Edith Bruck contro Giorgia Meloni:
"Non credo alle sue parole"

Le parole di Giorgia Meloni sul fascismo sono “puro maquillage”. È il pensiero di Edith Bruck, espresso in alcune interviste in cui la Testimone della Shoah non nasconde la sua angoscia. “Mi spaventa, i suoi valori fanno paura: patria, famiglia, religione e un nazionalismo smisurato che non ha senso in un mondo globalizzato. È ridicolo chiudersi dentro i propri confini”, dice alla Stampa. Al video realizzato per la stampa estera afferma di non credere “assolutamente, neanche se mi torturassero direi che è vero”. Parlando con Repubblica invece afferma: “Mi fa paura il fascismo, mi fa paura questa onda di destra che dilaga in Europa. Mi fanno paura le discriminazioni, l’odio razziale”. Stringerebbe la mano a Meloni?, le viene chiesto. “Se mi trovassi in una situazione difficile come quella cercherei di non incontrarla, di evitarla”, risponde Bruck. Che poi aggiunge: “Non me la sento proprio. E pensare che l’anno scorso avrebbe voluto deporre una corona di fiori al Ghetto di Roma per la commemorazione del rastrellamento del 16 ottobre”. Repubblica raccoglie alcune testimonianze da Latina, uno dei feudi della destra. “Il fascismo buono non dovrà rinnegarlo mai, è sangue e linfa di queste terre”, le parole del presidente del Circolo Cittadino. Alla leader di Fratelli d’Italia c’è anche chi rivolge un altro appello: “Riporta Littoria, perché deve tornare a chiamarsi Littoria, ai fasti di una volta. Fa che la città di Benito Mussolini torni giovane e produttiva”. Vari esponenti politici fanno intanto “pressing”, scrive Repubblica, affinché dal simbolo del partito scompaia la fiamma tricolore. Possibilista il Messaggero: “Giorgia medita l’ultimo strappo”. “Cara Meloni, dilla la frase magica: ‘Sono Giorgia e sono antifascista’”, la richiesta del direttore del Riformista Piero Sansonetti. Ma c’è anche chi ritiene ogni iniziativa ulteriore superflua. “Meloni rinnega il fascismo ma alla sinistra non basta mai”, titola Il Giornale. Così Libero: “I compagni spiazzati dalle parole di Giorgia. Ma già le chiedono delle nuove abiure”. 

“Per decenni Monaco ha evitato di nominare l’orrore e così hanno fatto le Olimpiadi e l’intero sport, come se non accettare il carico del lutto fosse un modo di scansarlo, di non legarlo alla propria storia”. È quanto scrive La Stampa a proposito della strage compiuta da Settembre Nero di cui ricorrerà a breve l’anniversario. La cerimonia rischia però di svolgersi senza la presenza dei familiari delle vittime a causa di un contenzioso aperto con la Germania.

Il Giornale si sofferma sul ritrovamento, in Israele, dei resti di un convento d’epoca bizantina. Merito di un’unità militare. Si sottolinea al riguardo: “In un momento in cui, in Israele come in decine di altri Paesi, è risuonata e risuona la parola ‘guerra’, ecco arrivare la bellezza a cercare di salvare il mondo”.

Il Corriere Roma dedica un ricordo a Vivien Buaron, imprenditrice e filantropa nata a Tripoli che fuggì dalla Libia a causa delle violenze antiebraiche del giugno del ’67. “Era – si legge – ‘una istituzione’, una imprenditrice abilissima negli affari che amava l’arte e la musica”. 

Adam Smulevich

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