Saranno tre diverse
esposizioni, aperte al pubblico a Ferrara in occasione della prima luce
di Chanukkah, il prossimo martedì 20 dicembre alle 16.30, a dare avvio
al Museo nazionale dell’ebraismo italiano. Le tre sale espositive della
palazzina di via Piangipane, ristrutturata dalla Direzione regionale
per i Beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna e dal Comune
di Ferrara, il primo luogo fisico che, in attesa della più prestigiosa
sede che sorgerà alle sue spalle, racconterà la storia e la cultura
dell’ebraismo italiano con mostre, convegni e dibattiti. Sarà
un’inaugurazione dai tratti fortemente simbolici, con cui avrà
ufficialmente inizio la grande avventura del Museo nazionale
dell’ebraismo italiano e della Shoah. Di forza simbolica anche la
presenza alla conferenza stampa di oggi di (da sinistra nell’immagine)
Massimo Maisto, vicesindaco del Comune di Ferrara, Carla Di Francesco,
direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici
dell’Emilia-Romagna, Raffaella Mortara, consigliere d’amministrazione
della Fondazione MEIS e curatrice della mostra e Tiziano Tagliani,
sindaco del Comune di Ferrara, rappresentanti degli enti che
costituiscono la Fondazione a cui sono affidate la progettazione, la
programmazione culturale e la gestione del MEIS.
Durante la conferenza stampa, che ha avuto luogo nella splendida Sala
degli Arazzi presso il Comune di Ferrara, sono state presentate le tre
piccole mostre che saranno ospitate in tre sale della Palazzina,
progettate e curate da Raffaella M. Mortara: Versione Beth, E’ arrivato l’ambasciatore
e Italia di Luci
rappresentano un excursus lungo 22 secoli che testimonia la presenza
degli ebrei in Italia e che prende avvio dal significato e
dall’importanza della lettera Beth all’interno dell’alfabeto e più in
generale della cultura ebraica.
Versione Beth ripercorre la storia degli ebrei in Italia, dal XIV
secolo ai giorni nostri. Verranno messe in evidenza le tante forme
della lettera beth che vuole, ovviamente, essere un richiamo a
Bereshit, il più significativo riferimento a un inizio che il MEIS
possa augurarsi; d'altra parte, la beth della Palazzina allude alla
versione di prova, la versione betha, che questo spazio rappresenta per
il MEIS. E’ arrivato l’ambasciatore testimonia quanto lontani nel tempo
siano stati i primi contatti tra gli ebrei e l’Italia (161-162 a.e.c.),
e ripercorrendo le vicende di Jehuda ha-Maccabi ricorda Hanukkah. In
Italia di luci la ricostruzione virtuale della nostra penisola: si
illumineranno via via le città, i borghi e i villaggi in cui gli ebrei
hanno vissuto e saranno inoltre esposte le Hannukkiot prestate dalle
comunità per la mostra e quelle realizzate dagli alunni e dalle alunne
delle varie scuole ebraiche italiane.
E ormai la macchina è lanciata e sappiamo già che il 21 ottobre 2011 è
stato presentato il Progetto Preliminare, che nell’Aprile 2012 arriverà
il Progetto Definitivo, che sarà seguito a settembre dello stesso anno
dal Progetto Esecutivo, necessario per avviare le gare d’appalto e di
conseguenza i lavori.
Da Ferrara giunge quindi un segno di speranza e la svolta nel processo
di realizzazione di un progetto impegnativo. Ricordiamo qualche data:
17 aprile 2003, con la legge n. 91/2003 viene istituito il Museo
Nazionale della Shoah, a Ferrara (e a Roma, presso Villa Torlonia); il
27 settembre 2006 un’altra legge, la n. 296/2006, amplia e modifica la
precedente e sancisce la nascita del Museo Nazionale dell’Ebraismo
Italiano e della Shoah (MEIS), superando la possibile concorrenza fra
Ferrara e Roma ed affidando al MEIS il compito di far conoscere non
solo la storia della Shoah ma la storia, il pensiero e la cultura
dell’ebraismo italiano; il 23 gennaio 2007 viene costituita la
Fondazione MEIS, per gestire, valorizzare, conservare e promuovere il
museo. Alla Fondazione partecipano Ministero per i Beni e le Attività
Culturali, il Comune di Ferrara, il Centro di Documentazione Ebraica
Contemporanea (CDEC) e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
(UCEI). Poi si passa ai fatti più concreti: bisogna trovare una casa
per il MEIS, un luogo della memoria che sia organico alla storia della
città e che sia contenuto all’interno della Cerchia Muraria di Ferrara.
Viene individuata l’area dell’ex-casa circondariale, edificio in disuso
da una quindicina d’anni e dichiarato area di interesse culturale nel
2003 (una curiosa coincidenza, tra l’altro: è lo stesso anno della
‘nascita’ del MEIS). Nel 2004 viene attivato un tavolo tecnico per
stilare il bando di concorso per la progettazione del museo, una
operazione difficile, che impone anche di trovare un equilibrio fra
conservazione e trasformazione per recuperare un immobile tutelato,
destinato però ad assumere una funzione sociale completamente diversa,
passando da spazio chiuso, progettato per non lasciar uscire nessuno
(le carceri), a spazio aperto, permeabile nei confronti dell’esterno
(il museo). Si arriva così al 23 aprile 2010, quando viene emanato il
Bando di Concorso, un bando complesso, che pone la massima attenzione
al corpo centrale dell’edificio, che determina l’idea architettonica
complessiva. Il team progettuale deve contenere figure molto diverse:
un esperto di progettazione di musei multimediali e didattici, uno
studioso di cultura ebraica, un esperto di restauro e uno di
progettazione sostenibile. Altro vincolo è che l’accesso all’edificio
sia affacciato sul lato delle mura in modo da diventare una vera e
propria porta di ingresso alla città. Nonostante ciò al bando
partecipano 56 progetti, che vedono coinvolti progettisti provenienti
da diverse parti del mondo. Il 26 gennaio 2011 lo Studio Arco di
Bologna viene dichiarato vincitore, con un progetto che sottolinea il
passaggio da luogo chiuso a luogo aperto, permeabile e trasparente, in
cui diversi elementi, il Tempo, la Storia, la Terra, l’Acqua e l’Aria
si combinano con elementi progettuali concreti, come le fenditure di
accesso previste nelle mura di recinzione, il giardino, la presenza
dell’acqua che alleggerisce il complesso e riporta alla tradizione
storica della città. L’edificio è concepito quasi come un organismo
vivente, in rapporto con l’ambiente circostante e – nonostante la mole
del progetto – autosufficiente sul piano energetico. Il corpo centrale
dell’edificio, poi, viene sostituito da cinque volumi, cinque come i
cinque libri della Torah, con possibilità di utilizzo autonome. Una
grande flessibilità progettuale, insomma, che permette al museo di
espandere man mano le proprie iniziative senza dover interrompere le
attività.
La mostra sarà visitabile gratuitamente sino al 5 febbraio, per
informazioni: www.meisweb.it
Ada
Treves
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Vertice confermato
dall'Assemblea dei Rabbini d'Italia
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L’Assemblea dei
Rabbini d’Italia,convocata in seduta plenaria a Firenze, il 29 Novembre
2011/ 3 Kislev 5771, dopo aver ascoltato e discusso la relazione del
presidente uscente rav Elia Richetti, ha proceduto alle votazioni per
l’elezione del nuovo Consiglio. Il voto ha visto la riconferma del
Consiglio uscente che, contestualmente riunitosi, ha rinnovato al
proprio interno le stesse cariche già rivestite nel precedente mandato.
Il Consiglio direttivo dell’A.R.I risulta pertanto così delineato:
Rav Elia Richetti – Presidente
Rav Alberto Sermoneta – Vice Presidente
Rav Giuseppe Momigliano – Segretario
Rav Alberto Funaro – Consigliere
Rav Adolfo Locci – Consigliere
Rav Giuseppe Laras – Presidente Emerito
Nella prima riunione, tenutasi a Bologna il 6 dicembre /10 Kislev, il
Consiglio ha discusso le linee programmatiche per il nuovo mandato
ricevuto, con l’obiettivo di rendere l’A.R.I. sempre più presente e
coinvolta, con proposte ed interventi puntuali e concreti, nelle
problematiche delle Comunità ebraiche in Italia. A tal fine ha
definito, in via prioritaria, la nomina di alcune commissioni di
lavoro, che affronteranno i principali temi all’ordine del giorno. In
attuazione delle indicazioni formulate nel Congresso UCEI dello scorso
anno, la commissione statuto dell’A.R.I. proseguirà, in dialogo
costruttivo con i rappresentanti dell’UCEI, la definizione del nuovo
ordinamento statutario, per quanto attiene al ruolo dei rabbini capi e
al loro rapporto istituzionale con le Comunità; un altro argomento del
Congresso oggetto di studio in apposita commissione è l’organizzazione
dei Tribunali Rabbinici in Italia .Le altre commissioni sono
strettamente legate alle attività e alle iniziative dei rabbini nei
diversi settori della vita ebraica, anche indipendentemente dal fatto
che essi rivestano, o meno,ruoli istituzionali nelle Comunità;saranno
pertanto attivate commissioni per la kashruth, per l’educazione e la
cultura,per i rapporti con le piccole comunità, per le pubblicazioni e
per l’attivazione del sito internet dell’A.R.I.
Il Consiglio dell’A.R.I. si propone di rafforzare i legami con la
Rabbanut Harashit d’Israele e con l’Assemblea dei Rabbini d’Europa, in
naturale continuità con il ruolo delle comunità ebraiche italiane e del
rabbinato all’interno dell’ebraismo ortodosso.
L’Assemblea dei Rabbini d’Italia desidera ricercare la collaborazione
con tutte le persone e le istituzioni che operano nel solco della
tradizione per il futuro delle Comunità ebraiche in Italia
L’A.R.I. rivolge a tutti gli ebrei in Italia calorosi auguri di
Chanukkà Sameach ;formula l’auspicio che, così come di sera in sera,
nel corso della festa,faremo aumentare il numero dei lumi accesi,
secondo il principio di “ma’alin ba-kodesh”, per esprimere l’impegno a
volgere sempre più in alto il livello di kedushà nella nostra
esistenza, analogo proposito di crescita possa manifestarsi nelle
nostre Comunità in tutti i campi della vita ebraica.
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Shechità: il Senato
olandese riafferma le libertà religiose
Si diffonde il sollievo fra ebrei e islamici dei Paesi Bassi
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Una grave violazione del
diritto costituzionalmente riconosciuto alla libertà religiosa. Su
queste basi il prossimo 20 dicembre la maggioranza dei senatori
olandesi voterà contro la proposta di vietare la macellazione rituale
kasher e halal nei Paesi Bassi. Dopo un lungo esame e accesi dibattiti,
dalle consultazioni dei giorni scorsi è emerso che il Partito
Animalista olandese, promotore della controversa iniziativa
proibizionista, non riuscirà ad ottenere la maggioranza dei voti alla
Camera Alta (nell'immagine), ultimo scoglio per l’approvazione della
legge.
Tirano un sospiro di sollievo le Comunità ebraiche e islamiche
d’Olanda, unite in questi mesi per invertire il preoccupante risultato
dello scorso 28 giugno quando 116 deputati votarono a favore della
legge anti-shechitah e dhabihah a fronte di soli 30 contrari. Alla
Camera bassa, infatti, vi era stato un sostanziale appoggio trasversale
alla proposta di Marianne Thieme, leader del partito animalista, che
invocava la proibizione di pratiche di macellazione che non
prevedessero lo stordimento preventivo dell’animale (shechitah e
dhabihah appunto). Liberali, socialdemocratici, il partito nazionalista
di Geert Wilders, noto per posizioni xenofobe ma sempre dichiaratosi
“amico degli ebrei e di Israele”, diedero il loro voto favorevole. Dei
30 contrari, il partito di ispirazione cattolica è stato fra i maggiori
sostenitori delle ragioni della comunità ebraica.
Partita diversa quella giocata al Senato, con i rappresentanti del
partito liberale a combattere per i diritti alla libertà religiosa,
lavorando assiduamente per convincere gli altri partiti a votare contro
il disegno di legge. Durante il dibattito in aula, senatori laburisti,
della democrazia cristiana olandese e del partito cristiano ortodosso
hanno sottolineato la pericolosità di un provvedimento gravemente
restrittivo per la libertà religiosa. Non solo, è stato fatto notare
come non vi siano prove accertate che lo stordimento preventivo
provochi meno stress e dunque possa essere considerato una pratica più
efficace per la tutela della dignità dell’animale.
“Siamo felici che la macellazione kosher, pratica millenaria della
tradizione ebraica, non qualificabile come barbara o crudele, non sia
più a rischio nei Paesi Bassi. Questa è una vittoria della ragione e
della libertà religiosa sullo zelo politico” ha commentato il
presidente del Congresso ebraico mondiale Ronald Lauder.
La oramai probabile bocciatura è stata possibile anche grazie alla
mediazione di Henk Bleker, viceministro all’agricoltura olandese.
Bleker ha proposto di avviare una discussione con i rappresentanti
delle comunità ebraiche e musulmane, ipotizzando l’introduzione di
eventuali miglioramenti nel processo di macellazione senza
compromettere l’integrità della pratica kasher e halal.
Contraria a questa soluzione Marianne Thieme che ha respinto l’apertura
del viceministro Bleker, sostenendo che lo stordimento preventivo è uno
strumento fondamentale per alleviare la sofferenza dell’animale.
Il presidente della Comunità ebraica di Amsterdam, Ronnie Eisenmann ha
dichiarato “come ebrei, siamo sollevati che il Senato presti attenzione
ai diritti degli animali senza voler minare la libertà religiosa. Noi
condividiamo le preoccupazioni sul benessere degli altri esseri viventi
e in questo senso rispettiamo gli sforzi di Marianne Thieme. Il nostro
invito a discutere con le di queste tematiche è sempre aperto ma il
rifiuto categorico alla macellazione rituale ebraica è contrario, come
Thieme sa, ai diritti costituzionalmente riconosciuti”.
Daniel
Reichel
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Qui Firenze - Razzismo,
lo sdegno della Comunità ebraica
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Il Presidente della Comunità
ebraica di Firenze Guidobaldo Passigli ha dichiarato: "La Comunità
Ebraica di Firenze si associa al lutto della comunità
senegalese e della città tutta per l’uccisione di due suoi appartenenti
e il grave ferimento di altri due, da parte di un neofascista noto per
i suoi precedenti razzisti e antisemiti. Purtroppo è evidente che anche
nella nostra Regione, anche nella nostra città, nonostante i continui
sforzi, possono covare sentimenti di odio verso coloro che sono visti
come diversi. La Comunità Ebraica di Firenze, particolarmente
sensibile, condivide il messaggio del Presidente della Repubblica circa
il barbaro assassinio ritenendo “urgente l’impegno di tutte le autorità
politiche e della società civile per contrastare sul nascere ogni forma
di intolleranza”. Il rabbino capo della comunità ebraica di Firenze,
Joseph Levi, intervenendo al Consiglio comunale straordinario, ha
inoltre elogiato la reazione della città di fronte “all’odio razzista e
xenofobo” che ha insanguinato le strade fiorentine. “La città ha
reagito subito e immediatamente. Questo e’ un fatto molto importante
-ha detto Levi- ora e adesso, perché domani potrebbe essere troppo
tardi”. Il rabbino capo di Firenze ha ricordato “i tragici avvertimenti
fatti nei tempi giusti” subito dopo l’avvento del nazismo, ma che non
furono purtroppo ascoltati, tanto che poi arrivò la catastrofe della
Shoah.
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Irit Sagi, le
sfide di una ricercatrice donna
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Una serata dai toni
informali quella organizzata dall'Adei Wizo di Roma in collaborazione
con l'ambasciata d'Israele e l'Istituto Weizmann di
Rehovot ospiti di Giordana e Livio Tagliacozzo, per
accogliere la
scienziata israeliana Irit Sagi che ha raccontato al pubblico presente,
fra cui il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici
assieme ai consiglieri Livia Ottolenghi e Jack
Luzon, l'addetto dell'ambasciata d'Israele per gli
affari pubblici e politici, Livia
Link, Silvana Israel presidente dell'Adei nazionale e Silvana Hannuna e
Viviana Levi presidentesse della sezione Adei di Roma, le sfide che
quotidianamente affronta una ricercatrice donna.
Irit Sagi è presidente della Società israeliana di Biofisica,
presidente del comitato della Wizo per la promozione delle giovani
donne e scienziate e lavora nel dipartimento di Biologia strutturale
all'Istituto Weizmann. Laureata in chimica, ha trasferito le proprie
competenze nell'ambito biologico studiando i tessuti umani.
I progressi spettacolari nel campo della chimica delle proteine, la
biologia, la biologia strutturale e biofisica nel secolo scorso hanno
creato un'opportunità unica per unire questi campi, senza riguardo ai
loro confini. - ha sottolineato la scienziata - Il gruppo di
ricerca diretto dalla Sagi al Weizmann impiega tale approccio
multidisciplinare per studiare gli eventi molecolari che regolano
metalloenzimi durante le loro reazioni fisiologiche. In particolare, il
potenziale terapeutico di questi agenti è esplorato in modelli di
malattie infiammatorie e di cancro tra cui il morbo di Crohn, la
sclerosi multipla, l'artrite e le metastasi del cancro.
La sfida che la squadra della Sagi ha affrontato è stata quella di
acquisire, passo dopo passo, il complesso processo - (l'insieme delle
quali si svolge in una piccola frazione di secondo) - attraverso
cui una molecola di enzima svolge il suo lavoro.
Un lavoro affascinante e difficile, che la Sagi ha dovuto coniugare con
il suo ruolo di donna e di mamma “è' ovvio che è difficilissimo
svolgere questo doppio impegno – ha sottolineato la scienziata – vi
sono dei percorsi professionali molto complessi e molto spesso le donne
sono costrette a scegliere”. “Penso che nessuna donna possa svolgere le
due funzioni senza un aiuto” ha poi aggiunto passando a parlare dell
Centro per l'assistenza all'infanzia creato dalla Wizo, all'interno
dell'Istituto Weizmann, per bambini dagli otto mesi ai 4-5- anni, che
secondo la Sagi “è la risorsa più importante dell'Istituto”. “Vogliamo
portare questa esperienza ad altre realtà universitarie - ha
poi concluso la professoressa Sagi – perché penso che questo possa
essere un grande incentivo affinché le donne possano svolgere il
proprio lavoro senza scendere a compromessi”.
Lucilla
Efrati
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Ma allora
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Ma
allora non si sa come sia possibile che due ragazzi che fanno gli
ambulanti muoiano uccisi a pistolettate, ma allora la spiegazione
risiederebbe nel fatto della pelle scura, ma allora neanche c'è bisogno
di dirlo che avevano la pelle scura tanto è vero che sono morti
implicitamente assassinati dato che erano implicitamente in pericolo,
ma allora che non ci sia bisogno di dirlo è un fallimento, ma allora
non si sa come la pelle scura possa giustificare un dissidio che sfoci
in uccisione, ma allora poi la pelle nera, marrone, gialla e bianca, la
religione-le religioni, le dicerie, l'ignoranza, la stupidità
giustificano le uccisioni, ma allora questo mondo così grande si fa
sempre più piccolo per via della stupidità, ma allora quando la
stupidità più feroce viene accettata come se fosse un'opinione essere
feroci, ma allora questa stupidità chiamata fascismo viene lasciata
libera di armarsi, di dire in libertà cose schifose, ma allora la
stupidità ha cittadinanza e si ritiene libera di agire - ma allora si
muore innocenti.
Il Tizio della Sera
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"Fermare le squadracce"
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Non capisco proprio perché
sull'Unione informa non ci sia nemmeno una parola a proposito dei fatti
gravissimi che stanno accadendo in questi giorni qui in Israele. Le
squadracce dei "giovani delle colline" si stanno facendo la legge da sé
indisturbati: fanno irruzione a basi militari dando fuoco a veicoli
dell'esercito e feriscono a sassate soldati e ufficiali, danno fuoco a
moschee con lo scopo dichiarato di mettere in pericolo la convivenza
fra collettività diverse, una convivenza che si tiene in piedi a
stento. La situazione qui si sta avvicinando non alla temperatura di
ebollizione ma a quella di esplosione. Queste cose stanno accadendo da
tempo ma i politici, la polizia e l'esercito si stanno svegliando solo
adesso, dopo che è stato ferito da un sasso un alto ufficiale. Ci sono
stati alcuni arresti, ma niente di serio. Apro l'Unione Informa e che
ci trovo? Cultura di qua e cultura di là, il sindaco Alemanno con Gilad
Shalit (che ormai grazie a D. è già a casa da due mesi) e i
fattacci anti-rom e xenofobi a Firenze e a Milano. Ma niente sui
fattacci che accadono in Israele col timbro di kasherut del governo di
estrema destra. Sì, lo so che questo governo è stato eletto
democraticamente, ma se le cose continueranno con la piega attuale la
maggioranza parlamentare di destra che c'è oggi farà leggi che
metteranno il bavaglio all'opposizione e così potrà continuare a
governare in perpetuo. Senza contare che in base alle forze esistenti
oggi alla Keneset, questo governo non è l'unico possibile: Kadima
è il partito più grande e se si mettessero
d'accordo Likud, Kadima e Maarach potrebbero fare insieme un ottimo
governo di centro senza bisogno degli estremisti di entrambe le parti.
Daniel Haviv, alchimista
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Qui Torino -
Idealizzazioni negative |
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Anna Foa ci invita a considerare
con la necessaria attenzione gli eventi accaduti a Torino in questi
giorni, dove un campo nomadi è stato incendiato da una folla di
tumultuosi astanti. La “gente”, tanto per intenderci. Riprendo la
questione poiché mi pare rilevante anche per l’ebraismo italiano. Di
passata, ricordo che l’accostamento tra zingaro ed ebreo è un elemento
ricorrente negli atteggiamenti pregiudiziosi, almeno per come ce lo
vanno confermando le inchieste sociologiche in materia. Riassumo quindi
sinteticamente le dinamiche. Una ragazzina di sedici anni ha un
rapporto intimo con il suo fidanzato. La famiglia le ha imposto una
sorta di segregazione sessuale, sottoponendola a periodiche visite dal
ginecologo per essere certi che la “verginità” fosse preservata.
Dinanzi alla perdita di sangue, causata dal rapporto, si spaventa. Non
conosce il suo corpo e non conosce neanche il mondo. Teme soprattutto
la reazione e le sanzioni, prevedibilmente dure, dei genitori. Ha rotto
un tabù, ne pagherà la colpa. Si inventa quindi quella che per lei è
una “scusa” e che invece si rivela da subito una drammatica menzogna: è
stata violentata da due nomadi, che da tempo, insieme ai loro pari,
girano minacciosamente per il quartiere, ad alta densità popolare.
Dell’identità dei due è certa anche perché “puzzano”. La voce di quanto
sarebbe avvenuto fa in fretta a circolare e monta la rabbia popolare.
Gira ben presto un volantino dal titolo: «Adesso basta, ripuliamo la
Continassa dall’etnia rom». È il documento di convocazione di una
“fiaccolata” che dovrebbe esprimere lo sdegno e la riprovazione
collettiva. Entrano in gioco appartenenti alle tifoserie calcistiche,
che sanno bene come militarizzare una manifestazione. Alcuni politici
locali decidono di prendere parte all’iniziativa. Che ben presto si
traduce in un vero e proprio pogrom, ai danni di uno degli insediamenti
dei nomadi. Le fiaccole si trasformano in strumenti per alimentare un
fuoco purificatore: quello degli oggetti degli “stranieri”, in attesa,
chissà, di ardere anche qualche corpo. Qualcuno urla, nel mentre, che i
nomadi non c’entrano con lo stupro. Ma poco importa. Polizia e politici
sono sopraffatti delle circostanze: per così dire, la cosa gli è
sfuggita di mano. Fine dell’“evento”, con la coda, non meno sgradevole,
che la sedicenne ammette pubblicamente di essersi inventata tutto.
Perché la cosa ci riguarda? Poche parole, per essere però chiari. La
dinamica del capro espiatorio ha funzionato alla perfezione in tutta
questa drammatica vicenda. Una comunità impoverita e impaurita ha dato
forma alle sue angosce, in ciò assecondata - ancorché involontariamente
- dai politici, identificandole nella presenza minacciosa di estranei
che, per il fatto stesso di esistere, minerebbero la sicurezza
collettiva. Il passaggio dalle idealizzazione negative (nomadi=nemici)
alle vie di fatto (nemici=eliminazione) si è consumato in un battere di
ciglia. La subcultura di riferimento delle nostre società è
estremamente povera, infarcita com’è di merci e poverissima di saperi:
al senso di pericolo si trasforma in un codice virale di aggregazione,
dove il fare corrisponde al reagire violentemente. Si tratta di fare
piazza pulita. Di chi sta sotto, l’underclass degli zingari/nomadi, che
minaccia gli spazi fisici, contendendoli agli “autoctoni”. Ma anche di
chi si pensa stia sopra, l’upperclass, degli “speculatori”. Basta che
ci sia un soggetto politico che legittimi quest’ordine di pensieri, che
sono parte integrante della nostra modernità. Le cose, poi, possono
tranquillamente seguire, senza mettere in discussione la rispettabilità
di una società che è sì povera ma “sana” (perché depurata dagli
elementi di perturbazione). Almeno nell’autoconsiderazione che nutre
per sé. La cosa non ci riguarda, ricordandoci qualcosa di un passato
che non è trascorso fino in fondo perché si ripresenta sotto tante
spoglie, tutte però minacciose?
Claudio Vercelli
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rassegna
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Fiumicino,
preghiera a rischio
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Voleva solo pregare, ma ha rischiato di essere scambiato per un
terrorista. Falso allarme al terminal ferroviario dell'aeroporto di
Fiumicino, a Roma, per un uomo a bordo di un treno in arrivo dalla
Capitale che aveva una scatoletta legata sulla fronte da cui
fuoriuscivano alcuni fili.
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