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19 marzo 2014 - 17 Adar II 5774
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
Secondo una linea interpretativa, la costruzione del Mishkàn e il culto dei sacrifici furono ordinati da Dio al popolo ebraico per espiare la grave colpa del vitello d’oro, della quale si era macchiato poco dopo la promulgazione della Toràh. In questo modo, il popolo si sarebbe prima avvicinato a Dio portando i materiali e le offerte per costruire il Mishkàn e poi, attraverso i vari tipi di sacrifici che venivano presentatiogni giorno, si sarebbe avvicinato ancora di più a Dio e avrebbe santificato la sua vita spirituale.
 
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David
Assael,
ricercatore
Molti analisti si lamentano della politica estera obamiana che, paradosso per il Presidente più “mondiale” degli ultimi decenni, sembra aver riaffermato un antico isolazionismo statunitense che ha lasciato il campo scoperto per altri players (così si dice oggi), su tutti la Russia. Ma siamo davvero sicuri che un mondo senza Russia, un Paese grande cinque volte gli Stati Uniti, sia possibile?
 
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TORINO – Il ricordo di quanti in Piemonte e Valle d’Aosta hanno messo a rischio la propria esistenza in favore degli ebrei perseguitati. Questo il tema del libro curato da Maria Teresa Milano, Salvatori e Salvati, che verrà presentato questo pomeriggio al centro sociale della Comunità ebraica di Torino. All'appuntamento, organizzato dal Gruppo di Studi Ebraici, partecipano, oltre all'autrice e all'editore, Paolo Momigliano e Elena Ottolenghi. In chiusura verrà proiettato il film Senza nulla chiedere.
 
Un ciclo di incontri sull'etica medica
Un ciclo di incontri sull’etica medica patrocinato dal Dipartimento Educazione e Cultura UCEI, avrà luogo nei locali del Tempio dei Giovani sull’Isola Tiberina con cadenza settimanale. Appuntamento ogni lunedì alle 20. Tra i rabbinim coinvolti Roberto Colombo, Roberto Della Rocca, Riccardo Di Segni, Cesare Efrati, Gianfranco Di Segni, Benedetto Carucci, Ariel Di Porto, Amedeo Spagnoletto, Gavriel Levi, Umberto Piperno.
 
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Israele risponde alla Siria
raid dopo l'attentato di ieri
“Ci difenderemo”, aveva avvisato il premier Benjamin Netanyahu dopo l'attentato di ieri sulle alture del Golan, al confine tra Israele e Siria, in cui quattro soldati israeliani sono rimasti vittima dell'esplosione di un ordigno. Un aggressione, condotta da miliziani siriani, a cui lo Stato ebraico ha risposto questa mattina, colpendo con un raid aereo diverse posizioni militari dell'esercito siriano. Come riporta sul La Stampa, Maurizio Molinari, l'agguato sul Golan è l'ultimo episodio dell'escalation di violenze che sta colpendo il nord di Israele, con l'aumento di scontri tra l'Idf (esercito di Israele) e i terroristi di Hezbollah. “Fra gli analisti di sicurezza in Israele – riporta Molinari - prevale la convinzione che Hezbollah, rafforzato dai successi militari contro i ribelli siriani, stia estendendo la propria area di operazioni dal Libano del Sud al Golan, per rivendicarne il controllo”. “Finora siamo riusciti a mantenere la calma e agiremo con fermezza per proteggere i nostri cittadini”, ha affermato il premier israeliano Netanyahu. L'attentato del Golan voleva probabilmente essere una trappola diretta a rapire i soldati dell'Idf, tentativo fallito grazie all'intervento dell'esercito israeliano in supporto della pattuglia ferita. Intanto, sul fronte dei colloqui di pace tra israeliani e palestinesi, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha esortato Abu Mazen, leader dell’Autorità nazionale palestinese, a “prendersi dei rischi” per portare a un buon esito i negoziati (per cui è ormai certo lo slittamento dei termini prefissati). Davanti ai giornalisti, Abu Mazen non sembra però voler smorzare i toni. “Israele, se vuole mostrarsi davvero uno Stato serio, deve mantenere l’impegno di liberare i prigionieri, come era stato previsto”, ha dichiarato il capo dell’Anp. Prigionieri tra cui ci sarebbero due nomi delicati, quello di Marwan Barghouti e Ahmed Sadat (Osservatore Romano). Fiducioso il premio Nobel per la pace nonché presidente di Israele Shimon Peres che ha definito Abu Mazen “vero partner per la pace”, ricordando che “siamo a un punto nodale dei negoziati e dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per assicurarci che continuino”.
“Il valore simbolico del ricordo delle Fosse Ardeatine ci guida anche oggi”. Così il presidente del Senato Pietro Grasso (Unità), intervenuto ieri in occasione del convegno “1944-2014: le Fosse Ardeatine 70 anni dopo” organizzato a palazzo Giustiniani dall’associazione culturale Arte in Memoria e dall’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza, con il patrocinio del Senato. Il presidente Grasso ha ricordato come l’eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui i nazisti trucidarono 335 persone, sia una ferita ancora aperta per l’Italia. Un’Italia oggi, a 70 anni di distanza dalle quelle pagine buie della storia, costruita su valori democratici che, sottolinea Grasso, è necessario difendere da i rigurgiti razzisti e antisemiti che serpeggiano per l’Europa.
Milano saluta un grande personaggio della storia moderna del nostro paese: Cesare Segre. Il filologo e critico letterario, nato a Verzuolo (Cuneo) è scomparso domenica all’età di 85 anni e ieri sono stati celebrati i funerali. Dopo il raccoglimento e la preghiera ebraica, riporta il Corriere della Sera, quotidiano di cui Segre fu autorevole firma, amici e parenti hanno ricordato la grandezza di un uomo che ha segnato il panorama culturale italiano. “Grand savant”, lo ha definito Philippe Ménard, studioso del Medioevo alla Sorbona, nell’arco di una cerimonia che ha visto l’omaggio, tra gli altri, di Umberto Eco.
Nelle pagine romane del Corriere, invece, scuse della redazione per un’errata corrige presente nel testo pubblicato ieri Promoteca – un premio per la pace. Per un errore tipografico, riferisce la redazione, la frase “i razzi provenienti da Gaza” è apparsa come “i razzi su Gaza”.
 
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  davarmilano - l'evento della fondazione scuola cuol -
John Elkann: Educazione e futuro
Queste le nostre responsabilità
“Ci tengo in questa occasione, a portare un annuncio. Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, che non ha potuto essere presente stasera, ha espresso la volontà di incontrarmi nei prossimi giorni. Un incontro per discutere insieme il tema delle scuole ebraiche italiane”. Così il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha trasmesso la vicinanza e l’interesse di Giannini rispetto al futuro dell’educazione ebraica durante il Gala organizzato dalla Fondazione Scuola della Comunità di Milano. Una serata, caratterizzata “dal forte impegno collettivo per il rilancio della scuola e della Comunità tutta” come ha sottolineato ancora Gattegna.
Significativi sono stati infatti la partecipazione e il senso di unità di intenti. Leader ebraici, rappresentanti delle istituzioni, iscritti e cittadini si sono ritrovati nell’aula magna trasformata in location d’atmosfera, per lanciare un segnale di vicinanza in un momento che, è stato sottolineato da più parti, è complesso per lo stato e la sostenibilità finanziaria dell’istituto.
“Educazione ebraica è educazione permanente. Questo è ciò che ci sforziamo di fare in questa scuola” ha spiegato il rabbino capo di Milano Alfonso Arbib, che ha ricordato come la tradizione ebraica insegni che se “si educa il ragazzo secondo la sua strada quando sarà grande non si staccherà da essa”. Un concetto che è stato ripreso anche dall’ospite d’onore della serata, il presidente Fiat John Elkann, che ha raccontato il lavoro portato avanti dalla Fondazione Giovanni Agnelli impegnata nel sostegno alla realtà educativa in Italia. “Portiamo avanti progetti che vanno proprio in questa direzione, dalla promozione delle materie scientifiche alle elementari, al supporto linguistico agli alunni stranieri alle medie, fino alla redazione di una classifica delle scuole superiori italiane, e all’istituzione di prestiti d’onore per gli studi universitari di ragazzi non abbienti”. Progetti che incarnano uno dei principi più profondi della tradizione ebraica, ha sottolineato ancora Elkann citando Maimonide, quello della tzedakah, del dare agli altri ciò che è giusto, in particolare nell’accezione di renderli indipendenti dal sostegno altrui.
Raccogliere risorse per iniziative concrete, borse di studio, edilizia scolastica. Il presidente della Fondazione Marco Grego ha tenuto a far toccare con mano agli ospiti le necessità della scuola, proponendo tra l’altro una serie di filmati non soltanto sulle attività positive realizzate, ma anche sullo stato della struttura, ormai vecchia di 50 anni, che necessita di importanti ristrutturazioni. “Sono felice di vedere come questo evento rappresenti ormai uno dei momenti più belli della vita della Comunità, in nome di una scuola che ha formato generazioni di uomini e donne, che ne hanno portato i valori nel mondo” ha sottolineato Grego, ringraziando tutti i presenti e gli sponsor. Concetti ribaditi anche dal Consigliere UCEI e presidente onorario della Fondazione Cobi Benatoff, che ha voluto anche porre l’accento su un ulteriore aspetto essenziale della vita dell’istituto: “questa è a tutti gli effetti la scuola pubblica della Comunità, anche se esiste una retta nessuno viene lasciato indietro per ragioni di censo. Per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti”.
A condurre la serata proprio uno dei talentuosi ex alunni, il giornalista Mario Platero, capo della redazione americana del Sole 24 Ore, che ha tra l’altro rievocato la sua esperienza di ebreo arrivato a Milano come esule dalla Libia, sottolineando l’importanza e il valore di sostenere la scuola che ha accolto lui, insieme a tanti altri. Tra loro, anche il presidente della kehillah milanese Walker Meghnagi che ha scherzato con Platero sulla comune origine tripolina, prima di ringraziare la Fondazione per il lavoro che realizza e tutti i presenti “perché la scuola è il cuore di questa Comunità”.
E la valenza dell’istituto è stata messa in luce anche dal governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni e dal vicesindaco di Milano Lucia Ada De Cesaris. “Educazione significa dare ai genitori la libertà di scegliere la scuola dove far studiare i propri figli, e noi come Regione sosteniamo questa libertà e vi esprimiamo il nostro apprezzamento” ha evidenziato Maroni. “Sono emozionata e orgogliosa di partecipare a una serata in cui viene messo al centro il valore dello studio e della diversità. Il Comune c'è e vuole esserci per realizzare insieme progetti importanti” ha spiegato De Cesaris.
Tra i presenti in sala anche numerosi consiglieri UCEI tra cui il vicepresidente Roberto Jarach, Milo Hasbani, Sara Modena, Giorgio Sacerdoti, il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il deputato Emanuele Fiano, il regista e presidente della Commissione Expo del Comune di Milano Ruggero Gabbai.
Forte l’elemento di speranza e fiducia nel futuro emerso durante la manifestazione.
Il presidente UCEI Gattegna ha voluto ricordare gli importanti traguardi raggiunti dalla Comunità di Milano negli ultimi anni “la realizzazione della più bella e moderna Casa di Riposo dell’Italia ebraica, questa stessa scuola che accoglie i ragazzi dal nido alla soglia dell’Università”. Due grandi talenti e giovanissimi ex alunni della scuola Sara Panzieri e Asaf Cohen hanno allietato la serata con la loro musica (cantante Sara, pianista Asaf).
John Elkann ha scelto di concludere il suo intervento rispondendo alle domande di alcuni studenti, Jonathan Misrachi, Debra Barki, Jeremy Turiel, che hanno colpito tutti per la profondità dei quesiti, stimolando il presidente Fiat a raccontare la sua esperienza di crescita in una famiglia multiculturale (“Ho avuto la fortuna di poter apprezzare spiritualmente e culturalmente l’ebraismo, religione di mio padre, e il cristianesimo, religione di mia madre”) e l’importanza nella sua vita della figura di sua nonna Carla Ovazza.
“Io ho trascorso un semestre in un liceo ebraico americano, dove ho avuto ottimi risultati grazie alla preparazione che ho ricevuto in questa scuola. Cosa manca ai giovani italiani secondo lei, la formazione o la mentalità?” ha chiesto infine Jeremy. “Penso che l’esperienza di tante eccellenze italiane in ogni campo nel mondo dimostri il livello della nostra formazione” ha sottolineato il presidente Fiat. Che sul tema della disoccupazione giovanile, che oggi supera il 40 per cento ha lanciato un forte appello. “Di fronte a una situazione del genere non c’è che un approccio, aggredire il problema”.
E in una occasione del genere, la condivisione del messaggio è forte. Il futuro passa dalla scuola. Quello della Comunità, come quello del paese.
israele
Tensioni sul confine con la Siria
Se per Israele il 2013 è stato “l'anno più calmo in termini di vittime e lancio di missili”, il nuovo anno non sembra seguire lo stesso corso. L'attentato di ieri sul confine siriano, in cui quattro soldati israeliani sono rimasti feriti, e la pioggia di missili caduta nel sud del paese la scorsa settimana sono segnali inquietanti della riaccendersi di ostilità mai sopite. I terroristi di Hezbollah nel nord e i jihadisti (con il benestare di Hamas) a sud provano ad alzare la voce e così il bilancio del premier Benjamin Netanyahu (nella foto mentre viene avvisato del sequestro dello scorso 5 marzo da parte dell'Idf di una nave di armi diretta a Gaza, proveniente, secondo l'intelligence israeliana, dall'Iran), di un 2013 positivo sul fronte della sicurezza, si scontra con le tensioni di queste settimane, culminate con l'agguato alla pattuglia dell'Idf sulle alture del Golan.
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qui parigi
In piazza contro l'antisemitismo
Basta con l'odio antiebraico. Contro l'antisemitismo e per la fratellanza repubblicana”. Questo lo slogan cui si richiama il grande raduno convocato nel pomeriggio dal Conseil Représentatif des Institutions juives de France a Parigi e in molte altre città francesi a due anni dall'agguato alla scuola ebraica Ozar HaTorah di Tolosa che portò al barbaro assassinio di quattro vite innocenti. Alla manifestazione parigina, in programma a partire dalle 18 nella piazza del Trocadero, parteciperanno alcune tra le più alte cariche dello Stato. Tra i vari episodi denunciati dagli organizzatori il rapimento, la tortura e l'assassinio del giovane Ilan Halimi nel febbraio del 2006 e le manifestazioni di aperto antisemitismo avvenute nelle piazze francesi lo scorso gennaio.
qui roma
Torah, una pagina al giorno  
Una riflessione su Mosè, Aharon e Miriam come prima leadership del popolo ebraico. Un argomento che offre moltissimi spunti e pone questioni attuali per laici e religiosi, per ebrei e non ebrei. Questo il tema del ciclo di incontri organizzati dal Dipartimento Educazione e Cultura UCEI in collaborazione con il Centro di Cultura Ebraica della Comunità di Roma e il Centro Ebraico Il Pitigliani. 
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pilpul
Ticketless - Bruttezza bionda
La settimana scorsa ho mostrato il profilo mefistofelico di Fabio Luzzatto. Oggi, attraverso un disegno, vorrei rendere omaggio al duellante n. 2, che cercò d’infilzare Mussolini: Claudio Treves. I duellanti avevano in comune, sia detto senza offesa per nessuno, la “bella bruttezza” degli ebrei italiani. Capelli e barba neri Luzzatto. Biondo era Claudio Treves, come biondi raramente siamo noi ebrei piemontesi. E non belli.

Alberto Cavaglion
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Storie - Massarani e la cultura
A proposito del contributo degli ebrei alla storia patria, una figura che merita di essere ricordata  è quella di Tullo Massarani (1826-1903), al quale la scorsa settimana, per iniziativa dell’Istituto mantovano di storia contemporanea, è stata dedicata  una due-giorni a Mantova e Milano. Massarani, patriota mazziniano (nel 1851 andò ad incontrare Mazzini a Londra, assieme ad un altro ebreo mantovano, Giuseppe Finzi), fu deputato e senatore, ma soprattutto un fine intellettuale, poeta e pittore, assai attento alla tutela dei beni culturali.

Mario Avagliano
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Periscopio - Monumenti
Non c’è da meravigliarsi, naturalmente, del totale silenzio con cui è stata accolta dalla stampa internazionale la notizia dell’ufficiale inaugurazione, lo scorso 10 marzo, alla periferia di Jabalya, ai margini di una trafficata strada che conduce a Gaza City, di un grosso monumento dedicato ai razzi M-75, lanciati nel 2012 verso Israele.

Francesco Lucrezi, storico
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