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La rubrica “Opinioni a confronto” raccoglie interventi di singoli autori ed è pubblicata a cura della redazione, sulla base delle linee guida indicate dall’editore e nell’ambito delle competenze della direzione giornalistica e della direzione editoriale. 
È compito dell'UCEI incoraggiare la conoscenza delle realtà ebraiche e favorire un ampio ed equilibrato confronto sui diversi temi di interesse per l’ebraismo italiano: i commenti che appaiono in questa rubrica non possono in alcun modo essere intesi come una presa di posizione ufficiale dell’ebraismo italiano o dei suoi organi di rappresentanza, ma solo come la autonoma espressione del pensiero di chi li firma.

Un ebreo in camicia nera

Definire Un ebreo in camicia nera (Solferino, Milano 2023) “un romanzo autobiografico”, come fa Paolo Di Stefano nella sua postfazione, fornisce solo in apparenza un aiuto alla comprensione del significato dell’opera di Paolo Salom, perché subito dopo nascono altre domande: quanto c’è di romanzato in quest’opera, cioè di creazione della fantasia, di pura creatività; e quanto di autobiografia; e poi: autobiografia di chi: del giovane protagonista, di un’intera famiglia o addirittura di tutto un popolo?
Si sarebbe tentati di lasciare da parte le definizioni, l’appartenenza di genere del libro; ma in quest’opera la definizione è importante perché aiuta a capire se il forte coinvolgimento del lettore è frutto dell’abilità narrativa dell’autore oppure sono le vicende stesse che sono in sé coinvolgenti. Nell’impossibilità di dare una risposta immediata a questa domanda è preferibile prima di tutto cercare di riassumere le vicende stesse che vengono narrate.
All’inizio protagonista è la famiglia Salom, una famiglia ebrea di origine italiana, anzi padovana, (a parte la madre del protagonista che è un’ebrea di origine romena), che vive appunto in Romania, alle foci del Danubio, e dove si parlano più lingue e dialetti. La vicenda ci porta subito all’interno del clima dell’antisemitismo balcanico e ben presto delle persecuzioni razziali, anche se i protagonisti stessi le vivono con una sorta di incredulità, di inconsapevolezza.
Ben presto cominciano ad emergere i caratteri dei personaggi: del padre e della madre del protagonista, della sorella e infine, in maniera sempre più evidente, del giovane che dà il titolo all’opera. Senza entrare nei particolari, il lettore assisterà al tentativo della famiglia di salvarsi dalle persecuzioni per mezzo della conversione al cattolicesimo, tentativo fallito, in seguito al quale emerge in maniera sempre più evidente la figura del giovane Paolo, che diventa il protagonista assoluto nella seconda parte del libro, quando, in seguito a una serie di circostanze, finisce per entrare a far parte delle Brigate Nere e con ciò per segnare il proprio ambiguo destino, che solo alla fine troverà una soluzione.
Molte altre cose si potrebbero dire e raccontare, ma a questo punto è preferibile invitare il lettore a entrare in prima persona nella narrazione, limitandoci a dire che è la capacità narrativa di Paolo Salom, ancor più delle vicende raccontate, che rende il libro una delle opere più coinvolgenti che sia dato di leggere in questi tempi.

Valentino Baldacci

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