Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui   12 Febbraio 2023 - 21 Shevat 5783

DUE FRATELLINI DI SEI E OTTO ANNI TRA LE VITTIME DEL NUOVO ATTACCO

Israele e la minaccia del terrore,
mentre prosegue la contestazione

Due temi accendono il confronto in Israele: la questione della sicurezza interna, dopo che un nuovo attentato ha colpito Gerusalemme alla vigilia dello Shabbat, uccidendo tre civili (tra cui due fratellini di sei e otto anni). E la discussa riforma della giustizia, contestata anche in queste ore da decine di migliaia di manifestanti scesi in piazza a Tel Aviv e in altre città del Paese.
“Ho condotto una valutazione della situazione e ho ordinato alle forze di sicurezza di agire immediatamente per sigillare la casa del terrorista e demolirla. La nostra risposta al terrorismo è colpirlo con tutte le nostre forze”, le parole del primo ministro Benjamin Netanyahu nel commentare l’ultimo di una serie di attacchi che hanno insanguinato in questi mesi le strade di Israele e della sua capitale. Tra le vittime del 31enne palestinese Hussein Qaraqa i piccoli Yaakov e Asher Menahem Yisrael Paley: si trovavano alla fermata dell’autobus di Ramot in compagnia del padre e di un altro fratello di poco più grande, intenzionati a recarsi a Bnei Brak per una festa di famiglia. Su entrambi è piombata l’auto guidata a tutta velocità dal terrorista, poi neutralizzato dalla polizia: di Yaakov è stata annunciata la morte poco dopo, mentre di Asher, apparso subito in condizioni disperate, il giorno successivo. Ad essere assassinato anche il 20enne Alter Shlomo Lederman, studente di yeshivah da poco sposatosi.
Un nuovo trauma per un Paese costretto a confrontarsi con una recrudescenza particolarmente significativa del terrorismo e in cui la dialettica interna tra maggioranza e opposizione sembra inasprirsi ogni giorno di più. Ieri, nel corso dell’affollata manifestazione di Tel Aviv, l’ex ministra Tzipi Livni ha parlato di scelte dell’esecutivo dal carattere “fascista”, contestandone la legittimità e opportunità. Contestazioni al governo d’Israele in più sedi e in realtà molto diverse tra loro. Anche ad Efrat, in Cisgiordania, dove per la prima volta la protesta è arrivata all’interno di un insediamento.
A commentare la riforma della giustizia è stato anche il presidente Usa Joe Biden, con accenni critici riportati dalla stampa americana in questi termini: “Costruire consenso su nuove proposte – il suo pensiero – è il modo migliore per garantire non solo che vengano accolte, ma che durino”. Divergenze e perplessità erano pervenute anche dal segretario di Stato Blinken nella sua recente missione in Medio Oriente. Un tema che resta incandescente, mentre secondo vari osservatori si profilerebbe all’orizzonte la minaccia di una nuova Intifada.

(Nell’immagine: la manifestazione di protesta a Tel Aviv)

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DAFDAF, IL GIORNALE EBRAICO DEI BAMBINI

Un'idea, tante possibilità

Continua sul numero 137 di DafDaf la rubrica di Daniel Reichel dedicata a una particolarità israeliana, questa volta con una puntata sul kibbutz urbano. “Si tratta – racconta – di comunità cooperative nate da ex membri dei kibbutz e diplomati del programma Nahal (Gioventù Pioniera Combattente, un programma che combina il servizio militare con il servizio civile). Questi due gruppi insieme decisero di riprendere l’aspetto collettivo della vita dei kibbutzim per portarla all’interno del contesto cittadino”. Uno di questi è nato nel 2008 nella piccola Gedera, e come tutti i kibbutzim urbani è forte l’impegno a migliorare l’istruzione e il benessere sociale del luogo in cui si trova. A Gedera, dei 30mila abitanti circa 1500 sono di origini etiopi e fanno quindi parte della comunità ebraica dei Beta Israel, che ha avuto difficoltà a integrarsi nella competitiva società israeliana. Buona lettura!

a.t. social @ada3ves

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IL CONVEGNO AL FATEBENEFRATELLI DI ROMA

“Medici ebrei e leggi del '38,
una storia con cui fare i conti"

Una malattia inventata, detta “morbo di K”, permise a un numero significativo di ebrei romani di mettersi in salvo dalle persecuzioni nazifasciste iniziate in città nell’ottobre del ’43. Intuizione geniale e atto di eroismo messo in pratica dal primario dell’ospedale Fatebenefratelli Giovanni Borromeo e dallo studente di medicina Adriano Ossicini, ideatori di una trama che tenne alla larga gli aguzzini dal reparto della struttura dove vari ebrei trovarono accoglienza e rifugio, a pochi metri in linea d’aria dal Tempio Maggiore e dal quartiere principale teatro della razzia del 16 ottobre. Troppo forte il timore di contrarre quel fantomatico morbo, in realtà inesistente.
A rievocare questa e altre storie un convegno su “I medici ebrei durante le leggi antiebraiche” svoltosi stamane nell’aula magna del Fatebenefratelli, nel quadro delle attività connesse al Giorno della Memoria. Tra gli obiettivi dell’iniziativa – introdotta dai saluti del direttore dell’area clinico-scientifica dell’ospedale Sergio Alfieri, della presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello e dell’assessore comunitario alla Memoria Massimo Finzi – quello di ricostruire un quadro generale della situazione, ma anche di analizzare alcuni casi studio “di talune personalità che hanno rappresentato un’eccellenza nella storia della medicina”. 

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IL TEMPIO ASHKENAZITA DI ROMA PERDE UNA DELLE SUE COLONNE

Jacov Klein (1916-2023)

Era nato nel pieno della Grande Guerra, in un villaggio polacco che si trova oggi in territorio ucraino. Molte le vicissitudini attraversate nella sua lunga esistenza da Jakov “Kuba” Klein, scomparso nelle scorse ore all’età di 106 anni. Tra gli altri l’internamento nel campo di Ferramonti di Tarsia in Calabria. Da lì era poi riparato a Bari, per trasferirsi infine a Roma: la città dove avrebbe messo radici e famiglia. Nella Capitale si sarebbe anche distinto per il suo impegno all’interno del nascente Tempio ashkenazita, uno dei punti di riferimento più importanti per chi come lui proveniva dall’Est Europa, con un suo bagaglio quindi di ritualità e tradizioni. 

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STORICA INSEGNANTE DELLA SCUOLA EBRAICA DELLA CAPITALE

Elisa Alatri Ascarelli (1923-2023)

Cordoglio tra gli ebrei romani nel salutare una figura che molto ha dato alla Comunità a livello sia lavorativo che umano: Elisa Alatri Ascarelli, a lungo docente della scuola ebraica. Nata nel 1923, aveva dedicato la sua vita ai giovani e all’insegnamento, distinguendosi per il suo stile, la sua eleganza e il suo sorriso. “Gente allegra il ciel l’aiuta”, era solita ripetere entrando in aula. Insegnante di tutte le materie alle elementari, dava anche ripetizioni di matematica per gli studenti di medie e superiori. Era figlia di un avvocato antifascista e sionista e aveva iniziato la carriera all’inizio degli anni Quaranta, riprendendo regolarmente l'attività dopo la Liberazione. Sua grande amica era Emma Castelnuovo: pioniera di un nuovo modo di intendere lo studio di questa disciplina che avrebbe lasciato un segno a livello nazionale.

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