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Adolfo Locci,
rabbino capo di Padova
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"Perché l'Eterno vostro D-o è…inflessibile e
incorruttibile" (Deuteronomio 10:17).
Per quale motivo la Torah attribuisce al Signore queste qualità? Può
forse esistere qualcosa che possa servire da donazione illecita da dare
a D-o? In effetti, nella prospettiva umana potremmo pensare che avendo
eseguito migliaia di mitzvot e solo una trasgressione, questa possa
esserci condonata, che possa essere annullata nella maggioranza dei
nostri doveri eseguiti. Secondo il Rambam (Rabbì Moshe ben Maimon
1138-1204) questo verso vuole invece ricordarci che ognuno di noi
riceverà, dal Giudice "inflessibile e incorruttibile", quello che
meritiamo per le mitzvot eseguite e, nella misura proporzionale, ciò
che meritiamo per quelle non eseguite.
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Anna
Foa,
storica
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Calendario. Anno 2013, ultima settimana di
luglio. Ricorrono il 25 luglio il settantesimo anniversario della
caduta di Mussolini e il 29 luglio il centesimo anniversario
della nascita del criminale nazista, Erich Priebke. Chi vorrebbe
impedirgli di festeggiare alla grande viene accusato di spirito
illiberale e di mancanza di pietas. Fervono intanto le polemiche
sull'anima razzista di questo nostro Paese, messa in luce dagli
attacchi al ministro italiano Kyenge. E se tutti deplorano l'ultimo
episodio di questo linciaggio, colui che gli ha dato il via, Roberto
Calderoli, resta tranquillo al suo posto di vicepresidente del Senato.
Niente da dire, gli anniversari aiutano a riflettere.
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Rassegna stampa
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Compie oggi cento anni Erich Priebke ex
capitano delle SS naziste condannato all’ergastolo (che sta scontando
agli arresti domiciliari a Roma) per il suo ruolo nelle Fosse
Ardeatine. Annunciati sotto casa di Priebke due sit in di protesta
contro l’ipotesi di festeggiamenti (Messaggero Roma ); “pagliacciate”
le definisce in un’intervista l’avvocato di Priebke Paolo Giachini
(Messaggero Roma). Dino Messina, sul Corriere della Sera, commenta
invece l’appello a Giorgio Napolitano della ex partigiana Agape Nulli
di concedere la grazia a Priebke “non dimentico, né perdono, ma si
chiuda questa stagione di odio” (Corriere Milano).
“Il Viminale alzerà il livello d’attenzione contro il diffondersi di
atti di razzismo: dalla condanna siamo intenzionati a passare
all’azione, ed uno dei primi passi sarà cambiare una legge inefficace
come la Bossi-Fini” Ad affermarlo è il viceministro dell’Interno
Filippo Bubbico in seguito agli attacchi contro il ministro
dell’Integrazione Cecile Kyenge (Repubblica).Storico bronzo per la
squadra italiana di calcio a cinque juniores impegnata alle Maccabiadi.
Sul Messaggero la soddisfazione del presidente del Maccabi Italia
Vittorio Pavoncello.
La Stampa riporta la notizia che in Israele è stato isolato il virus
della poliomielite. Trenta i casi su migliaia di rilevazioni nelle
fognature di tutto il paese. L’organizzazione mondiale della sanità
suggerisce alcune precauzioni.
Via libera del governo israeliano al rilascio di oltre cento detenuti
palestinesi (trafiletto sul Corriere). Sul Giornale il commento di
Fiamma Nirenstein, sulla Stampa quello di Aldo Baquis, che si concentra
anche sul progetto di Netanyahu di stabilire che qualsiasi futuro
accordo di pace venga sottoposto a referendum.
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Israele - Rabbinato
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Sono rav David Lau e rav Yitzhak Yosef i
nuovi rabbini capo ashkenazita e sefardita di Israele. Particolarmente
intenso il dibattito sulle elezioni per il rinnovo dell’incarico, ma
anche sul ruolo dell’istituzione nella politica e nella società
israeliana |
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"Nuove
sfide per la leadership ebraica"
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Sul numero di Pagine
Ebraiche di agosto attualmente in distribuzione, è pubblicata in forma
integrale la relazione tenuta dal presidente dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Renzo Gattegna in occasione del Consiglio del 14
luglio 2013.
A un anno dall'inizio del mandato dell'attuale Consiglio dell'Unione, è
opportuno che si esamini ciò che è stato realizzato, non per guardare
indietro, ma, al contrario, per progettare nella maniera più valida e
precisa le iniziative da prendere nell'immediato futuro. Il Consiglio
ha aperto diversi fronti e il lavoro svolto ha riguardato tutti i
numerosi settori di competenza dell'Unione.
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La storia dell'ebraismo italiano contemporaneo sul piano legislativo
inizia nel 1848 con la promulgazione dello Statuto Albertino nel Regno
di Sardegna, prosegue con la legge Rattazzi del 1859 e con la legge
Falco del 1930, che inquadrarono le Comunità come enti di diritto
pubblico a partecipazione obbligatoria e titolari del potere di imporre
tributi agli iscritti. Questa normativa rimase in vigore fino al 1989,
quando il Parlamento – attraverso la promulgazione legge numero 101 –
recepì nell'ordinamento italiano l'Intesa sottoscritta due anni prima.
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Le carte fondamentali dell'ebraismo italiano attualmente sono:
- La Costituzione italiana
- L'Intesa
- Lo Statuto
Un rapida rilettura di alcuni articoli può essere utile per riscoprire
la natura e le caratteristiche essenziali sia delle Comunità che
dell'Unione. La Costituzione italiana afferma all'Articolo 3 che “tutti
i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. All'articolo 8
afferma che “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere
davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica
hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non
contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con
lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative
rappresentanze”.
Il Preambolo dell'Intesa afferma che “la Repubblica italiana e l'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane, considerato che la Costituzione
riconosce i diritti fondamentali della persona umana e le libertà di
pensiero, di coscienza e di religione (...), considerato che tali
principi universali sono aspirazione perenne dell'ebraismo nella sua
plurimillenaria tradizione (...), convengono che le disposizioni
seguenti costituiscono intesa tra lo Stato e la confessione ebraica ai
sensi dell'articolo 8 della Costituzione”.
L'articolo 1 dell'Intesa afferma: “In conformità ai principi della
Costituzione è riconosciuto il diritto di professare e praticare
liberamente la religione ebraica in qualsiasi forma, individuale o
associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in
pubblico il culto e i riti. È garantita agli ebrei, alle loro
associazioni e organizzazioni, alle Comunità ebraiche e all'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane la piena libertà di riunione e di
manifestazione del pensiero con la parola e lo scritto e ogni altro
mezzo di diffusione (...)”.
L'articolo 17 dell'Intesa afferma: “Le Comunità ebraiche, in quanto
istituzioni tradizionali dell'ebraismo in Italia, sono formazioni
sociali originarie che provvedono, ai sensi dello Statuto dell'ebraismo
italiano, al soddisfacimento delle esigenze religiose degli ebrei,
secondo la legge e le tradizioni ebraiche (...)”.
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Negli ultimi anni i Consigli che si sono succeduti hanno tenuto
costantemente una linea attenta alle grandi novità, che a partire dalla
fine della Seconda guerra mondiale, sono state prodotte dalle società
democratiche con un rilevante contributo degli ebrei e dell'ebraismo.
Un anno fa, con l'inizio del mandato dell'attuale Consiglio, è iniziata
la prima impegnativa applicazione dello Statuto rinnovato nel dicembre
2010, concepito e realizzato per cambiare profondamente e capillarmente
le strutture, l'organizzazione e l'approccio alla società. L'elemento
più rilevante di questa riforma è stato la nascita del Consiglio sotto
forma di piccolo parlamento dell'ebraismo italiano, che ha dato
rappresentanza a tutte le 21 Comunità.
Un altro elemento positivo di non minore importanza è l'apertura di
nuovi spazi capaci di favorire l'emergere di una leadership più larga e
consapevole del dovere di assicurare un futuro diverso dal passato. La
stessa esigenza è stata espressa con chiarezza dal rabbino capo del
Commonwealth rav Jonathan Sacks nel suo intervento del 12 giugno 2012,
alla serata d'onore organizzata dall'United Jewish Israel Appeal per
celebrare il ventesimo anniversario dell'Adam Science Foundation
Leadership Programme di Londra, in un discorso dedicato alla formazione
dei futuri leader:
“Per il futuro della leadership ebraica esiste una strada giusta e una
strada sbagliata. La strada sbagliata è quella di enfatizzare
l'antisemitismo e le aggressioni a Israele, di esagerare le tensioni
tra le diverse tendenze esistenti nel mondo ebraico, piangersi addosso
lamentando la carenza di leadership ebraica. Il modo corretto è di
conquistare amicizie sia all'interno che all'esterno delle comunità
ebraiche, di valorizzare la dimensione etica e spirituale
dell'ebraismo, di partecipare a progetti di utilità sociale sui quali
sia possibile lavorare superando ogni fattore di divisione, di aprire
strade nuove per far sentire gli ebrei fieri di essere ebrei”.
Lo stesso rav Sacks, in una intervista pubblicata sul numero del
gennaio 2012 di Pagine Ebraiche, si è così espresso:
“Cerchiamo di lavorare tutti insieme. Gli antisemiti non ci chiedono
quale sia il nostro orientamento. Se loro non fanno differenze anche
noi possiamo superarle. Dobbiamo rimanere uniti e fare fronte comune
davanti ai tanti problemi da affrontare. Certo le differenze restano e
non possiamo dimenticare quelle teologiche: ognuno conserva la sua
tradizione e ha le proprie scuole e le proprie sinagoghe in cui andare
a pregare. Ma come possiamo rapportarci con il mondo se non c'è 'Shalom
Behinenu', se non c'è pace tra di noi? Possiamo confrontarci anche
duramente, ma il fondamento del nostro rapporto deve sempre essere il
rispetto reciproco”. Prosegue rav Sacks: “Nello stesso modo sono sempre
stato disponibile a confrontarmi con l'ebraismo secolare e partecipo
volentieri a dibattiti con ebrei laici. Spesso ci troviamo in
disaccordo sulle tematiche che affrontiamo ma il rispetto tra noi è
sempre presente. E non posso dimenticare che questi dibattiti spesso mi
permettono di imparare, di sviluppare le mie conoscenze. Chi ha detto
che solo la religione può insegnarci delle cose? Dove c'è
l'intelligenza, Chochmah, si può sempre imparare, si può continuare a
crescere”.
Si tratta evidentemente di un argomento di grande attualità che, non
per caso, è stato affrontato in modo interessante, stimolante e anche
ironico dal rav Riccardo Di Segni in un articolo dal titolo “La
rigidità elastica” pubblicato recentemente dal sito comunitario romano.
Sono parole sulle quali riflettere oggi che esistono i presupposti di
una valida tutela dei diritti fondamentali. Dobbiamo trovare il
coraggio di superare timori e resistenze ricordandoci che il modo
migliore per consolidare i diritti è certamente quello di esercitarli
in pieno, con fierezza e determinazione, senza arroganza e presunzione,
ma con equilibrio per rendere reale, concreta e viva la nostra presenza
nella società e per alimentare il dialogo e la comprensione con tutte
le sue componenti.
Spesso, in passato, gli ebrei hanno reagito alle aggressioni esterne
chiudendosi in se stessi. Non sarebbe giusto criticare questo
atteggiamento che ha consentito agli ebrei di sopravvivere attraverso
gravi pericoli e terribili tragedie. Ma oggi che vivono in società
democratiche, hanno il dovere di cogliere le opportunità che si
presentano, senza mai rinunciare ai valori e alle tradizioni che
trasmettono di generazione in generazione.
Non c'è dubbio infatti che l'isolamento produce mancanza di conoscenza
della identità, della cultura, della religione e non può che alimentare
diffidenze e pregiudizi: fertile terreno delle discriminazioni e delle
persecuzioni.
L'Unione delle Comunità, consapevole di dover far fronte a queste
imprescindibili esigenze, ha già iniziato da alcuni anni e tende a
sviluppare ulteriormente un programma di informazione e di
comunicazione indirizzato sia verso le comunità ebraiche che verso
l'intera società italiana. I mezzi dei quali si è dotata sono infatti
finalizzati a creare una Community composta di coloro che guardano con
interesse alla storia plurisecolare e ai valori testimoniati dagli
ebrei italiani.
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I nuovi tempi e le mutate condizioni consigliano un radicale
ripensamento delle linee guida e delle strategie e in particolare:
- Rompere qualsiasi forma di isolamento sia rispetto ad altre Comunità
che rispetto alla società di cui si è parte integrante e fondante.
- Rifiutare di emarginare e di essere emarginati senza per questo
accettare compromessi sui principi e i valori.
- Abbattere barriere di separazione di qualsiasi genere nella
convinzione che all'apertura dei cancelli dei ghetti non possa che far
seguito il rifiuto di qualsiasi volontario isolamento di tipo
culturale, sociale o psicologico.
- Respingere timori, paure o diffidenze non perché i pericoli siano
improvvisamente scomparsi, ma perché qualsiasi strategia basata sulla
paura sarebbe solo un incentivo a colpire, umiliare e perseguitare
nuovamente.
- Intrattenere le migliori relazioni possibili con le istituzioni
nazionali che garantiscono il pieno godimento dei diritti fondamentali
e rispettarne i legittimi rappresentanti che, nei paesi democratici,
sempre più spesso invitano gli ebrei a partecipare alla vita politica,
culturale e sociale della nazione.
- Non perdere l'occasione, forse irripetibile, per tentare di
infliggere una sconfitta decisiva a tutti i pregiudizi e a tutti gli
avversari vecchi e nuovi che spesso operano all’interno di Stati
teocratici e fondamentalisti.
- Mantenere l'assoluto rifiuto di qualsiasi forma di idolatria, non
solo in senso religioso, ma anche culturale e comportamentale e
continuare a difendere la laicità degli Stati, intesa come libertà di
opinione e di parola contro qualsiasi forma di discriminazione.
- Approfondire ed elevare sempre di più la cultura e la conoscenza
dell'identità, della storia e delle tradizioni ebraiche. Presupposto
questo necessario per poter affrontare in maniera consapevole,
dignitosa e culturalmente adeguata qualsiasi forma di confronto.
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Scarica qui la relazione in formato integrale
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Roma - Tensioni al presidio contro Priebke
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“Delle 335 vittime delle Fosse Ardeatine, 75 erano di
religione ebraica. Gli altri appartenevano alle categorie più
disparate. Italiani, dove siete?”. A chiederselo è l'assessore ai
rapporti istituzionali della Comunità ebraica Ruben Della Rocca,
intervenuto al termine del presidio che ha portato alcune centinaia di
romani – a larga maggioranza iscritti alla Comunità – a raccogliersi in
via cardinal Parocchi davanti all'abitazione dove Erich Priebke sconta
gli arresti domiciliari.
Oggi, come noto, è un giorno particolare: il centesimo compleanno
dell'ex ufficiale nazista. “Caro Priebke, siamo venuti a farti la
festa”, grida un uomo tra la folla mentre si leggono, solennemente,
nomi e cognomi di quanti caddero per mano dell'odio e della
rappresaglia tedesca dopo i fatti di via Rasella.
Imponenti le misure di sicurezza con numerose vetture e pattuglie
schierate attorno all'abitato. Nella notte, in città, sono comparsi
striscioni e svastiche di auguri con annesse minacce al presidente
della Comunità ebraica Riccardo Pacifici. La tensione, palpabile,
aumenta quando davanti al portone si presenta il nipote di Priebke con
una bottiglia di champagne in mano. La reazione di alcuni manifestanti
è immediata: lo scambio, prima verbale e poi fisico, non arriva ad
ulteriori appendici violente grazie all'intervento della polizia che
carica l'uomo su una vettura.
Nel pomeriggio, dalle 19 alle 22, avrà luogo un secondo presidio
organizzato dalla sezione di quartiere di Sinistra Ecologia e Libertà. |
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Alan
e Liat, mazal tov! |
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Un affettuoso mazal tov a Liat Piazza e Alan Naccache,
che si sono uniti in matrimonio, da parte della redazione del Portale
dell'ebraismo italiano e di Pagine Ebraiche.
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Oltremare
- Il tempo a Tel Aviv |
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La sinestesia di bello e brutto, nuovo e vecchio,
pulito e sporco, naturale in ogni città, raggiunge a Tel Aviv lo status
di istituzione.
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Daniela Fubini, Tel Aviv
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Tea
for two - Amicizia |
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Se c'è una cosa per la quale ringrazio mia madre è di
avermi portato all'asilo ebraico. Se, come in Sliding doors, quel
giorno avesse preso una decisione diversa io non avrei mai conosciuto
Micol.
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Rachel Silvera, studentessa
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