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16 febbraio 2014 - 16 Adar I 5774
alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Benedetto Carucci Viterbi e di David Bidussa. Nella sezione pilpul una riflessione di Claudio Vercelli e Francesca Matalon.
 
Maurizio Molinari@Maumol
15 feb
Il no danese al #kosher scatena l’ira di #Israele http://ow.ly/tEsm5

lemondejuif.info @lemondejuif1fo
15 feb
Israël numéro un mondial des "Je t’aime" sur Twitter

GTEP Technion Israel @GTEPIsrael
16 feb
Technion Israel offers the next generation of wind power... http://fb.me/6sXyNeqMr

 
 
Fra Ungheria e West Asia
Continuano a preoccupare le tensioni in Ungheria, che si avvicina alle elezioni del 6 aprile “consumata tra riposizionamenti linguistici e simbolici, nella subdola riduzione del passato a terreno di scontro politico”, come segnalato dal Corriere della Sera, che racconta l’ultimo episodio che ha visto protagonista la comunità ebraica locale. Jobbik - che secondo i sondaggi sta raccogliendo sempre maggiori consensi - ha organizzato una riunione politica nell’ex sinagoga di Esztergom, 50 km a nord di Budapest. Nelle stesse ore la federazione delle comunità ebraiche ungheresi riceveva il sostegno del Congresso ebraico mondiale per il boicottaggio delle commemorazioni per il Giorno della Memoria che, partito tra polemiche molto dure, ha visto numerosi tentativi di sminuire il ruolo delle autorità nazionali durante la Shoah. La preoccupazione delle comunità è grande, e il 48 per cento degli ebrei ungheresi ha pensato di emigrare.

Arriva direttamente da un membro della presidenza dello Yad Vashem di Gerusalemme, David Cassuto, una ulteriore conferma del riconoscimento del ruolo di Giovanni Palatucci, riconosciuto Giusto tra le Nazioni nel settembre del 1990. Nessuna novità giustifica dunque un processo di revisione del riconoscimento dell’eroismo e della grandezza del questore di Fiume, a cui viene ora associato anche lo zio, monsignor Giuseppe Maria Palatucci, che partecipò all’opera di salvataggio. Ne parla l’Osservatore Romano.

Come annunciato su La Stampa in un articolo di Elena Loewenthal sul saggio appena pubblicato da Donatella Di Cesare sui fondamenti filosofici di Israele, si terrà domani pomeriggio a Torino, nella sala lauree di Giurisprudenza a Palazzo Nuovo, un dialogo tra Gianni Vattimo e Donatella Di Cesare, professoressa di Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma e autrice di Israele. Terra, ritorno, anarchia, uscito da poco per Bollati Boringhieri e presentato sul numero di gennaio di Pagine Ebraiche. L’incontro, intitolato “Medio Oriente e anarchia: dal conflitto alla giustizia?” precederà di poche ore la serata organizzata nel centro sociale della comunità; a “Negazionismo: serve una legge?”, oltre alla professoressa Di Cesare, parteciperanno Paolo Coen, Furio Colombo, rav Beniamino Goldstein, Carlo Federico Grosso e Claudio Vercelli.

Sempre su La Stampa il corrispondente da Israele Maurizio Molinari racconta il progetto Red Med, promosso da Pechino e varato da Gerusalemme, che è parte delle strategie cinesi per garantirsi i mercati del Medio Oriente. Si tratta si un sorta di nuova Via della Seta, parte di una complessa operazione che intende portare l’area sotto l’influenza cinese, grazie a politiche commerciali  basate su molti diversi elementi: dalla realizzazione di un parco tecnologico israeliano, alla ricostruzione di un porto iraniano, alla decisione di costruire in tempi rapidissimi una ferrovia ad alta velocità che attraversa l’Asia Centrale, capace di arrivare a collegare Pechino con quello che viene definito West Asia, l’area compresa fra Hormuz, Suez e Haifa, entro dieci anni. Una serie di grossissimi investimenti in infrastrutture anche molto diverse tra loro che hanno convinto Netanyahu a fare di tutto per realizzare in fretta il tratto che attraversa il Negev, che permetterà “di aiutare le nazioni di Europa ed Asia a tenere sempre aperto un canale commerciale”, come ha affermato il premier israeliano.

E mentre la collaborazione fra i paesi dell’area sembra funzionare dal punto di vista commerciale ed economico, l’inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba Lakhdar Brahimi annuncia che il secondo ciclo dei negoziati di Ginevra sulla sitazione in Siria si è concluso senza alcun progresso, e senza neppure arrivare a indicare la data di un nuovo incontro. Il Corriere della Sera oltre a segnalare il fallimento della conferenza di pace spiega come i Paesi del Golfo, in accordo con gli USA, si stiano preparando a cambiare le carte in tavola, fornendo missili antiaerei portatili e sistemi anticarro agli insorti. Anche Umberto de Giovannangeli su l’Unità scrive che il mediatore “chiede scusa e getta la spugna” e la diplomazia internazionale ammette il suo fallimento. L’argomento è ripreso anche da numerose altre testate, che oltre a occuparsi della situazione siriana raccontano come il Libano si sia dato finalmente un governo di unità nazionale, fortemente voluto e sponsorizzato da Parigi e Washington proprio “nel tentativo di tamponare la destabilizzazione che rischia di dilagare in Medio Oriente a seguito della crisi siriana” (Avvenire).

È presente su praticamente tutti i giornali italiani la preoccupazione per i recenti pestaggi che negli ultimi giorni hanno visto come vittime clochard e immigrati. Su la Repubblica Gad Lerner commenta l’episodio affermando che ormai è “impossibile girare la testa”. Ai picchiatori di Genova sono bastati 31 secondi per la violentissima aggressione, filmata dagli impianti di videosorveglianza, che si è abbattuta su quattro senza tetto che dormivano in pieno centro e sono vivi per miracolo. Anche a Ostia un raid contro gli immigrati ha colpito tre egiziani che stavano lavorando in un forno, una altra aggressione senza pietà e apparentemente senza motivi.

Fabio Scuto, inviato de la Repubblica, racconta come per due giovani calciatori palestinesi la carriera sportiva sia probabilmente finita: il loro borsone a tracolla ha allarmato una pattuglia israeliana che, nei pressi di un check point, ha aperto il fuoco, ferendoli gravemente.

Ada Treves twitter @atrevesmoked
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