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Roberto
Della Rocca,
rabbino
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Di tutte le virtù che Moshè aveva, era senza
dubbio saggio, pio, coraggioso, la Torah elogia solo l'umiltà,
sottolineando il fatto che egli eccelleva in questo: "…. Moshè
era molto umile, più di qualunque altra persona sulla faccia della
terra....." (Bemidbàr, 12; 3) . Cosa c'è di tanto grande nel fatto di
essere umile? Perché all'umiltà viene data tanta importanza qui come in
altre parti della Tradizione ebraica? Esaminando la vita e le azioni di
Moshè, risulta evidente che non si è trattato di una vita all'insegna
della timidezza o della docile acquiescenza. Moshè non si sarebbe
facilmente piegato o arreso nelle sue richieste o nelle sue dispute sia
nel rapporto con l’Eterno che in quello con gli uomini. Se Moshè deve
servire come supremo esempio di umiltà "più di qualunque altra persona
sulla faccia della terra", allora, umiltà, non significa certamente
debolezza, né mitezza, né resa. In verità, l'umiltà merita di essere
definita tale solo quando nasce da una posizione di forza e di
autoaffermazione. Solo quando una persona ha molto di cui vantarsi, è
possibile verificare se egli ha la consapevolezza del suo vero posto e
del suo valore, se la sua egocentrica vanagloria possa essere messa a
freno per lasciare spazio ad altre persone.
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Dario
Calimani,
anglista
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Il degrado morale della vita politica nel
nostro paese riesce a mietere risultati sempre sorprendenti e sempre
migliori, ci circonda da ogni parte e non possiamo pensare che non ci
coinvolga costantemente da vicino. La capacità di superare sé stessi da
parte di imprenditori e politici, in questo particolare momento di
crisi economica, è alla base di molta della propaganda ad alzo zero con
la quale i populisti raccolgono il loro consenso: strumentalizzano la
giusta rabbia della gente stimolando gli istinti più irrazionali e
propongono come medicina il taglio delle teste e la filosofia del
vuoto. Vano pensare che politici e imprenditori, di ogni colore e di
ogni settore, ‘si mettano una mano sulla coscienza’. Forse vale
cominciare dalle piccole cose, non potendo incidere sulle grandi, tanto
per illudersi che esista ancora un po’ di spirito etico sociale. Ma ce
la faremo? E servirà? Ieri sera, al ristorante sono riuscito a dire che
sì, voglio la ricevuta. Ma mi ha guardato così male e mi ha trattato in
modo così scortese che non so se ce la farò a ripetere l’impresa. Mi
sarà più facile cambiare ristorante.
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Ucei-Fondazione Cantoni
Borse di studio per Israele |
Anche per l’anno accademico 2014-2015
l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Fondazione Raffaele
Cantoni tornano a offrire borse di studio per ragazzi italiani che
intendono sostenere un progetto di formazione nello Stato di Israele.
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Israele premia Napolitano |
“Una figura guida in Europa nella lotta al
negazionismo della Shoah e dell’antisemitismo ed è consapevole del
legame spesso esistente tra sentimenti antiebraici e anti-israeliani”.
Diverse le motivazioni che hanno portato Israele a premiare il
presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano con la Medaglia
d’Onorificenza Presidenziale, il più alto riconoscimento civile dello
Stato ebraico. A consegnare personalmente all’amico Napolitano il
premio a una carriera politica segnata dalla difesa dei diritti della
minoranza ebraica e di Israele, il presidente israeliano Shimon Peres.
Salito al Colle a ventiquattro ore dall’incontro in Vaticano con papa
Bergoglio e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu
Mazen, Peres ha fatto riferimento alla volontà di pace di Israele.
“Nella cerimonia al Quirinale, cui hanno preso parte anche il ministro
Mogherini e il presidente delle comunità ebraiche italiane, Renzo
Gattegna – riporta la giornalista del Corriere della Sera Paolo
Valentino – Peres ha sottolineato che ‘Israele tende la mano perla pace
ai palestinesi nostri vicini’ e che occorre ‘trovare una soluzione
concordata e accettata da entrambe le parti’”.
Sull’incontro di preghiera per la pace in Vaticano torna l’Osservatore
Romano, definendolo “storico” e sottolineando la grande attenzione
dedicata dai media internazionali all’appuntamento tenutosi domenica
scorsa. Tra le riflessioni riportate dal quotidiano vaticano, le parole
del presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo
Gattegna, pubblicate sul Portale dell’ebraismo italiano Moked.it, che
aveva sottolineato l’importanza dell’evento anche in relazione ai
rapporti tra le religioni. “Non dobbiamo permettere – affermava
Gattegna, ripreso dall’Osservatore – che la svolta epocale ed
eccezionale, se paragonata alle problematiche relazioni e ai conflitti
dei secoli precedenti, iniziata cinquant’anni fa, perda il suo
carattere e il suo valore”. Di fiammella di speranza ha invece parlato
Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma. “Un
evento ‘religioso e non politico’ – scrive l’Osservatore riportando le
parole di Pacifici – che ha voluto ‘colpire i cuori, soprattutto dei
giovani’, sia israeliani sia palestinesi”. Spazio, invece, sul Foglio
alle perplessità di cui aveva dato conto rav Riccardo Di Segni, assente
all’incontro di domenica, in un editoriale pubblicato da Pagine
Ebraiche. “L’invito a partecipare all’evento in Vaticano – ha spiegato
al Foglio il rav – non mi è arrivato dalla Santa Sede, ma dall’ufficio
del presidente israeliano Shimon Peres. Se fossi stato a Roma sarei
stato presente, ma con semplice ruolo di testimone, perché molto
perplesso sull’impostazione dell’evento”. Di momento di dialogo
importante, sia tra religioni sia tra israeliani e palestinesi, parla
nel suo editoriale il direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria
Vian.
Le Pen contro Le Pen. Diversi quotidiani italiani (Corriere della Sera,
Repubblica, La Stampa tra gli altri) parlano del presunto scontro in
famiglia tra padre, Jean Marie, e figlia, Marine, per l’ennesima uscita
antisemita del primo. “Ne faremo un’infornata”, aveva infatti
sogghignato il padre fondatore del Front National, riferendosi – nel
corso di un’intervista – a chi, come l’attore ebreo Patrick Bruel,
aveva giurato di lasciare la Francia in caso di vittoria del partito di
estrema destra, oggi guidato da Marine Le Pen. “Un errore politico”, si
è affrettata a dire Marine, impegnata da anni a ripulire l’immagine del
partito, in riferimento alle parole paterne. Una presa di posizione che
non ha proprio il sapore della condanna, nonostante il video
dell’intervista sia sparito dal sito a poche ore dalla pubblicazione.
L’impressione che le sparate di Jean Merie – che nel corso degli anni
ha collezionato diverse e vergognose uscite antisemite – siano comunque
buone alla causa del Front National e della figlia Marine è difficile
da cancellare.
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Preghiera
per la pace in Vaticano
Rav
Riccardo Di Segni
conferma le perplessità
Nuove
valutazioni del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni sulla sua
mancata presenza alla preghiera per la pace convocata da papa Bergoglio
assieme a Peres, Abu Mazen e al patriarca Bartolomeo. “L’invito a
partecipare all’evento in Vaticano non mi è arrivato dalla Santa Sede,
ma dall’ufficio del presidente israeliano Shimon Peres. Se fossi stato
a Roma sarei stato presente, ma con semplice ruolo di testimone, perché
molto perplesso sull’impostazione dell’evento. Quanto ai risultati sarà
il tempo a dirci quali saranno”. Queste le dichiarazioni riportate oggi
dal quotidiano Il Foglio e che arrivano a integrazione del pensiero già
precedentemente espresso nel numero di giugno di Pagine Ebraiche.
Al giornale dell’ebraismo italiano, in una riflessione riportata dal
Foglio stesso e da alcuni dei principali quotidiani nazionali (tra gli
altri Corriere della Sera, Stampa, Sole 24 Ore), rav Di Segni aveva
commentato con parole critiche l’iniziativa di Bergoglio, nata nel
solco della sua recente missione in Medio Oriente. “Trattandosi di un
incontro religioso – aveva detto – sfugge il significato della presenza
di una figura chiaramente laica come quella di Peres, che non mi sembra
un assiduo frequentatore di luoghi di preghiera e che mi sorprenderebbe
iniziasse a esserlo a casa del papa”. Ad essere sbagliata sarebbe
quindi l’intera impostazione dell’iniziativa cui Di Segni diceva di
guardare non soltanto “con perplessità” ma di trovare “anche
pericolosa”.
Una riflessione, quella del rav, inserita in un più ampio contesto di
voci rabbiniche chiamate a valutare, nelle ore immediatamente
successive al viaggio del papa, il significato e le simbologie dei
momenti appena trascorsi. “Un viaggio che lascia il segno”, il titolo
dell’approfondimento in cui ad intervenire, oltre al rav Di Segni, sono
anche – in molte sfumature diverse – il presidente dell’Assemblea
Rabbinica Italiana Giuseppe Momigliano e il rabbino capo di Firenze
Joseph Levi.
Adam Smulevich
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INFORMAZIONE
Pagine
Ebraiche in primo piano
per raccontare Israele e il Dialogo
Israele,
il Dialogo, il ruolo dell’Europa, la missione a Roma e in Vaticano del
presidente Shimon Peres. La redazione giornalistica dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane in prima linea per raccontare e commentare
gli avvenimenti, ma anche per rendere conto al lettore della diversità
di posizioni che l’ebraismo italiano esprime secondo la propria antica
tradizione di pluralismo e rispetto per la diversità delle opinioni. Il
giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche è stato più volte
invitato dalle principali reti televisive per seguire gli avvenimenti e
mettere il luce il contributo e le posizioni degli ebrei italiani.
In
studio a SkyNews il giornalista Adam Smulevich che su questo numero di
giugno di Pagine Ebraiche riferisce al lettore delle prime differenti
impressioni a caldo dei rabbini italiani riguardo alla missione di
Bergoglio in Israele e del suo intento di riunire a Roma i principali
attori del conflitto mediorientale.
Su
RaiNews24 allo spazio di approfondimento “Con il tempo che corre”
l’intervento del coordinatore dei dipartimenti Informazione e Cultura
dell’Unione Guido Vitale che dirige la redazione giornalistica. Sullo
schermo scorreva la presentazione dei giornali Pagine Ebraiche, Italia
Ebraica e DafDaf, ma anche dei notiziari quotidiani PagineEbraiche 24 e
Bokertov e del notiziario internazionale Pagine Ebraiche International
Edition. Mentre scorrevano le immagini della presenza dei principali
leader ebraici assieme al presidente UCEI Renzo Gattegna all’incontro
in Vaticano e della cordialità con cui papa Bergoglio ha offerto allo
stesso Smulevich quel selfie fotografico che ha fatto il giro del
mondo, la trasmissione ha preso in esame le diverse posizioni espresse
dai maggiori leader ebraici e le prospettive che si aprono in una
stagione incerta e inquieta, ma anche promettente, di grandi mutazioni
su tutte le sponde del Mediterraneo. 
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Di
fronte ai terroristi |
Bowe
Bergdahl fu catturato il 30 giugno 2009, in Afghanistan, in circostanze
poco chiare. A distanza di cinque anni, poco prima che le truppe
americane completino il ritiro dal paese, Barack Obama ha trattato con
i talebani, che hanno liberato l’ostaggio in cambio della scarcerazione
di cinque pericolosi terroristi detenuti a Guantanamo. Pare che la
mediazione decisiva sia stata quella del Qatar. Sono passati pochi
giorni da questi fatti e negli USA la polemica non accenna a placarsi.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie
- Sarfatti in tedesco |
E’ dalla scorsa settimana in libreria in Germania
il saggio "Gli ebrei nell'Italia fascista" di Michele Sarfatti
(Einaudi), finalmente disponibile oltre che in traduzione inglese ("The
Jews in Mussolini's Italy") anche in lingua tedesca. Il titolo è "Die
Juden im Faschistischen Italien. Geschichte,Identität, Verfolgung", De
Gruyter, Berlin 2014, con la traduzione di Thomas Vormbaum e Loredana
Melissari.
Un bel riconoscimento per lo storico italiano che più di ogni altro ha
scandagliato le vicende della persecuzione degli ebrei nel nostro
Paese. E un modo per far conoscere meglio anche in Germania le leggi
razziste del 1938 e la persecuzione delle vite successiva all‘8
settembre 1943.
Mario Avagliano
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