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Elia Richetti, presidente
dell'Assemblea rabbinica
taliana
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Il
primo brano dello Shemà‘, che è contenuto nella Parashà di questa
settimana, è mirabile per semplicità e grandezza di stile; per questo
motivo fra tutti i brani del libro di Devarìm è quello che rappresenta
la sintesi delle sintesi della nostra “emunà”. Leggi tutto... |
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Sergio
Della Pergola, Università
Ebraica di
Gerusalemme
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Si
avvicinano in Israele le elezioni per il rinnovo delle cariche di
rabbino capo, sefardita e ashkenazita, in un clima di nepotismo (molti
dei candidati sono figli o fratelli di noti personaggi del mondo
religioso), veti incrociati e anatemi (fino all'uso dell'invettiva di
"rappresentante di Amalek"), amnesie (per il candidato i cui titoli di
studio risulterebbero datati e insufficienti), inchieste penali su
altri candidati (per reati che vanno dalle manifestazioni di razzismo
alla malversazione), arresti domiciliari (per il rabbino capo
ashkenazita uscente), e una generale caduta di prestigio se non di
rilevanza dell'augusta istituzione. Vi sono rabbini in Israele che
rifiutano di consumare i cibi kasher ai quali hanno dato loro stessi la
certificazione in quanto pubblici ufficiali, perché separatamente
dirigono una rete di certificazione privata. Lasciamo al collegio
elettorale israeliano il faticoso compito di scegliere i candidati
migliori, o almeno i meno peggiori, e ci chiediamo quale potrà essere
l'impatto di tante vicissitudini sulla guida spirituale delle
collettività ebraiche nel mondo. In che misura le vicende del rabbinato
centrale israeliano e la scelta delle persone che per i prossimi dieci
anni fungeranno da rabbino capo di Israele, potranno influenzare la
capacità dei rabbini italiani di operare in piena coscienza, la loro
facoltà di autonomia o di dipendenza da Gerusalemme, e in definitiva la
loro interpretazione e attuazione di un ebraismo normativo in Italia?
Sarebbe bello se qualcuno potesse rispondere..
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Rassegna stampa
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Ancora
spazio sui giornali al documento dell’Unione Europea che richiede che
nelle collaborazioni con Israele, lo Stato ebraico certifichi che non
siano coinvolti i territori oltre i confini del 1967(...)
Leggi
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Dossier
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Previste
per le prossime settimane le elezioni per il rinnovo degli incarichi di
rabbino capo ashkenazita e sefardita di Israele, attualmente ricoperti
da rav Yona Metzger e rav Shlomo Amar. Particolarmente intenso il
dibattito sulla questione, che non riguarda solo i nomi dei candidati,
ma l’intero ruolo dell’istituzione nella politica e nella società
israeliana.
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Qui Trieste - Libertà e riconoscenza
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| La libertà, il senso di comunità, la capacità di dire grazie.
Sono
i temi toccati dal rav Roberto Della Rocca, direttore del Dipartimento
Educazione e Cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, oggi
ospite del laboratorio giornalistico Redazione Aperta in svolgimento a
Trieste. Una riflessione che attinge dagli insegnamenti contenuti nel
libro di Shemot e che sarà ulteriormente sviluppata nel pomeriggio con
nuove chiavi di lettura e nuovi spunti d'attualità.
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Setirot - Confronto contro slogan
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Non sono uno storico e quindi non so dire se il (gran bel) libro di
Arturo Marzano e Guri Schwarz – Attentato alla sinagoga. Roma, 9
ottobre 1982; sottotitolo Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia
pubblicato da Viella – rappresenti storiograficamente una svolta. Ma
certamente una svolta quel libro lo è, emotivamente e politicamente. Leggi tutto... |
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Stefano Jesurum
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Periscopio - Il diritto a esistere
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Desidero tornare di nuovo al testo della lettera giovanile indirizzata
da Sergio Della Pergola, all’indomani della guerra del 1967, a un suo
coetaneo arabo, pubblicata sul numero di luglio del mensile cartaceo
Pagine Ebraiche, e già oggetto di alcune mie osservazioni sul
notiziario quotidiano della scorsa settimana. Leggi tutto... |
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Francesco Lucrezi
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| Bambini | |
A quanto pare, basta essere un bambino e palestinese per avere la
licenza di tirare sassi contro chiunque tu desideri. E poco importa che
quei sassi colpiscano altri bambini della stessa età come Adele Bitton
che per quelle pietre ha passato quattro mesi in ospedale rischiando di
morire, perché se i sassi li tiri contro un israeliano - per dirla alla
Amira Hass - questo non è più un atto di violenza, ma una metafora di
resistenza. Leggi tutto... | |
| Daniel Funaro
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