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Tea for two – Amicizia

silveraSe c’è una cosa per la quale ringrazio mia madre è di avermi portato all’asilo ebraico. Se, come in Sliding doors, quel giorno avesse preso una decisione diversa io non avrei mai conosciuto Micol. Micol è una di quelle amiche che si incontrano una volta nella vita. E per fortuna, perché quando ti sbatte la verità in faccia è davvero difficile guardare da altre parti e svicolare. Forse vi chiederete come mai i fattacci miei abbiano a che fare con l’ebraismo. La verità è che se la nostra amicizia avesse bisogno di un aggettivo per definirla, sarebbe ‘ebraica’. Ne abbiamo viste di cotte e di crude e le nostre conversazioni del venerdì, poco prima dell’entrata di Shabbat, avrebbero bisogno di essere protette dall’Unesco. Fin dall’inizio si sono rivelati i nostri caratteri apparentemente difficili da conciliare: lei così spigliata, io così meditabonda. Eppure è funzionata a meraviglia. La recita di Purim di quarta elementare, come è noto, segna il futuro di ognuno. La si vede quasi come un’indicazione del tuo posto nel mondo e ciò implica dei drammi non del tutto trascurabili. Ebbene, pochi giorni prima dell’apertura del sipario, per qualche mefistofelica volontà, rischiavo di perdere tutti i ruoli della recita, compreso quello che agognavo di più: la ginnasta. Micol, gracile e con due meches bionde, alzò la mano con fare compassato e volle riportare l’ordine cosmico: “Morah bisogna dare la parte a Rachel o non andrà in scena”. In quel momento, lanciandole un timido sguardo di intesa, avevo capito l’importanza di essere Micol. E non per niente la sua parte era quella della dignitosissima Vashtì. Alla fine ebbi l’opportunità di sfoggiare la fascetta per capelli da atleta che mamma mi aveva comprato ed i miei compagni dietro le quinte mi dissero che somigliavo a Pippo Inzaghi. Ma a me non importava, Micol aveva riconquistato il mio posto nel mondo. Gli anni sono passati insieme alla somiglianza con Pippo Inzaghi e le nostre vite hanno sempre di più l’immagine confusa di una pentola in ebollizione. Ma ci siamo: ancora al telefono a confidare i nostri traumi sentimentali e soprattutto esistenziali. E per quanto facciamo le moderne, per quanto ridiamo della banalità, sappiamo assai bene di condividere lo stesso sogno: quello di andare a prendere delle mini-noi a scuola il giorno dell’assegnazione delle parti per la recita di Purim e poi di andare a bere qualcosa di forte per superare il trauma.

Rachel Silvera, studentessa

(29 luglio 2013)