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28 gennaio 2014  - 27 Shevat 5774
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Nel Talmud (Sotà, 49 b) si racconta che quando i re degli Asmonei si facevano guerra tra di loro, Ircano era fuori e Aristobulo era dentro. Ogni giorno quelli che erano dentro Gerusalemme calavano dei denari in un cesto e tiravano su animali per i sacrifici quotidiani da offrire nel Tempio. Tra loro si trovava un vecchio esperto di saggezza greca e fece capire ai nemici di Israele che fintanto che gli ebrei sarebbero riusciti a procurarsi gli animali per il culto permanente del Tempio non sarebbero caduti nelle loro mani. All'indomani, quando furono calati i denari il cesto risalì con un maiale.
 
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Dario
Calimani,
anglista
Nel linguaggio talmudico, si usa dire che la Torah ‘sporca le mani’: è un testo sacro. Anche la Shoah, con i dovuti distinguo, sporca le mani, ma non perché sia un testo sacro, anche se sacra ne è diventata per noi la memoria. E Roberto Faenza non poteva non sapere che, rivisitando filmicamente un romanzo sulla Shoah (“Quanta stella c’è nel cielo”, di Edith Bruck) accettava di correre un bel rischio, perché rappresentare la devastazione assoluta dell’umanità, nel suo accadere quanto nelle sue conseguenze, è una trappola insidiosa che si apre davanti all’artista. La Shoah, tragedia spaventosa e vera, accetta controvoglia il confronto con la finzione, specie quando questa cerca di trasformare l’orrore e le sue conseguenze in una favola rosa, ottimista e aperta alla speranza.
 
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MILANO – Alla Feltrinelli di piazza Duomo, ore 18, appuntamento con la presentazione del libro “Di pura razza italiana”. Insieme agli autori Mario Avagliano e Marco Palmieri interverranno gli storici Michele Sarfatti e David Bidussa. A moderare l’incontro il coordinatore dei dipartimenti Informazione e cultura dell’UCEI e direttore di Pagine Ebraiche Guido Vitale.
 
Educazione e cultura contro l'antisemitismo
“Miserabili provocazioni contro tutti noi”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricordato come i gesti di minaccia, di intolleranza, non riguardino solo gli ebrei, ma l’intera società italiana, mentre proseguono le indagini sugli episodi degli scorsi giorni (occhi puntati sui movimenti di estrema destra e in particolare Militia, riporta il Messaggero), mentre si segnalano nuove scritte antisemite a Roma, l’invio di un’altra testa di maiale a Firenze (Corriere) e ancora scritte a Milano (Giornale).
Nel corso delle celebrazioni per il Giorno della Memoria al Quirinale, Napolitano sottolinea la centralità dell’educazione come antidoto all’odio nei confronti del diverso e “per mantenere alta da vigilanza contro ogni insorgenza di antisemitismo, comunque camuffato".
 
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Memoria viva
Ogni anno il Giorno della Memoria riporta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla Shoah e sulle sue vittime. Ma la cadenza delle celebrazioni non basta.
 
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  davar
27 GENNAIO - il CONCERTO ALL'AUDITORIUM DI ROMA
Il suono della Memoria
Sala gremita, emozioni incontenibili. Uno struggente messaggio di Memoria viva lanciato attraverso la musica, le melodie, le corde di strumenti scampati miracolosamente alla Shoah e riportati a nuova vita dal liutaio israeliano Amnon Weinstein. Un successo accolto da lunghi minuti di applausi, quello del concerto “I violini della speranza” (direttore della brillante orchestra giovanile di Santa Cecilia il Maestro israeliano Yoel Levi) proposto ieri a Roma all'Auditorium del Parco della Musica, che ha confermato – nelle parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano – il ruolo fondamentale dell'arte nella trasmissione del ricordo.
È stato il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna a prendere in consegna il messaggio del Capo dello Stato e a portarlo sul palco, prima di lasciare spazio alla musica e al racconto caldo, commosso e appassionato dell'attrice Manuela Kustermann, che ha raccontato la storia e l'itinerario seguito dai “violini della speranza”, suonati ieri da musicisti di diverse culture e religioni per lanciare un messaggio di pace e fratellanza universale che non può prescindere da una piena consapevolezza dei fatti storici e del punto di abiezione che fu raggiunto con lo sterminio scientifico del popolo ebraico.
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27 GENNAIO – ACCADDE DOMANI
Fratelli d’Italia
Il palpitare della Memoria, il suono struggente dei violini sopravvissuti alla Shoah, l’incontro fra molti grandi esecutori, la musica più alta. Tutto contemporaneamente sembrava convergere verso un vertice inarrivabile, e se c’erano note che in questi tempi di scetticismo e di crisi dei valori nazionali correvano il rischio di spegnersi nel vuoto, erano proprio quelle dell’Inno di Mameli. Aprendo il fiume in piena di emozioni che ha reso la serata indimenticabile, il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha recato le parole affidategli dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Gli orchestrali erano già al loro posto e attendevano solo un segno del direttore Yoel Levi. Quando quell’attimo di silenzio si è frantumato - tutto il pubblico, commosso, in piedi - la prima nota era quella dell’Inno nazionale. Deriso, vilipeso, trascinato stancamente come un atto dovuto e non sentito, sminuito da quella caduta del senso civico e del sentimento di coesione nazionale (lo stesso male che impedisce all’Italia di fare correttamente i conti con il proprio passato), erano anni che non si vedeva un momento di così alta commozione, di così sincera unità nei sentimenti, intonando il canto della Nazione. Forse solo l’autorevole bacchetta di un Maestro israeliano, forse solo i bimillenari, ardui percorsi degli ebrei italiani che non hanno mai smesso di battersi in prima fila per un’Italia migliore, forse solo i valori eterni della Memoria, potevano fare il miracolo.
Di fronte alla somma musica che ne è seguita, questa modesta composizione del nostro Risorgimento nazionale per una volta non è stata travolta, ha brillato come un faro nella notte delle incertezze e delle tempeste.
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta. Un grande onore e un immenso onere, quello di offrire a tutti l’esempio migliore e di condividere i valori presi in consegna dalle generazioni del dolore e del riscatto, per tutti gli ebrei italiani.
 
gv

27 gennaio - l'incontro napolitano-gattegna
"E' la cultura antidoto dell'odio"
Forte sintonia al Quirinale

“Gli ebrei italiani devono vedere con favore ogni contributo di pensiero proveniente da studiosi di valore e devono respingere con decisione le tesi e le azioni di chi vorrebbe approfittare del dibattito per banalizzare e svalutare la Memoria”. Così il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, in un editoriale pubblicato sul quotidiano La Stampa lo scorso 27 ottobre, a proposito del dibattito apertosi nella comunità degli storici e dei giuristi sull'opportunità di introdurre o meno una legge che punisca il negazionismo della Shoah. Parole che hanno colpito il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tanto da essere citate, con apprezzamento (“è esattamente in questo senso che abbiamo cercato di muoverci in tutti questi anni”) nell'intervento tenuto ieri al Quirinale in occasione della tradizionale cerimonia per il Giorno della Memoria.
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27 gennaio - informazione
La Memoria sui media italiani

Grande attenzione sui media nazionali al tema della Memoria. Per i nostri lettori una selezione dei momenti più significativi della giornata di ieri raccolti, analizzati ed elaborati dalla redazione.

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27 gennaio - qui milano
La città riafferma la Memoria
“Non avremmo potuto accogliere più partecipanti di quanti ne abbiamo avuti”. Esprime soddisfazione il vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach per la due giorni di apertura pubblica della struttura nei sotterranei della Stazione centrale. Oltre 7500 i milanesi che hanno partecipato all’iniziativa. E il ruolo del Memoriale nel dimostrare una volta di più che le responsabilità italiane nella Shoah furono tutt’altro che marginali è stato evidenziato dal direttore del Corriere della Sera e presidente della Fondazione Memoriale Ferruccio de Bortoli, introducendo il concerto “La musica della Memoria”, la manifestazione organizzata in occasione del Giorno della Memoria da Associazione Figli della Shoah, Comunità ebraica di Milano, Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea e Fondazione Memoriale.
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27 gennaio - qui roma
Un ulivo per Shlomo Venezia
“Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto... Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio”. Risuonano nella loro dolorosa durezza le parole di Shlomo Venezia, uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau. A lui è dedicato l'ulivo (accompagnato da una targa) piantato ieri nel Parco della Pace di Roma. Alla cerimonia erano presenti la moglie di Venezia, Marika, e i loro tre figli Alberto, Mario e Alessandro; al loro fianco il presidente del Consiglio regionale Daniele Leodori e il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici.
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27 gennaio - qui roma
La rinascita dal Salento
Dalle coste salentine con lo sguardo rivolto a Israele, la terra dove ricostruirsi una vita dopo gli orrori della Shoah. È la storia che hanno condiviso migliaia di ebrei che nell'immediato dopoguerra trovarono rifugio nel sud Italia, in attesa di salpare per Israele. Vicenda poco nota a cui è stato dedicato l'appuntamento di ieri “Identità tra emergenza e rinascita”, organizzato nella sala presidenziale della stazione Ostiense di Roma dall’Associazione Prospettive Mediterranee, in collaborazione con il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e La Fondazione Museo della Shoah di Roma.
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27 gennaio - qui venezia
Insieme senza distinzioni
Per Paul Harris, fondatore del Rotary, le distinzioni religiose erano una ricchezza e non un problema. Il Rotary era quindi aperto a tutti senza alcuna distinzione religiosa. A partire da questo assunto, Gadi Luzzatto Voghera nel suo libro “Nessuna distinzione di razza, né di religione. Il Rotary italiano, gli ebrei, la persecuzione antisemita (1923-1938)” ripercorre la strada seguita dagli ebrei italiani: come divennero parte integrante della classe dirigente e come vennero accolti all’interno dei Rotary d’Italia, dalla loro fondazione nel 1923 fino allo scioglimento imposto nel 1938 dalle autorità fasciste.
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27 gennaio - qui ancona
Ricordare attraverso Appelfeld
Dalle considerazioni del professor Guido Barbieri e di rav Giuseppe Laras, rabbino capo di Ancona, alle musiche del concerto per la Memoria "Il Vento dopo l'Ultimo Treno", il filo che ha legato le diverse iniziative marchigiane legate al 27 gennaio è l'autore israeliano Aharon Appelfeld (nell'immagine). Attorno al grande scrittore sopravvissuto alla Shoah e in particolare alla sua opera Badenheim 1939 si sono infatti sviluppate le riflessioni del Giorno della Memoria nella città marchigiana.
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27 gennaio - qui parma
La parabola di Giobbe
“La parabola di Giobbe, in quanto prototipo del sofferente incolpevole, trova un immediato parallelo nel destino del popolo ebraico, perseguitato e sterminato, quasi ad indicare che la giustizia divina sarebbe uscita dalla vita degli uomini lasciandola così priva di significato. Tuttavia i profeti, anche i più pessimisti, furono portatori di speranza”. Lo ha affermato il presidente della Comunità ebraica di Parma e consigliere UCEI Giorgio Giavarini intervenendo alla messa in scena in sinagoga dello spettacolo Giobbe del maestro Riccardo Moretti.
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27 gennaio - qui mantova
Portare la Memoria nel cuore
Il presidente della Comunità Emanuele Colorni ha scelto un brano dal libro di Maria Bacchi, "Cercando Luisa", per raccontare alle tante persone presenti ieri in Sinagoga del 5 aprile 1944, il giorno in cui furono deportate donne e uomini ebrei da Mantova. La preghiera è stata intonata da Angel Arkaz, cantore della Comunità di Verona. A commemorare le vittime del meticoloso piano di sterminio nazifascista erano presenti il vescovo Roberto Busti, il sindaco di Mantova, Nicola Sodano, i presidenti del Consiglio provinciale Alessandro Pistoni e comunale Luciano Longfils, la prefetto Carla Cincarillie. Come sempre il Tempio era affollato, con tanti ragazzi e ragazze.
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27 gennaio - qui casale
La luce della Memoria
La lista è lunga: oltre 60 nomi difficili da pronunciare senza commozione, pensando che Foà,  Carmi, Segre, Jaffe non sono solo cognomi, ma persone che hanno lasciato tracce e ricordi nella città in cui vivevano. E' uno dei momenti più toccanti delle celebrazioni per la Giornata della Memoria che hanno avuto luogo alla Comunità Ebraica di Casale Monferrato.
La giornata che ogni anno ricorda tutte le vittime della Shoah nell’anniversario della liberazione di Auschwitz è cominciata in vicolo Salomone Olper con una presentazione letteraria.
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pilpul
La deriva turca
Quanto sta accadendo in Turchia è molto preoccupante. Per l'Italia e, ancor più, per Israele. Il combinato di vari fattori rischia di rendere la situazione esplosiva: la svalutazione della moneta con i conseguenti danni per l'economia; il rallentamento brusco della crescita del Pil; le tensioni sociali fortissime emerse già nel 2013; la difficoltà a proseguire i negoziati per l'adesione all'Unione Europea; la credibilità della classe politica resa più scarsa da scandali e corruzione, a partire dai fatti che hanno coinvolto il governo e il partito di maggioranza AKP.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - Lo sguardo furtivo
All’archivio dei diari di Pieve Santo Stefano è custodito dal 2007 il dattiloscritto di Shlomo Venezia, che racconta come dalla Grecia, a Salonicco - dove viveva con la famiglia – approdò nell'inferno ad Auschwitz. Le sue memorie sono poi diventate un libro, intitolato "Sonderkommando Auschwitz" (Rizzoli).

Mario Avagliano
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