installazione di pietre d’inciampo tra le proprie strade entra da quest’anno anche Vercelli. Una iniziativa che parte dalla Comunità ebraica locale e in particolare della sua presidente Rossella Bottini Treves, promossa nell’ambito del progetto “Ogni Giorno è Memoria. Vercelli tra Memoria, didattica e riconoscimento”. Quattro le pose effettuate insieme a una serie di eventi divulgativi, scientifici e musicali per un pubblico significativo ed eterogeneo. L’inizio di un percorso, si annuncia, “che vedrà in futuro ulteriori pose a Vercelli e a Biella, sezione della Comunità il cui cuore si trova presso la sinagoga del Piazzo”. Presenti durante la posa delle pietre le autorità civili e religiose di Prefettura, Questura, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri, Provincia, Comune e Arcidiocesi, unitamente alle associazioni combattentistiche e, soprattutto, a tantissimi studenti. 

 

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