David
Sciunnach,
rabbino
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“E
tu darai ordine ai figli d’Israele…” (Shemòt 27, 20). Ci fa notare
Rabbì Shmuèl ben Meyìr conosciuto con l’acronimo Rashbam, nel suo
commento alla Torà, che la Parashà precedente quella di Terumà inizia
con un linguaggio di richiesta: “’Di’ ai figli d’Israele che prendano
per me un’offerta – terumà’ (Shemòt 25, 2). Questo perché l’offerta
fatta dai figli d’Israele nel deserto era un evento unico, affinché
potesse esser costruito il Mishkàn-Tabernacolo.
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David
Assael,
ricercatore
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È
proprio vero che nel mondo moderno il confine fra realtà e finzione si
fa sempre più labile. In vista delle elezioni europee, Beppe Grillo si
prepara ad un tour teatrale con lo spettacolo (a pagamento) “Te la do
io l’Europa”, che riecheggia nel titolo i suoi celebri spettacoli cult
“Te la do io l’America” e “Te lo do io il Brasile” (era la versione del
comico star televisiva).
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Un ciclo di incontri sull'etica medica
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Un
ciclo di incontri sull’etica medica patrocinato dal Dipartimento
Educazione e Cultura UCEI, avrà luogo nei locali del Tempio dei Giovani
sull’Isola Tiberina con cadenza settimanale. Appuntamento ogni lunedì
alle 20. Tra i rabbinim coinvolti Roberto Colombo, Roberto Della Rocca,
Riccardo Di Segni, Cesare Efrati, Gianfranco Di Segni, Benedetto
Carucci, Ariel Di Porto, Amedeo Spagnoletto, Gavriel Levi, Umberto
Piperno.
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Identità e informazione
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Dialogo
interreligioso, pluralismo delle voci, tutela del valore della Memoria
nel mondo dell’informazione al centro di un incontro svoltosi lunedì
all’Associazione Stampa Romana. L’Osservatore Romano riporta oggi
integralmente la cronaca pubblicata sul notiziario quotidiano Pagine
Ebraiche 24 e sul portale dell’ebraismo italiano www.moked.it a firma
di Daniel Reichel. A intervenire all’incontro, organizzato
dall’associazione sindacale dei giornalisti del Lazio e moderato dal
segretario dell’Asr Paolo Butturini, diverse voci del mondo
dell’informazione professionale in Italia: Valentina Alazraki,
corrispondente in Italia e Vaticano per Televisa Messico, Luca Baratto,
curatore della rubrica Culto evangelico (Radio Rai 1), Luigi Bizzarri,
capostruttura Cultura e Storia di Rai 3, il giornalista Mostafa El
Ayoubi, il direttore della rivista Confronti Gian Mario Gillio,
Pierluigi Lupi dell’Agenzia di stampa Misna, il presidente dell’Unione
cattolica stampa italiana Andrea Melodia, il direttore dell’Osservatore
Romano Giovanni Maria Vian e il direttore di Pagine Ebraiche Guido
Vitale. “Non fate parte della nostra organizzazione. Non abbiamo
relazioni. Non siamo responsabili delle vostre azioni”. Così Ayman al
Zawahiri, leader di Al Qaeda, in un messaggio inviato alla Isil,
potente fazione islamista attiva dall’Iraq alla Siria. “Sono tempi
tumultuosi per tutti. Anche per la vecchia guardia di Al Qaeda. Non
basta più un video per indicare la linea. Oggi – scrive Guido Olimpio
sul Corriere della sera – ogni realtà radicale agisce in base alla
propria agenda”. Il monito di Zawahiri, leader sempre meno decisivo
(“lo è mai stato?”, si chiede Olimpio) ricorderebbe così gli ultimi
giorni di Bin Laden. “Lui impartiva ordini, gli altri facevano quello
che volevano”. Sarebbe stata localizzata a Ur la casa natale del
patriarca Abramo. A rivendicare la scoperta un team di ricercatori
dell’Università di Manchester. “Si tratta di uno spazio dove circa 4000
anni fa sorgevano alcuni rudimentali edifici, nei pressi della città
numera di Ur, nel Sud dell’odierno Iraq. I satelliti – racconta
Maurizio Molinari sulla Stampa – hanno consentito di ricostruire la
distribuzione delle stanze attorno a un grande cortile che serviva come
luogo di incontro”.
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MEMORIA - Una grande mostra a roma
Piero, una vita per testimoniare
Per
lungo tempo Piero Terracina ha tenuto per sé l'orrore della
deportazione e dei mesi trascorsi ad Auschwitz-Birkenau. Fino al 1992
quando, a prezzo di grandi sofferenze, ha deciso di aprirsi alla
testimonianza diventando un punto di riferimento per più generazioni di
studenti. Oggi una mostra ne racconta il coraggio, la determinazione,
la straordinaria dignità e forza d'animo.
“Perché
Piero Terracina ha rotto il suo silenzio”: questo il titolo
dell'allestimento, curato da Andrea Pomplun e Georg Pöhlein e
inaugurato ieri al Goethe Institut di Roma (via Savoia 13).
Ad
essere esposte sono fotografie che mettono in luce l’umanità e la
grandezza che Terracina ha saputo conservare malgrado gli orrori
subiti, mentre un audio documentario ne ripercorre dalla vivavoce i
momenti della cattura, della deportazione e della perdita dei familiari
nel lager. Tra le tante testimonianze anche le lettere dei ragazzi
delle scuole incontrati in questi ultimi venti anni. “Fino agli anni
Novanta – ha affermato rav Riccardo Di Segni, ospite ieri all'evento
inaugurale – la Germania è stata per molti italiani un tabu, un tabu
che si è sciolto quasi simultaneamente all'inizio dell'azione di
testimonianza da parte dei sopravvissuti ai campi di sterminio. Si
tratta di due eventi slegati ma ritengo significativo metterli in
correlazione in una cornice particolare, espressione della cultura
tedesca, come il Goethe Institut”.
L'arte
come forma di comunicazione della Memoria al centro anche dello
spettacolo “Ma come posso cantare” portato ieri in scena nella sala
Promoteca del Campidoglio come adattamento del “Canto del popolo
ebraico massacrato” di Yitzhak Katzenelson. Adattamento del testo e
regia di Luigi Tani, musiche del coro ebraico Ha-Kol. Diretto dal
Maestro Andrea Orlando, lo spettacolo ha avuto il sostegno, tra gli
altri, dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, della Comunità
ebraica di Roma e di Roma Capitale ed è stato realizzato con il
contributo della raccolta dell'Otto per Mille destinato all'UCEI.
(Nell'immagine Piero Terracina assieme a Sami Modiano)
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QUI TORINO
Massimo Foa (1943-2014)
Cordoglio
ed estremo dolore, in Piemonte e in tutta l’Italia ebraica, per la
scomparsa di Massimo Foa (1943-2014). Sopravvissuto alla Shoah da cui
era scampato, bambino di soli pochi mesi, in maniera miracolosa,
apprezzato imprenditore e intellettuale, infine formidabile,
appassionato divulgatore di cultura e di ebraismo, autore di molti
libri in versi per raccontare le storie della Torah e dei profeti. Ma
anche testimone civile fino all’ultimo giorno della lotta contro la
malattia con i suoi interventi pubblici e i suoi libri in rima per
raccontare l’esperienza della chemioterapia. Torino ebraica, dove gli
si è reso un commosso omaggio stamane prima del trasferimento al
Cimitero ebraico di Casale Monferrato, si è stretta attorno ai suoi sei
figli e a sua moglie, la letterata Elena Loewenthal, compagna della
seconda stagione della sua vita.
Grandi schiere di giovani torinesi lo ricordano per la sua instancabile
testimonianza di cosa è stata la Shoah. Foa si limitava in molti casi a
trarre le parole dal testo della terribile lettera che sua madre,
anch’essa miracolosamente sopravvissuta, aveva scritto nell’autunno del
1945 per fissare sulla carta l’orrore attraversato.
Ma il dolore del passato non era riuscito a fiaccare il profondo amore
per la vita che lo ha accompagnato fino all’ultimo. In un impegno
intenso per la scrittura e la divulgazione, per il racconto che
attraverso la semplice rima sapeva toccare il cuore di tutti, le
energie recuperate dagli impegni di lavoro erano servite per pubblicare
libri unici nel loro genere (“Torah in versi. I primi cinque libri
della Bibbia”, “Profeti anteriori in rima” e “Profeti posteriori in
rima”, tutti pubblicati dall’Accademia Vis Vitalis). Pagine e pagine
dense di umanità e di sorprese, brillanti e originali, venute alla luce
solo recentemente che al di là della forza divulgativa e di un profondo
senso dello spirito rivelano una formidabile conoscenza del racconto
biblico e una grande umanità di raccontarlo in una maniera tanto nitida
e rigorosa da incontrare il cuore di ogni lettore. Per lui, che aveva
amato la complessità della grande letteratura e i grandi conoscitori
della letteratura, una prova di umiltà creativa e di spontaneità
letteraria che non mancherà di lasciare a lungo il segno. Per chi ha
avuto la fortuna di stargli accanto o anche solo di leggerlo, una
nuova, vivida testimonianza del tesoro di conoscenze e di sentimenti di
cui sono portatori nei loro difficili percorsi gli ebrei italiani.
gv
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Ticketless-Hector Aron Schmitz |
"E' la vita che fa l'ebreo"
Alberto Cavaglion
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Periscopio
- Fotografie |
“The
Long Journey” è il titolo di una grande mostra fotografica, organizzata
dall’UNRWA (l’agenzia dell’ONU per i profughi palestinesi, che, com’è
noto, è distinta dall’UNHCR, quella per i profughi ‘comuni’, con i
quali i palestinesi non devono assolutamente essere confusi),
finalizzata a dare testimonianza delle tribolazioni del popolo
palestinese attraverso un’imponente collezione di immagini (addirittura
mezzo milione). Già esposta in diverse capitali mediorientali, la
mostra (a cui il Venerdì di Repubblica del 31 gennaio dedica un
servizio, intitolato “La sciagura palestinese in 500.000 foto”)
arriverà, in primavera, in Europa (anche a Roma), per poi spostarsi
negli Stati Uniti. Immagini di dolore, miseria, sradicamento, scattate
prevalentemente nei 58 campi profughi di Libano, Siria, Giordania, Gaza
e Cisgiordania, nei quali si raccoglierebbero addirittura cinque
milioni di rifugiati (mentre, alla data di costituzione dell’UNRWA,
sarebbero stati 700mila). “L’intera mostra – si legge sul Venerdì – è
come pervasa da un senso di disperazione, dettato dalle esperienze
passate, dai drammi odierni e dal buco nero rappresentato dal futuro”.
Francesco Lucrezi, storico
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