Roberto
Della Rocca,
rabbino
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Nel Talmud (Sotà, 49 b) si racconta che
quando i re degli Asmonei si facevano guerra tra di loro, Ircano era
fuori e Aristobulo era dentro. Ogni giorno quelli che erano dentro
Gerusalemme calavano dei denari in un cesto e tiravano su animali per i
sacrifici quotidiani da offrire nel Tempio. Tra loro si trovava un
vecchio esperto di saggezza greca e fece capire ai nemici di Israele
che fintanto che gli ebrei sarebbero riusciti a procurarsi gli animali
per il culto permanente del Tempio non sarebbero caduti nelle loro
mani. All'indomani, quando furono calati i denari il cesto risalì con
un maiale.
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Dario
Calimani,
anglista
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Nel linguaggio talmudico, si usa dire che la
Torah ‘sporca le mani’: è un testo sacro. Anche la Shoah, con i dovuti
distinguo, sporca le mani, ma non perché sia un testo sacro, anche se
sacra ne è diventata per noi la memoria. E Roberto Faenza non poteva
non sapere che, rivisitando filmicamente un romanzo sulla Shoah
(“Quanta stella c’è nel cielo”, di Edith Bruck) accettava di correre un
bel rischio, perché rappresentare la devastazione assoluta
dell’umanità, nel suo accadere quanto nelle sue conseguenze, è una
trappola insidiosa che si apre davanti all’artista. La Shoah, tragedia
spaventosa e vera, accetta controvoglia il confronto con la finzione,
specie quando questa cerca di trasformare l’orrore e le sue conseguenze
in una favola rosa, ottimista e aperta alla speranza.
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MILANO – Alla Feltrinelli di piazza Duomo,
ore 18, appuntamento con la presentazione del libro “Di pura razza
italiana”. Insieme agli autori Mario Avagliano e Marco Palmieri
interverranno gli storici Michele Sarfatti e David Bidussa. A moderare
l’incontro il coordinatore dei dipartimenti Informazione e cultura
dell’UCEI e direttore di Pagine Ebraiche Guido Vitale.
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Educazione e cultura contro l'antisemitismo
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“Miserabili provocazioni contro tutti noi”.
Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricordato
come i gesti di minaccia, di intolleranza, non riguardino solo gli
ebrei, ma l’intera società italiana, mentre proseguono le indagini
sugli episodi degli scorsi giorni (occhi puntati sui movimenti di
estrema destra e in particolare Militia, riporta il Messaggero), mentre
si segnalano nuove scritte antisemite a Roma, l’invio di un’altra testa
di maiale a Firenze (Corriere) e ancora scritte a Milano (Giornale).
Nel corso delle celebrazioni per il Giorno della Memoria al Quirinale,
Napolitano sottolinea la centralità dell’educazione come antidoto
all’odio nei confronti del diverso e “per mantenere alta da vigilanza
contro ogni insorgenza di antisemitismo, comunque camuffato".
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Memoria viva |
Ogni anno il Giorno della Memoria riporta
l’attenzione dell’opinione pubblica sulla Shoah e sulle sue vittime. Ma
la cadenza delle celebrazioni non basta.
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27
GENNAIO – ACCADDE DOMANI
Fratelli
d’Italia
Il
palpitare della Memoria, il suono struggente dei violini sopravvissuti
alla Shoah, l’incontro fra molti grandi esecutori, la musica più alta.
Tutto contemporaneamente sembrava convergere verso un vertice
inarrivabile, e se c’erano note che in questi tempi di scetticismo e di
crisi dei valori nazionali correvano il rischio di spegnersi nel vuoto,
erano proprio quelle dell’Inno di Mameli. Aprendo il fiume in piena di
emozioni che ha reso la serata indimenticabile, il presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha recato
le parole affidategli dal Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano. Gli orchestrali erano già al loro posto e attendevano solo
un segno del direttore Yoel Levi. Quando quell’attimo di silenzio si è
frantumato - tutto il pubblico, commosso, in piedi - la prima nota era
quella dell’Inno nazionale. Deriso, vilipeso, trascinato stancamente
come un atto dovuto e non sentito, sminuito da quella caduta del senso
civico e del sentimento di coesione nazionale (lo stesso male che
impedisce all’Italia di fare correttamente i conti con il proprio
passato), erano anni che non si vedeva un momento di così alta
commozione, di così sincera unità nei sentimenti, intonando il canto
della Nazione. Forse solo l’autorevole bacchetta di un Maestro
israeliano, forse solo i bimillenari, ardui percorsi degli ebrei
italiani che non hanno mai smesso di battersi in prima fila per
un’Italia migliore, forse solo i valori eterni della Memoria, potevano
fare il miracolo.
Di fronte alla somma musica che ne è seguita, questa modesta
composizione del nostro Risorgimento nazionale per una volta non è
stata travolta, ha brillato come un faro nella notte delle incertezze e
delle tempeste.
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta. Un grande onore e un immenso
onere, quello di offrire a tutti l’esempio migliore e di condividere i
valori presi in consegna dalle generazioni del dolore e del riscatto,
per tutti gli ebrei italiani.
gv
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La
deriva turca |
Quanto
sta accadendo in Turchia è molto preoccupante. Per l'Italia e, ancor
più, per Israele. Il combinato di vari fattori rischia di rendere la
situazione esplosiva: la svalutazione della moneta con i conseguenti
danni per l'economia; il rallentamento brusco della crescita del Pil;
le tensioni sociali fortissime emerse già nel 2013; la difficoltà a
proseguire i negoziati per l'adesione all'Unione Europea; la
credibilità della classe politica resa più scarsa da scandali e
corruzione, a partire dai fatti che hanno coinvolto il governo e il
partito di maggioranza AKP.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie
- Lo sguardo furtivo |
All’archivio
dei diari di Pieve Santo Stefano è custodito dal 2007 il dattiloscritto
di Shlomo Venezia, che racconta come dalla Grecia, a Salonicco - dove
viveva con la famiglia – approdò nell'inferno ad Auschwitz. Le sue
memorie sono poi diventate un libro, intitolato "Sonderkommando
Auschwitz" (Rizzoli).
Mario Avagliano
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