David
Sciunnach,
rabbino
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Secondo
una linea interpretativa, la costruzione del Mishkàn e il
culto dei sacrifici furono ordinati da Dio al popolo ebraico per
espiare la grave colpa del vitello d’oro, della quale si era macchiato
poco dopo la promulgazione della Toràh. In questo modo, il popolo
si sarebbe prima avvicinato a Dio portando i materiali e le offerte per
costruire il Mishkàn e poi, attraverso i vari tipi di
sacrifici che venivano presentatiogni giorno, si sarebbe avvicinato
ancora di più a Dio e avrebbe santificato la sua vita spirituale.
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David
Assael,
ricercatore
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Molti
analisti si lamentano della politica estera obamiana che, paradosso per
il Presidente più “mondiale” degli ultimi decenni, sembra aver
riaffermato un antico isolazionismo statunitense che ha lasciato il
campo scoperto per altri players (così si dice oggi), su tutti la
Russia. Ma siamo davvero sicuri che un mondo senza Russia, un Paese
grande cinque volte gli Stati Uniti, sia possibile?
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TORINO
– Il ricordo di quanti in Piemonte e Valle d’Aosta hanno messo a
rischio la propria esistenza in favore degli ebrei perseguitati. Questo
il tema del libro curato da Maria Teresa Milano, Salvatori e Salvati,
che verrà presentato questo pomeriggio al centro sociale della Comunità
ebraica di Torino. All'appuntamento, organizzato dal Gruppo di Studi
Ebraici, partecipano, oltre all'autrice e all'editore, Paolo Momigliano
e Elena Ottolenghi. In chiusura verrà proiettato il film Senza nulla
chiedere.
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Un ciclo di incontri sull'etica medica |
Un
ciclo di incontri sull’etica medica patrocinato dal Dipartimento
Educazione e Cultura UCEI, avrà luogo nei locali del Tempio dei Giovani
sull’Isola Tiberina con cadenza settimanale. Appuntamento ogni lunedì
alle 20. Tra i rabbinim coinvolti Roberto Colombo, Roberto Della Rocca,
Riccardo Di Segni, Cesare Efrati, Gianfranco Di Segni, Benedetto
Carucci, Ariel Di Porto, Amedeo Spagnoletto, Gavriel Levi, Umberto
Piperno.
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Israele risponde alla Siria
raid dopo l'attentato di ieri
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“Ci
difenderemo”, aveva avvisato il premier Benjamin Netanyahu dopo
l'attentato di ieri sulle alture del Golan, al confine tra Israele e
Siria, in cui quattro soldati israeliani sono rimasti vittima
dell'esplosione di un ordigno. Un aggressione, condotta da miliziani
siriani, a cui lo Stato ebraico ha risposto questa mattina, colpendo
con un raid aereo diverse posizioni militari dell'esercito siriano.
Come riporta sul La Stampa, Maurizio Molinari, l'agguato sul Golan è
l'ultimo episodio dell'escalation di violenze che sta colpendo il nord
di Israele, con l'aumento di scontri tra l'Idf (esercito di Israele) e
i terroristi di Hezbollah. “Fra gli analisti di sicurezza in Israele –
riporta Molinari - prevale la convinzione che Hezbollah, rafforzato dai
successi militari contro i ribelli siriani, stia estendendo la propria
area di operazioni dal Libano del Sud al Golan, per rivendicarne il
controllo”. “Finora siamo riusciti a mantenere la calma e agiremo con
fermezza per proteggere i nostri cittadini”, ha affermato il premier
israeliano Netanyahu. L'attentato del Golan voleva probabilmente essere
una trappola diretta a rapire i soldati dell'Idf, tentativo fallito
grazie all'intervento dell'esercito israeliano in supporto della
pattuglia ferita. Intanto, sul fronte dei colloqui di pace tra
israeliani e palestinesi, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama
ha esortato Abu Mazen, leader dell’Autorità nazionale palestinese, a
“prendersi dei rischi” per portare a un buon esito i negoziati (per cui
è ormai certo lo slittamento dei termini prefissati). Davanti ai
giornalisti, Abu Mazen non sembra però voler smorzare i toni. “Israele,
se vuole mostrarsi davvero uno Stato serio, deve mantenere l’impegno di
liberare i prigionieri, come era stato previsto”, ha dichiarato il capo
dell’Anp. Prigionieri tra cui ci sarebbero due nomi delicati, quello di
Marwan Barghouti e Ahmed Sadat (Osservatore Romano). Fiducioso il
premio Nobel per la pace nonché presidente di Israele Shimon Peres che
ha definito Abu Mazen “vero partner per la pace”, ricordando che “siamo
a un punto nodale dei negoziati e dobbiamo fare tutto ciò che è in
nostro potere per assicurarci che continuino”.
“Il valore simbolico del ricordo delle Fosse Ardeatine ci guida anche
oggi”. Così il presidente del Senato Pietro Grasso (Unità), intervenuto
ieri in occasione del convegno “1944-2014: le Fosse Ardeatine 70 anni
dopo” organizzato a palazzo Giustiniani dall’associazione culturale
Arte in Memoria e dall’Istituto romano per la storia d’Italia dal
fascismo alla resistenza, con il patrocinio del Senato. Il presidente
Grasso ha ricordato come l’eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui i
nazisti trucidarono 335 persone, sia una ferita ancora aperta per
l’Italia. Un’Italia oggi, a 70 anni di distanza dalle quelle pagine
buie della storia, costruita su valori democratici che, sottolinea
Grasso, è necessario difendere da i rigurgiti razzisti e antisemiti che
serpeggiano per l’Europa.
Milano saluta un grande personaggio della storia moderna del nostro
paese: Cesare Segre. Il filologo e critico letterario, nato a Verzuolo
(Cuneo) è scomparso domenica all’età di 85 anni e ieri sono stati
celebrati i funerali. Dopo il raccoglimento e la preghiera ebraica,
riporta il Corriere della Sera, quotidiano di cui Segre fu autorevole
firma, amici e parenti hanno ricordato la grandezza di un uomo che ha
segnato il panorama culturale italiano. “Grand savant”, lo ha definito
Philippe Ménard, studioso del Medioevo alla Sorbona, nell’arco di una
cerimonia che ha visto l’omaggio, tra gli altri, di Umberto Eco.
Nelle pagine romane del Corriere, invece, scuse della redazione per
un’errata corrige presente nel testo pubblicato ieri Promoteca – un
premio per la pace. Per un errore tipografico, riferisce la redazione,
la frase “i razzi provenienti da Gaza” è apparsa come “i razzi su Gaza”.
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milano - l'evento della fondazione scuola cuol -
John Elkann: Educazione e futuro
Queste le nostre responsabilità
“Ci
tengo in questa occasione, a portare un annuncio. Il ministro
dell’Istruzione Stefania Giannini, che non ha potuto essere presente
stasera, ha espresso la volontà di incontrarmi nei prossimi giorni. Un
incontro per discutere insieme il tema delle scuole ebraiche italiane”.
Così il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo
Gattegna ha trasmesso la vicinanza e l’interesse di Giannini rispetto
al futuro dell’educazione ebraica durante il Gala organizzato dalla
Fondazione Scuola della Comunità di Milano. Una serata, caratterizzata
“dal forte impegno collettivo per il rilancio della scuola e della
Comunità tutta” come ha sottolineato ancora Gattegna.
Significativi sono stati infatti la partecipazione e il senso di unità
di intenti. Leader ebraici, rappresentanti delle istituzioni, iscritti
e cittadini si sono ritrovati nell’aula magna trasformata in location
d’atmosfera, per lanciare un segnale di vicinanza in un momento che, è
stato sottolineato da più parti, è complesso per lo stato e la
sostenibilità finanziaria dell’istituto.
“Educazione ebraica è educazione permanente. Questo è ciò che ci
sforziamo di fare in questa scuola” ha spiegato il rabbino capo di
Milano Alfonso Arbib, che ha ricordato come la tradizione ebraica
insegni che se “si educa il ragazzo secondo la sua strada quando sarà
grande non si staccherà da essa”. Un concetto che è stato ripreso anche
dall’ospite d’onore della serata, il presidente Fiat John Elkann, che
ha raccontato il lavoro portato avanti dalla Fondazione Giovanni
Agnelli impegnata nel sostegno alla realtà educativa in Italia.
“Portiamo avanti progetti che vanno proprio in questa direzione, dalla
promozione delle materie scientifiche alle elementari, al supporto
linguistico agli alunni stranieri alle medie, fino alla redazione di
una classifica delle scuole superiori italiane, e all’istituzione di
prestiti d’onore per gli studi universitari di ragazzi non abbienti”.
Progetti che incarnano uno dei principi più profondi della tradizione
ebraica, ha sottolineato ancora Elkann citando Maimonide, quello della
tzedakah, del dare agli altri ciò che è giusto, in particolare
nell’accezione di renderli indipendenti dal sostegno altrui.
Raccogliere risorse per iniziative concrete, borse di studio, edilizia
scolastica. Il presidente della Fondazione Marco Grego ha tenuto a far
toccare con mano agli ospiti le necessità della scuola, proponendo tra
l’altro una serie di filmati non soltanto sulle attività positive
realizzate, ma anche sullo stato della struttura, ormai vecchia di 50
anni, che necessita di importanti ristrutturazioni. “Sono felice di
vedere come questo evento rappresenti ormai uno dei momenti più belli
della vita della Comunità, in nome di una scuola che ha formato
generazioni di uomini e donne, che ne hanno portato i valori nel mondo”
ha sottolineato Grego, ringraziando tutti i presenti e gli sponsor.
Concetti ribaditi anche dal Consigliere UCEI e presidente onorario
della Fondazione Cobi Benatoff, che ha voluto anche porre l’accento su
un ulteriore aspetto essenziale della vita dell’istituto: “questa è a
tutti gli effetti la scuola pubblica della Comunità, anche se esiste
una retta nessuno viene lasciato indietro per ragioni di censo. Per
farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti”.
A condurre la serata proprio uno dei talentuosi ex alunni, il
giornalista Mario Platero, capo della redazione americana del Sole 24
Ore, che ha tra l’altro rievocato la sua esperienza di ebreo arrivato a
Milano come esule dalla Libia, sottolineando l’importanza e il valore
di sostenere la scuola che ha accolto lui, insieme a tanti altri. Tra
loro, anche il presidente della kehillah milanese Walker Meghnagi che
ha scherzato con Platero sulla comune origine tripolina, prima di
ringraziare la Fondazione per il lavoro che realizza e tutti i presenti
“perché la scuola è il cuore di questa Comunità”.
E la valenza dell’istituto è stata messa in luce anche dal governatore
della Regione Lombardia Roberto Maroni e dal vicesindaco di Milano
Lucia Ada De Cesaris. “Educazione significa dare ai genitori la libertà
di scegliere la scuola dove far studiare i propri figli, e noi come
Regione sosteniamo questa libertà e vi esprimiamo il nostro
apprezzamento” ha evidenziato Maroni. “Sono emozionata e orgogliosa di
partecipare a una serata in cui viene messo al centro il valore dello
studio e della diversità. Il Comune c'è e vuole esserci per realizzare
insieme progetti importanti” ha spiegato De Cesaris.
Tra i presenti in sala anche numerosi consiglieri UCEI tra cui il
vicepresidente Roberto Jarach, Milo Hasbani, Sara Modena, Giorgio
Sacerdoti, il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo
Pacifici, il deputato Emanuele Fiano, il regista e presidente della
Commissione Expo del Comune di Milano Ruggero Gabbai.
Forte l’elemento di speranza e fiducia nel futuro emerso durante la manifestazione.
Il presidente UCEI Gattegna ha voluto ricordare gli importanti
traguardi raggiunti dalla Comunità di Milano negli ultimi anni “la
realizzazione della più bella e moderna Casa di Riposo dell’Italia
ebraica, questa stessa scuola che accoglie i ragazzi dal nido alla
soglia dell’Università”. Due grandi talenti e giovanissimi ex alunni
della scuola Sara Panzieri e Asaf Cohen hanno allietato la serata con
la loro musica (cantante Sara, pianista Asaf).
John Elkann ha scelto di concludere il suo intervento rispondendo alle
domande di alcuni studenti, Jonathan Misrachi, Debra Barki, Jeremy
Turiel, che hanno colpito tutti per la profondità dei quesiti,
stimolando il presidente Fiat a raccontare la sua esperienza di
crescita in una famiglia multiculturale (“Ho avuto la fortuna di poter
apprezzare spiritualmente e culturalmente l’ebraismo, religione di mio
padre, e il cristianesimo, religione di mia madre”) e l’importanza
nella sua vita della figura di sua nonna Carla Ovazza.
“Io ho trascorso un semestre in un liceo ebraico americano, dove ho
avuto ottimi risultati grazie alla preparazione che ho ricevuto in
questa scuola. Cosa manca ai giovani italiani secondo lei, la
formazione o la mentalità?” ha chiesto infine Jeremy. “Penso che
l’esperienza di tante eccellenze italiane in ogni campo nel mondo
dimostri il livello della nostra formazione” ha sottolineato il
presidente Fiat. Che sul tema della disoccupazione giovanile, che oggi
supera il 40 per cento ha lanciato un forte appello. “Di fronte a una
situazione del genere non c’è che un approccio, aggredire il problema”.
E in una occasione del genere, la condivisione del messaggio è forte.
Il futuro passa dalla scuola. Quello della Comunità, come quello del
paese.
qui parigi
In piazza contro l'antisemitismo
Basta
con l'odio antiebraico. Contro l'antisemitismo e per la fratellanza
repubblicana”. Questo lo slogan cui si richiama il grande raduno
convocato nel pomeriggio dal Conseil Représentatif des Institutions
juives de France a Parigi e in molte altre città francesi a due anni
dall'agguato alla scuola ebraica Ozar HaTorah di Tolosa che portò al
barbaro assassinio di quattro vite innocenti. Alla manifestazione
parigina, in programma a partire dalle 18 nella piazza del Trocadero,
parteciperanno alcune tra le più alte cariche dello Stato. Tra i vari
episodi denunciati dagli organizzatori il rapimento, la tortura e
l'assassinio del giovane Ilan Halimi nel febbraio del 2006 e le
manifestazioni di aperto antisemitismo avvenute nelle piazze francesi
lo scorso gennaio.
Ticketless
- Bruttezza bionda
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La
settimana scorsa ho mostrato il profilo mefistofelico di Fabio
Luzzatto. Oggi, attraverso un disegno, vorrei rendere omaggio al
duellante n. 2, che cercò d’infilzare Mussolini: Claudio Treves. I
duellanti avevano in comune, sia detto senza offesa per nessuno, la
“bella bruttezza” degli ebrei italiani. Capelli e barba neri Luzzatto.
Biondo era Claudio Treves, come biondi raramente siamo noi ebrei
piemontesi. E non belli.
Alberto Cavaglion
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Storie - Massarani e la cultura
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A
proposito del contributo degli ebrei alla storia patria, una figura che
merita di essere ricordata è quella di Tullo Massarani
(1826-1903), al quale la scorsa settimana, per iniziativa dell’Istituto
mantovano di storia contemporanea, è stata dedicata una
due-giorni a Mantova e Milano.
Massarani, patriota mazziniano (nel 1851 andò ad incontrare Mazzini a
Londra, assieme ad un altro ebreo mantovano, Giuseppe Finzi), fu
deputato e senatore, ma soprattutto un fine intellettuale, poeta e
pittore, assai attento alla tutela dei beni culturali.
Mario Avagliano
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Periscopio
- Monumenti |
Non
c’è da meravigliarsi, naturalmente, del totale silenzio con cui è stata
accolta dalla stampa internazionale la notizia dell’ufficiale
inaugurazione, lo scorso 10 marzo, alla periferia di Jabalya, ai
margini di una trafficata strada che conduce a Gaza City, di un grosso
monumento dedicato ai razzi M-75, lanciati nel 2012 verso Israele.
Francesco Lucrezi, storico
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