DA AMBASCIATRICE ALL'ONU HA DIFESO ISRAELE SUL PIANO INTERNAZIONALE
Nikki Haley, la prima sfidante di Donald Trump
Da ambasciatrice degli Stati Uniti all'Onu Nikki Haley si è fatta notare per la sua strenua difesa d'Israele sul piano internazionale. “I giorni in cui Israele veniva bastonata (all’Onu) sono finiti”, aveva dichiarato dopo essere stata nominata dall'allora presidente Trump a rappresentare la Casa Bianca alle Nazioni Unite. Durante il suo mandato, tra il gennaio 2017 e il dicembre 2018, Haley si era impegnata a bloccare le risoluzioni anti-israeliane e a fermare i finanziamenti Usa all'Unrwa, l'agenzia Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi. Aveva poi guidato il ritiro degli Stati Uniti dal Consiglio per i diritti umani, in polemica con le ripetute condanne nei confronti d'Israele e degli Stati Uniti. “Per anni, il Consiglio si è impegnato in invettive antiamericane e anti-Israele sempre più virulente e i giorni della partecipazione degli Stati Uniti sono finiti”, le parole con cui aveva comunicato l'uscita degli Usa dall'organismo Onu. “Questo profilo ha reso Haley una star alle conferenze dell'American Israel Public Affairs Committee, dove ha sempre attirato folle e applausi”, sottolinea l'agenzia Jta. Propio a una conferenza dell'Aipac, l'ex ambasciatrice aveva coniato uno dei suoi motti: “Porto i tacchi alti. Non è per una questione di moda, ma perché se vedo qualcosa di sbagliato lo prendo a calci ogni singola volta”. Uno slogan che ha richiamato anche nell'annunciare ufficialmente la sua candidatura alla primarie repubblicane per le prossime elezioni presidenziali. Haley, ex deputata e governatrice del South Carolina, è così la prima a sfidare l'ex presidente Trump per rappresentare il partito nel 2024.
IL FILM DELL'ISRAELIANO GUY NATTIV ASSIEME ALL'IRANIANA AMIR-EBRAHIMI
Untitled Judo, l’Iran e lo sport negato
È una collaborazione destinata a scrivere un pezzo di storia del cinema quella con protagonisti il regista israeliano Guy Nattiv e la sua collega iraniana Zar Amir-Ebrahimi. Per quel che si andrà a raccontare nel film cui stanno lavorando, ma anche e soprattutto perché si tratta della prima volta che esponenti della cultura israeliana e iraniana hanno scelto di proporsi insieme. Significativamente, in un film che vuole essere un atto di denuncia del clima di terrore e dei crimini di cui continua a rendersi responsabile il regime degli ayatollah.
Untitled Judo, questo il titolo del film, metterà al centro la storia di una judoka cui il regime imporrà di fingere un infortunio e rinunciare così al sogno di una medaglia d’oro. Un incontro “proibito” si annuncia in calendario e non obbedire potrà avere conseguenze molto gravi, per lei e per la sua famiglia. Non fiction, ma la tragica realtà in un Paese senza diritti e libero arbitrio. C’è almeno un precedente nelle cronache: la decisione di Saeid Mollaei di ritirarsi dai Mondiali di judo del 2019 per non dover incontrare l’israeliano Sagik Muki, imposta anch’essa dall’alto. Mollaei, fuggito poi dall’Iran, è riuscito a ricostruirsi una vita altrove e con la maglia della Mongolia ha vinto una medaglia d’argento agli ultimi Giochi olimpici. Un risultato dedicato proprio a Muki, diventato nel frattempo suo grande amico.
È il 1961 quando Marina Piperno fa il suo esordio come produttrice cinematografica con un cortometraggio intitolato “16 ottobre 1943”: opera che subito risalta all’attenzione, squarciando una parte degli imbarazzati silenzi che ostacolavano allora il racconto della Shoah italiana e delle sue responsabilità. Sarà l’inizio di una carriera ad alti livelli, dai documentari ai film di fiction, con incursioni in molti contesti e mondi. Ad attestarlo, tra tanti riconoscimenti, il Nastro d’argento conferitole nel 2011. Una vita d’impegno e passioni che Piperno ripercorre nella sua autobiografia “Eppure qualcosa ho visto sotto il sole”, scritta insieme a Luigi Monardo Faccini e pubblicata da All Around. Nel libro – che sarà presentato a Roma il 28 febbraio alle 18, alla Fondazione per il giornalismo Paolo Murialdi – si interrogano gli immensi archivi fotografici familiari “per ricavarne storia, identità, costrizioni, fortune e sofferenze” di una vicenda ebraico-diasporica peculiare, riflettendo inoltre sul senso di una vita e di un percorso che l’ha portata a scelte di cui resta una traccia forte nel presente.
Un cinema di qualità, “per dare voce a chi ne era privo”. Si chiede Piperno se sia valsa la pena entrare nel “labirinto” che è quest’arte. Il suo libro, frutto di tre anni di lavoro, intende rispondere al quesito. Afferma al riguardo: “Leggetelo come un viaggio illuminato dai sogni, leggetelo come un epistolario amoroso rivolto a moltitudini sconosciute, leggetelo come un romanzo storico, leggetelo come la partita a scacchi che le utopie perdono dopo averla dominata, leggetelo come un intreccio di passioni che, a volte, hanno trovato un approdo salvifico, leggetelo come desiderate, senza perdere di vista i sentimenti con i quali è intessuto. Ci troverete le vittorie e le sconfitte individuali, ci troverete l’Italia. Ci troverete l’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione, ci troverete la tenacia del lavoro. Ci troverete l’amore per ‘l’altro’, ci troverete una speranza…”.
I DOCUMENTI RITROVATI SULL'AIUTO A UNA FAMIGLIA EBRAICA DURANTE LA SHOAH
Assisi e gli ebrei perseguitati, nuove storie di salvezza
Al tempo delle persecuzioni antiebraiche, nelle case e nei conventi di Assisi si svolse una trama di salvezza particolarmente significativa e toccante. Molto è stato scritto su chi aiutò e chi ne trasse beneficio. Ma c’è ancora tanto da scoprire. Una nuova vicenda, emersa in questi giorni, va proprio in quella direzione. Si tratta di una testimonianza proveniente da una parrocchia del comune toscano di Figline Valdarno: in un documento finora inedito si fa infatti riferimento all’aiuto offerto a una coppia di ebrei (Moszkowicz il cognome del marito, Bram’s quello della moglie) e al loro figlioletto. Lì si trovavano su indicazione di Elia Dalla Costa: l’arcivescovo di Firenze il cui nome è iscritto, da qualche anno, nell’elenco dei “Giusti tra le Nazioni”. Uno dei protagonisti della rete di assistenza clandestina.