David
Sciunnach,
rabbino
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“… non fate in questo modo …” (Devarìm 12,
4). Il Rebbe di Kotzk nel commentare questo verso vuole insegnare a non
agire “in questo modo” in modo istintivo, nella routine, solo per uscir
d’obbligo. Bensì dobbiamo agire con consapevolezza dando un valore alle
azioni che compiamo quotidianamente, siano esse verso Dio, siano esse
verso il nostro prossimo.
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David
Assael,
ricercatore
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Davvero allarmante il livello del dibattito
civile e politico che si sta raggiungendo in Italia. La sola nomina del
primo ministro di colore della storia d’Italia ha scatenato una serie
di reazioni che, tra offese pubbliche, lanci di banane (!) e
sceneggiate di vario genere, definire triviali è ancora poco. E,
purtroppo, si deve registrare la presenza in Parlamento di una forza
politica che, in un sol colpo, ha rivalutato il più retrivo
antisemitismo della sinistra italiana anni ’60. Sentite come getta
acqua sul fuoco il deputato 5Stelle Manlio Di Stefano dopo la polemica
dei giorni scorsi su cui è intervenuto (riportato su queste pagine)
Renzo Gattegna con la solita puntualità: “Non credo che ci sia un
problema di conflitto tra il M5S e nessuna comunità. Credo, anzi, che
il problema israeliano possa ledere alla comunità ebraica. Noi non
abbiamo nulla contro di loro, ma la loro immagine a livello
internazionale è compromessa da eventuali violazioni dei diritti.”
Capito? “Loro” saremmo noi! Quindi, dovremmo ringraziare Di Stefano per
aiutarci a salvarci da noi stessi. Del resto, cosa ci si poteva
aspettare da gente raccattata dalla strada per servire gli interessi
del capo di turno? Tanti ne abbiamo qui da noi. Il tutto aspettando la
grande sentenza…
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"Nuove sfide per la leadeship ebraica" |
Sul numero di Pagine Ebraiche di agosto
attualmente in distribuzione, è pubblicata in forma integrale la
relazione tenuta dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Renzo Gattegna in occasione del Consiglio del 14 luglio 2013.
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Voci a confronto
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E’ dedicata alle affermazioni antisioniste
del deputato grillino Paolo Bernini la rubrica di Furio Colombo sul
Fatto Quotidiano. Rispondendo alla sollecitazione di un lettore,
Colombo offre un excursus della storia degli ideali sionisti, in Italia
e nel mondo. “Che cosa ci farà un Cinque Stelle in compagnia del più
antico pregiudizio di parti immobili di retro-cultura del passato? Chi
può avere scaricato su gente giovane votata al nuovo un pezzo così
pesante del nostro peggior passato? Renzo Gattegna, presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, tenta, con mitezza e
chiarezza, di spiegarglielo (Il Corriere della Sera”, 28 luglio).
Ricorda giustamente che il Sionismo (un popolo che ha subito mille
persecuzioni e mille deportazioni , fino all’orrore della Shoah, aspira
ad avere una patria, esattamente come il lungo viaggio italiano fra
Petrarca e Leopardi) è in tutto simile al Risorgimento italiano”
sottolinea ancora, auspicando un cambio di atteggiamento e una
rettifica da parte del Movimento. Nel frattempo Repubblica riferisce le
dichiarazioni di un altro parlamentare 5 Stelle, Manlio Di Stefano, di
ritorno da un viaggio in Israele e territori palestinesi, privo di
alcun momento di visita e incontro nello Stato ebraico. Dopo le
critiche dell’ambasciatore di Israele in Italia Naor Gilon (riportate
ieri sempre su Repubblica), Di Stefano si difende “Non credo che ci sia
un problema di conflitto tra il M5S e nessuna comunità. Credo, anzi,
che il problema israeliano possa ledere alla comunità ebraica. Noi non
abbiamo nulla contro di loro, ma la loro immagine a livello
internazionale è compromessa da eventuali violazioni dei diritti”
mentre riguardo alle dichiarazioni di Bernini spiega che il Movimento
“non ha mai condiviso una posizione sul sionismo”. “ll ramadan
celebrato insieme Prete, rabbino e imam Gallarate un vertice per il
dialogo religioso” lo riferisce Roberto Rotondo sul Corriere Milano. Il
dibattito circa gli attacchi contro il ministro dell’Integrazione
Cecile Kyenge rimane in primo piano. Tra gli altri ne parla Isabella
Bossi Fedrigotti in un editoriale in prima pagina sul Corriere “Non
siamo razzisti. Dimostriamolo”. Il parlamentare di origine israeliana
Yoram Gutgeld è stato organizzatore, insieme al deputato Dario
Nardella, del convegno sui temi economici “Il rilancio parte da
sinistra” (Corriere). Proseguono a Washington, i negoziati fra
israeliani e palestinesi. Individuata una finestra temporale di nove
mesi (Maurizio Molinari su la Stampa). Parole di ottimismo sono
espresse dallo scrittore David Grossman in un’intervista a Repubblica.
Sul Giornale Fiamma Nirenstein fa in punto sulla situazione in Egitto
dopo la visita di Catherine Ashton.
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Israele - Rabbinato
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Sono rav David Lau e rav Yitzhak Yosef i
nuovi rabbini capo ashkenazita e sefardita di Israele. Particolarmente
intenso il dibattito sulle elezioni per il rinnovo dell’incarico, ma
anche sul ruolo dell’istituzione nella politica e nella società
israeliana
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il
presidente ucei renzo gattegna
"Su
Israele e l'Italia
gravissime farneticazioni"
Il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo
Gattegna ha dichiarato:
Suscitano indignazione e inquietudine, le recenti gravissime
affermazioni di Manlio Di Stefano, parlamentare del Movimento Cinque
Stelle, secondo il quale "il problema israeliano" rischia di "ledere la
comunità ebraica" e che aggiunge "noi non abbiamo nulla contro di loro,
ma la loro immagine a livello internazionale è compromessa da eventuali
violazioni dei diritti".
In questo caso è necessaria una risposta molto chiara. Qui non ci si
trova solo di fronte a farneticazioni infondate e ingiustificate sotto
il profilo dei rapporti internazionali, rivolte contro un Paese da
sempre amico dell'Italia e contro l'unica isola di democrazia e di
progresso nel mezzo di una regione devastata dalle dittature e afflitta
da quotidiane violazioni dei diritti fondamentali.
Si tratta del vergognoso tentativo di dividere il destino del popolo
ebraico da quello dello Stato di Israele. E' una minaccia che tutti gli
ebrei italiani e con essi tutti gli italiani che conoscono la storia e
hanno a cuore gli ideali della libertà e della democrazia, devono
respingere con sdegno.
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Bilancio
Nuove
regole per la ripartizione delle risorse disponibili
Sul numero di Pagine Ebraiche di agosto,
attualmente in distribuzione, un approfondimento sull'ultimo Bilancio
dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Ecco la seconda parte.
Il
mondo ebraico italiano è spesso visto dall’esterno come un’entità
monolitica. Dietro questo velo di unità però troviamo ventuno comunità
con strutture, necessità e problematiche molto diverse. Ci sono realtà
come Milano e Roma che sono chiamate ad offrire innumerevoli servizi,
altre, molto piccole, che si trovano a gestire patrimoni importanti ma
con scarsità di mezzi. Ci sono scuole da tutelare e manifestazioni
culturali da programmare. Ciascuna, in proporzione, richiede l’utilizzo
di risorse che principalmente si traducono nell’Otto per mille, motore
di fatto della vita ebraica italiana. Non è l’unico finanziamento ma la
sottoscrizione volontaria dei contribuenti italiani in occasione della
dichiarazione annuale dei redditi ha un peso preponderante sul futuro
sia dell’UCEI sia di ciascuna comunità. Ecco perché la distribuzione
dell’Otto per mille assume un ruolo chiave nel panorama ebraico del
paese. Tenendo conto di queste considerazioni si comprende l’importanza
che assumono i criteri per la ripartizione del gettito tra le Comunità
e l’Unione; criteri recentemente oggetto di riforma (portata avanti
dalla Commissione coordinata dal consigliere Davide Romanin Jacur), in
nome di una più equa distribuzione. Il nuovo modello introduce un
concetto fondamentale e innovativo attraverso l’inserimento di un
criterio che va a premiare le realtà che raccolgono anche più
preferenze per l’Otto per mille. L’impegno locale, la capacità di
svolgere iniziative che richiamino la società civile a riconoscere
l’importanza del ruolo ebraico diventano così rilevanti anche per la
redistribuzione delle risorse. Oltre a questo principio, su più larga
scala, è stato adottato un modello che individua tre macroaree: una
legata alla conservazione e valorizzazione del patrimonio comunitario,
una alle esigenze della collettività e caratteristiche demografiche e
una fondata sul concetto di sussistenza e perequazione fiscale (in cui
rientra il criterio premiante sulla capacità della Comunità di raccolta
di firme per l’8‰ nella propria circoscrizione e indicizzazione alla
capacità contributiva). Per dare un’idea della suddivisione, la prima
area incide per il 22% sul totale della distribuzione ed è costituita
da voci legate alle spese per il mantenimento delle sinagoghe in uso
fino ad arrivare alla gestione dei musei o dei cimiteri. Ad abbracciare
questo sistema, l’idea di proporzionalità oltre che di equità. Non è un
caso che la seconda macroarea abbia grande rilevanza – quella
demografica – costituendo il 54% del totale delle ripartizioni. Qui
sono due gli elementi da valutare, il numero di iscritti e il numero
degli iscritti in età compresa tra i 3 ed i 18 anni, per i quali la
Comunità provveda a una istruzione ebraica. Si comprenderà come per una
minoranza come quella ebraica, l’educazione e il mantenimento delle
scuole siano di primaria importanza per il suo futuro. Il restante 24%
si fonda sul principio della perequazione che – come si legge nella
relazione accompagnatoria alla riforma della ripartizione dell’8‰ – è
stato introdotto al fine di bilanciare le enormi differenze presenti
tra le realtà del panorama ebraico italiano. “Le maggiori differenze
tra Comunità si riscontrano sia nelle disponibilità patrimoniali (per
cui la perequazione opera in senso proporzionalmente inverso ai
proventi patrimoniali e ai redditi diversi dalla tassazione interna e
dall’8‰ medesimo, in quota pro capite), sia nello stesso atto
impositivo della tassazione della Comunità rispetto ai propri
iscritti”. Questa ristrutturazione del modello, su cui sono stati
apportati dei correttivi transitori onde evitare di penalizzare
eccessivamente determinate comunità, apre diversi spunti di
riflessione. Racconta di un ebraismo italiano che non solo cerca di
tutelare il suo patrimonio ma vuole incentivare al suo interno aspetti
fondamentali come l’educazione e all’esterno il dialogo con la società
civile attraverso manifestazioni culturali e iniziative di ampio
respiro. Quasi una traduzione degli obiettivi futuri per l’Unione e per
le sue Comunità: tutelare i propri valori, le proprie tradizioni,
ricorrendo a criteri solidali per proteggere le realtà più a rischio ma
anche la necessità di aprirsi verso l’esterno, di far comprendere i
propri valori al di fuori del proprio mondo. Perché è proprio la
società civile, con la formula dell’Otto per mille, a garantire la
maggior parte delle risorse a disposizione dell’ebraismo italiano.
Daniel Reichel, Pagine
Ebraiche agosto 2013
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la Relazione al Bilancio
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le pagine del giornale
bilancio
Da
dove vengono le risorse
Le
entrate provengono per circa i due terzi da risorse esterne (gettito
dell’Otto per mille). L’aumento consistente della raccolta, evidenziato
dall’ultimo bilancio, sottolinea come sia efficace l’investimento
sull’informazione rivolta all’opinione pubblica che guarda con
interesse ai valori, alla vita e alla storia degli ebrei italiani.
festival
Lech
Lechà, la cultura ebraica guarda verso il Meridione
Si
è tenuta oggi al Centro Bibliografico Tullia Zevi, la presentazione di
Lech Lechà, la settimana di arte, cultura e letteratura ebraica
itinerante che si terrà dal 25 agosto al 2 settembre in vari comuni
della Puglia. A intervenire il sindaco di Barletta Pasquale Cascella,
il presidente della Comunità ebraica di Napoli, Pier Luigi Campagnano,
Francesco Lotoro, direttore artistico della settimana culturale, Cosimo
Yehuda Pagliara, coordinatore per il Salento, in rappresentanza anche
del rav Shalom Bahbout e il presidente dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna.
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