19 marzo 2014 - 17 Adar II 5774 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav David Sciunnach e
Davide Assael. Nella sezione pilpul una riflessione di Alberto
Cavaglion e Francesco Lucrezi.
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IDF @IDFSpokesperson
19 marzo
The explosion near #Syrian border wounded 4 #IDF soldiers. We
responded to the attack & will continue to act as necessary to
defend #Israel
PM of Israel @IsraeliPM
18 marzo
Israel's 33rd Government, headed by PM Netanyahu - the First Year in Office (English subtitles available) http://ow.ly/uHFoY
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Attentato siriano nel Gola
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TEL
AVIV (Ansa) - Nella nottata Israele ha colpito quattro obiettivi
militari in territorio siriano, in reazione ad un attentato in cui
ieri, sul Golan, sono rimasti feriti quattro militari israeliani. Un
portavoce militare israeliano ha precisato che l'esercito siriano ha
assistito gli attentatori. "La escalation di violenza dalla Siria e'
inaccettabile'' ha affermato un portavoce militare a Tel Aviv.
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Venti di guerra siriana su Israele
Golan, attaccati soldati dell'Idf
“Ci difenderemo”, aveva avvisato il premier Benjamin Netanyahu dopo
l'attentato di ieri sulle alture del Golan, al confine tra Israele e
Siria, in cui quattro soldati israeliani sono rimasti vittima dell'esplosione di un ordigno.
Un aggressione, condotta da miliziani siriani, a cui lo Stato ebraico
ha risposto questa mattina, colpendo con un raid aereo diverse
posizioni militari dell'esercito siriano. Come riporta sul La Stampa,
Maurizio Molinari, l'agguato sul Golan è l'ultimo episodio
dell'escalation di violenze che sta colpendo il nord di Israele, con
l'aumento di scontri tra l'Idf (esercito di Israele) e i terroristi di
Hezbollah. “Fra gli analisti di sicurezza in Israele – riporta Molinari
- prevale la convinzione che Hezbollah, rafforzato dai successi
militari contro i ribelli siriani, stia estendendo la propria area di
operazioni dal Libano del Sud al Golan, per rivendicarne il controllo”.
“Finora siamo riusciti a mantenere la calma e agiremo con fermezza per
proteggere i nostri cittadini”, ha affermato il premier israeliano
Netanyahu. L'attentato del Golan voleva probabilmente essere una
trappola diretta a rapire i soldati dell'Idf, tentativo fallito grazie
all'intervento dell'esercito israeliano in supporto della pattuglia
ferita.
Intanto, sul fronte dei colloqui di pace tra
israeliani e palestinesi, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama
ha esortato Abu Mazen, leader dell'Autorità nazionale palestinese, a
“prendersi dei rischi” per portare a un buon esito i negoziati (per cui
è ormai certo lo slittamento dei termini prefissati). Davanti ai
giornalisti, Abu Mazen non sembra però voler smorzare i toni. “Israele,
se vuole mostrarsi davvero uno Stato serio, deve mantenere l'impegno di
liberare i prigionieri, come era stato previsto”, ha dichiarato il capo
dell'Anp. Prigionieri tra cui ci sarebbero due nomi delicati, quello di
Marwan Barghouti e Ahmed Sadat (Osservatore Romano). Fiducioso il
premio Nobel per la pace nonché presidente di Israele Shimon Peres che
ha definito Abu Mazen “vero partner per la pace”, ricordando che “siamo
a un punto nodale dei negoziati e dobbiamo fare tutto ciò che è in
nostro potere per assicurarci che continuino”.
“Il valore simbolico del ricordo delle Fosse Ardeatine ci guida anche oggi”. Così il presidente del Senato Pietro Grasso
(Unità), intervenuto ieri in occasione del convegno “1944-2014: le
Fosse Ardeatine 70 anni dopo” organizzato a palazzo Giustiniani
dall’associazione culturale Arte in Memoria e dall’Istituto romano per
la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza, con il patrocinio del
Senato. Il presidente Grasso ha ricordato come l'eccidio delle Fosse
Ardeatine, in cui i nazisti trucidarono 335 persone, sia una ferita
ancora aperta per l'Italia. Un'Italia oggi, a 70 anni di distanza dalle
quelle pagine buie della storia, costruita su valori democratici che,
sottolinea Grasso, è necessario difendere da i rigurgiti razzisti e
antisemiti che serpeggiano per l'Europa.
Milano saluta un grande personaggio della storia moderna del nostro paese: Cesare Segre.
Il filologo e critico letterario, nato a Verzuolo (Cuneo) è scomparso
domenica all'età di 85 anni e ieri sono stati celebrati i funerali.
Dopo il raccoglimento e la preghiera ebraica, riporta il Corriere della
Sera, quotidiano di cui Segre fu autorevole firma, amici e parenti
hanno ricordato la grandezza di un uomo che ha segnato il panorama
culturale italiano. “Grand savant”, lo ha definito Philippe Ménard,
studioso del Medioevo alla Sorbona, nell'arco di una cerimonia che ha
visto l'omaggio, tra gli altri, di Umberto Eco.
Nelle pagine romane del Corriere, invece, scuse
della redazione per un'errata corrige presente nel testo pubblicato
ieri Promoteca - un premio per la pace. Per un errore tipografico,
riferisce la redazione, la frase "i razzi provenienti da Gaza" è
apparsa come "i razzi su Gaza".
Ancora il Corriere torna sulla vicenda dei presunti finanziamenti occulti
che vede coinvolti l'imprenditore Giuseppe Verardi e l'ex sindaco
Gianni Alemanno. Nell'inchiesta anche il podologo Fabio Ulissi di cui
il quotidiano di via Solferino scrive, “nominato ai vertici della Roma
Capitale Investment foundation, con relazioni anche all'interno della
comunità ebraica, gioca un ruolo centrale nell'inchiesta della Procura.
'La sua — scrivono ora i giudici — è una funzione certamente non
occasionale ma funzionale al raggiungimento degli scopi che un certo
tipo di politica persegue'”.
Daniel Reichel
twitter @draichelmoked
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