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5 febbraio 2014-5 Adar 5774
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“E tu darai ordine ai figli d’Israele…” (Shemòt 27, 20). Ci fa notare Rabbì Shmuèl ben Meyìr conosciuto con l’acronimo Rashbam, nel suo commento alla Torà, che la Parashà precedente quella di Terumà inizia con un linguaggio di richiesta: “’Di’ ai figli d’Israele che prendano per me un’offerta – terumà’ (Shemòt 25, 2). Questo perché l’offerta fatta dai figli d’Israele nel deserto era un evento unico, affinché potesse esser costruito il Mishkàn-Tabernacolo.
 
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David
Assael,
ricercatore
È proprio vero che nel mondo moderno il confine fra realtà e finzione si fa sempre più labile. In vista delle elezioni europee, Beppe Grillo si prepara ad un tour teatrale con lo spettacolo (a pagamento) “Te la do io l’Europa”, che riecheggia nel titolo i suoi celebri spettacoli cult “Te la do io l’America” e “Te lo do io il Brasile” (era la versione del comico star televisiva).
 
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Un ciclo di incontri sull'etica medica
Un ciclo di incontri sull’etica medica patrocinato dal Dipartimento Educazione e Cultura UCEI, avrà luogo nei locali del Tempio dei Giovani sull’Isola Tiberina con cadenza settimanale. Appuntamento ogni lunedì alle 20. Tra i rabbinim coinvolti Roberto Colombo, Roberto Della Rocca, Riccardo Di Segni, Cesare Efrati, Gianfranco Di Segni, Benedetto Carucci, Ariel Di Porto, Amedeo Spagnoletto, Gavriel Levi, Umberto Piperno.
 
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Identità e informazione
Dialogo interreligioso, pluralismo delle voci, tutela del valore della Memoria nel mondo dell’informazione al centro di un incontro svoltosi lunedì all’Associazione Stampa Romana. L’Osservatore Romano riporta oggi integralmente la cronaca pubblicata sul notiziario quotidiano Pagine Ebraiche 24 e sul portale dell’ebraismo italiano www.moked.it a firma di Daniel Reichel. A intervenire all’incontro, organizzato dall’associazione sindacale dei giornalisti del Lazio e moderato dal segretario dell’Asr Paolo Butturini, diverse voci del mondo dell’informazione professionale in Italia: Valentina Alazraki, corrispondente in Italia e Vaticano per Televisa Messico, Luca Baratto, curatore della rubrica Culto evangelico (Radio Rai 1), Luigi Bizzarri, capostruttura Cultura e Storia di Rai 3, il giornalista Mostafa El Ayoubi, il direttore della rivista Confronti Gian Mario Gillio, Pierluigi Lupi dell’Agenzia di stampa Misna, il presidente dell’Unione cattolica stampa italiana Andrea Melodia, il direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian e il direttore di Pagine Ebraiche Guido Vitale. “Non fate parte della nostra organizzazione. Non abbiamo relazioni. Non siamo responsabili delle vostre azioni”. Così Ayman al Zawahiri, leader di Al Qaeda, in un messaggio inviato alla Isil, potente fazione islamista attiva dall’Iraq alla Siria. “Sono tempi tumultuosi per tutti. Anche per la vecchia guardia di Al Qaeda. Non basta più un video per indicare la linea. Oggi – scrive Guido Olimpio sul Corriere della sera – ogni realtà radicale agisce in base alla propria agenda”. Il monito di Zawahiri, leader sempre meno decisivo (“lo è mai stato?”, si chiede Olimpio) ricorderebbe così gli ultimi giorni di Bin Laden. “Lui impartiva ordini, gli altri facevano quello che volevano”. Sarebbe stata localizzata a Ur la casa natale del patriarca Abramo. A rivendicare la scoperta un team di ricercatori dell’Università di Manchester. “Si tratta di uno spazio dove circa 4000 anni fa sorgevano alcuni rudimentali edifici, nei pressi della città numera di Ur, nel Sud dell’odierno Iraq. I satelliti – racconta Maurizio Molinari sulla Stampa – hanno consentito di ricostruire la distribuzione delle stanze attorno a un grande cortile che serviva come luogo di incontro”.
 
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  davar
MEMORIA - Una grande mostra a roma
Piero, una vita per testimoniare
Per lungo tempo Piero Terracina ha tenuto per sé l'orrore della deportazione e dei mesi trascorsi ad Auschwitz-Birkenau. Fino al 1992 quando, a prezzo di grandi sofferenze, ha deciso di aprirsi alla testimonianza diventando un punto di riferimento per più generazioni di studenti. Oggi una mostra ne racconta il coraggio, la determinazione, la straordinaria dignità e forza d'animo.

“Perché Piero Terracina ha rotto il suo silenzio”: questo il titolo dell'allestimento, curato da Andrea Pomplun e Georg Pöhlein e inaugurato ieri al Goethe Institut di Roma (via Savoia 13).
Ad essere esposte sono fotografie che mettono in luce l’umanità e la grandezza che Terracina ha saputo conservare malgrado gli orrori subiti, mentre un audio documentario ne ripercorre dalla vivavoce i momenti della cattura, della deportazione e della perdita dei familiari nel lager. Tra le tante testimonianze anche le lettere dei ragazzi delle scuole incontrati in questi ultimi venti anni. “Fino agli anni Novanta – ha affermato rav Riccardo Di Segni, ospite ieri all'evento inaugurale – la Germania è stata per molti italiani un tabu, un tabu che si è sciolto quasi simultaneamente all'inizio dell'azione di testimonianza da parte dei sopravvissuti ai campi di sterminio. Si tratta di due eventi slegati ma ritengo significativo metterli in correlazione in una cornice particolare, espressione della cultura tedesca, come il Goethe Institut”.
L'arte come forma di comunicazione della Memoria al centro anche dello spettacolo “Ma come posso cantare” portato ieri in scena nella sala Promoteca del Campidoglio come adattamento del “Canto del popolo ebraico massacrato” di Yitzhak Katzenelson. Adattamento del testo e regia di Luigi Tani, musiche del coro ebraico Ha-Kol. Diretto dal Maestro Andrea Orlando, lo spettacolo ha avuto il sostegno, tra gli altri, dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, della Comunità ebraica di Roma e di Roma Capitale ed è stato realizzato con il contributo della raccolta dell'Otto per Mille destinato all'UCEI.
(Nell'immagine Piero Terracina assieme a Sami Modiano)
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iSRAELE
L'informazione parla arabo
È una scommessa, un azzardo editoriale, una possibilità per aprirsi a un nuovo bacino di lettori. A due anni dal suo arrivo on-line, dopo aver raggiunto le due milioni di visite, il quotidiano Times of Israel prova a rimescolare ancora le carte dell'informazione e lancia la versione in arabo del suo giornale. Da ieri infatti è in rete il Times of Israel Arabic. "Il nostro nuovo sito che offre ai lettori in lingua araba una diretta interazione con Israele – spiega direttore nonché fondatore della testata David Horovitz – una finestra nella complessa realtà israeliana, approfondimenti su come Israele vede i loro paesi e la possibilità di intervenire sulle nostre pagine”.
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QUI MILANO
Il futuro in Consiglio
Deleghe ed equilibri, momenti culturali e aggregativi, servizi agli iscritti, gestione finanziaria. comunicazione. Il Consiglio della Comunità ebraica di Milano si è riunito per fare il punto della situazione su vari fronti, e prima di tutto sul futuro del suo assetto.

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QUI TORINO
Massimo Foa (1943-2014)
Cordoglio ed estremo dolore, in Piemonte e in tutta l’Italia ebraica, per la scomparsa di Massimo Foa (1943-2014). Sopravvissuto alla Shoah da cui era scampato, bambino di soli pochi mesi, in maniera miracolosa, apprezzato imprenditore e intellettuale, infine formidabile, appassionato divulgatore di cultura e di ebraismo, autore di molti libri in versi per raccontare le storie della Torah e dei profeti. Ma anche testimone civile fino all’ultimo giorno della lotta contro la malattia con i suoi interventi pubblici e i suoi libri in rima per raccontare l’esperienza della chemioterapia. Torino ebraica, dove gli si è reso un commosso omaggio stamane prima del trasferimento al Cimitero ebraico di Casale Monferrato, si è stretta attorno ai suoi sei figli e a sua moglie, la letterata Elena Loewenthal, compagna della seconda stagione della sua vita.
Grandi schiere di giovani torinesi lo ricordano per la sua instancabile testimonianza di cosa è stata la Shoah. Foa si limitava in molti casi a trarre le parole dal testo della terribile lettera che sua madre, anch’essa miracolosamente sopravvissuta, aveva scritto nell’autunno del 1945 per fissare sulla carta l’orrore attraversato.
Ma il dolore del passato non era riuscito a fiaccare il profondo amore per la vita che lo ha accompagnato fino all’ultimo. In un impegno intenso per la scrittura e la divulgazione, per il racconto che attraverso la semplice rima sapeva toccare il cuore di tutti, le energie recuperate dagli impegni di lavoro erano servite per pubblicare libri unici nel loro genere (“Torah in versi. I primi cinque libri della Bibbia”, “Profeti anteriori in rima” e “Profeti posteriori in rima”, tutti pubblicati dall’Accademia Vis Vitalis). Pagine e pagine dense di umanità e di sorprese, brillanti e originali, venute alla luce solo recentemente che al di là della forza divulgativa e di un profondo senso dello spirito rivelano una formidabile conoscenza del racconto biblico e una grande umanità di raccontarlo in una maniera tanto nitida e rigorosa da incontrare il cuore di ogni lettore. Per lui, che aveva amato la complessità della grande letteratura e i grandi conoscitori della letteratura, una prova di umiltà creativa e di spontaneità letteraria che non mancherà di lasciare a lungo il segno. Per chi ha avuto la fortuna di stargli accanto o anche solo di leggerlo, una nuova, vivida testimonianza del tesoro di conoscenze e di sentimenti di cui sono portatori nei loro difficili percorsi gli ebrei italiani.


gv
pilpul
Ticketless-Hector Aron Schmitz
"E' la vita che fa l'ebreo"

Alberto Cavaglion

Periscopio - Fotografie
“The Long Journey” è il titolo di una grande mostra fotografica, organizzata dall’UNRWA (l’agenzia dell’ONU per i profughi palestinesi, che, com’è noto, è distinta dall’UNHCR, quella per i profughi ‘comuni’, con i quali i palestinesi non devono assolutamente essere confusi), finalizzata a dare testimonianza delle tribolazioni del popolo palestinese attraverso un’imponente collezione di immagini (addirittura mezzo milione). Già esposta in diverse capitali mediorientali, la mostra (a cui il Venerdì di Repubblica del 31 gennaio dedica un servizio, intitolato “La sciagura palestinese in 500.000 foto”) arriverà, in primavera, in Europa (anche a Roma), per poi spostarsi negli Stati Uniti. Immagini di dolore, miseria, sradicamento, scattate prevalentemente nei 58 campi profughi di Libano, Siria, Giordania, Gaza e Cisgiordania, nei quali si raccoglierebbero addirittura cinque milioni di rifugiati (mentre, alla data di costituzione dell’UNRWA, sarebbero stati 700mila). “L’intera mostra – si legge sul Venerdì – è come pervasa da un senso di disperazione, dettato dalle esperienze passate, dai drammi odierni e dal buco nero rappresentato dal futuro”.

Francesco Lucrezi, storico
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